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RAPPORTO PIT: attriti pazienti-mmg, Bartoletti (Fimmg) il diniego di una terapia o esame nasconde una non appropriatezza le inefficenze di sitema conseguenti ai carichi di lavoro raddoppiati

 ospedale«Il rapporto medici di famiglia-pazienti non peggiora ma non migliora neppure, e dobbiamo impedire che nelle cronicità si verifichi uno scollamento. Serve un'informatizzazione del sistema al servizio del medico anziché solo delle contabilità regionali».
Così Pierluigi Bartoletti vicesegretario vicario Nazionale Fimmg commenta l'ultimo Rapporto Pit del Tribunale dei Diritti del Malat, in una intervista apparsa sul quotidiano telematico DOCTOR 33 . rapporto in cui circa il 15% dei cittadini ravvisa carenze nell'assistenza territoriale. In particolare, medici di famiglia, pediatri e guardie mediche rifiuterebbero prescrizioni nel 30,6% delle segnalazioni, gli orari sarebbero inadeguati nel 20,7%. Inoltre un 15,6% dei pazienti accusa che il medico avrebbe sottostimato il problema segnalato. Il primo e il terzo punto sono "insiemi" che si intersecano: il carico di lavoro è più che raddoppiato con 10 visite l'anno per paziente contro le 5,5 in media del 2006, e aumentano le occasioni di contrasto su una ricetta o su una impegnativa. «In realtà c'è differenza tra il rifiuto di cui credo ci si lamenti qui, e rifiuto di terapia», spiega Bartoletti. «Un medico di famiglia di fronte a una malattia non può rifiutare una cura, è deontologicamente punibile se lo fa. Piuttosto, nell'interesse del paziente può rifiutare di trascrivere una richiesta di uno specialista che non condivide, o un'impegnativa per un esame inutile o dannoso. In questo caso non c'è un rifiuto ma anzi spesso un atteggiamento proattivo, perché - ed è quello che dico ai miei pazienti per spiegare un "no" - impiego più tempo a motivare il diniego di una prestazione che a prescrivere direttamente». Molti pazienti però si sentono dire dal medico "facciamo attenzione, ogni volta che prescrivo io stacco un assegno a carico del servizio sanitario".
«La maggior parte dei dinieghi scende nello specifico di una terapia, nella sua appropriatezza», puntualizza Bartoletti. «C'è poi il collega che un po' superficialmente semplifica con il paragone dell'assegno un ragionamento che superficiale non è: a parità di efficacia, se prescrivo un farmaco o un esame meno costoso, consento a più risorse di essere spese per altre terapie. Nella prescrizione in scienza e coscienza rientra anche l'accessibilità a un farmaco, e se il medico si pone, meritoriamente, tale problema un paziente che da lui riceve la terapia non può obbligarlo a pensarla in modo diverso». Bartoletti non pensa che i "paletti" posti dal decreto Lea (dove inizialmente si parlò di sanzioni ai medici), abbiano esacerbato il rapporto in tema di prescrizione di esami. «Quel provvedimento fu gestito dalla politica in modo confuso e il risultato è che qualche collega può aver tagliato corto dicendo "non lo posso prescrivere perché lo dice il decreto"; al paziente invece le questioni andrebbero spiegate per esteso». Sul tema degli orari invece Bartoletti è più intransigente: «Le convenzioni nelle varie regioni fanno in modo che la copertura del medico in una aggregazione vi sia sempre nei giorni feriali dalle 10 alle 19. Si può trovare un altro medico e non il proprio, ma la risposta c'è. Nei pochi posti ove manchi, si può cambiare medico: un'offerta più consona si dovrebbe trovare sempre. Esiste nei giorni festivi un problema da risolvere di organizzazione della continuità assistenziale, che però non è tra i compiti previsti nella convenzione del medico di famiglia».
Resta comunque un allarme nei dati Pit, «si tratta di percentuali di insoddisfazione che non si riducono facilmente: non abbiamo strumenti per gestire i farmaci innovativi; quelli contro cronicità diffuse passano per il piano terapeutico; lo specialista continua a prescrivere su ricetta bianca; ospedale e territorio dialogano poco e siamo meno incisivi sul percorso di cura di quanto vorremmo. Spesso nelle cronicità il bandolo lo tiene l'assistito che si aiuta consultando il web e il rischio di attriti per "limitazione dell'accesso alle cure" aumenta». Rimedi? «L'informatica di rendicontazione economica non risolve i problemi della sanità come invece, credo, li risolverebbe un'informatizzazione di servizio che ci consentisse di consultare i centri dove si effettuano determinati interventi e trattamenti. il medico saprebbe in tempo reale le attese e dove prenotare un paziente: è quanto un assistito gli chiede. Un investimento di questo tipo si è realizzato in paesi come il Portogallo dove per gli interventi chirurgici c'è un sistema di prenotazione centralizzato, con liste d'attesa prestabilite, se un ospedale non le rispetta il servizio sanitario dà all'utente un voucher per curarsi subito in altra struttura, e il costo è a carico della struttura inadempiente. Chi rispetta i tempi prende il voucher di chi non li rispetta».