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ANTIVIRALI : CittadinanzAttiva e FIMMG: algoritmo per supportare le scelte e ridurre i rischi di errore

sanitatelematica20.5.2022 Gli algoritmi digitali entrano negli studi di medicina generale come arma in più nella lotta al Covid e in modo particolare a sostegno dei medici e garanzia per i pazienti per la prescrizione dell'antivirale Paxlovid, attualmente l'unico prescrivibile dai medici di medicina generale secondo le linee guida Aifa.
A rendere possibile questo enorme passo in avanti nella prescrizione del farmaco è il lavoro di collaborazione messo in campo ancora una volta da Cittadinanzattiva e FIMMG attraverso la sua software house "Net Medica Italia", già protagonista nel pieno della pandemia di altre importanti innovazioni per facilitare la campagna di vaccinazione anti Covid.
NetMedica in continuità con quanto già fatto con il progetto "Pri.Sma" in tema di stratificazione dei pazienti in base alla fragilità per l'accesso alla vaccinazione covid, ha ulteriormente ampliato la possibilità di utilizzo di algoritmi che oggi supportano il mmg nella prescrizione appropriata della terapia antivirale.
«Questo nuovo algoritmo ci consente di semplificare il processo di accesso al farmaco, supportando i medici di medicina generale nel percorso di analisi di eleggibilità e nella prescrizione del farmaco. Questo significa che il medico può ora prendere la migliore decisione possibile, considerando ogni dato clinico rilevante in suo possesso», spiega Nicola Calabrese, vicesegretario Nazionale Fimmg e Presidente Net Medica Italia.
«Di fatto la medicina generale è pronta ad assumere questa opportunità e ha a disposizione un ulteriore strumento di supporto per essere efficace ed appropriata - aggiunge Silvestro Scotti, Segretario Nazionale FIMMG. Portare il processo decisionale e professionale nello studio del medico di famiglia e supportarlo nell'analisi della eleggibilità e delle possibili interazioni farmacologiche che possono limitare o controindicare la prescrizione è un passaggio decisivo, ma soprattutto permette di individuare già prima i pazienti, che qualora contagiati possano avere accesso alla terapia antivirale con abbreviazione dei tempi di accesso alle cure, punto fondamentale nell'uso di queste terapie».
Estremamente complesso e lungo è infatti il percorso necessario all'individuazione dell'eleggibilità del paziente e alla definizione del relativo piano terapeutico. Semplificando non poco: al medico di medicina generale spetta il compito di capire se il paziente è candidabile al trattamento, guardare fattori di rischio (quali ad esempio una patologia oncologica, diabete complicato, obesità o broncopneumopatia), individuare nella storia clinica eventuali fattori di esclusione (come una compromissione renale o epatica severa) e assicurarsi che non ci siano problemi per l'eventuale assunzione di farmaci che possono rappresentare controindicazioni al trattamento.
«Si tratta di uno strumento importante per consentire ai cittadini un accesso facile e sicuro ai farmaci disponibili per la cura del covid. E, dal nostro punto di vista, è altrettanto fondamentale perché, anche attraverso questi strumenti digitali, si consolida il rapporto di fiducia fra medico di famiglia e cittadino. La digitalizzazione, utilizzata per accorciare i tempi, sburocratizzare le procedure, fornire cure più appropriate e personalizzate, è una grande sfida per il futuro del nostro servizio sanitario e per tutelare i diritti dei pazienti, ovunque risiedano», dichiara Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva.
FIMMG e Cittadinanzattiva hanno dunque condiviso su questo tema l'opportunità di perseguire una soluzione tecnologica che fosse di supporto nella scelta più appropriata per affrontare con una modalità quanto più consapevole e orientata i processi di eleggibilità del paziente alla luce del coinvolgimento attivo della Medicina di Famiglia.

GIORNATA MONDIALE DEL MEDICO DI FAMIGLIA : Scotti: «Decisivo tutelare e valorizzare il nostro ruolo nell'interesse della salute dei cittadini».

logoFIMMGSITO thumb250 250«Credo che questa giornata possa servire a farci riflettere, a pensare anche solo per un momento a quanto sia importante per la salute di tutti noi il medico di famiglia. Oggi forse più di ieri, a causa del Covid, possiamo capire quanto sia importante proteggere e anzi valorizzare questa istituzione del nostro sistema sanitario». A dirlo è Silvestro Scotti (Segretario nazionale Fimmg) in occasione della giornata mondiale del medico di famiglia che si celebra oggi (19 maggio). Senza alcuna retorica, il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale fa il punto su un tema che mai come in questo momento appare in tutta la sua centralità, ma anche nella sua complessità. «Difendere la medicina di famiglia - ricorda - significa proteggere il diritto di ciascuno di scegliere da chi essere seguito nei suoi bisogni di salute nell'arco di una vita e di un rapporto che, diversamente da qualunque altro ambito, si basa sulla conoscenza diretta e su di un solidissimo rapporto di fiducia tra medico e paziente». Scotti ricorda che i medici di famiglia sono sempre presenti e lo sono sempre stati, come purtroppo testimoniano più di 370 decessi per Covid, legati a contagi che nella maggior parte dei casi si sono verificati in servizio. «La continuità è una caratteristica fondamentale del nostro lavoro - ricorda Scotti-, così come la prossimità. Il medico di famiglia è quello che trovi a studio, ma che non esiti a chiamare anche il sabato, la domenica o a tarda sera. Non un dipendente, ma un professionista al servizio della salute dei cittadini». Parole, quelle del segretario nazionale Fimmg, che da un lato sono di ringraziamento ai tanti colleghi presenti sul territorio, e dall'altro vogliono essere di stimolo per chi nelle istituzioni è chiamato a programmare e decidere. «Troppo spesso negli ultimi anni - conclude Scotti - la medicina generale ha dovuto fare da cuscinetto a carenze strutturali ed errori di programmazione che si protraggono da decenni. La nostra soddisfazione è però nella consapevolezza di essere apprezzati dai nostri pazienti, ogni anno di più, come testimonia l'ultimo Tableau de Bord dell'Istituto Piepoli secondo il quale l'81% dei cittadini ripone in noi un'enorme fiducia».

COOPERATIVE: Alleanza delle Cooperative Italiane e FIMMG, fronte comune per il rafforzamento delle cure territoriali

camper osa  thumb other250 250Una piattaforma di proposte di collaborazione per l'appropriato utilizzo di tutte le risorse destinate alla salute a livello territoriale, non solo del Servizio Sanitario Nazionale, ma anche delle componenti integrative e la richiesta al Governo di avviare un tavolo di confronto per definire un quadro comune di azione.
È quello a cui stanno lavorando l'Alleanza delle Cooperative Italiane e la FIMMG, la principale organizzazione sindacale dei medici di medicina generale.
Le proposte sono state al centro di un incontro a cui hanno preso parte, Maurizio Gardini presidente dell'Alleanza con il co presidente Mauro Lusetti e Silvestro Scotti segretario generale della FIMMG.
Dal confronto sono emerse affinità di visione e la volontà di concordare azioni condivise in particolare su tre aspetti: la volontà di salvaguardare il Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale con il contributo di tutti i professionisti e gli stakeholder del sistema, in coerenza con il principio costituzionale di sussidiarietà; la centralità della medicina generale e del medico di famiglia quale presidio sul territorio e riferimento fiduciario essenziale per i pazienti; il ruolo prioritario della cooperazione, quale forma di impresa democratica e mutualistica, per l'aggregazione dei professionisti a sostegno del SSN pubblico.
Per l'Alleanza erano inoltre presenti Marco Venturelli (segretario generale Confcooperative), Filippo Turi (direttore generale AGCI), Giancarlo Ferrari (direttore generale Legacoop), i coordinatori del settore Medici dell'Alleanza Maurizio Pozzi e Raffaele Sellitto, Giuseppe Milanese (presidente Confcooperative Sanità) e per Fimmg Domenico Crisarà vicesegretario nazionale.

MOZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE FIMMG DEL 19.03.2022

logoFIMMGSITOIl Consiglio Nazionale della FIMMG riunito a Roma in data 19 marzo 2022 presso lo Sheraton Hotel Parco de' Medici, sentita la relazione del Segretario Generale Nazionale, Silvestro Scotti,

la approva.

Il Consiglio Nazionale dopo ampia e approfondita analisi,

ratifica
la firma dell'ACN 2016-2018 siglato il 20 gennaio 2022,
Nonostante anni di stallo caratterizzato dal blocco nazionale delle trattative e dalla pandemia, la FIMMG ha portato a termine il primo passo per il cambiamento della Medicina Generale, attraverso il più importante strumento a nostra disposizione, l'Accordo Collettivo Nazionale. Un ACN che consolida le risorse economiche già anticipate dal Decreto Liquidità del 2020 e che regolamenta l'introduzione delle AFT, delle UCCP e del Ruolo Unico, elementi con cui potrà essere realizzato l'inizio del percorso di evoluzione della medicina generale anche in attuazione del PNRR e del DM71, attraverso progettualità che dovranno svilupparsi mediante la contrattazione collettiva a partire dagli ACN 2019-2021 e 2022-2024 dei quali chiede l'avvio immediato.

Il Consiglio Nazionale,
ritiene indispensabile
un finanziamento specifico per la realizzazione del nuovo assetto organizzativo descritto dall'ACN, dal Micro team all'AFT e della strutturazione hub e spoke degli studi dei medici di medicina generale, che non sono presenti nei finanziamenti previsti per i prossimi ACN, diminuendo la grande variabilità delle situazioni regionali che si sono determinate negli anni, bensì attraverso altri stanziamenti nazionali e regionali.

Il Consiglio Nazionale
dà mandato al Segretario Nazionale di istituire un percorso di condivisione e confronto finalizzato a sostenere le sezioni regionali per gli Accordi Regionali attuativi del nuovo ACN, al fine di renderne omogena l'applicazione, anche rispetto alle molteplici interpretazioni che saranno proposte dalla controparte, passando dall'attuale stato di Segreteria di Crisi a Segreteria di Condivisione.

Il Consiglio Nazionale,
in considerazione della fine dello Stato di Emergenza previsto per il 31 marzo 2022, afferma con forza che la FIMMG è pronta ad affrontare la sfida di un nuovo tempo, che sarà caratterizzato da nuovi modelli di assistenza post pandemica di prossimità anche digitale, necessari a far fronte all'incremento delle richieste assistenziali di una popolazione che negli ultimi due anni ha rimandato le cure ordinarie, in un momento storico che vedrà il picco massimo della carenza dei medici e in un clima di stanchezza da parte di una categoria demoralizzata anche dai ripetuti tentativi della politica e dell'informazione di delegittimare la medicina generale.
Un nuovo tempo in cui la FIMMG raccoglie la sfida dell'integrazione multiprofessionale anche attraverso le Case della Comunità, luogo di indispensabile integrazione dei diversi livelli di assistenza, in un processo di riorganizzazione che nel garantire l'attività a tempo pieno del medico di medicina generale ripone in lui la responsabilità della gestione autonoma del tempo assistenziale, e non nella mera contabilizzazione di un debito orario.
Un nuovo tempo in cui la medicina generale attraverso la FIMMG dovrà necessariamente essere protagonista del rinnovamento e dare il proprio contributo alla definizione delle strutture che ci coinvolgono in prima persona quali le case della comunità, gli studi e le strutture hub e spoke, gli ospedali di comunità, la telemedicina e il fascicolo sanitario elettronico, partecipando ai tavoli di programmazione e realizzazione per il ruolo che gli compete in un'ottica di professionalismo a garanzia dell'assistenza del cittadino.
Un nuovo tempo in cui quello per la cura deve essere prevalente, mentre la pandemia ha provocato un intollerabile aumento della burocrazia e in particolare di quella certificativa: non è più procrastinabile il progetto dell'auto-attestazione di malattia per i primi giorni di assenza dal lavoro!
Il Consiglio Nazionale
Sottolinea la necessità di monitorare gli scorrimenti delle graduatorie del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale affinché tutte le borse vengano assegnate. Auspica la strutturazione di un percorso di formazione-lavoro durante il Triennio oltre la proroga della normativa emergenziale, con il riconoscimento di tutti gli incarichi convenzionali come attività professionalizzanti nel percorso formativo, adeguatamente tutorata all'interno delle AFT.

Il Consiglio Nazionale
accogliendo l'invito del Presidente della FNOMCeO Filippo Anelli e ringraziandolo per l'opportunità, si autoconvoca per il giorno 21 aprile presso il teatro Argentina a Roma per l'incontro sulla "questione medica" ritenendo necessario che a latere e supporto della posizione etico deontologica sul tema esista in questo Paese una "questione medica" contrattuale-legislativa che nell'ultimo periodo ha creato e ancora crea senso di abbandono e burn out, e soprattutto appare il tentativo di una riduzione del riconoscimento da parte dei cittadini del ruolo del medico.

Il Consiglio Nazionale
Impegna
La Segreteria Nazionale nella convocazione di un Consiglio Nazionale residenziale che definisca l'indirizzo al cambiamento da parte della Fimmg, rappresentante maggioritario della medicina convenzionata, sul quale impostare proposte, progetti e azioni utili alla sintesi della discussione sul riordino delle cure primarie e tutte le iniziative utili a sostenerlo

GIORNATA VITTIME DEL COVID: . Silvestro Scotti: «Nonostante il prezzo altissimo la medicina generale è stata àncora di salvezza per centinaia di migliaia di cittadini».

1586586808270.jpg-- thumb250 250«Per i medici di medicina generale il 18 marzo è una data carica di significato, di dolore, ma oggi anche di speranza. Il nostro pensiero va ai tantissimi pazienti che hanno lottato, ma non ce l'hanno fatta. Ma anche ai colleghi che sono stati in prima linea e da medici di famiglia, dopo aver dato tutto, sono divenuti anch'essi pazienti ai quali, purtroppo, abbiamo dovuto dire addio». Le parole sono quelle di Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg, in occasione della Giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid. «Il 18 marzo 2020 gli occhi dell'Italia intera furono aperti dall'immagine di decine e decine di mezzi militari che trasportavano via da Bergamo i feretri di centinaia di persone falcidiate dal virus. Le nostre anime, come medici di medicina generale, erano purtroppo già state scosse da quel dolore», ricorda Scotti. «In quei mesi sembrava non esserci una via d'uscita, tutti noi cercavamo di fare il possibile e l'impossibile per rispondere alle centinaia, migliaia, di richieste di aiuto. Senza neanche la possibilità di metabolizzare il dolore per le moltissime perdite e nella consapevolezza che per molti, quella disponibilità, l'imperativo morale di rispettare il giuramento di Ippocrate, sarebbe costato un prezzo altissimo». Oggi, grazie ai vaccini, i decessi sono infinitamente meno; ma resta la consapevolezza della medicina generale di essere il baluardo al quale è ancorato il diritto alla salute di milioni di italiani. Ed è sempre il segretario generale di Fimmg a ricordare l'impegno dei medici di medicina generale sui quali ricade l'assistenza sanitaria per l'enorme numero di casi, arrivati ormai a quota 13 milioni. «Pazienti ai quali - dice Scotti - bisogna sempre poter garantire cure di prossimità, nel rispetto delle fragilità e della complessità che necessariamente si lega a molte situazioni di cronicità, soprattutto adesso che abbiamo e che avremo nuovi presidi terapeutici che vanno sempre di più liberati alla responsabilità del medico rispetto a quella della burocrazia amministrativa».

VIOLENZA MEDICI: Insediato l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie.

violenza medici thumb250 250Tommasa Maio: «Pronti a fare la nostra parte con l'auspicio che questo sia realmente un punto di svolta». «Crediamo che la nascita di questo Osservatorio possa con molta concretezza segnare un vero punto di svolta». Tommasa Maio, segretario nazionale di FIMMG Continuità Assistenziale, commenta così l'insediamento dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie tenutosi oggi alla presenza del ministro Roberto Speranza, che da sempre si è mostrato estremamente sensibile al tema. «Condividiamo in pieno l'auspicio del Ministro - sottolinea Maio - che l'Osservatorio rappresenti un atto sostanziale e non solo formale e siamo più che disponibili a fare la nostra parte affinché questo possa essere l'ambito in cui l'esperienza degli operatori, chiamati a farne parte dalla Legge istitutiva, trovi opportunità di confronto con le Istituzioni a tutti i livelli, dal Ministero alle Regioni, e possa permettere di affrontare in modo sistemico un fenomeno complesso che si realizza nei luoghi di cura, nell'ambito di una relazione delicata che mette in gioco emotività e fragilità da ambo le parti».
Proprio FIMMG ha proposto che i gruppi di lavoro che saranno creati esaminino nello specifico i diversi setting assistenziali, che sono gravati da diversità organizzative, operative e, conseguentemente, diverse modalità in cui si realizza il rischio di aggressioni. Va anche ricordato che i medici di medicina generale hanno pagato, e continuano a pagare, un prezzo altissimo in termini di aggressioni e, purtroppo, di omicidi nell'esercizio della professione. «Negli anni abbiamo dovuto assistere a tre omicidi di colleghi della continuità assistenziale, tentati omicidi, violenze sessuali. Non meno importante, il fenomeno della violenza psicologica, emerso in maniera più che lampante anche in epoca pandemica, ad esempio da parte dei No Vax nei confronti dei medici di famiglia. «Il nostro compito è quello di garantire una presa in carico capillare, spesso anche domiciliare. La violenza psicologica nei confronti dei medici di medicina generale è enorme e sottostimata. Grazie all'Osservatorio potremo approcciare in modo sistemico un fenomeno molto complesso, insomma, guardando alle fragilità non solo dei pazienti, ma anche dei medici. Il nostro auspicio - conclude Maio - è quello che il lavoro dell'Osservatorio possa essere decisivo per formare i professionisti, ma anche per sensibilizzare e formare chi ha la responsabilità di determinare organizzazioni, strutture e strumenti che mettano tutti gli operatori sanitari e sociosanitari in condizione di lavorare in sicurezza».

SCOTTI(Fimmg) : inopportuno scioperare in questo momento

logoFIMMGSITOUn'azione di sciopero dei medici territoriali di area convenzionata «non concordata e fatta in un periodo di stato di emergenza per l'epidemia da Covid-19 danneggia solo il cittadino. Non credo che questo sia il momento di azioni di questo tipo». Sono le dichiarazioni di Silvestro Scotti all'ANSA, in riferimento allo sciopero proclamato per l'1 e 2 marzo dalle organizzazioni sindacali Smi e Simet con la chiusura degli ambulatori. «In questo momento - sottolinea il segretario dei medici di famiglia - lo sciopero mi sembra un atto fine a se stesso, mentre penso che si sarebbero dovute trovare forme di protesta congiunte mirate ad evidenziare, e non a scaricare suoi cittadini, il disagio della categoria medica». Scotti sottolinea dunque l'inopportunità di uno sciopero in questo momento, pur concordando sulle ragioni del disagio denunciato dai medici di base in questi mesi: «Ovviamente siamo d'accordo e abbiamo più volte denunciato le difficoltà che i medici affrontano quotidianamente nei loro studi, a partire dai carichi di lavoro e dall'eccesso di incombenze burocratiche da evadere in relazione alla pandemia, tutto tempo sottratto al contatto con i pazienti. A ciò si aggiunge l'ultimo stop del Senato ai risarcimenti alle famiglie dei medici morti per Covid, un vero schiaffo alla dignità della categoria. Riteniamo - aggiunge - che sia ormai da settimane in atto una campagna denigratoria verso i medici di famiglia, sempre più oggetto di attacchi e anche episodi di violenza». Tuttavia, precisa, «non è il momento di scioperare e ci meraviglia che i soggetti preposti al controllo delle iniziative di sciopero non intervengano» Nel contratto dei medici vigente ricorda Scotti è previsto che «in caso di avvenimenti eccezionali gli scioperi si intendono sospesi: e lo stato di emergenza per la pandemia è in vigore fino al 31 marzo». Quanto ai numeri dello sciopero proclamato, «potrebbe riguardare 1 medico su 10 di area convenzionata, ovvero meno del 10%. I due sindacati Smi e Simet contano infatti meno di 4 mila iscritti». Ricordiamo che la Fimmg conta più di 21mila iscritti, su un totale di circa 34.700 medici iscritti a sigle sindacali, ai quali si aggiungono altri 8mila medici circa non sindacalizzati.

SCOTTI: grazie a Federanziani, i cittadini non dimenticano il nostro impegno

logoFIMMGSITO"Ringrazio, a nome della FIMMG, Senior Italia FederAnziani che si è detta indignata per la negazione dei ristori per i medici morti a causa del Covid. Una decisione che, come abbiamo già sottolineato nei giorni scorsi, rappresenta un vero e proprio schiaffo ai colleghi che hanno combattuto il virus in prima linea". Così il segretario nazionale della FIMMG Silvestro Scotti. "Esprimiamo grande apprezzamento per la testimonianza dei cittadini, ancora una volta al fianco di tutti i medici che in questi mesi si sono presi cura di loro - aggiunge - dimostrando attenzione e gratitudine nei loro confronti, al contrario purtroppo della considerazione loro riservata da diversi rappresentanti istituzionali che quei cittadini dovrebbero rappresentare e che invece sembrano aver dimenticato il nostro impegno durante la pandemia".

FIMMG: mancati ristori uno schiaffo alla memoria dei colleghi che si sono sacrificati 12

logoFIMMGSITONo ai ristori per le famiglie dei medici morti di Covid, FIMMG: «Uno schiaffo alla memoria dei colleghi che si sono sacrificati mettendo il loro dovere davanti alle loro stesse famiglie». «Il no al subemendamento presentato dalla senatrice Maria Cristina Cantù è uno schiaffo alla memoria dei medici, molti dei quali della medicina generale, che hanno sacrificato le proprie vite pur di curare i propri assistiti in un momento drammatico». Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG, stigmatizza con rabbia e amarezza quanto accaduto al Senato durante la Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 dicembre 2021, n. 221, recante "proroga dello stato di emergenza nazionale e ulteriori misure per il contenimento della diffusione dell'epidemia da Covid-19 (2488). Il subemendamento 2.1500/32, dopo aver incassato il parere contrario della Commissione Bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, è stato, durante la discussione in Aula, ritirato e riformulato come Ordine del Giorno. Una bocciatura che arriva per la seconda volta, visto che lo stesso emendamento era stato presentato già durante la discussione sulla Legge di Bilancio votata a fine anno. «Fa male - prosegue Scotti - constatare che una misura così importante sia stata bocciata per un mero e direi "misero" calcolo economico. Anche se oggi il Covid fa meno paura, dovremmo ricordare che i medici caduti nel corso della prima ondata sono gli stessi che tutti osannavano come eroi. Un appellativo che nessun collega ha mai inseguito né voluto, ma che ora suona quasi come una beffa per i figli, le mogli e i mariti che non potranno più abbracciare i loro cari». In tutto sono 369 le lapidi che ricordano con onore il coraggio di quei medici che a mani nude e senza alcuna protezione non si sono mai sottratti al proprio giuramento. Medici che si sono ammalati e sono morti, la metà dei quali appartengono alla medicina generale. «A queste famiglie - ricorda il segretario generale FIMMG - la proposta avanzata dalla Senatrice Maria Cristina Cantù cercava di portare un minimo di conforto e di sostegno, un segno materiale dell'attenzione dello Stato, ovvero di tutti noi cittadini, a quel sacrificio che ha sequele ancora oggi, ovviamente, in tutte quelle famiglie. Non si dovrebbe dimenticare che parliamo di famiglie che oltre la perdita umana, sono rimaste prive dell'unica fonte di sostentamento. E sono famiglie alle quali non spettano solo indennizzi materiali, ma anche attenzione per la perdita di chance che hanno subito mogli e figli. Riteniamo pertanto che chi di dovere debba allargare le sue vedute, rifare i conti e trovare le risorse necessarie per un indennizzo, anche solo per equiparare queste famiglie, nei diritti, a quelle di chiunque altro sia deceduto al servizio dello Stato, per terrorismo o per mafia. Perché la violenza di tutti questi eventi non può che avere eguaglianza nella risposta di uno Stato che si voglia definire civile».

PNRR: Scotti: "Solo una visione derivante da un confronto allargato a tutte le esperienze può portare la soluzione"

logoFIMMGSITOSilvestro Scotti: «Bene che il dibattito esca dai tavoli tecnici regionali. Solo una visione derivante da un confronto allargato a tutte le esperienze può portare la soluzione» «Discutere, approfondire, capire, guardare le cose da diversi punti di vista. È sempre questo il modo migliore di affrontare una questione, soprattutto se si tratta di una vicenda che ha un impatto enorme sulla salute dei cittadini». Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG, commenta con favore l'ampliamento della discussione sull'opportunità o meno di portare alla dipendenza la medicina generale, discussione che dai tavoli strettamente tecnici degli ambiti regionali ha catturato l'attenzione dei più autorevoli Think Tank. Ne è un esempio lampante il nuovo studio sul «Medico di medicina generale nei nuovi servizi socio-sanitari territoriali» realizzato da Mercer (società di consulenza nell'ambito delle risorse umane e degli investimenti) con il coordinamento dell'ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi.
«È legittimo che ciascuno abbia una propria opinione - sottolinea Scotti - ma, se si vuole cambiare in meglio un sistema, il vero valore aggiunto consiste proprio nel valutare le conseguenze di ogni possibile azione sotto diversi profili, a cominciare da quelli socioeconomici e assistenziali. Nessuna soluzione calata dall'alto può funzionare, la parola chiave è "rivedere" non stravolgere». Considerazioni, quelle del segretario generale FIMMG, che sono in linea con quanto emerge dallo studio Mercer, che considera «dannosa» la via della dipendenza della medicina generale dal Servizio sanitario «sia per i pazienti, che perderebbero il rapporto di fiducia con il proprio medico, ma anche per il Ssn che pagherebbe un conto troppo salato per mantenere una reale distribuzione della offerta di prossimità i cui costi, rispetto all'attuale, ricadrebbero sul pubblico (studi medici, mobilità, personale, infrastruttura informatica e costi energetici etc.), non dimenticando i costi derivanti nel tempo per l'equilibrio dell'ENPAM, l'ente previdenziale dei camici bianchi, che andrebbe in default». Lo studio, in estrema sintesi, suggerisce di prevedere forme di obbligo ad associarsi in modo che questi studi con più medici, personale e tecnologie garantiscano servizi e una reperibilità 12 ore al giorno e siano in grado di lavorare in collaborazione con le future case di comunità previste dal PNRR che, associate agli attuali distretti, devono diventare i veri «hub» delle cure sul territorio. Una visione che evidentemente si avvicina e avvalora quella da sempre proposta da FIMMG, desiderosa di essere protagonista di un'evoluzione della medicina generale che possa rispondere alle esigenze dei cittadini e ai bisogni di cura dettati dall'aumentare delle cronicità. "Diventa irrimandabile a questo punto, in questo Paese, la discussione sul professionalismo intellettuale tipico dell'area medica, per principi costituzionali soggetto sussidiario dello stato nelle funzioni specifiche dell'essere medico, a prescindere dai ruoli giuridico contrattuali. Anche perché - conclude Scotti - si vuol far passare il concetto che solo il dipendentismo sia un modello di efficacia e di efficienza per i professionisti medici e che rappresenti l'unica soluzione per migliorare l'offerta del territorio, ma crediamo che l'obiettivo sia invece mettere in discussione l'efficacia dei principi di autonomia e dei profili professionali deontologici definiti dalla Costituzione. Guai a pensare che un modello contrattuale subordinato sia la soluzione, cercando di influenzare il cittadino/paziente sul territorio che solo da quello derivi il suo diritto, piuttosto che informarlo che da quel modello deriva solo il diritto di qualcuno, sopra i medici e sopra i cittadini, di decidere cosa va fatto, in barba alla legittima scienza e coscienza del medico. Riprendendo le parole di Mattarella, non vorremmo che nella sanità territoriale si affermassero, con alcuni modelli proposti, dei modelli "autocratici che tentano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, ben più solide ed efficaci". Siamo disponibili al confronto anche pubblico su come rendere evidenti, come lo sono già alla grande maggioranza dei nostri pazienti e come confermano tutti i sondaggi ogni volta proposti sul nostro servizio, le parole chiave dignità professionale, responsabilità e ruolo nell'interesse del nostro Paese, dei nostri pazienti e dei nostri rappresentati».

STUDIO MERCER: per i medici di famiglia no alla dipendenza, ma associarsi

caduceo thumb250 250Dopo la pandemia il ruolo dei medici di famiglia va rivisto, ma non stravolto con ipotesi radicali come quello di trasformarli, come chiedono alcune Regioni, in dipendenti del Servizio sanitario: una via dannosa questa sia per i pazienti che perderebbero il rapporto di fiducia con il proprio medico, ma anche per il Ssn che pagherebbe un conto troppo salato con l'Enpam, l'ente previdenziale dei camici bianchi, che andrebbe in default. Meglio invece prevedere forme di obbligo ad associarsi in modo che questi studi con più medici, personale e tecnologie garantiscano servizi e una reperibilità 12 ore al giorno e siano in grado di lavorare in collaborazione con le future case di comunità previste dal Pnrr che associate agli attuali distretti devono diventare i veri «hub» delle cure sul territorio. Questa in estrema sintesi la ricetta contenuta in un nuovo studio di Mercer - società di consulenza nell'ambito delle risorse umane e degli investimenti - realizzato con il coordinamento dell'ex ministro del Wellfare Maurizio Sacconi e dedicato al «Medico di medicina generale nei nuovi servizi socio-sanitari territoriali». Un tema caldissimo dopo lo tsunami del Covid che ha travolto le cure sul territorio quelle mancate di più nei giorni drammatici delle prime ondate e che proprio in questi giorni sono al centro di un braccio di ferro tra il ministro della Salute Speranza e le Regioni divisi sul ruolo da assegnare nel prossimo futuro ai medici di famiglia. Lo studio di Mercer, come detto, boccia innanzitutto l'ipotesi di trasformare gli oltre 40mila medici di famiglia in dipendenti perché gli effetti sarebbero dannosi in termini di diminuzione dell'assistenza al paziente, flessibilità organizzativa e maggiori costi, senza contare le rigidità contrattuali e di legge (ferie, permessi, assenze e sostituzioni) che determinano orari di reperibilità più limitati. «La crisi pandemica ha mostrato la fragilità dei servizi territoriali, da qui gli investimenti nel Pnrr in case e ospedali di comunità.
Ora c'è il rischio che questi investimenti inducano una definizione di servizi troppo barocca con la distinzione tra distretti e case di comunità hub da individuare sotto i distretti e poi case di comunità spoke, quindi tre livelli con cui dovrebbero dialogare i pazienti e gli stessi medici di famiglia», avverte Maurizio Sacconi. Che invece sottolinea l'esigenza che ci sia più semplicità con solo due livelli essenziali di assistenza sul territorio: «Uno hub dove possono coincidere distretti e nuove case di comunità calcolati per popolazioni variabili in base ai bisogni e al tipo di territorio, dalle metropoli alle zone meno abitate, e poi i medici di famiglia associati come servizio spoke». Ma qui lo studio di Mercer arriva al punto più importante mettendo "sotto accusa" la convenzione attuale che non fa «distinguere i migliori medici dai peggiori, ma li nasconde entrambi», sottolinea Sacconi. Non solo: la convenzione non consente di distinguere anche dal punto di vista della remunerazione perché è concentrata troppo sulla quota capitaria fissa, «invece bisogna puntare sul dare più responsabilità ai medici di famiglia pagandoli anche in base ai risultati e agli obiettivi di salute che vanno monitorati e verificati e soprattutto incoraggiando e imponendo l'evoluzione della libera professione convenzionata verso gli studi associati con tutti i requisiti oggettivi del caso».
L'ex ministro del Welfare cita in particolare la legge del 2011 sulle società tra professionisti ordinisitici, nata per evitare che settori così delicati come quello della salute finiscano nelle mani delle società di capitali: «Questa può essere una forma, ma ce ne possono essere altre l'importante è che si arrivi a studi attrezzati per fare prime diagnosi con micro team a supporto dei medici e tecnologie anche per praticare il monitoraggio da remoto dei pazienti soprattutto quelli cronici e con la reperibilità per 12 ore che non deve essere per forza fisica, sennò si cade in una logica miope e antica legata agli orari che non consente quella prossimità al paziente che è richiesta». E il rapporto con le case di comunità? «Ci deve essere una relazione continua e non solo fisica. Il medico di famiglia può accompagnare il proprio assistito nella casa di comunità per una visita specialistica e a sua volta può assicurare un debito orario dentro la casa per consentire che questa offra servizi effettivi 24 ore al giorno».
https://www.sanita24.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANO_SANITA/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/2022/02/09/Studio_Mercer_%20Mmg.pdf?uuid=AEqsPnCB

CORONAVIRUS:Scotti (Fimmg) medici di famiglia: "Travolti da numero contagi, 20 telefonate l'ora"

1586586808270.jpg-- thumb other250 250I medici di famiglia sono "travolti dal numero di contagi" Covid "di queste settimane. Riceviamo telefonate di continuo per la segnalazione della positività e per le procedure legate alle quarantene e all'isolamento, oltre alle richieste di assistenza sui sintomi. Facciamo fatica a seguire i pazienti nelle ore di studio, visto che messaggi e chiamate sono continui per l'inserimento sulle piattaforme regionali dei positivi. E l'assistenza alle altre patologie rischia di andare in sofferenza". E' il grido d'allarme del segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti che racconta ALL'ADNKRONOS SALUTE le difficoltà dei camici bianchi del territorio di questi giorni.
"La contagiosità della variante Omicron insieme al fatto che, grazie ai vaccini, la maggioranza dei casi Covid può essere gestita sul territorio - spiega - comporta un sovraccarico di lavoro importante per il quale i medici non sono supportati e che sembra non venga considerato a livello istituzionale. In un'ora mi sono arrivate fino a 20 telefonate soprattutto per le segnalazioni delle positività. E un paziente in isolamento chiama, per esigenze varie, almeno 2 o 3 volte al giorno. In Campania abbiamo fatto le segnalazioni anche nei giorni di festa. Personalmente, tra i miei pazienti, dal 27 dicembre (compresi 31, 1 e 2) ho segnalato 30 positivi che però non sono stati ancora presi in carico dai Distretti per i tamponi di controllo. E questo riguarda almeno 60 medici del mio Distretto".
A pesare di più sono le procedure burocratiche "ma c'è anche la necessità di rassicurare e dare risposte ai pazienti contagiati che, in parte, hanno paura delle conseguenze del virus e, in parte, sono spaventati dalla procedura burocratica a cui sono vincolati per la gestione dell'isolamento e dal reinserimento sociale successivo". E poi ci sono "i pazienti non Covid, in particolare i cronici, che non riescono a contattare i propri medici di famiglia perché bloccati dalla valanga di richieste dei contagiati. Richieste che hanno bisogno di tempi lunghi, ma che sono necessarie per attivare le procedure indispensabili, a partire dalla richiesta del tampone molecolare".
Secondo Scotti si sta sottovalutando la pressione sul territorio di questa ondata. "Nelle ondate precedenti - ricorda - abbiamo già assistito a casa milioni di italiani. Ma la concentrazione di casi che c'è in questo momento è molto più elevata. Se nelle fasi precedenti, nella mia casistica, il problema riguardava il 10% dei miei pazienti, oggi riguarda oltre il 13,5%. Con un aumento del 3,5% in tre settimane. A fronte di questo, però, non abbiamo supporto".
"PREOCCUPATI PER CONTAGI POST FESTE" - "I numeri di contagi Covid che stiamo vedendo nei nostri studi sono importanti. E temiamo l'effetto, nei prossimi giorni, delle feste natalizie - dice Scotti - Già abbiamo, tra i nostri assistiti, diversi nuclei familiari con tutti i componenti contagiati. E in particolare al Sud, dove spesso si è festeggiato in famiglia e abbiamo più situazioni di famiglie 'larghe' - dal nonno al nipote - che convivono. Dunque, ci preoccupa il periodo post festivo".
Scotti sottolinea che "i numeri che stiamo vedendo sono legati molto alle feste natalizie: chi si è contagiato a Natale, magari un nipotino asintomatico, ha contagiato chi ha incontrato a Capodanno. Speriamo nelle prossime settimane di non vedere i nonni ammalati. Al Sud gli incontri di famiglia ci sono stati. I problemi riguardano soprattutto le aree del Paese ad alta densità abitativa e dove i nuclei familiari vivono spesso in spazi ristretti, come accade per esempio in Campania, nella mia area di riferimento".
"IN QUESTA FASE OBBLIGO VACCINALE DECISIVO" - "In questa fase, per come stanno andando i numeri dei contagi Covid, gli obblighi vaccinali sono determinanti, sia per la terza dose sia per chi non si è vaccinato affatto. Un allargamento dell'obbligo sarebbe utile. Credo che la scelta della politica debba essere decisa" rimarca il segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale.
"L'obbligo è l'unica cosa sensata. Anche il lockdown per i non vaccinati, come è stato fatto in alcuni Paesi - continua Scotti - non ha più troppo senso vista la riduzione della protezione del vaccino dopo 5 mesi e, quindi, la necessità di fare in fretta la terza dose. Bisognerebbe chiarire e definire meglio chi può essere considerato più a rischio, solo i non vaccinati o anche chi ha fatto la seconda dose da oltre 5 mesi?".

CONSIGLIO NAZIONALE FIMMG : Mozione Finale del 4 dicembre 2021

consiglioIl Consiglio Nazionale della FIMMG riunito a Roma in data 4 dicembre 2021 presso lo Sheraton Hotel Parco de' Medici, sentita la relazione del Segretario Generale Nazionale, Silvestro Scotti,
la approva.

Il Consiglio Nazionale,

considerato che nelle prossime settimane si realizzeranno passaggi normativi cruciali per la sanità italiana, attraverso la legge di bilancio, il varo del DM 71 e l'avvio del PNRR, vive con preoccupazione la delicata situazione in cui la Medicina Generale si trova, nella totale incertezza dell'evoluzione del suo ruolo, ancora oggi descritto da un ACN vecchio di quasi vent'anni che nelle difficoltà del suo rinnovo rischia di essere travolto da dinamiche normative esterne e sbagliate.
E' stato recentemente confermato che l'Italia è quarta, nel mondo, nella Bloomberg Health Care Efficiency che misura il rapporto tra la spesa per la sanità e l'aspettativa di vita, ovvero l'efficienza del nostro SSN, a dimostrazione che anche l'organizzazione territoriale descritta dal 1978 in poi in cui la medicina generale opera resta tra le migliori del mondo. Nonostante questo, non cessano i continui riferimenti negativi da parte dei media e di parte della politica, riferiti ad una medicina generale descritta come inefficiente e colpevole, persistendo una narrazione distorta e del tutto scorretta, ordita a tavolino per fini che nulla hanno a che vedere con il miglioramento dell'assistenza territoriale e della salute globale della popolazione.

Il Consiglio Nazionale,
preso atto che secondo il 55° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2021 "il 94% della popolazione ritiene indispensabile avere sul territorio strutture sanitarie di prossimità, con medici di medicina generale, specialisti e infermieri cui potersi rivolgere sempre", non ritiene che le Case della Comunità previste dal PNRR potranno rispondere a tale domanda, essendo il concetto di comunità e, pertanto, di prossimità, estremamente variabile, in relazione all'esperienza individuale del cittadino (condominio, quartiere, cittadina, paese...), necessitando quindi di un modello flessibile e diffuso che solo l'attuale rete degli studi dei medici di medicina generale, anche attraverso il proprio personale di studio, sanitario e non, può garantire.

Il Consiglio Nazionale,
porge particolare attenzione ai contenuti della legge di bilancio in discussione nella sua formulazione originale e negli emendamenti proposti, ritenendo prioritario che gli aspetti che coinvolgono la medicina generale siano coerenti con gli indirizzi che FIMMG persegue nell'ambito del PNRR e del rinnovo contrattuale.
Vive con perplessità il continuo riferimento dei documenti preparatori del PNRR ad un modello di assistenza fondato sul debito orario dei medici, anche e non solo all'interno delle future Case della Comunità, nella completa ignoranza rispetto alle necessarie modalità di autonoma organizzazione su cui si fonda la medicina generale, rinunciando a processi legati ai contenuti, ai risultati, al mantenimento di un rapporto fiduciario come modalità di lavoro, alimentando quindi il sospetto che non sia chiaro a nessuno quale ruolo dovranno avere i medici di medicina generale all'interno delle case della comunità e che il loro coinvolgimento nelle stesse abbia unicamente finalità di subordinazione.
Dà quindi mandato al Segretario a perseguire ogni iniziativa politica finalizzata a concordare con Governo e Regioni le linee guida di indirizzo per la riforma del territorio, per il ruolo della medicina generale nelle case della comunità attraverso lo strumento del rinnovo della convenzione, ponendo come princìpi indiscutibili i cardini della medicina generale: fiduciarietà, capillarità, professionalismo, autonoma organizzazione, obiettivi di salute.

Il Consiglio Nazionale
nutre perplessità sull'efficienza delle previste COT (Centrali Operative Territoriali), per come oggi progettate, che nel caso di un distretto di medie dimensioni potrebbe dover gestire 8.000 richieste al giorno, in un modello che abolisce le forme di contatto diffuso e fiduciario tipiche della medicina generale e che rischia di diventare un filtro destinato a limitare l'accessibilità dell'assistenza territoriale.

Esorta

i medici di medicina generale a dare il totale supporto alla campagna di vaccinazione Covid, sia in termini di counselling che di atto vaccinale, per incrementare l'adesione alla vaccinazione degli indecisi che non hanno ancora ricevuto la prima dose, nonché per le terze dosi. Inoltre, in riferimento ai medici sospesi per mancato assolvimento dell'obbligo vaccinale, auspica che tale evenienza non si verifichi all'interno della famiglia FIMMG, facendosi pertanto promotore delle dovute segnalazioni previste dallo Statuto nei confronti di costoro che per tale motivo non possono essere rappresentati dalla FIMMG.

Ribadisce
che il sistema dell'emergenza territoriale è, come stabilito dai LEA tuttora vigenti, un'attività distrettuale che non può essere considerata terreno di conquista per posizioni dirigenziali, ritenendosi assolutamente innegabile l'elevata professionalità dei medici che ivi lavorano.

Sottolinea
la necessità di prorogare il cosiddetto "DL semplificazioni" per il conferimento degli incarichi temporanei ai medici in formazione, attualmente previsti dall'ACN del 18 giugno 2020 fino al 31 dicembre, al fine di garantire maggiore copertura delle carenze di Assistenza Primaria determinate dalla gobba pensionistica; auspica che tali ore siano considerate come ore di attività pratica nelle more di una revisione complessiva del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale su core curriculum e formazione lavoro, anche in riferimento alle linee guida di indirizzo precedentemente auspicate.

Plaude
ai risultati delle società interne a FIMMG per il lavoro svolto, in particolare per i progetti di cooperazione applicativa tra piattaforme per la presa in carico della cronicità, per la gestione di strumenti legati all'emergenza Covid, quale la gestione delle agende vaccinali, lo sviluppo della telemedicina quali la televisita, la teleconsulenza e il telemonitoraggio, la gestione dello studio, delle medicine di rete e gruppo e il supporto alle AFT, nonché delle opportunità assicurative e di servizi alla professione.


GREEN PASS: Scotti: pressioni gruppi no vax per ottenere l'esenzione

novax2 thumb250 250«Ci sono piccoli gruppi di no vax, supportati in alcuni casi da studi legali, che cercano in ogni modo di ottenere dai medici di famiglia vaccinatori dei certificati di esenzione per evitare l'immunizzante e ottenere facilmente il Green Pass». Lo spiega all'ANSA Silvestro Scotti, segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). «Non sono moltissime persone, saranno qualche centinaio, e vivono al Nord, tra Veneto, Friuli, Lombardia, Piemonte, alcuni in Emilia. Insomma zone del Paese molto produttive, dove il lavoro c'è e senza Green Pass non si entra in fabbrica o in ufficio», continua, «addirittura in più occasioni si sono presentati dal medico di base con un foglio chiedendo al professionista di firmare e prendersi la responsabilità nel caso in cui dopo la somministrazione del vaccino avessero avuto dei problemi, subito o anche successivamente. È chiaro che nessun medico ha firmato». Scotti poi commenta il numero dei certificati per malattia che sarebbero cresciuti negli ultimi giorni: «Sono un medico di famiglia e devo dire che personalmente tutto questo aumento non l'ho visto. Invece direi che le temperature si sono abbassate, sono arrivati dei virus stagionali, e mi sembra che dato il periodo siamo nella norma».

CERTIFICATI DI MALATTIA : Scotti: il boom è colpa del freddo, non c'è responsabilità dei medici, al massimo è cittadino che li truffa

ospedalemedici thumb250 250«Non si può confrontare il venerdì di questa settimana con il venerdì scorso , quando ancora eravamo in estate. C'è stata una settimana di pioggia e freddo, un abbassamento delle temperature di dieci gradi e i primi casi di influenza. Considerare le due giornate sullo stesso livello non è scientifico» e «sono troppe le variabili per dire che si è trattato di un aggiramento del Green pass». Silvestro Scotti spiega così a Radio Capital il boom dei certificati di malattia (+22,6%) nella giornata di ieri, primo giorno di applicazione del Green Pass nei luoghi di lavoro. «Sono stati sottovalutati gli effetti del meteo e di epidemiologia», sostiene Scotti, aggiungendo che «alcuni di questi lavoratori in malattia potrebbero essersi vaccinati in questi giorni e aver sviluppato dei leggeri effetti collaterali come la febbre». La responsabilità dell'aumento del 22,6% dei certificati di malattia rispetto al venerdì precedente «non può essere responsabilità dei medici - nota Scotti -. Sfido qualunque medico a fare una diagnosi di certezza a 24 ore dalla comparsa dei sintomi: è il cittadino che truffa il medico, non è il medico che è complice di una truffa».

FIMMG FORMAZIONE E ALS MEDICINA GENERALE : No alla dipendenza, che sancirebbe la fine della medicina generale

mediciospedale thumb other250 250Siamo 1500 Medici di Medicina Generale, Medici in formazione, neo-convenzionati o aspiranti tali, medici che da anni difendono il valore della convenzione;
siamo medici che non si rispecchiano nella visione del Medico di Famiglia dipendente;
siamo medici che non si rispecchiano nel ruolo di nullafacenti passacarte;
siamo medici che non si rispecchiano nella prospettiva di medici dipendenti dal tempo, limitati nelle risorse, privati della LIBERA SCELTA che i nostri pazienti fanno verso di noi;
siamo medici che a gran voce affermano un deciso NO alla dipendenza, che sancirebbe la fine della medicina generale.
Alla base della nostra forza non c'è un ruolo politico, ma sociale oltre che sanitario; non c'è un ruolo datoci dal "favore delle tenebre" ma dalla scelta libera, gratuita e illimitata nel tempo che ogni paziente fa nei nostri confronti ogni giorno.
Per qualsiasi altra prestazione del SSN i pazienti non hanno la possibilità di scegliere il medico (come in ospedale) oppure se lo vogliono scegliere lo devono pagare (in intramoenia o nel privato) o se vogliono essere ricoverati nel privato accreditato non sono i pazienti a scegliere ma spesso le strutture stesse a scegliere loro a secondo della remunerazione migliore della loro condizione (DRG).
Noi siamo l'unico vero settore del SSN che è equo e solidale nella misura in cui il paziente che ci può scegliere è già al centro prima di ogni interesse economico. Su questo si basa la potenza della convenzione, la fiducia: siamo i medici scelti dal paziente, punti di riferimento in rapporti che durano decenni, unici volti sicuri e familiari.
Vogliamo finalmente poter dimostrare le nostre competenze, attraverso degli obiettivi di salute da raggiungere, perché la voglia di fare, di fare bene non è mai venuta meno. Perché non siamo non siamo né burocrati né passacarte, ma siamo clinici e siamo i clinici che meglio conoscono il paziente.
Ed è a Lui che noi vorremmo dare sempre di più e sempre meglio e questo ci viene negato.
Quando il nostro lavoro viene compresso e costantemente caricato dalla burocrazia.
Quando non ci viene dato modo di organizzarci al meglio con il personale di studio.
Quando la contrattazione sugli obiettivi di salute che vogliamo raggiungere viene rallentata.
Quando vengono bloccati i finanziamenti che ci vengono dati dal Ministero della Salute per la diagnostica di primo livello.
Quando si getta fango sulla nostra figura per renderci dipendenti dal tempo e non dalla salute.
Quando vogliono toglierci l'assistenza più vicina possibile al suo domicilio perché a chiunque dal piccolo borgo di montagna alla grande metropoli sia data la possibilità di avere un proprio medico
Vogliamo poter contribuire SEMPRE DI PIU' alla salute dei nostri pazienti, ma non solo.
Vogliamo poter contribuire a rilanciare il tessuto socio-economico dei nostri territori perché è li che noi nasciamo ed è li che noi siamo legati per la nostra intera vita professionale.
Vorremo poter avere gli strumenti migliori per poter investire su noi stessi e sulla nostra professione, sui nostri studi che sono – come dice la nostra convenzione – presìdi del Sistema Sanitario Nazionale.
Non vogliamo diventare impiegati, che una volta stimbrato il loro cartellino lasciano i pazienti a loro stessi; non vogliamo diventare un volto tra i tanti.
Vogliamo restare un punto di riferimento per i nostri assistiti e per questo chiediamo a gran voce il sostegno di tutti i nostri colleghi che da anni difendono con orgoglio una convenzione basata sui principi di Prossimità e Libera Scelta, come solide fondamenta per costruire una nuova medicina generale, all'insegna di un futuro condiviso.
FIMMG Formazione e ALS Medicina Generale

PNRR: Bartoletti (Fimmg) La medicina generale in Italia, dal medico di fiducia dei cittadini ai medici subordinati ai palazzi?

bartnew thumb medium250 250Una lettera inviata a Quotidiano Sanita' di Pier Luigi Bartoletti Vice Segretario nazionale vicario F.I.M.M.G sulla possibile dipendenza dei MMG e in risposta ad una petizione di alcuni medici italiani.

Gentile direttore,

molte le testimonianze pro o contro la questione del contratto della medicina generale, se dipendenti o convenzionati. E' il cuore del problema? Veramente tutto il PNRR mission 6 ruota sul modello contrattualistico della medicina generale? Oppure è solo un aspetto che poco ha a che fare con la riorganizzazione del sistema sanitario pubblico ma molto con interessi di bottega o con motivazioni di carattere ideologico? A ben vedere dietro i soldi presi in prestito dall' Europa di idee e progetti seri non ce ne sono.
Molto cemento, poca sanità di qualità. Molto federalismo, poco centralismo. Dei colleghi scrivono al Ministro magnificando la dipendenza come panacea, peccato che i modelli dove la dipendenza è il contratto dell'assistenza primaria si caratterizzano per avere una rete pubblica dedicata prevalentemente a chi non ha assicurazioni, fondi integrativi, mutue, ed una grande rete privata con molta spesa "out of pocket". Il Portogallo, citato come modello da imitare lascia per strada senza medico di famiglia un milione di cittadini di Lisbona. Ma pensando a casa nostra ciò che è evidente è come nel 1978 la Riforma Mariotti, poi legge 833, Istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, aveva un concetto ed un 'idea di fondo molto forte, diamo a tutti gli Italiani un medico di loro fiducia. La parola "fiducia" significa una cosa molto seria e molto forte. Fidarsi vuol dire anche affidarsi, ai consigli di chi non ha alcun rapporto di subordinazione se non il codice deontologico e quindi lavora scevro da qualsiasi condizionamento nell'interesse esclusivo del cittadino che l'ha scelto.
Gli esegeti della subordinazione (dipendenza) ci spieghino come coniugare il rapporto di fiducia con il rapporto di subordinazione e abbiano il coraggio di dire che significa semplicemente fare il copia ed incolla dell'Intramoenia Ospedaliera. Ovvero che se vuoi scegliere il tuo medico nello stabile della comunità, devi pagare. Un bel salto in avanti, non c'è che dire. Toccare il medico di fiducia e di libera scelta significa semplicemente spalancare le porte ai fondi integrativi, alla sanità privata e mettere le basi per un sistema pubblico residuale. Con l'effetto, vedi USA, di aumentare la percentuale di spesa a carico dei cittadini. In corso della pandemia l'unica rete che con mille problemi ha tenuto è stata quella della medicina generale. Se andiamo a ritroso e vediamo quante mirabolanti palazzi della salute sono rimasti aperti durante il lockdown avremo ben altra immagine dei problemi della sanità di prossimità.
Poi che vi siano sperticati adulatori della subordinazione in cerca di poltrone è cosa scontata il problema è quando gli aspiranti poltronari a spese nostre e gli aspiranti subordinati in cerca di tutele catturano l'attenzione malevola di chi non vede l'ora di togliersi dalle scatole quell'ingombrante figura del medico di medicina generale. Troppo poco condizionabile e non subordinabile a logiche Tayloriane dell'industria della Sanità. La fiducia dei cittadini per questi è un problema non un valore. Poi per carità diranno che molti sono scappati, molti si sono nascosti, solo pochi sono quelli bravi. Certo che sì, vorrei vedere usando un paragone bellico, che succede in un plotone di soldati anche scelti dopo che nel mezzo del gruppo esplode una bomba che ne ammazza a decine. La reazione immediata è nascondersi, ripararsi, proteggersi. E così è stato. Ma dopo qualche mese i numeri dicono che i medici di famiglia non solo hanno ripreso a combattere la pandemia, ma lo hanno fatto come i partigiani, organizzando una resistenza locale, fatta non solo di coraggio ma anche di capacità di gestire i casi meno complicati, di vaccinare milioni di italiani, prima per l'influenza, poi, nonostante la carenza di vaccini, contro il Covid.
Hanno ricevuto milioni di telefonate per consigli sui vaccini, milioni di telefonate per gli effetti collaterali dei vaccini fatti negli hub, hanno gestito tutte le altre malattie, le acute ed i cronici. Non ci sono stati assalti ai Pronto Soccorso, anzi. Gli esegeti della subordinazione tirassero fuori i dati delle notifiche, delle prescrizioni, delle richieste, delle telefonate fatte e ricevute dalla medicina generale. Poi si discute su come migliorare. Ma su una base di onestà intellettuale e non su logiche pregiudiziali o di bottega. In definitiva c'è da scegliere tra fare il medico di fiducia del cittadino o il medico di fiducia del palazzo.
https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=99066

PNRR: Bartoletti (Fimmg) La medicina generale in Italia, dal medico di fiducia dei cittadini ai medici subordinati ai palazzi? (3)

bartnew thumb medium250 250Una lettera inviata a Quotidiano Sanita' di Pier Luigi Bartoletti Vice Segretario nazionale vicario F.I.M.M.G sulla possibile dipendenza dei MMG e in risposta ad una petizione di alcuni medici italiani.

Gentile direttore,

molte le testimonianze pro o contro la questione del contratto della medicina generale, se dipendenti o convenzionati. E' il cuore del problema? Veramente tutto il PNRR mission 6 ruota sul modello contrattualistico della medicina generale? Oppure è solo un aspetto che poco ha a che fare con la riorganizzazione del sistema sanitario pubblico ma molto con interessi di bottega o con motivazioni di carattere ideologico? A ben vedere dietro i soldi presi in prestito dall' Europa di idee e progetti seri non ce ne sono.
Molto cemento, poca sanità di qualità. Molto federalismo, poco centralismo. Dei colleghi scrivono al Ministro magnificando la dipendenza come panacea, peccato che i modelli dove la dipendenza è il contratto dell'assistenza primaria si caratterizzano per avere una rete pubblica dedicata prevalentemente a chi non ha assicurazioni, fondi integrativi, mutue, ed una grande rete privata con molta spesa "out of pocket". Il Portogallo, citato come modello da imitare lascia per strada senza medico di famiglia un milione di cittadini di Lisbona. Ma pensando a casa nostra ciò che è evidente è come nel 1978 la Riforma Mariotti, poi legge 833, Istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, aveva un concetto ed un 'idea di fondo molto forte, diamo a tutti gli Italiani un medico di loro fiducia. La parola "fiducia" significa una cosa molto seria e molto forte. Fidarsi vuol dire anche affidarsi, ai consigli di chi non ha alcun rapporto di subordinazione se non il codice deontologico e quindi lavora scevro da qualsiasi condizionamento nell'interesse esclusivo del cittadino che l'ha scelto.
Gli esegeti della subordinazione (dipendenza) ci spieghino come coniugare il rapporto di fiducia con il rapporto di subordinazione e abbiano il coraggio di dire che significa semplicemente fare il copia ed incolla dell'Intramoenia Ospedaliera. Ovvero che se vuoi scegliere il tuo medico nello stabile della comunità, devi pagare. Un bel salto in avanti, non c'è che dire. Toccare il medico di fiducia e di libera scelta significa semplicemente spalancare le porte ai fondi integrativi, alla sanità privata e mettere le basi per un sistema pubblico residuale. Con l'effetto, vedi USA, di aumentare la percentuale di spesa a carico dei cittadini. In corso della pandemia l'unica rete che con mille problemi ha tenuto è stata quella della medicina generale. Se andiamo a ritroso e vediamo quante mirabolanti palazzi della salute sono rimasti aperti durante il lockdown avremo ben altra immagine dei problemi della sanità di prossimità.
Poi che vi siano sperticati adulatori della subordinazione in cerca di poltrone è cosa scontata il problema è quando gli aspiranti poltronari a spese nostre e gli aspiranti subordinati in cerca di tutele catturano l'attenzione malevola di chi non vede l'ora di togliersi dalle scatole quell'ingombrante figura del medico di medicina generale. Troppo poco condizionabile e non subordinabile a logiche Tayloriane dell'industria della Sanità. La fiducia dei cittadini per questi è un problema non un valore. Poi per carità diranno che molti sono scappati, molti si sono nascosti, solo pochi sono quelli bravi. Certo che sì, vorrei vedere usando un paragone bellico, che succede in un plotone di soldati anche scelti dopo che nel mezzo del gruppo esplode una bomba che ne ammazza a decine. La reazione immediata è nascondersi, ripararsi, proteggersi. E così è stato. Ma dopo qualche mese i numeri dicono che i medici di famiglia non solo hanno ripreso a combattere la pandemia, ma lo hanno fatto come i partigiani, organizzando una resistenza locale, fatta non solo di coraggio ma anche di capacità di gestire i casi meno complicati, di vaccinare milioni di italiani, prima per l'influenza, poi, nonostante la carenza di vaccini, contro il Covid.
Hanno ricevuto milioni di telefonate per consigli sui vaccini, milioni di telefonate per gli effetti collaterali dei vaccini fatti negli hub, hanno gestito tutte le altre malattie, le acute ed i cronici. Non ci sono stati assalti ai Pronto Soccorso, anzi. Gli esegeti della subordinazione tirassero fuori i dati delle notifiche, delle prescrizioni, delle richieste, delle telefonate fatte e ricevute dalla medicina generale. Poi si discute su come migliorare. Ma su una base di onestà intellettuale e non su logiche pregiudiziali o di bottega. In definitiva c'è da scegliere tra fare il medico di fiducia del cittadino o il medico di fiducia del palazzo.
https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=99066

PNRR: Bartoletti (Fimmg): rivedere quota capitaria per la medicina generale ecco come intendo la riforma delle cure primarie

bartuletConvogliare nella quota capitaria le indennità oggi percepite dai medici di famiglia consentirebbe di uniformare le cure primarie da Nord a Sud limando le diseguaglianze oggi esistenti a svantaggio dei cittadini di alcune regioni. Pierluigi Bartoletti, vicesegretario vicario Fimmg, intervistato in video da Doctor33 e spiega un aspetto chiave della "proposta di riforma delle cure primarie" con cui il suo sindacato risponde alle regioni e al loro intento di portare il medico di famiglia a dipendenza o all'accreditamento. Ma Bartoletti alle regioni lancia innanzi tutto un'accusa: è stata la grande differenza tra sistemi sanitari e medicine territoriali a fare del Covid quel mostro che prima ha ucciso dei medici e poi ha fatto della categoria un bersaglio facile rispetto a inefficienze delle giunte e delle Asl.
«Dal federalismo in poi l'Italia ha visto crescere d'importanza i servizi sanitari regionali, e in pandemia le differenze di accesso ai servizi da una regione all'altra si sono viste. La diseguaglianza ha favorito il diffondersi dell'epidemia. Non stiamo dicendo che non ci va bene il federalismo ma ci dev'essere un'unica medicina generale. In un sistema in sofferenza, non ci chiamiamo fuori dalle responsabilità ma diciamo che a maggior ragion la medicina generale va usata come collante per il Paese, favorendo un criterio unico di accesso al Ssn e colmando le diseguaglianze esistenti». Nel documento Fimmg sottolinea che la medicina generale è un livello essenziale di assistenza. «Fin qui i "Lea" per ogni cittadino era avere un medico di famiglia ma se non dettaglio i servizi di questo medico, che diventano l'elemento unificante, ogni regione si organizza in varie forme e ogni forma determina i suoi risultati. Di fronte al Covid, il Lazio dove c'era sintonia tra noi e l'assessorato ha preso in mano la situazione, la Lombardia dove il medico di famiglia era stato connotato per la gestione delle cronicità non lo ha fatto bene e l'ha pagata, il Veneto che concepisce la medicina generale come medicina di cure integrate l'ha pagata meno. Nel Piano nazionale di Ripresa e resilienza manca la consapevolezza che nel 1978 eravamo usciti dalle mutue per superare le difformità d'accesso alle cure, con la riforma si dava un medico a tutti gli italiani; con le case di comunità al cittadino si toglie il riferimento del medico e gli si dà un palazzo, ma chi fa simili proposte disorienta innanzi tutto i medici, non è il massimo della vita combattere una pandemia incerti sul proprio futuro».
Quanto alla convenzione da superare con un contratto di dipendenza, «è un falso problema. In realtà, vanno definiti a monte gli obiettivi della medicina generale e dopo a seconda degli obiettivi si capirà se va adottato un sistema longitudinale di assistenza come il nostro attuale, che ha tenuto malgrado i piani di rientro, o se cambiare. Noi diciamo che è possibile tenere l'attuale modello, conferendo al medico autonomia organizzativa per svolgere funzioni definite legate ai Lea, e in tal caso possiamo diventare quell'elemento unificante che oggi non c'è. Non è il Mmg il livello di assistenza ma lo sono i suoi servizi, da definire nel contratto». Ma come deve cambiare la convenzione per Fimmg? «Oggi la nostra busta paga è una pagina di sigle poco comprensibili, la quota capitaria nazionale è identica dal 1978: il nostro assistito è calcolato al medesimo costo ma sono passati 43 anni. È folle. Altri sistemi, come l'ospedale, utilizzano indicatori o Drg aggiornati. Le quote capitarie sono state aggiornate introducendo indennità legate al livello regionale di contrattazione. Se la convenzione nazionale garantisce parte dei compensi, per il resto le regioni ricche fin qui hanno negoziato con i medici indennità più pesanti, altre non hanno negoziato nulla perché erano in piano di rientro. Ci sono state medicine di famiglia di serie A, B e C. Oggi serve un investimento aggiuntivo per modificare la distribuzione delle risorse, servono una quota nazionale ed una regionale legata ai servizi offerti dal medico. Esempio: per la segretaria percepiamo un contributo pari al 30% del costo. Ma la segretaria svolge un servizio di accoglienza, da standardizzare a livello nazionale, magari ruota in un centralino VOIP h24. Le regioni dovrebbero convertire le indennità in una quota capitaria riconoscendo in tutta Italia uno stesso costo di base per il servizio pesato sui cittadini. Questo significa convertire le indennità regionali in livelli standard di assistenza, e colmare le differenze tra regioni. Secondo noi, si può definire un livello standard di prestazioni connesse con il Lea della medicina generale, nazionali, non derogabili, coerenti con i nostri compiti. Se al contrario ogni regione fa cose diverse, tutto diventa difficile; purtroppo, il PNRR tutto fa tranne conferire unità al paese». Bartoletti aggiunge che il carico clinico è inversamente proporzionale a quello burocratico, se cresce il primo il secondo crolla.

«Nel Lazio abbiamo sostenuto il tampone in studio di fronte a colleghi che lo vedevano come problema. Per noi è un'alternativa alla burocrazia: prima dovevo prescrivere la richiesta al paziente che mi chiamava, fare segnalazione di isolamento all'Asl, attendere il referto dall'assistito, se era positivo dovevo segnalare la messa in isolamento. Ora molti passaggi si eliminano, il positivo lo segnalo all'Asl, se il campione è negativo la pratica si chiude. E la burocrazia scende al tasso della prevalenza del virus». Per venirsi incontro tra regioni e medici urge in definitiva capire che il Covid s'è affrontato meglio dove si è curata di più la community care che la patient care. «Se con la casa della comunità puntiamo tutto su una sorta di ospedale di serie B, anziché la community care che ci prefiggevamo costruiamo una filiera assistenziale lunga con strutture intermedie che rischiano di generare ulteriore confusione. Non va bene. Prima di definire l'operatività del modello vogliamo parlare di scenari con le regioni? Nessuno scandalo se ci privatizzano - dice Bartoletti - ma si prenda atto di come in Spagna e Portogallo con le case di comunità il settore privato è esploso e la sanità pubblica ha perso appeal. In Italia molti giovani stanno finendo il corso triennale in medicina generale e già dicono che non copriranno carenze ma si specializzeranno altrove perché questo lavoro non ha più attrattive, e chi è ambizioso o va all'estero o punta all'ospedale pubblico o privato. Credo non sia scontato che nelle regioni si troveranno i dipendenti da mettere nelle case di comunità».




PNRR: Bartoletti (Fimmg): rivedere quota capitaria per la medicina generale ecco come intendo la riforma delle cure primarie (2)

bartuletConvogliare nella quota capitaria le indennità oggi percepite dai medici di famiglia consentirebbe di uniformare le cure primarie da Nord a Sud limando le diseguaglianze oggi esistenti a svantaggio dei cittadini di alcune regioni. Pierluigi Bartoletti, vicesegretario vicario Fimmg, intervistato in video da Doctor33 e spiega un aspetto chiave della "proposta di riforma delle cure primarie" con cui il suo sindacato risponde alle regioni e al loro intento di portare il medico di famiglia a dipendenza o all'accreditamento. Ma Bartoletti alle regioni lancia innanzi tutto un'accusa: è stata la grande differenza tra sistemi sanitari e medicine territoriali a fare del Covid quel mostro che prima ha ucciso dei medici e poi ha fatto della categoria un bersaglio facile rispetto a inefficienze delle giunte e delle Asl.
«Dal federalismo in poi l'Italia ha visto crescere d'importanza i servizi sanitari regionali, e in pandemia le differenze di accesso ai servizi da una regione all'altra si sono viste. La diseguaglianza ha favorito il diffondersi dell'epidemia. Non stiamo dicendo che non ci va bene il federalismo ma ci dev'essere un'unica medicina generale. In un sistema in sofferenza, non ci chiamiamo fuori dalle responsabilità ma diciamo che a maggior ragion la medicina generale va usata come collante per il Paese, favorendo un criterio unico di accesso al Ssn e colmando le diseguaglianze esistenti». Nel documento Fimmg sottolinea che la medicina generale è un livello essenziale di assistenza. «Fin qui i "Lea" per ogni cittadino era avere un medico di famiglia ma se non dettaglio i servizi di questo medico, che diventano l'elemento unificante, ogni regione si organizza in varie forme e ogni forma determina i suoi risultati. Di fronte al Covid, il Lazio dove c'era sintonia tra noi e l'assessorato ha preso in mano la situazione, la Lombardia dove il medico di famiglia era stato connotato per la gestione delle cronicità non lo ha fatto bene e l'ha pagata, il Veneto che concepisce la medicina generale come medicina di cure integrate l'ha pagata meno. Nel Piano nazionale di Ripresa e resilienza manca la consapevolezza che nel 1978 eravamo usciti dalle mutue per superare le difformità d'accesso alle cure, con la riforma si dava un medico a tutti gli italiani; con le case di comunità al cittadino si toglie il riferimento del medico e gli si dà un palazzo, ma chi fa simili proposte disorienta innanzi tutto i medici, non è il massimo della vita combattere una pandemia incerti sul proprio futuro».
Quanto alla convenzione da superare con un contratto di dipendenza, «è un falso problema. In realtà, vanno definiti a monte gli obiettivi della medicina generale e dopo a seconda degli obiettivi si capirà se va adottato un sistema longitudinale di assistenza come il nostro attuale, che ha tenuto malgrado i piani di rientro, o se cambiare. Noi diciamo che è possibile tenere l'attuale modello, conferendo al medico autonomia organizzativa per svolgere funzioni definite legate ai Lea, e in tal caso possiamo diventare quell'elemento unificante che oggi non c'è. Non è il Mmg il livello di assistenza ma lo sono i suoi servizi, da definire nel contratto». Ma come deve cambiare la convenzione per Fimmg? «Oggi la nostra busta paga è una pagina di sigle poco comprensibili, la quota capitaria nazionale è identica dal 1978: il nostro assistito è calcolato al medesimo costo ma sono passati 43 anni. È folle. Altri sistemi, come l'ospedale, utilizzano indicatori o Drg aggiornati. Le quote capitarie sono state aggiornate introducendo indennità legate al livello regionale di contrattazione. Se la convenzione nazionale garantisce parte dei compensi, per il resto le regioni ricche fin qui hanno negoziato con i medici indennità più pesanti, altre non hanno negoziato nulla perché erano in piano di rientro. Ci sono state medicine di famiglia di serie A, B e C. Oggi serve un investimento aggiuntivo per modificare la distribuzione delle risorse, servono una quota nazionale ed una regionale legata ai servizi offerti dal medico. Esempio: per la segretaria percepiamo un contributo pari al 30% del costo. Ma la segretaria svolge un servizio di accoglienza, da standardizzare a livello nazionale, magari ruota in un centralino VOIP h24. Le regioni dovrebbero convertire le indennità in una quota capitaria riconoscendo in tutta Italia uno stesso costo di base per il servizio pesato sui cittadini. Questo significa convertire le indennità regionali in livelli standard di assistenza, e colmare le differenze tra regioni. Secondo noi, si può definire un livello standard di prestazioni connesse con il Lea della medicina generale, nazionali, non derogabili, coerenti con i nostri compiti. Se al contrario ogni regione fa cose diverse, tutto diventa difficile; purtroppo, il PNRR tutto fa tranne conferire unità al paese». Bartoletti aggiunge che il carico clinico è inversamente proporzionale a quello burocratico, se cresce il primo il secondo crolla.

«Nel Lazio abbiamo sostenuto il tampone in studio di fronte a colleghi che lo vedevano come problema. Per noi è un'alternativa alla burocrazia: prima dovevo prescrivere la richiesta al paziente che mi chiamava, fare segnalazione di isolamento all'Asl, attendere il referto dall'assistito, se era positivo dovevo segnalare la messa in isolamento. Ora molti passaggi si eliminano, il positivo lo segnalo all'Asl, se il campione è negativo la pratica si chiude. E la burocrazia scende al tasso della prevalenza del virus». Per venirsi incontro tra regioni e medici urge in definitiva capire che il Covid s'è affrontato meglio dove si è curata di più la community care che la patient care. «Se con la casa della comunità puntiamo tutto su una sorta di ospedale di serie B, anziché la community care che ci prefiggevamo costruiamo una filiera assistenziale lunga con strutture intermedie che rischiano di generare ulteriore confusione. Non va bene. Prima di definire l'operatività del modello vogliamo parlare di scenari con le regioni? Nessuno scandalo se ci privatizzano - dice Bartoletti - ma si prenda atto di come in Spagna e Portogallo con le case di comunità il settore privato è esploso e la sanità pubblica ha perso appeal. In Italia molti giovani stanno finendo il corso triennale in medicina generale e già dicono che non copriranno carenze ma si specializzeranno altrove perché questo lavoro non ha più attrattive, e chi è ambizioso o va all'estero o punta all'ospedale pubblico o privato. Credo non sia scontato che nelle regioni si troveranno i dipendenti da mettere nelle case di comunità».