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CORONAVIRUS: Scotti (Fimmg) possiamo vaccinare fino a 8 milioni di persone in 2 mesi

medfamigliaI medici di famiglia italiani sono in grado di vaccinare 8 milioni di persone in poco più di due mesi, come dimostra l'esperienza con la vaccinazione antinfluenzale di quest'anno. A fare i conti, per l'Adnkronos Salute, Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg): "Una stima su dati parziali, estrapolati dalle Regioni che hanno avuto meno problemi di forniture, in cui le dosi di vaccino antinfluenzale sono arrivate con più puntualità, indica che i medici hanno vaccinato tra 6 o 8 milioni di assistiti. E' una stima di massima, ma dà l'idea". "La medicina di famiglia di Bologna, per esempio, in una settimana ha fatto 200 mila vaccinazione antinfluenzali", dice Scotti. Numeri che mostrano "la potenzialità della medicina del territorio nella più grande campagna di vaccinazione di massa della nostra storia. Siamo un presidio fondamentale", conclude Scotti.

VACCINO: Fimmg impossibile per noi medici di famiglia vaccinare, siamo noi in coda per vaccinarci

vaccini3«Finchè tutti i medici di famiglia ed i pediatri di libera scelta non saranno vaccinati, è impossibile che questi possano essere coinvolti come vaccinatori anti-Covid perchè ciò rappresenterebbe un rischio sia per i medici sia per i cittadini». Lo afferma all'ANSA il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti. «Ad oggi - rileva - in molte regioni proprio i medici di base sono invece considerati tra le ultime linee nelle priorità per l'accesso all'immunizzazione».

VACCINO: Fimmg impossibile per noi medici di famiglia vaccinare, siamo noi in coda per vaccinarci (2)

vaccini3«Finchè tutti i medici di famiglia ed i pediatri di libera scelta non saranno vaccinati, è impossibile che questi possano essere coinvolti come vaccinatori anti-Covid perchè ciò rappresenterebbe un rischio sia per i medici sia per i cittadini». Lo afferma all'ANSA il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti. «Ad oggi - rileva - in molte regioni proprio i medici di base sono invece considerati tra le ultime linee nelle priorità per l'accesso all'immunizzazione».

ATTACCO MEDIATICO ALLA MEDICINA GENERALE: FIMMG, Voglia di protagonismo incosciente o progetto di una parte del palazzo?

telecomando"Stiamo assistendo da settimane, da parte di una serie di giornalisti anche cosiddetti "autorevoli", a una sequela di inesattezze e di notizie "per sentito dire" riguardo all'attività ed al ruolo dei medici di famiglia durante questa emergenza sanitaria per il COVID-19" dichiara Silvestro Scotti Segretario Nazionale FIMMG, la associazione più rappresentativa dei medici di Famiglia italiani.
"Questi signori, partendo da esperienze personali, forse, e nemmeno provate, perché, se lo fossero, loro, da cronisti seri, dovrebbero fare i nomi e cognomi e descrivere i casi, non generalizzare e allargare i concetti, offendono una intera categoria di oltre 40.000 medici che oltretutto, nelle difficoltà attuali, stanno dando il loro meglio e purtroppo in molti casi, troppi, fino alla morte, per dare il loro contributo di assistenza ai loro pazienti".
"Qualcuno diceva: beato il paese che non ha bisogno di eroi; ebbene secondo questi signori noi saremmo passati dagli eroi della prima ondata ai disertori della seconda, senza prove, senza processo ma solo attaccati con un qualunquismo da quattro amici di un salotto bene a farsi un apericena. Nessuna considerazione rispetto alla carenza dei dispositivi di protezione per questi medici, nessuna considerazione rispetto ai mancati investimenti per il personale (collaboratori e infermieri) che chiediamo da anni, nessuna considerazione per la media di età dei medici che compongono questa categoria figlia di una programmazione sbagliata da decenni, e da decenni da noi denunciata.
Nessuna considerazione per il fatto che i numeri dei positivi al COVID-19 assistiti sul territorio sono 542.849, in aumento esponenziale, non considerabili guariti per tutto il periodo di isolamento, ergo almeno 14 giorni, rispetto ai 30.000 circa ospedalizzati a vario titolo. 542.849 pazienti che ogni giorno contattano, e a volte più volte al giorno, il loro medico di famiglia, unico riferimento rispetto a numeri verdi regionali, numeri dei SISP etc. che, o sono spariti o non rispondono mai, mentre se noi a quel punto risultiamo occupati, per questi signori giornalisti non ci siamo.
Basterebbe riflettere sul fatto che anche un paziente asintomatico o paucisintomatico, ma positivo al COVID-19, è un paziente da assistere, da sostenere, da seguire sull'evoluzione clinica, psicologica, sociale, amministrativa, e per mille altri aspetti complicati dalla buro-sanità italiana, per capire di che pressione stiamo parlando. Una pressione a cui ogni giorno non ci sottraiamo, anche fuori dalle nostre competenze di orario o di giorno della settimana, come in questo momento sta facendo qualunque medico italiano e credo al mondo. Buro-sanità e anti-semplificazione, che hanno trovato la sua massima espressione grazie al COVID-19, per esempio, nelle certificazioni di malattia per quarantena o isolamento, che io medico di famiglia dovrei certificare solo dopo l'informativa del medico di sanità pubblica, che non avviene mai. Inviato il certificato, questo viene sospeso all'INPS da un altro medico che dovrà validarlo confrontandolo con il documento del medico di sanità pubblica che dovrebbe arrivare a me, a lui e al paziente, il quale rimane comunque responsabile di quel documento, se vorrà essere pagato, di fatto impegnando tre medici solo per soddisfare lo sport italico della burocrazia e lasciando alla fine il cerino in mano al paziente. E a chi si rivolge il paziente? Al suo medico di famiglia, unico tra i tre medici direttamente rintracciabile, che deve rassicurare il cittadino rispetto ad un suo diritto, il risarcimento reddituale, e sostenerlo in un suo dovere di autoisolamento. Ma questi non sono argomenti da apericena, non descrivono la drammaticità delle terapie intensive ma entrano nel vissuto quotidiano di centinaia di migliaia di cittadini impauriti non solo dalla crisi sanitaria ma anche da quella economico-sociale, e sono gli argomenti di quegli interessi "brutti, sporchi e cattivi". Ma tutti i numeri, i fatti descritti, gli impegni assunti con Regioni, Governo, per la medicina di famiglia italiana non contano, contano invece le opinioni di una strategia mediatica denigratoria che a questo punto ci chiediamo che scopo abbia".
"Forse vogliono spostare l'attenzione dei cittadini e minare la fiducia nei loro medici e evitare che si parli di altre responsabilità? Che il territorio avesse bisogno di "rilancio" era chiaro a tutti nelle fasi finali della prima ondata, e quindi? Dove sono stati investite risorse umane e economiche? Non certo nella medicina di famiglia, bensì in altri contesti della "cosiddetta" medicina territoriale che oggi nessuno cita né chiama in causa: stanno in silenzio e ben nascosti da questa discussione, altrimenti dovrebbero giustificare, insieme ai sostenitori dei modelli accentranti il territorio, il fallimento di quei modelli che invece qualcuno forse, e grazie a questo giornalismo di potere, vuole continuare a sostenere, perché nell'ideologismo è più importante credere in se stessi e nel proprio progetto che nella reale utilità per la collettività".
"Nonostante questi personaggi la Medicina Generale" conclude Scotti "va avanti a testa alta e continuerà nella sua attività come ha sempre fatto; se ci fosse qualcuno che non fa il proprio dovere va segnalato, nessuno di noi lo difenderà. Ma se poi qualcuno usa questi mezzi perché vuole eliminarla, anche attraverso un'incosciente azione di demotivazione, deve avere il coraggio di sostenerne la chiusura oggi e vedrà, se levato il nostro argine, cosa succederà del SSN. Basta chiacchiere da salotto e apericena radical chic, noi siamo pronti sempre e comunque a confrontarci sui fatti e soprattutto abbiamo da lavorare piuttosto che perderci in confronti di tale superficialità.
Concludiamo, perciò, proponendo noi un argomento di discussione: qualcuno di questi signori ci dica chi sta vaccinando gli italiani contro l'influenza, nei limiti di quello che ci viene fornito, e chi praticherà la vaccinazione di massa degli italiani nel tanto auspicato vaccino per il Covid-19, e mi sa che la vaccinazione a cinque metri non la possiamo fare, tantomeno disertando".

CORONAVIRUS: Tamponi antigenici, raggiunta l'intesa con la medicina generale. Scotti (FIMMG): Pronti ad assumerci ulteriori responsabilità, nel rispetto della sicurezza (il testo)

corona1rif thumb large300 300«In un momento drammatico come quello attuale la medicina generale non poteva, e non ha mai pensato, di tirarsi indietro. Abbiamo però preteso che i medici non siano mandati a combattere a mani nude, come purtroppo è accaduto nei mesi scorsi». Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG, commenta così l'accordo quadro raggiunto con il Governo per definire un ruolo ancor più centrale della medicina di famiglia nella lotta al Coronavirus.

Un accordo che FIMMG ha siglato nella consapevolezza di poter fare la differenza in vista dei prossimi mesi e che andrà presto declinato a livello regionale per dare immediata e concreta attuazione alle misure messe in campo. Due i nodi centrali dell'accordo quadro: i medici di medicina generale vengono chiamati ad eseguire i tamponi antigenici rapidi e si sbloccano i fondi destinati all'acquisto di apparecchiature diagnostiche per gli studi di medicina generale.

«Gli studi - rassicura Scotti - non diventeranno 'centri diagnostici'. Ciascun medico di famiglia sarà un punto di riferimento per i propri assistiti e potrà, in caso lo studio non lo consenta, effettuare i tamponi in strutture messe a disposizione dal proprio distretto. In modo particolare - chiarisce il segretario generale FIMMG - i tamponi antigenici saranno somministrati ai contatti stretti asintomatici, individuati dal medico di medicina generale oppure individuati e segnalati dal Dipartimento di Prevenzione. E sarà sempre il medico a decidere se effettuare il tampone antigenico a pazienti per i quali si sospetta un contagio. I tamponi antigenici saranno utili anche per i contatti stretti asintomatici allo scadere dei 10 giorni di isolamento, identificati in base a una lista trasmessa dal Dipartimento di Sanità Pubblica/Igiene e Prevenzione».

Grazie all'accordo quadro raggiunto con il Governo, i medici di medicina generale saranno dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari e saranno tenuti ad effettuare i tamponi antigenici solo a fronte di queste forniture. «Non si possono fare sconti sulla sicurezza dei colleghi - dice Scotti -, la medicina generale ha già pagato un tributo altissimo. Con questo accordo saremo invece in grado di assistere i pazienti in sicurezza, consapevoli che a prescindere dai tamponi con l'attuale circolazione del virus bisogna considerare ogni assistito un potenziale caso positivo».

L'accordo, che per evitare diseguaglianze per i cittadini non prevede volontarietà, stanzia per i medici le risorse necessarie ad assorbire la complessità organizzativa, necessaria premessa alle risorse che servono per il personale di studio. «Sarà fondamentale - ammonisce Scotti - che le regioni si muovano rapidamente per declinare su base territoriale quanto previsto dall'accordo quadro, contemplando oltre alla fornitura di dispositivi di protezione individuale anche le fragilità di ciascun medico. Anche su questo aspetto, infatti, abbiamo preteso la massima attenzione. L'auspicio è che questo sia un primo passo verso la creazione di una medicina di famiglia sostenuta dall'apporto di strumentazioni e personale, recuperando subito negli AIR i dieci milioni di euro per il personale ancora fermi del decreto cosiddetto Rilancio, così che si possa arrivare a rafforzare in tempi rapidi la rete territoriale troppo a lungo trascurata».

IL TESTO DELL'ACCORDO

CORONAVIRUS: Bartoletti (Fimmg), I medici sono "affumicati" nessuno strumento per visitare a casa , non è possibile far venire in ambulatorio chiunque abbia i sintomi.

coronaITALIA thumb250 250 Non ci sta a far passare per irresponsabili gli italiani il vice segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Pier Luigi Bartoletti. E lo dichiara in un intervista sull'agenzia giornalistica SIR
"La realtà – dice - è che un virus che non si conosce. Non è un raffreddore a differenza di quello che diceva qualcuno a marzo". Sulla diatriba che ha investito il Comitato tecnico scientifico, vale a dire palestre chiuse o aperte, Bartoletti è chiaro: "Aperte ma in sicurezza. La priorità è non ingolfare il sistema. Abbiamo iniziato a fare tanti tamponi ma dobbiamo chiederci se le cose vadano meglio o peggio. A me sembra peggio". "La situazione è preoccupante ma i numeri dicono che rispetto al resto d'Europa siamo un'isola felice perché abbiamo mantenuto il rigore". Non ci sta a far passare per irresponsabili gli italiani il vice segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Pier Luigi Bartoletti. "La realtà – dice – è che un virus che non si conosce. Non è un raffreddore a differenza di quello che diceva qualcuno a marzo". Sulla diatriba che ha investito il Comitato tecnico scientifico, vale a dire palestre chiuse o aperte, Bartoletti è chiaro: "Aperte ma in sicurezza. La priorità è non ingolfare il sistema. Abbiamo iniziato a fare tanti tamponi ma dobbiamo chiederci se le cose vadano meglio o peggio. A me sembra peggio. Facciamo l'esempio della scuola: il sistema pubblico rischia di collassare se si continua a mettere in quarantena cinquanta classi per cinque sospetti positivi. Il tracing (il sistema di tracciamento, ndr) non ce la fa, diventa ingestibile. Prima non avevamo una strategia chiara. Ora non è più una guerra campale. Bisogna fare una selezione su dove intervenire". "La chiusura delle scuole per i casi verificati ha prodotto un aumento della richiesta di tamponi, il blocco di alcuni laboratori e generato ansia nella popolazione nonostante il problema sia fuori dagli istituti". Vuol dire che la colpa è della movida? "No, attenzione a non incolpare i giovani – risponde -. Anche i genitori sbagliano. Continuano a fare feste per i figli". Per il rappresentante dei medici di medicina generale in questo momento in Italia c'è molto fumo e poco arrosto sul fronte del contenimento dei contagi. "E noi medici siamo affumicati", ironizza Bartoletti. "Anche per andare a visitare a casa non abbiamo ancora nessuno strumento". A chi come Alberto Zangrillo, responsabile della rianimazione del San Raffaele, in un'intervista al Corriere della Sera chiede ai medici di medicina generale di fare diagnosi tempestive, Bartoletti risponde con l'esperienza vissuta quotidianamente: "Non è possibile far venire in ambulatorio chiunque abbia i sintomi. Lavoriamo molto al telefono per capire la sintomatologia e le eventuali occasioni di contagio del paziente. Rispondiamo oltre dodici ore al giorno, cercando di ascoltare tutti e offrendo allo stesso tempo i vaccini antinfluenzali e l'assistenza ai cronici". La preoccupazione però che dovrebbe allarmare adesso, riguarda i prossimi mesi: "Gli ospedali saranno interessati anche da altre patologie legate ai mesi invernali. È presumibile allora che ci sarà una sofferenza dei posti letto. Nella regione Lazio per esempio sono stati implementati i drive in, gli alberghi per i pazienti Covid dimessi, i posti di rianimazione. Ma manca ancora un pezzo: aumentare gli interventi domiciliari attraverso la formazione dei medici, il telemonitoraggio e le attrezzature per la diagnosi. A marzo abbiamo richiesto di avere apparecchiature per il monitoraggio domiciliare. Le dobbiamo ancora ricevere". Per quanto riguarda il capitolo vaccini contro l'influenza Bartoletti osserva che non tutte le Regioni si siano attrezzate per tempo. "Chi era abituato a fare le gare d'acquisto a luglio non ha pensato di anticipare", ricorda. Solo che l'annata è del tutto particolare, "Alcuni hanno continuato a credere che la situazione sia ordinaria ma non lo è e si sono ritrovati in difficoltà". Anche se in ritardo, sembra che comunque la macchina della vaccinazione stia partendo. Solo nel Lazio, per ora i numeri di coloro che si sono vaccinati sono altissimi: "Già 200mila dosi sono state somministrate pari al 30% della campagna dello scorso anno", evidenzia Bartoletti che è anche segretario della Federazione del Lazio. "Ogni medico – aggiunge – oltre ai pazienti inseriti nelle fasce a rischio può richiedere una maggiorazione per vaccinare anche coloro che sono a contatto con chi è più fragile. Alle farmacie per la vendita è stato destinato solo l'1,5% delle dosi, il 4% nella regione Lazio".

LEGG L'intervista sull'Agenzia SIR
https://www.agensir.it/italia/2020/10/21/bartoletti-fimmg-si-ad-assistenza-domiciliare-ma-equipaggiati/

SPECIALE CONGRESSO FIMMG : le interviste e e opinioni del 77° Congresso Nazionale Fimmg

hIn una pagina le registrazioni delle interviste e opinioni del 77° Congresso Nazionale Fimmg che si è svolto dal 5 al 10 Ottobre a Villasimius per rivivere i momenti salienti

VAI ALLO SPECIALE

LAVORO FRAGILE: Omceo di Roma non è di competenza del Medico di famiglia la certificazione ma del Medico competente risposta dopo interpello Fimmg

corona1rifDopo la segnalazione dei giorni scorsi da parte della Fimmg all'Ordine dei Medici di Roma su di una richiesta proveniente dal Comune di Roma di certificazione sul lavoro fragile , ( Leggi qui ) è arrivata la risposta in cui si ribadiscono i concetti gia' da noi espressi ovvero che :

1) La certificazione per il lavoro fragile non spetta al Medico di Famiglia ma il medico competente
2) Che il Medico di famiglia puo' eventualmente produrre certificato anamnestico con le patologie
3) Che il medico di famiglia non puo' rifiutarsi di produrre quest'ultimo per motivi deontologici
4) Che l'atteggiamento del Comune di Roma nel richiederlo è censurabile perché documentazione non necessaria.

Oltretutto l'Ordine pone anche un probabile problema dal punto di vista della Privacy tra cittadino e amministrazione.

Sarà quindi solo il medio competente nell'esercizio delle sue funzioni e alla luce del DVR a verificare ed accertare e certificare l'idoneità' al lavoratore alla specifica mansione in sede assuntiva e pre-assuntiva IL IL

 

VACCINO ANTINFLUENZALE: Scotti (Fimmg) Siamo già in ritardo

Vaccino-antinfluenzale thumb other250 250«Il vaccino rischia di diventare quello che sono state le mascherine e i guanti» a inizio epidemia, spiega senza mezzi termini Silvestro Scotti, intervistato dal quotidiano Il Resto del Carlino sulla vaccinazione antinfluenzale. «Sono stato il primo a dirlo. Era il 5 aprile e ho sollecitato tutte le Regioni a fare le gare per aggiudicarsi le dosi di vaccino, alcune si sono messe avanti, come ad esempio Lazio, Campania e Puglia, altre sono rimaste indietro, come la Lombardia che ha provveduto solo a giugno, e altre ancora forse dovranno essere coperte dalle eccedenze delle altre Regioni. È importante avere un monitoraggio per sapere quante sono le quote vaccinali che arrivano nel paese, il numero di dosi vaccinali». Il rischio è, appunto, che anche un cittadino in buona salute che si è sempre vaccinato abbia difficoltà a farlo perché mancano le dosi da acquistare in farmacia (da farsi poi iniettare dal medico di base). A complicare la situazione c'è il fattore tempo. Secondo i medici di famiglia nessuna regione avrà concretamente a disposizione i vaccini «se non dalla terza settimana di ottobre». «È tardi, bisogna anticipare tutto a fine settembre», osserva Scotti, perché in tempi di Coronavirus la vaccinazione anti-influenzale non sarà più come prima. Da dimenticare le sedute di vaccinazioni con trenta, quaranta pazienti per volta - basti pensare, dati della Fimmg, che su 10 milioni di vaccinazioni in Italia 6-7mila sono fatte dai medici di famiglia -, si dovranno osservare le distanze e i divieti di assembramento. Certo è, spiegano gli epidemiologi, che la produzione di vaccini non può essere aumentata di tanto in poco tempo. Non sarà possibile quindi espandere all'infinito il numero di dosi in circolazione.

CORONAVIRUS: Sierologico, rendicontazione screening scuola, FIMMG No ad inutili lungaggini burocratiche

medici-a-nerola«Sarebbe assurdo sottrarre tempo agli assistiti per rendicontare due volte lo stresso dato, se il Covid ci ha insegnato qualcosa è che il Sistema sanitario ha bisogno di procedure snelle e non di inutili e farraginosi cicli burocratici». Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG, interviene con decisione su un caso sollevatosi in varie Regioni e Aziende Sanitarie lungo tutto lo stivale. «Molti medici di medicina generale e dirigenti regionali della Fimmg - spiega Scotti - stanno ricevendo una richiesta discutibile, gli viene chiesto di rendicontare anche l'esito dei test sierologici negativi per rispondere ad un fantomatico "debito informativo" che la Regione ha con il Ministero. Meglio essere chiari sin da subito, i medici di medicina generale iscritti alla Fimmg non rendiconteranno due volte lo stesso dato; quando abbiamo inviato i risultati sui test fatti al Sistema TS o sistemi regionali e attivato il tampone per i pazienti con sierologico positivo basta fare una sottrazione e le ASL sapranno i negativi, tutti i dati viaggiano collegati ai codici fiscali quindi età e genere sono facilmente ricavabili autonomamente dai servizi delle ASL. Non ci chiedano di farlo, perché significherebbe solo sottrarre tempo agli assistiti e scaricare ancora una volta le esigenze di un'amministrazione lenta e pesante sulla nostra categoria e, a cascata, sui cittadini».
Le motivazioni di FIMMG sono legate ad una procedura chiarita in occasione dell'annuncio della disponibilità sui tavoli tecnici nazionali, che prevede tutto quanto necessario per consentire una corretta fruizione dei dati epidemiologici e, oltretutto, dati validati e non eccedenti secondo le richieste del garante della privacy. I medici di medicina generale che stanno già eseguendo i test, infatti, comunicano già in tempo reale al Sistema TS tutti i test che effettuano corredati di tutti gli elementi identificativi. Inoltre, segnalano agli organi competenti delle ASL l'eventuale soggetto che dovesse risultare positivo. «Ripeto, correlando i due dati (totale dei test inviato al Sistema TS e soggetti e numero dei positivi comunicati al vostro DPS) - prosegue il segretario generale Scotti - non è difficile ricavare tutte le informazioni per le quali viene richiesta ora una seconda rendicontazione. Le procedure richieste appaiono non solo inutilmente vessatorie nei confronti di professionisti che per puro senso civico hanno liberamente deciso di aderire volontariamente e gratuitamente a un'iniziativa nazionale e regionale indispensabile per consentire la riapertura delle scuole, ma potrebbero addirittura far pensare ad una volontà di disincentivare la partecipazione dei medici di medicina generale all'esecuzione in prima persona dei test sierologici».
Proprio per raccogliere tutte le criticità operative e organizzative che dovessero presentarsi nel percorso di effettuazione dei test al personale scolastico, Fimmg nazionale rende disponibile da oggi l'indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Uno strumento in più per gli iscritti di FIMMG che si impegna a portare tempestivamente all'attenzione delle istituzioni (Ministero della salute e Commissario straordinario per l'emergenza) ogni criticità; Ministro della salute e Commissario che hanno già espresso apprezzamento per questa iniziativa e la loro piena volontà di intervento per correggere diciamo così "interpretazioni eccedenti". Nella mail di segnalazione, oltre i riferimenti di chi scrive, vanno indicati Asl e Distretto di appartenenza e allegata eventuale documentazione.

CORONAVIRUS: Scuola, Giacomo Caudo (Fimmg) "I medici di famiglia si rifiutano di effettuare i test sierologici? È una bufala"

caudo2"È una bufala la notizia che alcuni medici di famiglia si siano rifiutati di effettuare i test sierologici. Io rispondo per la Fimmg, ma esistono invece delle organizzazioni sindacali minoritarie che hanno scelto di non aderire all'iniziativa e, quando si parla dei medici di medicina generale, purtroppo, non si fa una differenziazione tra le varie sigle". Lo chiarisce Giacomo Caudo, presidente della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg), in un intervista ALL'AGENZIA DIRE rispondendo alle accuse lanciate sui media da alcuni componenti del personale scolastico, chiamato a effettuare i test prima della riapertura delle scuole. "In tutto questo- sottolinea il presidente- vedo una certa pretestuosità. Che differenza c'è tra una vaccinazione antinfluenzale e un test sierologico? Anzi, la prima è addirittura più complessa, perché iniettiamo una sostanza nell'organismo che potrebbe avere, raramente, delle reazioni. Con il test non facciamo nulla, solo un buchino dove esce una goccia di sangue e in più, vengono forniti camici, mascherine e guanti. È pretestuoso cercare giustificazioni di questo genere. La polemica in questi casi non serve- conclude Caudo- è necessaria la collaborazione per portare avanti un progetto che noi riteniamo meritevole di essere sostenuto".
"Quando non c'è la volonta, spesso, ci si attacca anche a piccole criticità di natura organizzativa", prosegue il presidente della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg). In molti, tra personale docente e Ata, hanno lamentato la scarsa disponibilità e la poca informazione dei medici di famiglia, oltre alla mancanza dei kit per effettuare i test. "I medici di famiglia della Fimmg- precisa Caudo- hanno dato la loro disponibilità. Gli insegnanti devono essere adeguatamente informati e anche loro devono condividere la volontà a partecipare. Bisogna sapere- continua- che dietro ai test sierologici c'è un'organizzazione piramidale. L'Asp (Azienda sanitaria provinciale) mette a disposizione i Kit e i dispositivi di protezione individuale forniti dalla Protezione civile. Successivamente l'Asp deve effettuare una distribuzione capillare nei vari distretti. Tutta questa organizzazione può creare delle criticità- spiega il presidente Fimmg- e chi non è pienamente convinto di fare il test si insinua, addossando spesso colpe agli altri". Secondo il presidente della Federazione italiana dei medici di famiglia la riapertura delle scuole "ha un'importanza fondamentale per il nostro Paese. Sappiamo anche che- prosegue- potrebbe essere il luogo più pericoloso per la diffusione del virus. Per questo- conclude- sapere, con il test sierologico, se abbiamo avuto una presenza significativa del Covid nella scuola ci può dare delle indicazioni sulle strategie da utilizzare".
 
 

CONSIGLIO NAZIONALE FIMMG: Mozione Finale del : 11/07/2020

consiglionazionale3Il Consiglio Nazionale della FIMMG riunito in videoconferenza in data 11 luglio 2020, sentita la relazione del Segretario Generale Nazionale, Silvestro Scotti,
la approva.

Il Consiglio Nazionale,

in previsione della proroga dello stato di emergenza pandemica oltre il 31 luglio, ritiene fondamentale affermare che ormai l'infezione da COVID-19 è diventata un'endemia, pertanto la medicina territoriale e in primo luogo la medicina generale restano le vere e centrali sentinelle per il controllo di un'infezione endemica, ovvero una infezione con cui convivere le nostre quotidianità, e che richiede un approccio assistenziale diverso da quello utilizzato per affrontare la pandemia, che, se già ha mostrato nell'approccio assistenziale le sue limitazioni e criticità nei primi mesi di emergenza, ancora di più ne avrebbe nell'attuale contesto.

Sottolinea e rivendica il ruolo insostituibile del medico di medicina generale, forte del rapporto fiduciario basato sulla libera scelta del cittadino, e diffida da chi propone figure sanitarie o silos organizzativi alternativi o in contrapposizione o in sostituzione e non nella necessaria integrazione che porti alla attuazione del microteam come unità organizzativa assistenziale del territorio.

Sostiene tutti i livelli locali di FIMMG nell'informazione della cittadinanza sulle condizioni di non sicurezza in cui rischiano di versare gli ambulatori della medicina generale ed ad attivare tutte le azioni fino alle denunce alle autorità competenti e allo sciopero, se necessario, rispetto alla parziale o superficiale applicazione del decreto Cura Italia in riferimento alla fornitura dei DPI ai Medici di Medicina Generale, forniti, ove raramente succede, senza coerenza con la programmazione delle attività ambulatoriali, domiciliari e di prevenzione, in particolare per le vaccinazioni, che potrebbero essere nuovamente interrotte in caso di focolai o nuove zone rosse.

Il Consiglio Nazionale

guarda con preoccupazione ad alcune visioni funzionariali di sviluppo delle USCA, utili per la gestione domiciliare dei pazienti COVID in collaborazione con i medici di medicina generale ma mai sostitutive delle loro specifiche funzioni, a partire da quelle della Continuità Assistenziale, auspicando invece che rientrino nella cornice contrattuale della medicina generale come base della discussione sulla evoluzione verso un ruolo unico, come oltretutto previsto dalle leggi; richiede pertanto l'immediata definizione di un atto di indirizzo da parte delle Regioni sui temi di immediata necessità per dare corpo contrattuale ai disposti normativi, come si deve nella democrazia delle relazioni sindacali, in assenza del quale dà disponibilità al Segretario di poter attivare prerogative quali lo stato di agitazione fino allo sciopero.

Plaude all'iniziativa del Segretario e dell'Esecutivo Nazionale che ha sostenuto la formulazione ed entrata in vigore del decreto Liquidità, in relazione all'articolo 38, che ha finalmente garantito l'adeguamento della quota capitaria e oraria al 2018 e l'erogazione dei relativi arretrati, sottolineando al contempo la necessità che la medicina generale rinforzi la propria capacità di relazionarsi con il mondo digitale, che si sta rapidamente definendo in tutti i sistemi del servizio sanitario nazionale, attraverso una piattaforma quale quella proposta da NetmedicaItalia che risponda alle specifiche esigenze professionali dei medici ad interposizione tra i singoli gestionali e i portali della pubblica amministrazione.

Rifiuta che indispensabili logiche di lockdown e distanziamento sociale, utili alla riduzione della infezione da COVID-19, stiano creando la apparente giustificazione di un lockdown e distanziamento contrattuale e negoziale tra le parti, con la sospensione delle trattative nazionali, regionali ed aziendali a favore di atti dirigenziali unilaterali da parte delle direzioni e del funzionariato di parte pubblica, sostenendo che la ripresa delle relazioni tra le parti sia l'unica strada per affrontare le sfide legate all'endemia e ad ogni altro tema che di volta in volta riguarda la nostra area professionale.

Si impegna a mettere in atto ogni iniziativa informativa all'interno di FIMMG al fine di trasmettere e rendere evidente ai livelli periferici l'incessante lavoro sui tavoli istituzionali, legislativi, politici e dell'informazione mediatica che il Sindacato sta portando avanti in questi mesi a partire dagli organismi apicali e in condivisione con tutto il Consiglio, al fine di realizzare quella "collegialità responsabile" e informata indispensabile per la piena partecipazione dei nostri iscritti ad ogni progetto affrontato.

In particolare, ritiene fondamentale che la responsabilità progettuale sia condivisa anche trasversalmente con il confronto e supporto ai Settori, che devono diventare protagonisti della rielaborazione di un disegno progettuale della medicina generale del futuro che verrà proposto al prossimo Congresso Nazionale.

Denuncia con sdegno la mancata indennità assicurativa per i familiari dei medici di medicina generale deceduti a causa del COVID-19, in contrasto con quanto interpretato per i dipendenti dall'INAIL che allarga il concetto di infortunio sul lavoro o malattia professionale all'infezione da coronavirus; da mandato alla commissione AssiPre, nell'ambito del tavolo paritetico istituito dall'ENPAM, di trovare soluzioni anche rinegoziando le condizioni contrattuali che assimilino i trattamenti dei nostri medici e quelli dei loro superstiti a quelli dei dipendenti.

Denuncia e impegna il Segretario alle giuste proteste nei confronti del Presidente del Consiglio e dei Ministeri della Salute, del Lavoro e dell'Economia, circa il rigetto della delibera ENPAM per l'aumento dell'allineamento previdenziale oltre i dieci anni per i superstiti dei medici morti per Covid-19 (Delibera Marcello Natali).

Sostiene con forza che non saranno accettati ulteriori rinvii alla pubblicazione da parte delle Regioni del bando per il Corso di Formazione in Medicina Generale (CFSMG) 2020-2023, che dovrà realizzarsi entro le prossime settimane, e all'inizio del triennio del CFSMG 2019-2022, da far partire entro il 1° settembre e, seppur sottolineando positivamente l'incremento di 20 milioni di € delle borse di studio per il CFSMG a partire dal 2021, ricorda che per sostenere il ricambio generazionale e ridurre il rischio di carenza di medici previsto da tutte le proiezioni, l'investimento minimo per avere in equilibrio generazionale la medicina generale è pari ad almeno 40 milioni di € fino al 2030.

Assume l'impegno prioritario a progettare con i nuovi medici di famiglia, in coerenza con quanto proposto dal Presidente dell'ENPAM Alberto Oliveti, un concreto "scambio generazionale" attraverso un patto professionale che affronti le nuove sfide attraverso le nuove tecnologie, senza rinunciare ai cardini fondamentali su cui si fonda la nostra storia e identità sindacale.

Denuncia, inoltre, lo stato di difficoltà di un intero settore, quello dei medici fiscali, che vedono ancora bloccate le loro attività e conseguentemente il loro reddito, e chiede la ripresa immediata, con i dovuti protocolli di sicurezza per gli operatori, delle funzioni della medicina fiscale INPS ancora oggi inspiegabilmente bloccata in tutte le Regioni.

Il Consiglio Nazionale

ritiene strategica, per il ritorno alla normalità durante un periodo di endemia, l'utilizzo di sistemi di tracciabilità e promuove verso gli iscritti la campagna FIMMG di sensibilizzazione nell'uso dell'App Immuni da parte dei medici di famiglia e dei loro pazienti attraverso l'affissione del manifesto nelle sale d'attesa e la divulgazione sui social delle immagini e dei video scaricabili sul sito FIMMG;

da mandato al Segretario di aderire al progetto previsto dal Governo per la riapertura delle nostre scuole, grazie a screening sierologici del personale docente e non delle scuole primarie e secondarie italiane, attraverso test forniti e validati dalle autorità sanitarie, ritenendo centrale il ruolo dei Medici di Medicina Generale che potrebbero essere determinanti alla ripartenza della scuola, conseguentemente della didattica e del miglioramento culturale della popolazione, miglioramento che è la base di cui un paese in salute ha bisogno se vuole sviluppare azioni di empowerment del cittadino.

La diagnostica non potrà però essere solo quella "sierologica" e per la scuola, ma si richiama il Ministero della Salute a fare in modo che tale progetto rientri all'interno del più ampio progetto di potenziamento della capacità diagnostica di primo livello negli studi della Medicina Generale, cosi come prevista dalla legge di bilancio del 2019, consolidando immediatamente l'impegno dei 236 milioni di euro per la diagnostica negli studi medici di famiglia; si richiede allo scopo, a questo punto con forza, una ordinanza del Ministero della salute che metta insieme le due possibilità. Appare necessario infatti a questo punto che alla responsabilità mostrata dalla medicina di famiglia verso la scuola corrisponda una pari responsabilità da parte delle Istituzioni, Ministero e Regioni, visto il fermo a dieci mesi dall'approvazione della legge di bilancio, viste anche le conseguenze dell'endemia sulle liste d'attesa e sulle visite e prestazioni di secondo livello; la Medicina Generale ha volontà di partecipazione a soluzioni strutturali e non a fare da "tappabuchi".

Il Consiglio Nazionale

si raccomanda al Paese, alle Istituzioni, ai medici di medicina generale tutti sul fatto che abbiamo solo poco più di due mesi per prepararci: se entro settembre come Organizzazione Sindacale non vedremo risolte le criticità che più volte abbiamo denunciato, compreso oggi, attraverso decisioni che finalmente affermino il nostro ruolo, con o senza Covid inizieremo a ridurre la nostra disponibilità, più che dimostrata in questo periodo, e organizzeremo un autunno di lotta sindacale contro tutte le azioni che si attiveranno in conseguenza del decreto Rilancio e che non rilancino il territorio ma rilancino le politiche dei silos, impedendo la reale collaborazione multiprofessionale nei nostri ambulatori e al domicilio dei nostri pazienti.

Approvata all'unanimità

CORONAVIRUS,: nessun risarcimento a medici di famiglia e farmacisti morti per Covid-19 Fimmg "ci sono eroi ed eroi."

coronavirus ospedale Fg thumb large300 300Le compagnie assicurative non riconoscono l'infezione come incidente sul lavoro, pertanto chi non è iscritto all'Inail o non ha una copertura sulle malattie, non ha diritto ad alcun indennizzo, a differenza dei medici di ospedale. Le compagnie assicurative private , infatti, non riconoscono il contagio durante il servizio come infortunio sul lavoro. Pertanto medici di famiglia e gli altri professionisti della salute riceveranno un risarcimento solo nel caso in cui abbiano stipulato una polizza vita o sulla salute. Secondo i dati Inail sono 49.021 le denunce di infortuni sul lavoro da parte degli operatori del settore della sanità e dell'assistenza sociale, la categoria più colpita con 236 decessi. Il maggior numero di contagi e di decessi si è verificato fra i tecnici della salute "ci sono eroi ed eroi." Così la Federazione Italiana Medici di famiglia a "Per una questione interpretativa giuridica," rimarca la federazione " le compagnie non riconoscono l'infezione da Covid-19 come infortunio sul lavoro. C'è già chi è pronto a rivolgersi alla magistratura. Un medico, un dentista, un farmacista o un tecnico sanitario (infermieri, terapisti, radiologi ecc.) che lavorano con regolare contratto in una struttura sanitaria pubblica o privata e che si sono ammalati o si ammalano, speriamo non più, dopo essere stati contagiati da un paziente, possono contare sulla copertura assicurativa dell'Inail che considera ciò che è accaduto loro un infortunio sul lavoro. Di conseguenza, hanno diritto a un indennizzo se riportano un'invalidità permanente che, in caso di morte, viene versato ai familiari. I medici di medicina generale svolgono un servizio - è bene ricordarlo - pubblico in convenzione con il Servizio sanitario che li paga, ad esempio, per visitare i pazienti. Non possono rifiutarsi e se vengono contagiati è obiettivamente difficile non pensare a un infortunio, ovviamente sul lavoro."

CORONAVIRUS: Paolo Misericordia (Fimmg): il 95% dei medici vede nelle risorse della telemedicina la risposta per gestire, negli scenari post-covid, la salute e le cronicita'

sanità-digitale-1 thumb other250 250L' indagine del centro studi Fimmg e osservatorio innovazione digitale in sanità del politecnico di milano. le piattaforme informatiche per la medicina di famiglia: una delle esigenze emerse durante l'emergenza covid
L'emergenza Covid ha impattato fortemente sulle attività e operatività dei Medici di Medicina Generale. Se è vero che il flusso nelle sale di attesa degli studi, almeno in corso di lockdown, si è marcatamente ridotto, si sono determinate modalità di comunicazioni alternative tra pazienti e medici su tutti i canali disponibili. La giornata del medico è scandita da centinaia di telefonate, SMS, sollecitazioni su WhatsApp, email, dove vengono raccontate storie cliniche e richiesti consigli e prestazioni. Il 97% dei medici riferisce che l'attività su cui si è verificato l'impatto maggiore è stata appunto il consulto telefonico; l'84% indica che un impatto molto elevato c'è stato nell'uso di "multicanali" per la comunicazione con i propri assistiti.
È quanto emerge da un'indagine condotta dall'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con il Centro Studi della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale). Pur confermandosi consolidato, anche prima dell'emergenza, l'utilizzo di nuove modalità di contatto con i pazienti (Email, SMS, WhatsApp), il sondaggio, realizzato su un campione rappresentativo di 740 MMG, rileva la necessità di piattaforme di collaboration come Zoom, Teams, Skype, ecc. (utilizzate prima dell'emergenza dal 4% e con interesse ad utilizzarle in futuro per il 38%) e di piattaforme di comunicazioni dedicate (interessato ad utilizzarle in futuro il 65% del campione).
IL 95% dei medici di medicina generale vede nelle risorse della telemedicina la risposta per gestire, negli scenari post-covid, la salute e le cronicita'. Le soluzioni di telemedicina, il cui utilizzo appariva già in aumento prima dell'emergenza Covid, sono giudicate di grande interesse per la professione: l'88% dei medici è interessato ad utilizzare il teleconsulto con gli specialisti, il 60% la tele-cooperazione (MMG-Specialista-paziente), il 74% le risorse destinate alla tele-salute, il 72% quelle per la tele-assistenza.
Il 51% dei MMG del campione ha dichiarato, inoltre, di aver svolto lavoro da remoto durante l'emergenza, accedendo al sistema informatico di gestione dei dati clinico-assistenziali dei pazienti lontano dal proprio studio. Relativamente a questa modalità di lavoro, i medici ritengono che l'esperienza sia stata molto positiva rispetto alla condivisione delle informazioni (il 63% dei medici fornisce una valutazione buona o ottima) e alla capacità di rispondere a richieste urgenti (63%), mentre hanno riscontrato qualche criticità nella conciliazione tra vita privata e lavorativa (il 38% ha fornito una valutazione pessima o scarsa di questo aspetto).
Gli strumenti digitali di cui i medici di famiglia hanno sentito particolare bisogno durante questa fase di emergenza sono stati lo smartphone per comunicare con i pazienti e con altri medici (il 72% dei medici ha dato una valutazione dal 7 al 10), il PC portatile (61%), ma anche i servizi per accedere alle applicazioni e ai documenti da remoto attraverso VPN (60%). È proprio questo uno degli ambiti su cui i medici vorrebbero investire (74%). In futuro, anche a seguito delle esigenze emerse durante l'emergenza, vorrebbero anche introdurre strumenti per la condivisione e archiviazione dei documenti (78%) e strumenti per call-conference (62%).
La grande maggioranza degli stessi medici ritiene che l'esperienza di gestione delle proprie attività lavorative durante l'emergenza potrà risultare preziosa una volta tornati alla normalità: il 78% attribuisce un punteggio da 7 a 10 a questo aspetto.
"Dalla complessità e dalle difficoltà vissute in questo periodo possono nascere delle opportunità e possono essere conseguiti dei risultati" dice Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi della FIMMG. "Abbiamo recepito chiaramente come si sia verificato il repentino adeguamento della professione a modalità di comunicazione con i propri assistiti evolute ed alternative; e come ancora una volta si stia manifestando la disponibilità ad adottare la tecnologia che permetta di gestire al meglio la salute e le cronicità alla luce delle nuove esigenze. La stessa professione autonomamente, attraverso i suoi livelli associativi, si sta adoperando per rendere disponibili le piattaforme multifunzione necessarie".
"L'emergenza sanitaria ha segnato una transizione importante nell'opinione dei medici rispetto agli strumenti digitali di comunicazione con il paziente, soprattutto verso quelli più innovativi come le piattaforme di collaboration e quelle dedicate – afferma Chiara Sgarbossa, Direttore dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. Affinché si possano diffondere in futuro sarà molto importante che sia il medico stesso a proporre questo tipo di piattaforme ai propri pazienti, in aggiunta ai canali fisici e tradizionali".

VACCINI IN FARMACIA: Fimmg L'unica strada è quella di valorizzare l'offerta organizzata per competenze del territorio convenzionato

6462f1d3ce571673413ec4545f307474 249637 thumb250 250«Apprezzamento per la posizione di Federfarma che chiarisce l'unica possibilità di coinvolgimento proponibile tra medici e farmacisti e che va nella direzione giusta, ovvero nell'ottica di una collaborazione che realizzi una vero "rilancio" del territorio, guardi alle esigenze essenziali di tutela della salute dei cittadini valorizzando il potenziamento dei soggetti convenzionati, anche da contrapporre al "dipendentismo" auspicato da chi il territorio basato sul rapporto fiduciario col cittadino lo vuole invece distruggere. Una prospettiva che può risultare decisiva per la strategia sul miglioramento delle coperture vaccinali, efficace in vista del prossimo autunno, quando alla pandemia si aggiungerà l'epidemia influenzale e non solo, ovvero anche le forme batteriche respiratorie per esempio, non trascurando quelle pneumococciche».
Questo il commento di Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG, in ordine alla posizione espressa dai farmacisti di Federfarma rispetto all'ordine del giorno sulla presenza del medico per la vaccinazione in farmacia. In relazione all'ordine del giorno, presentato dall'Onorevole Andrea Mandelli, Scotti invece chiarisce come il processo vaccinale non debba e non possa essere banalizzato. «Un processo - spiega - che va migliorato (particolarmente se avremo fasi 2 o zone rosse - fase1- possibili durante il prossimo autunno/inverno), rispetto per esempio ai meccanismi di distribuzione, conservazione, prossimità e disponibilità del vaccino, alla sede di somministrazione, così come alla possibilità di domiciliare l'intervento vaccinale dei più fragili, prerogativa esclusiva della medicina di famiglia. Tutti questi passaggi influenzano i tempi di realizzazione della pratica vaccinale». Le attuali procedure portano infatti ad una distorsione del sistema, per la quale le dosi vaccinali vengono consegnate ai medici di famiglia non prima di fine ottobre, inizi di novembre, riducendo i giorni utili per la somministrazione a non più di 30 - 40 se si escludono le festività.
«Basta considerare che un massimalista vaccina in media 300-400 persone - aggiunge il segretario generale FIMMG - per capire che i tempi sono troppo contratti e che in quelle giornate, poche, si sommerà l'ordinaria assistenza dei pazienti, complicata dalla corretta gestione degli accessi agli studi dei medici, così come di tutti i presidi sanitari, compresi centri vaccinali o qualunque altra possibilità ci volessimo inventare». Ecco perché FIMMG ribadisce che è necessario rivedere i modelli organizzativi, consentendo ai medici di famiglia di reperire le dosi proprio in prossimità degli studi. Rivedere anche i metodi di conservazione, come pure la gestione delle necessità vaccinali in un rapporto in cui ogni professionista esprima le sue migliori qualità in termini di esperienza e competenza professionale, non in termini di competitività su ambiti di diversa competenza.
Si spiega così, in termini estremamente semplici, l'esigenza di ragionare su un modello basato sull'esclusività del rapporto tra i farmacisti e la medicina convenzionata. Un rapporto di esclusività, peraltro già previsto nel decreto legislativo del 30 dicembre 1992, n. 502 in merito al "Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421". In modo particolare l'art. 8, che prevede la disciplina dei rapporti per l'erogazione delle prestazioni assistenziali e in base al quale "Il rapporto tra il Servizio sanitario nazionale, i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta e' disciplinato da apposite convenzioni di durata triennale conformi agli accordi collettivi nazionali stipulati, ai sensi dell'articolo 4, comma 9, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, con le organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative in campo nazionale".
Sono questi accordi che devono tenere conto di diversi principi, tra i quali allo stesso articolo 8 comma 1 lettera m-bis "promuovere la collaborazione interprofessionale dei medici di medicina generale dei pediatri di libera scelta con i farmacisti delle farmacie pubbliche e private operanti in convenzione con il Servizio sanitario nazionale". «Non comprendiamo come un parlamentare di grande esperienza come l'Onorevole Mandelli - stigmatizza Scotti - non tenga conto di una legge dello Stato, non si ponga il problema di rispettare il divieto, previsto dall'articolo 102 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie, per il quale esiste una incompatibilità a determinare in maniera generica un ambulatorio medico nell'ambito di una farmacia. Tanto più considerando la carenza di medici per la quale tale previsione si presterebbe più al "prestanomismo" che alla reale presenza dei medici richiamati nell'ordine del giorno. Addirittura imbarazzante è poi il fatto che tali affermazioni provengano da un rappresentante di area deontologica, pronto a valorizzare in un provvedimento la farmacia, invece dei professionisti intellettuali che rendono il valore di quella struttura, quale spazio fisico con l'unico valore del rispetto delle norme igienico sanitarie e della privacy, condizioni oltretutto minime, a mio avviso, per le attività ordinarie, senza invece promuovere e valorizzare i professionisti, ovvero gli uomini rispetto alle mura. Siamo sicuri però - conclude Scotti - che il ministro della Salute porterà razionalità e senso agli impegni presi dal Governo, confrontandosi con gli attori coinvolti e con i fatti, certo non con le superficializzazioni di processi più complessi da cui deriva la tutela della salute dei cittadini».

CORONAVIRUS: : tutela INAIL per i medici di famiglia al via un gruppo di lavoro Enpam , Fimmg Fnomceo e Inail

maschere thumb other250 250I medici di famgilia non sono inculsi nelle tutele Inail in caso di infezione, pero' dopo la richiesta inviata dalla Fimmg per estendere le tutele lo stesso ente ha risposto che :
" proprio in considerazione della eccezionalità della situazione, della conseguente evoluzione della normativa nazionale e tenuto conto delle esigenze di tutela connesse alla gestione della emergenza sanitaria, l'Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri (Enpam), la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) e l'Inail hanno deciso di costituire un gruppo di lavoro per studiare un rafforzamento delle tutele garantite ai medici, attualmente impegnati nella gestione dell'emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus.
"
Il testo della Risposta

CORONAVIRUS: Bartoletti (Fimmg), test sierologico, non è una schedatura, li chiediamo da tempo per fotografare la situazione reale

cat img sierologiaNessun problema di Privacy nei test sierologici perché non si tratta di una schedatura. Inoltre, questo tipo di analisi è la risposta a un'esigenza che è stata già richiesta dai medici e che permette, poi, di avere un ampio campione. Diventa una fotografia del livello di diffusione del virus Sars-Cov-2 in Italia e dei pazienti (anche asintomatici) della patologia che ne è collegata, Covid-19. Così Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale vicario della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale, intervistato dall'Agenzia ANS A nel commentare il via libera dato dal Governo all'indagine, attraverso test sierologici, su 150.000 persone organizzato dal Ministero della Salute e dall'Istat. «La privacy è non si tratta di una schedatura perché è un'analisi volontaria che permette di sapere se si è esposti o meno all'infezione ed è frutto di richieste che vengono da molto tempo" continua Bartoletti «Proprio su queste stiamo lavorando. Pian piano ciò che è stato richiesto sarà fatto. Ma, ribadisco, non si tratta assolutamente di una schedatura. Serve ad avere una banca dati e a verificare la situazione con un campione. Qui si va al di là dei boatos. Si esce dai boatos e si entra nei fatti "«Il test sierologico garantisce il fatto continua il Vice Segretario ». che si abbia o meno la presenza degli anticorpi. Dopo averlo fatto, in caso di positività, si passa al test-tampone, così da avere una doppia verifica " Bartoletti, tra l'altro è anche il segretario provinciale della Fimmg della Provincia di Roma, " Io ho già fatto il test." Conclude " Questo tipo di indagine invece apre a tutti coloro che il test non lo hanno già fatto». Intervista ddi Giampiero Valenza

INPS : Tutela delle fragilità e certificazioni medici di famiglia Fimmg , Chiarezza su tempi e modi di andare avanti.

medfamiglia thumb250 250«La tutela delle fragilità è un tema che FIMMG ha sposato sin dall’inizio della pandemia, collaborando fattivamente con il Governo perché fossero chiariti gli attori, i limiti certificativi e le conseguenti responsabilità per le misure a garanzia dei lavoratori più esposti al rischio di contagio, così che si superassero le incongrue interpretazioni della prima stesura del provvedimento che chiaramente escludeva i medici di famiglia dalla procedura realizzabile da autorità sanitarie e previa certificazione di organi medico legali». Queste le parole di Silvestro Scotti, segretario nazionale generale FIMMG in merito alla questione sollevata da diverse associazioni per la tutela delle categorie più esposte ai rischi del contagio.

«La FIMMG, comprendendo le sollecitazioni di Associazioni di pazienti fragili, e in particolare di CittadinanzAttiva, si è fatta parte attiva affinché nei disposti normativi fosse chiarito il ruolo della medicina di famiglia, seppur nei limiti di quanto previsto dalla norma - aggiunge Scotti -. Oggi ci troviamo con un disposto normativo che ha chiarito chi debba fare cosa rispetto a queste certificazioni, ma dobbiamo prendere atto che non vi è stata al momento una proroga al limite fissato per il 30 aprile. Ricordiamo che un DPCM non può variare una legge, ci troviamo quindi in un limbo in cui questa prerogativa dei medici di medicina generale non è attivabile e nessun medico può certificare questa condizione, né tantomeno l'Inps può riconoscere questa prestazione a tutela del paziente fragile. Queste sono le ragioni che ci portano a sposare le preoccupazioni delle associazioni che oggi chiedono un’immediata proroga di queste tutele da considerare secondo i principi di legge con un’attivazione già nel prossimo decreto legge che sarà approvato».
«Occorre però chiarire - ribadisce Scotti – che, sino a quando il Governo non farà chiarezza su questi aspetti, la medicina generale non potrà andare oltre quanto previsto dall’ultimo decreto legge in termini di temporalità e applicabilità della norma».

Nonostante questo, FIMMG ha già incontrato Raffaele Migliorini, dirigente medico legale presso il coordinamento generale Inps, per fare in modo che nel caso di un cambiamento dello status quo, questa volta ab initio siano già ben chiari i ruoli, le possibilità e i limiti dell’intervento dei medici di medicina generale. «Tutti i medici della medicina generale - conclude il segretario generale FIMMG - sono pronti come sempre a fare la propria parte come soggetti a pieno titolo parte del Servizio Sanitario Nazionale. Corre l’obbligo di ricordare a qualche minus rappresentativo nell’area convenzionata, oltretutto nemmeno così rappresentativo della dirigenza medica come la CGIL, che non sono i modelli contrattuali di appartenenza che definiscono chi è parte e chi no del Servizio Sanitario Nazionale; ma piuttosto le Leggi dello Stato, tra cui quelle stesse istitutive del Servizio Sanitario Nazionale, e gli atti conseguenti che istituiscono le convenzioni e che in fondo, concetto difficile da capire da parte di chi ha una così scarsa competenza dell’area medica anche della dipendenza del Servizio sanitario nazionale, che la dipendenza per un medico dovrebbe essere una dipendenza economica non certo gerarchica. È e sarà così fintanto che i medici rimangono dei professionisti intellettuali, concetto che rappresenta il massimo di garanzia per i cittadini e non certo per chi al massimo considera l’Azienda sanitaria con i profili di un sistema industriale di vecchia maniera gerarchizzata che nemmeno quelle stesso sistema industriale oggi considera più validabile nel rapporto tra datore di lavoro e personale».

CORONAVIRUS: Persone fragili articolo 26, comma 2 le istruzioni della Fimmg Nazionale

corona1rifIn seguito alla necessità di più chiara formulazione dell'articolo 26, comma 2, del Decreto-legge cd "Cura Italia", è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale di ieri una nuova formulazione dell'articolo che chiarisce il ruolo del Medico di Assistenza Primaria nel rilascio della certificazione contemplata da tale disposizione......

IL TESTO DELLA COMUNICAZIONE

FIMMG : Mozione del Consiglio Nazionale del 21 Marzo 2020

consiglionazionale3Il Consiglio Nazionale della FIMMG riunito in videoconferenza in data 21 marzo 2020, sentita la relazione del Segretario Generale Nazionale, Silvestro Scotti,
la approva.
Il Consiglio Nazionale,
si stringe attorno al dolore delle famiglie, degli amici e dei colleghi dei Medici di Medicina Generale deceduti a causa del Coronavirus, il cui numero è in incremento nelle aree maggiormente colpite, volendo ricordare simbolicamente per tutti uno dei suoi componenti, ovvero il Segretario Provinciale FIMMG di Lodi Marcello Natali, ricordo accompagnato da rabbia e ostilità nei confronti di tutti quelli responsabili a livello aziendale, regionale e nazionale della assenza di adeguati mezzi di protezione idonei per i medici di medicina generale, ancora oggi non forniti alla nostra categoria che conta il 60% dei medici totali caduti per COVID-19.
Il Consiglio Nazionale,
premesso che a tutt'oggi non si assiste ad un progetto organico per la partecipazione e il ruolo di Medici di Medicina Generale alla gestione assistenziale nel corso di pandemia, con il risultato di avere una categoria esposta in assenza anche di strumenti organizzativi e di indirizzi terapeutico – assistenziali per i pazienti in loro carico, ribadisce che le Unità Speciali di Continuità Assistenziale debbano essere integrate nella organizzazione con la Medicina di Famiglia, con coordinamento della loro azione assistenziale anche partecipata a distanza dal medico fiduciario del paziente attraverso video e teleconsulenza e condivisione delle informazioni cliniche presenti sul gestionale dello stesso medico, con un'azione che sia pertanto protetta per il medico U.S.C.A. anche sulla presa in carico clinica e fiduciaria di quel paziente, oltre alla necessità di protezione con DPI adeguati e procedure di vestizione e svestizione e mobilità chiari e coerenti con il biocontenimento.
Richiede un immediato investimento sulla reingegnerizzazione delle attività standard della Medicina Generale durante il periodo pandemico vista la necessità del contenimento a casa della popolazione, attraverso strumenti di reperibilità e di assistenza medica a distanza tramite telefono, SMS, sistemi di messaggistica, di videocontatto e di videoconsulto, per attività di domiciliarità virtuale e ambulatori virtuali, tesi a non interrompere la presa in carico e la gestione dei pazienti fragili e con patologie croniche come pure le esigenze in acuto e prescrittive dei nostri pazienti.
Richiede inoltre che gli stessi strumenti, realizzati e gestiti dalla Medicina Generale, devono poter permettere di implementare i meccanismi di continuità dell'assistenza attraverso la condivisione delle informazioni cliniche su piattaforme dedicate che permettano grazie al coinvolgimento dei Medici della Continuità Assistenziale da subito l'H24, 7 giorni su 7, nell'ambito dei rispettivi orari di competenza, ma non sottovalutando il conseguente coinvolgimento diurno del nostro personale di studio, potendo così garantirne e svilupparne il fondamentale ruolo di supporto in questa fase di smart working della medicina generale piuttosto che dover applicare i meccanismi di ricorso a cassa integrazione se non peggio di licenziamento, ricordando che la Medicina Generale dà lavoro a circa 30.000 cittadini italiani tra infermieri e collaboratori di studio.
Reclama, in attesa della conclusione delle trattative per l'ACN 2016-2018 oggi impedita dalla impossibilità di riunire le parti trattanti, l'immediato intervento del Governo affinché attraverso un atto transitorio ed eccezionale connesso alle fasi emergenziali che definisca i compiti descritti nel punto precedente e conseguentemente riconoscere da subito l'adeguamento delle quote capitarie e oraria dei Medici di Medicina Generale ai valori già previsti per il 2018, stabiliti dall'atto di indirizzo per il rinnovo dell'ACN della Medicina Convenzionata, approvato dal Comitato di Settore Regioni – Sanità in data 9 luglio 2019 e 29 agosto 2019 su proposta della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome che ha già ottenuto il parere positivo del Governo.
Esige attenzione da parte del Governo e delle Regioni affinché parte dei 235 milioni destinati alla tecnologia di studio di cui all'art. 1 comma 449 della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019, venga immediatamente destinata all'acquisto di pulsossimetri da distribuire ai Medici di Medicina Generale e che possano pertanto dotare i pazienti Covid positivi per l'automonitoraggio domiciliare. Ribadisce la necessità inderogabile, soprattutto in carenza di DPI, di proseguire l'attività ambulatoriale a porte chiuse, con accesso comunque garantito su prenotazione a seguito di triage effettuato dal medico per le necessità non differibili.
Approvata all'unanimità