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DATI OSMED : Bartoletti (Fimmg), critiche ai Medici di Famiglia infondate. Forse si vuole prescrizione di stato? Rispetto per chi lavora ogni giorno per la salute dei cittadini. (2)

farmaci-contraffatti-aifa-guida"Si rimane molto perplessi a leggere alcune recenti dichiarazioni sui medici di medicina generale rilasciate da esponenti del governo e noti esperti a margine della presentazione del rapporto Osmed." Così Pier Luigi Bartoletti vice segretario nazionale vicario Fimmg " Perplessi come cittadini, perplessi come professionisti. Forse il Governo vuole limitare ai cittadini l'accesso ai nuovi farmaci antitumorali? Immagina una sorta di prescrizione di stato? Lo dicesse chiaramente. Altrimenti non si capisce proprio quale sia il messaggio che si vuole lanciare. Negli ultimi anni la spesa farmaceutica convenzionata" Continua Bartoletti "è sempre diminuita mentre altre fonti di spesa sono cresciute. Partiamo dai dati non da opinioni ammuffite. Come cittadini l'idea che deriva da tali dichiarazioni è quella di essere oggetto di speculazioni circa le terapie che vengono prescritte, cioè un tradimento del patto di cura operato da medici. A peggiorare tali parole gli inviti ad introdurre "fattori di incentivazione " ai medici per consentire loro di poter ottenere performance "ottimali anche dal punto di vista finanziario". Cioè si vuole pagare i medici per incentivarli a prescrivere certi farmaci e non altri ? Forse quelli che costano meno? Le dichiarazioni degli "esperti" sono forse anche peggiori. Richiamano "inspiegabili asimmetrie prescrittive" che perlomeno fanno venire qualche sospetto sul medico che prescrive. Come professionista,"ribadisce Bartoletti " penso che se un medico dovesse prescrivere al di fuori di logiche legate all'interesse del proprio assistito e sulla base delle proprie competenze scientifiche, e se ciò fosse documentato, dovrebbe essere radiato. Senza se e senza ma. Quindi, se ci sono le prove, si avviino i dovuti accertamenti. Altrimenti siamo nel territorio delle calunnie. E' ben triste il tempo che vive questo nostro Paese. Sta perdendo il rispetto verso chi tutti i giorni cerca di fare il proprio lavoro con passione, verso le persone anziane che con fiducia si rivolgono ai medici italiani che in tutto il mondo sono ricercati e stimati. Meno che in Italia. "Qui vengono dipinti da esponenti illustri del nostro Paese, come "disinformati", anche un po' "bombardati" dagli informatori farmaceutici," conclude Bartoletti " quindi anche un po' "condizionati" dalla promozione commerciale della terribile "BigPharma", dipinta un poi' come la plutocrazia internazionale. Forse qui si sta perdendo il senso della misura. I dati Osmed sono numeri, indici. Vanno analizzati, inquadrati al fine di suggerire miglioramenti di sistema per l'assistenza ai cittadini e supportare la classe medica nel proprio difficile lavoro. Non sono esami di laboratorio per formulare diagnosi e quadri clinici "fai da te".

AGGRESSIONI AI MEDICI: FIMMG e Croce Rossa Italiana siglato protocollo d'intesa per promozione campagna "Non sono un bersaglio

non sono un bersaglioFIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) e Croce Rossa Italiana insieme contro le aggressioni al personale sanitario, un fenomeno che in Italia sta assumendo proporzioni sempre più allarmanti. Siglato oggi a Roma un Protocollo d'Intesa per realizzare attività di promozione della Campagna "Non sono un bersaglio" (https://www.cri.it/nonsonounbersaglio) e per la valorizzazione della figura dell'operatore sanitario in ogni contesto.
La violenza contro il personale sanitario è diventata un'emergenza e, allo stesso tempo, è particolarmente avvertito il rischio di una mancata o corretta attenzione al problema che condiziona sempre più l'attività di medici, infermieri e operatori sanitari.
Per questo motivo, nell'ambito della campagna "Non sono un bersaglio", FIMMG e Croce Rossa Italiana hanno sottoscritto un Protocollo d'intesa, presentato stamattina durante una conferenza stampa organizzata sotto gli auspici e la collaborazione della FNOMCeO (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri), nella sede di via Ferdinando Di Savoia.
L'intesa è stata firmata dal Segretario Generale Nazionale della FIMMG, Silvestro Scotti, e dal Presidente Nazionale di Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, alla presenza del Presidente della FNOMCEO Filippo Anelli.
"Le aggressioni al personale sanitario sono ormai diventate un'emergenza e non si può restare fermi a guardare - sottolinea Silvestro Scotti - Per questo FIMMG e Croce Rossa hanno deciso di avviare una collaborazione importante per sensibilizzare, ognuna in base alle proprie competenze, su un tema così delicato e sentito dalla nostra categoria. Servono urgentemente leggi chiare e stringenti per arginare questo fenomeno preoccupante, che potrebbe sfociare presto in un vero e proprio allarme sociale".
"Come auspicato e annunciato sin dal suo lancio, la vocazione di 'Non sono un bersaglio' è quella di essere veicolo di mobilitazione a livello nazionale - spiega Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana - di tutti gli attori del soccorso e della società civile. Dobbiamo riscrivere insieme le regole del gioco attraverso un lavoro di squadra e, nello stesso tempo, dobbiamo riaffermare la neutralità di chi soccorre, troppo spesso violata. Neutralità che è anche uno dei Principi cardine della nostra Associazione, una delle ragioni per cui la Croce Rossa esiste. Ecco perché è molto importante il Protocollo con FIMMG, ulteriore tassello verso la riconquista della dignità e dell'integrità dell'operatore sanitario".
"Apprezziamo molto l'impegno comune della FIMMG e della Croce Rossa Italiana e sosteniamo questo Protocollo d'intesa – aggiunge Filippo Anelli, presidente della Fnomceo -. La situazione dei nostri medici, dei nostri infermieri, dei nostri operatori è gravissima e rappresenta una vera emergenza di sanità pubblica, che mina alla base il nostro Servizio Sanitario nazionale e necessita di un intervento immediato, anche a livello legislativo. Risulta urgente l'adozione di valide soluzioni volte a garantire la sicurezza dei medici, degli infermieri, degli operatori sanitari e dei cittadini. Auspichiamo pertanto una rapida approvazione del Disegno di Legge n° 867, sulla materia, attualmente all'esame del Senato".
Tra i punti previsti nell'accordo quello di condividere le reciproche professionalità per attuare progetti, programmi e iniziative congiunte di sensibilizzazione sull'importanza delle attività di assistenza sanitaria e della tutela degli operatori in ogni contesto.

IL TESTO DEL PROTOCOLLO

LA LETTERA DEL MINISTRO GLRILLO

FEDRANZIANI: Fimmg,Anni di rapporto di fiducia non si disperdano per un esperto qualsiasi

federanziani"Riteniamo doveroso, non fosse altro per i due milioni di pazienti, prevalentemente senior come ama chiamarli Roberto Messina, che sono presenti ogni giorno nei nostri ambulatori, chiarire che la medicina di famiglia mai tradirà la fiducia che deriva dalla scelta del proprio assistito." dichiara Silvestro Scotti Segretario Nazionale di FIMMG, in risposta alle preoccupazioni espresse da Federanziani.

"Le affermazioni venute fuori durante il rapporto OSMED sono sicuramente allarmanti ma lo diventano ancora di più soprattutto se le mettiamo insieme, in una sorta di disegno strategico, a quanto si discute in questi periodi soprattutto rispetto alla assistenza territoriale." rimarca Scotti.

"Se nel Patto per la salute e non solo si insinua come necessaria anzi indispensabile la rivalutazione del contratto dei medici di famiglia sottintendendo, ma nemmeno troppo, un passaggio al contratto di dipendenza quale soluzione alla integrazione con altri professionisti del territorio (che verrebbe da chiedersi ma quali? visto che medici di continuità assistenziale, specialisti e pediatri sono anch'essi convenzionati, forse gli infermieri ma allora non sarebbe più semplice rendere loro convenzionati?) che cosa si vuole fare se non eliminare il rapporto di scelta del paziente che libera il medico dal governo che gli si vorrebbe imporre?"

"Quando si continua a valutare nella centralizzazione distrettuale, con distretti che diventano sempre più grandi territorialmente e conseguentemente sempre più lontani dal cittadino, la soluzione a tutto, aumento di intensità assistenziale, carenza di medici, integrazione, controllo di spesa etc, dimenticando prossimità e domiciliarità che invece sono le richieste maggiori di un paese che diventa sempre più senior, che cosa si vuole fare se non ridurre una offerta vicino casa e costringere i pazienti a percorrere kilometri per ritrovare il proprio medico che nel frattempo non sarà più il loro medico perché dipenderà dall'orario di presenza dei singoli professionisti e non dalla negoziazione individuale tipica del rapporto medico di famiglia e assistito".

"Quando, infine," conclude Scotti "si parla di un DM 71 per il territorio senza individuare come per l'ospedale un investimento strutturale tipo l'articolo 20 della legge 67/1988, che cosa si vuole fare se non le nozze con i fichi secchi e i fichi li dovremmo portare noi medici di famiglia o peggio i cittadini attraverso un aumento di spesa privata per essere assistiti. Importante però a questo punto chiarire che il nostro stato di agitazione è la chiamata alle armi di chi invece crede ancora in questo paese ad un SSN, a misura del cittadino, caratterizzato per la medicina di famiglia da fiduciarietà, prossimità e domiciliarità, SSN in cui l'equità è garantita da un medico di fiducia che possa tradurre e interpretare l'offerta di cure secondo le caratteristiche di ogni singolo assistito. Noi ci crediamo e a settembre, quando gireremo gli ambulatori periferici dei nostri iscritti e le piccole piazze d'Italia per spiegare le nostre ragioni, speriamo che con noi ci siano i nostri pazienti, cominciando dai senior, cominciando da Federanziani."

MEDICI DI FAMIGLIA E FARMACI: Bartolazzi replica a Fimmg: "Tutti possono migliorare",tutti gli altri specialisti hanno migliorano i MMg no .

Bartolazzi2Il sottosegretario alla Salute replica al segretario del sindacato dei medici di famiglia che ieri aveva criticato le affermazioni dell'esponente del Governo che aveva parlato di 'ottimizzare' le prescrizioni farmaceutiche dei Mmg. "Conosco molti Medici di medicina generale e non hanno alcuna difficoltà ad ammettere che si può fare di più e meglio. Loro, noi, tutti"
Egregio dr. Scotti,
ritengo doveroso rispondere alle sue dichiarazioni riportate ieri su Quotidiano Sanità, a seguito del mio intervento in occasione della presentazione del rapporto OSMED, presso la sede AIFA, lo scorso 18 luglio.
Premesso che lo scrivente ha un'alta considerazione del lavoro svolto dai medici della medicina generale, che lei ben rappresenta, e ne riconosce il ruolo fondamentale sul territorio a vantaggio di tutti i cittadini e del sistema.
E mi pare doveroso sottolineare che il lavoro svolto dai colleghi Mmg con competenza e passione sia fondamentale non solo per l'erogazione di prestazioni sanitarie di prossimità, ma anche per la sostenibilità del nostro SSN universalistico. Basti citare quanta importanza assume un corretto percorso diagnostico-terapeutico, soprattutto nei pazienti in condizioni di cronicità, che sia tale da ridurre al minimo il ricorso al pronto soccorso e gli accessi ospedalieri in generale.
Questa missione accomuna tutti noi medici (e non solo) in uno sforzo unitario a servizio dei pazienti e del Paese, pur nelle difficoltà imposte dal dilagare ormai cronico della medicina difensiva che tutti noi, ahimè, ben conosciamo.
Tornando alle Sue dichiarazioni di ieri, devo però sottolineare che le mie parole devono essere contestualizzate nel discorso che stavo facendo.
Le stesse seguono infatti la presentazione dei dati macro dell'OSMED che mostrano 29 miliardi di spesa farmaceutica sostenuta nel 2018 con una netta prevalenza di prescrizioni effettuata dai Mmg. Questo chiaramente è un dato statisticamente atteso, non sorprende nessuno, né tanto meno va interpretato come colpa.
Il mio intervento, inoltre, è stato immediatamente successivo a quello del Prof. Silvio Garattini, che a differenza dello scrivente è un esperto di farmaci, anzi è "l'esperto" di farmaci per eccellenza, che ha mostrato le cifre dell'esistenza di un'asimmetria informativa in ambito di prescrizione farmaceutica e, soprattutto, presentato dati inequivocabili sulla presenza di una moltitudine di farmaci ridondanti nel prontuario terapeutico con differenze di prezzo quasi sempre ingiustificate e poco conosciute, che vanno a impattare negativamente sulla spesa sanitaria.
Ora, pur comprendendo il suo ruolo dr. Scotti quale segretario nazionale della FIMMG che deve necessariamente rappresentare e tutelare al meglio i propri iscritti, appare alquanto improbabile che mentre per tutte le altre professionalità mediche e specialistiche del SSN vi siano margini di miglioramento delle performance sanitarie, e nella fattispecie prescrittive, invece nulla si possa dire dei medici di medicina generale (e in particolar modo di quelli iscritti alla FIMMG...) che, come lascia intendere il loro più alto rappresentante, non necessitano di alcuna "ottimizzazione" operando già al massimo dell'efficienza.
Per onestà intellettuale bisognerebbe affermare invece che tutti possono fare meglio, e lo dico da medico oltre che da sottosegretario alla Salute, perché se è vero che il nostro SSN è considerato internazionalmente uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, è altrettanto vero che non esiste alcuna categoria di "fenomeni", di professionisti "perfetti" o non criticabili. Conosco molti Mmg e non hanno alcuna difficoltà ad ammettere che si può fare di più e meglio. Loro, noi, tutti.
L'Agenzia italiana del farmaco rende disponibili report regionali sul consumo dei farmaci con l'obiettivo principale di fornire uno strumento preciso a supporto della programmazione sanitaria e delle iniziative di formazione e informazione. Le grandi differenze di spesa presenti sul nostro territorio, non supportate da fenomeni epidemiologici, devono far riflettere tutti noi e spero anche i medici appartenenti al suo sindacato.
Due giorni fa, nelle conclusioni del mio intervento all'Aifa (forse non è stato ben compreso), lungi dal colpevolizzare l'operato di qual si voglia categoria medica, ho voluto ribadire semplicemente la necessità di ottimizzare sempre più le performance di tutti gli operatori del sistema per raggiungere l'obiettivo comune di mantenere un SSN universalistico e sostenibile.
Prendo atto che lei a nome della FIMMG abbia bocciato nettamente l'ipotesi da me azzardata di prevedere incentivi premianti per le migliori performance. Questo lusinga, forse, gli iscritti al sindacato (e il suo segretario nazionale), e allo stesso tempo solleva lo scrivente dallo sforzo di reperire in questo momento storico tutt'altro che semplice, ulteriori risorse finanziarie per questi incentivi.
Per compensare poi le mie conoscenze della medicina generale che risalgono al periodo universitario e necessitano dunque - come ha detto lei dr. Scotti - di "ottimizzazione", sarei ben felice di confrontarmi con la FIMMG pubblicamente, nella consapevolezza che solo con un dialogo sano e costruttivo si possono ampliare le conoscenze, migliorare le pratiche e far nascere le idee.

RAPPORTO OSMED : FIMMG: Le dichiarazioni a margine del convegno dimostrano solo che bisogna ottimizzare l'AIFA e il Sottosegretario alla Salute Bartolazzi.

farmaci«Farmaci e vaccini sono strumenti di salute? Sono o no un investimento per ridurre la spesa socio-sanitaria complessiva? O sono solo un semplice costo?». Sono le domande che si fa e rilancia alle istituzioni, Roberto Venesia presente, nella sua qualità di Coordinatore Area Farmaco di FIMMG Nazionale, alla presentazione AIFA del rapporto OSMED.
«Dobbiamo pensare che l'uso appropriato dei famaci può determinare risparmi per il SSN. Ma dobbiamo, però, intenderci sul concetto di appropriatezza. Se una prescrizione è generalmente considerata appropriata quando effettuata all'interno delle indicazioni cliniche, e, in generale, all'interno delle indicazioni d'uso (dose, durata, ecc) per le quali è dimostrata l'efficacia e per ciò autorizzata, la domanda delle domande è "che tipo di salute vogliamo ottenere per il nostro paziente con il bene farmaco?". Un medico non dovrebbe avere dubbi "La migliore possibile": il farmaco giusto, al paziente giusto, per il tempo necessario. Qual è il farmaco giusto ce lo dice la scienza, il paziente giusto lo sceglie il medico e per il tempo necessario tutti devono fare squadra. Purtroppo il concetto di appropriatezza che vediamo nelle dichiarazioni a cui abbiamo assistito, sembrerebbe rendere giusto ciò che è economicamente sostenibile».
«Leggo e rileggo le dichiarazioni rese dal Sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi in occasione della presentazione del Rapporto OSMED 2018 e, per quanto mi sforzi, non riesco proprio a comprendere il senso di ciò che dice, soprattutto dopo l'incontro con il Ministro della Salute, Giulia Grillo, dove abbiamo chiaramente apprezzato l'azione del ministro che ha avviato un confronto per ottimizzare si la medicina generale, ma fornendole personale e supporto per investimenti in diagnostica non certo una azione rieducativa professionale. I Medici di Medicina Generale ricevono ormai da anni dalle loro Aziende Sanitarie report sulla attività prescrittiva individuale e di confronto con le medie aziendali, regionali e nazionali, a latere del fatto che i nostri gestionali hanno anche strumenti che possano creare attività di ricerca e studio in tal senso sempre più praticati dai medici nella loro attività e base del confronto formativo per una Società Scientifica della Medicina Generale per la valutazione dei bisogni di formazione. Vogliamo, pertanto, rassicurare il Sottosegretario sul fatto che non c'è alcun bisogno di prodigarsi nella produzione di ulteriori informazioni, semmai bisognerebbe utilizzare le informazioni da noi prodotte per pesare i dati di OSMED non solo su confronti macro ma piuttosto su dati che si avvicinino alla tanto declamata personalizzazione delle cure che pertanto tiene conto anche di fattori socioeconomici e culturali delle popolazioni, fattori che differenziano l'impatto di malattie e conseguentemente delle terapie in aree con indici di deprivazione materiale e sociale colpevolmente diversi. Questo, a meno che non sia cambiato qualcosa e che magari ora con la locuzione "prescrizione appropriata" non si debba intendere solo come ridurre la spesa prescindendo dal risultato». Così Silvestro Scotti, Segretario Generale FIMMG, replica a quanto affermato dal Sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi, in merito all'esigenza di "ottimizzare" le prescrizioni dei Medici di Medicina Generale.
«Mi spiace – ironizza Scotti – che il Sottosegretario sia rimasto traumatizzato dall'esperienza vissuta da studente e che ancora oggi sia tormentato dal ricordo di queste orde d'informatori sanitari che, come lui stesso ha raccontato, "bombardavano i Medici di Medicina Generale", oltretutto da studente universitario io ricordo che lo stesso succedeva nei reparti dell'Ospedale Universitario, per promuovere i loro prodotti. Ciò nonostante, pur nel massimo rispetto di questo personale dramma, non ci sembra che ad oggi i colleghi della Medicina Generale si lascino influenzare finendo per fare scelte che possano andare contro gli interessi dei pazienti, e oltretutto non capirei perché questo riguarderebbe solo i medici di Medicina Generale e non tutti i medici. Forse l'unica cosa da "ottimizzare" sono questi ricordi di giovinezza e una migliore conoscenza di cosa sia oggi la Medicina Generale». Silvestro Scotti stigmatizza anche la proposta di introdurre dei "fattori di incentivazioni per ottenere performance ottimali dal punto di vista finanziario e di corretta prescrizione". «I Medici di Medicina Generale non hanno bisogno di "incentivi" per migliorare le proprie performance come prescrittori. Questa visione è non solo svilente della professionalità di ciascun medico, ma anche deontologicamente scorretta e ci aspettiamo un intervento della FNOMCeO che chiarisca al medico Bartolazzi che sta parlando di e ad altri medici. FIMMG tiene a sottolineare che tutti i medici di Medicina Generale fanno le loro prescrizioni nell'interesse di salute del proprio paziente e che queste prescrizioni di certo non cambierebbero a fronte di incentivi economici o mobbing di informatori statalisti probabilmente scelti tra economisti interessati all'appropriatezza finanziaria e non interessati all'appropriatezza assistenziale».

DECESSI INFEZIONI OSPEDALIERE : Bartoletti (Fimmg Omceo Roma) , e' emergenza : sotto accusa sovraffollamento e mancato rispetto norme organizzative, medici lasciati soli

mediciospital thumb other250 250"L'impennata delle infezioni ospedaliere, ormai causa di quasi 50 mila decessi ogni anno, è un campanello d'allarme grave che non va archiviato come effetto collaterale fisiologico connesso al ricovero." Così Pier Luigi Bartoletti vice presidente Omceo Roma e vice segretario nazionale della Fimmg " Semplicemente perche non è cosi, siamo di fronte ad una emergenza gravissima. Passare in pochi anni dai 18668 morti del 2003 ai 49301 del 2016 come denuncia il rapporto OsservaSalute del 15/5/19, segnala che il problema ha ormai assunto dimensioni tali da non poter essere ignorato o sottovalutato come spesso accade. I medici di ospedali grandi e piccoli conoscono la vastità del fenomeno ma sono quasi sempre lasciati soli ad affrontarlo fidando nei miracoli, ormai sempre piu ridotti, degli antibiotici e delle misure di profilassi. Armi efficaci, anzi salvavita, ma che stanno perdendo sempre piu terreno poiché la causa principale di questa piaga che colpisce soprattutto gli anziani over 75, è con tutta evidenza marcatamente , se non esclusivamente , organizzativa, logistica e strutturale. " Dunque l'urgenza sta nella necessità di costruire un muro di misure adeguate" continua Bartoletti " e utili a ridurre le proporzioni del fenomeno. Le soluzioni da intraprendere richiedono certo una ancora più puntuale appropriatezza clinica, ovvero la corretta prescrizione ed assunzione di antibiotici, l'adozione di più rigidi protocolli di misure di sicurezza come il lavaggio delle mani, ma soprattutto quel che serve è una diversa e più efficace appropriatezza organizzativa, ovvero l'adozione da parte delle Aziende Sanitarie di procedure, in coerenza con il Dlgs 231/2001. Finche, per esempio, i pazienti ed in particolare quelli anziani sosteranno troppo a lungo nei grandi ambienti dei pronto soccorso, sarà oggettivamente difficile , contenere la diffusione di queste infezioni, e lo sarà ancor di più se i reparti destinati ad ospitare i pazienti nel momento di maggiore fragilità, come rianimazione o terapie intensive, sono ospitati in locali non adeguati e ben protetti come spesso accade magari in fase di lavori di ristrutturazione edilizia. Il problema della vetustà di molte grandi strutture Ospedaliere pubbliche," Conclude Bartoletti " soprattutto nel Centro Sud, con logiche architettoniche dell'inizio del 900 o degli anni 60, dove i problemi di salute erano altri, rende difficile per non dire in alcuni casi impossibile, garantire livelli di sicurezza come nelle strutture ospedaliere progettate e costruite in epoca recente. La carenza di personale ed i tagli imposti da logiche di bilancio con stringenti obiettivi per i manager della sanità pubblica, non aiutano nell'innalzare i livelli di sicurezza. Di fronte a questi dati occorre constatare, con amarezza , che gli strumenti normativi esistenti , - procedure di risk management ed i protocolli clinici implementati - evidentemente non bastano. La parte medica fa il suo, ma se a cio' non corrisponde una revisione profonda dell'assetto organizzativo, c'e' poco da sperare in un miglioramento. Ma l'allarme ormai è rosso e non c'è più tempo da perdere."

DECRETO CALABRIA : Audizione Fimmg alla Camera dei deputati (video), no alle sanatorie serve una temporalita' del provvedimento per la carenza dei medici

galzeranobartSi è svolta l'8 Maggio 2019 una audizione Fimmg in commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati presenti il vice segretario nazionale vicario Pier Luigi Bartoletti e il segretario nazionale Fimmg formazione Luca Galzerano .
Si è parlato della carenza di medici e provvedi enti correlati , servono sistemi di incentivo per le zone disagiate che stanno restando scoperte e una temporalita' per i provvedimenti inerenti la formazione in medicina generale, Il mmg ha ribadito Bartoletti ha triplicato il carico di lavoro "in un paese sempre più vecchio che probabilmente nei prossimi anni sarà ancora più vecchio" ha sostenuto il vice segretario " il carico di lavoro che abbiamo adesso noi nei nostri studi di lavoro che sta negli ultimi 20 anni è triplicato noi prima eravamo considerati con una popolazione assistibile avevamo in carico cittadini assistibili assistibile significa che non è malato che può diventare un corso dell'anno adesso di sta sempre più avvicinando l'assistenza alla persona perché essendo più anziani con malattie degenerative quindi è necessario potenziare non tanto la possibilità di gruppi di medici fare più prestazioni ma che il singolo medico possa erogare più prestazioni anche attraverso l'ausilio di personale di studio non soltanto medico ma anche infermieristico" Per quanto riguarda la remunazione la " frase senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica siamo d'accordo va inteso a saldo invariato quindi nessuno dice che aumentiamo la spesa, noi riteniamo che nell'ambito dell'attuale spesa e rimodulando le voci di spesa e rimodulando nel bilancio della sanità l'assistenza territoriale le cure primarie che oggi sono a saldo invariato"
"andiamo a modificare una normativa europea che il legislativo 17 agosto 99 numero 368 che riguarda l'applicazione della legge europea sulla formazione in medicina generale," ha introdoto Bartoletti " se la mettiamo così non mettiamo una temporalità definita è possibile che il provvedimento possa essere in sede europea considerato non conforme ." Per la formazione la Fimmg ha ribadito il NO a sanatorie
"non siamo disponibili ad accettare ulteriori ampliamenti di questo decreto o da altre manovre di tipo sanatorie" ha ribadito il segretario nazionale della Fimmg Formazione Luca Galzerano
La Fimmg chiede " una valorizzazione dei titoli di servizio insieme ai titoli di studio per l'accesso al corso di formazione specifica in medicina generale e pertanto riteniamo che in ogni modo non vada svilita la formazione medicina generale proprio perché il nostro obiettivo principale quello di tutelare sia i medici di medicina generale ma anche la salute dei cittadini sia nel loro nella loro individualità che nella loro complessità "
"il criterio di graduatoria che il sistema che viene proposto potrebbe dare anche origine a dei contenziosi tant'è che riteniamo che si possa dare maggiore attenzione a un criterio di anzianità piuttosto a un criterio di merito questo potrebbe determinare l'apertura di numerosi ricorsi" conclude Galzerano

CARENZA MEDICI : Pier Luigi Bartoletti (Fimmg) no a scorciatoie che abbasserebbero la qualita' delle cure erogate

medicoscrive thumb other250 250"In questi mesi stiamo vedendone di tutti i colori circa le misure che dovrebbero risolvere o quantomeno arginare il problema della carenza di medici nel nostro Paese. Molte sono colorite, altre fantasiose, altre ridicole, molte pericolose." Così il vice segretario vicario Nazionale della Fimmg Pier Luigi Bartoletti in un articolo apparso oggi su Il Sole 24 Ore " L'Italia è un paese vecchio, con una popolazione sempre piu' anziana, e quindi l'imperativo dovrebbe essere quello di preparare al meglio i professionisti della salute, dai medici, agli infermieri, alle ostetriche, ai fisioterapisti, e tutti coloro che lavorano nel settore. C'è bisogno, voglio dire , di più qualità e invece si sceglie la scorciatoia della quantità a basso prezzo. Cosi facendo diventa concreto di mettere a repentaglio l'alto livello di assistenza che ancora oggi il sistema sanitario nazionale garantisce e il suo carattere universalistico. Il fatto è che negli anni passati abbiamo miserevolmente sbagliato la programmazione. nel frattempo sono anni che ci si riempie la bocca con progetti di ospedali per intensità di cure, poi abbiamo strutture di inizio novecento con i padiglioni; il modello organizzativo del sistema sanitario nazionale è lo stesso di quando si era in epoca di baby boom e di pletora medica, l'impianto normativo ha compiuto quarant' anni, con alcune cosmesi che datano vent'anni. Il finanziamento per il sociale è ridotto ai minimi termini e pertanto alcuni costi sociali gravano sul già scarno bilancio del fondo sanitario. Oggi per molti cittadini non è possibile pagarsi il ricovero in RSA e l'Ospedale rimane il "rifugium" più gettonato. Trovare la soluzione a questi bisogni è la sfida che abbiamo davanti. Ma con l'acqua alla gola si ragiona male. Se la risposta infatti è importare medici dall'estero significa ammettere che non sappiamo pensare il futuro. Nel frattempo il 52% dei medici europei che vanno a lavorare fuori dall'Unione sono italiani. I nostri sono richiesti in tutto il mondo con offerte allettanti che molti accettano. Perdiamo l'eccellenza dei nostri medici e immettiamo nel sistema professionisti formati altrove. Questa non è una soluzione ma la strada per dequalificare e impoverire il nostro modello. Ma anche pensare, deliberare addirittura, di far entrare nel sistema medici senza specialità oppure ancora in formazione, è sintomo di pochezza di idee. Anche in questo caso significa essersi arresi o essere pronti a farlo, al ribasso della qualità delle cure erogate. E questo non è accettabile. Un sistema come il nostro che, nonostante tutto, funziona e bene, per rispondere ai bisogni del tempo che abitiamo ha bisogno di alte professionalità, di qualificazione degli operatori, di chiarezza nelle procedure concorsuali di assunzione, non di espedienti. E invece sulla medicina territoriale che garantisce l'accesso universale ai servizi, e che dovrebbe essere l'architrave del cambiamento, si prova a puntare l'indice dello spreco. Sulla telemedicina siamo all'anno zero, è un moloch di cui si discute da anni, che ha ingoiato milioni e milioni in sperimentazioni mai diventate sistema , con il risultato che ma che ancora oggi è appannaggio di pochi fortunati. Non ci vuole un'aquila per capire che se mancano i medici però si continua ad oberarli di piani terapeutici, carte e cartuccelle, negandogli da un decennio il rinnovo del contratto, stipendi tra i più bassi d'Europa e possibilità di carriera pesantemente limitate da concorsi pilotati, non si va lontano e anzi si imbocca la strada del declino. Oggi per salvare la sanità pubblica e dunque il diritto alla salute! Conclude Baroletti ! garantito dalla Costituzione, occorre un progetto vasto che tengo conto delle nuova realtà sociale, delle sue evoluzioni, della carenza di risorse economiche e che metta al centro con convinzione il territorio. Nell' ex Bel Paese la sanità, uno dei pilastri portanti del nostro sistema democratico oggi non gode di ottima salute,e per guarire ha bisogno di riforme strutturali, di un ripensamento profondo, dell'elaborazione di un nuovo modello che parta dal territorio, di soluzioni che ridiano dignità di ruolo ed economica ai medici, non di scorciatoie.

CERTIFICATI DI MALATTIA : Auto-attestazione del lavoratore, medici Fimmg-Inps: troppe resistenze, serve un tavolo tra le parti

inps thumb250 250C'è difficolta' ma soluzioni possono esserci, ma vanno dibattute tra le parti cosi Alfredo Petrone Segretario nazionale FIMMG –INPS commenta su DOCTOR 33 l'intervento del Segretario Silvestro Scotti al Congresso Fimmg Lazio (leggi QUI) dove denunciava resistenze da parte di INPS e Confindustria sull' Auto-attestazione del lavoratore per la malattia
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Inutile nasconderlo, c'è una difficoltà per promuovere l'auto-attestazione per i pazienti che fanno un giorno solo di assenza per malattia. E' la riflessione di Alfredo Petrone, segretario nazionale del settore Fimmg Inps, dopo che il segretario nazionale Fimmg Silvestro Scotti ha ricordato le resistenze di Confindustria e le perplessità di Inps su questa procedura.
Forse -commenta Petrone - è arrivato il momento di far parlare a un tavolo tutte le parti: i ministeri competenti (Lavoro, Economia, Salute, Funzione pubblica), l'Inps, i datori di lavoro, e naturalmente la Fnomceo e i medici, sia quelli che certificano la malattia dell'assistito, sia i medici fiscali che effettuano le visite di controllo. In una recente intervista, Scotti ha ricordato come la semplice auto-dichiarazione del lavoratore per Confindustria incoraggi l'assenteismo, né i datori di lavoro se la sentano di caricarsi l'invio telematico delle auto-attestazioni di malattia all'Inps. L'Istituto invece non vorrebbe perdere l'informazione epidemiologica che gli perviene attraverso l'invio telematico dei certificati: se la sentirebbe il medico di famiglia di fare da tramite per i pazienti nella spedizione?
«Oggi dovrebbe essere la politica a fare una scelta sull'auto-attestazione o auto-dichiarazione (per inciso, è erroneo parlare di auto-certificazione, perché la potestà certificatoria è in capo al medico curante). Innanzi tutto -dice Petrone- delle due l'una: se il giorno di assenza fosse attestabile come semplice atto amministrativo, non sarebbe considerato malattia e non dovrebbe viaggiare attraverso il canale telematico Inps, né ci sarebbe bisogno di visita di controllo a domicilio del paziente. Certo, in questo caso bene sarebbe contingentare nell'arco dell'anno questo tipo di assenze -è una mia riflessione a titolo personale- come fossero permessi ed inseriti nei contratti di lavoro. Se invece si volesse disciplinare un'auto-attestazione legata alla malattia - anche per evidenziare se c'è una malattia all'inizio, o in fase di continuazione, o una ricaduta - tornerebbero a rendersi necessari l'invio telematico, l'individuazione di chi spedisce all'Inps e l'eventuale successiva visita di controllo del medico fiscale. Anche qui una mia riflessione: trattandosi di malattia, l'attestazione non dovrebbe essere onerosa per il lavoratore».
La visita di controllo avverrebbe in assenza di diagnosi certificata dal medico curante, «ma questo non sarebbe un problema», spiega Petrone. «Quotidianamente come medici fiscali visitiamo molti pazienti che non sono ancora stati visti dal medico di famiglia, in genere su richiesta del datore di lavoro. Potremmo al limite stabilire l'immediata idoneità di un paziente al lavoro se considerassimo che non presenta sintomi patologici né rischi di ricaduta; ovvero potremmo rinviare la prognosi al medico curante, come avviene oggi. Insomma, ove l'auto-attestazione fosse inquadrata nell'ambito della malattia, comunque il medico di famiglia trarrebbe un sollievo, non dovendo emettere certificati per assenze di un solo giorno e magari a fronte di sintomi che non sono più obiettivabili, e non ci sarebbe alcun problema per il medico fiscale, che anzi, ove si realizzasse finalmente l'accordo nazionale per un impegno a tempo pieno e fidelizzato per l'Inps, potrebbe gestire ampiamente questo carico».( DOCTOR 33)

CERTIFICATI DI MALATTIA: Scotti (Fimmg) Per l 'autodichiarazione c'e' il no di Confindustria e dell'INPS i MMG terminalisti per far risparmiare personale all'ente.

scottiferentino"La possibilità' di auto dichiarare l'assenza di malattia da parte dei lavoratori è da tempo all'attenzione sul tavolo di CONFINDUSTRIA che non vuole questa metodica in quanto non si fida dei lavoratori italiani. " così il segretario Nazionale della Fimmg Silvestro Scotti intervenuto al congresso regionale della Fimmg Lazio – Scuola di Formazione in Medicina Generale in risposta ad una domanda sulla situazione e sulla possibilità' che anche in Italia venga introdotto un metodo di autodichiarazione da parte dei lavoratori nella malattia. "Sull'argomento abbiamo proposto un metodo all'americana dove la malattia è retribuita se non utilizzata come le ferie ma è complicato agire sui contratti di lavoro. Confindustria ha paura che aumenti l'assenteismo anche se in alcuni contratti è gia' presente un metodo premiante . L'inps oltretutto ci sta "caratterizzando" e sa le abitudini di ognuno di noi e le metodiche di erogazione della certificazione di malattia. "
"Anche l'INPS stessa crea problemi sull'autodichiarazione, in quanto non trova la metodica con cui il lavoratore possa mandare tale dichiarazione in quanto con il certificato telematico ha demandato ai medici l'onere della compilazione risparmiando sugli impiagati e terminalisti. Quindi restano varie possibilita' o che il datore di Lavoro lo invii , ma confindustria non è d'accordo , o che sia il cittadino stesso ad inviarlo telematicamente, ma questo non sempre è possibile , quindi non resterebbe il medico di famgilia per inviare l'autodichiarazione allora che cambia ? I mmg oggi sono diventati terminalisti che fanno risparmiare L'INPS in termini di personale . "

Questi alcuni dei concetti espressi da Silvestro Scotti nell'intervento che potete visionare nel video allegato

VEDI IL VIDEO DELL'INTERVENTO


FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO: Sogei ; "C'è difformita' regionale ognuna fa come vuole " Fimmg i medici lo utilizzano sotto le sue potenzialita'

sanitatelematica thumb medium250 250Da una ricerca svolta dall'agenzia giornalistica ANSA sul fascicolo sanitario elettronico è emerso un quadro molto difforme da regione a regione che poco aiuta all'uniformita' generale lo dichiara Andrea Quacivi, amministratore delegato di Sogei, la società operativa per l'informatica del MEF "Tutte le Regioni si stanno attrezzando con i fascicoli sanitari elettronici e sono poche quelle che hanno connesso il loro sistema. C'è un divario tra chi ha realizzato un fascicolo completo efficace nella gestione e chi fa più fatica» ma c'è anche poco dialogo tra sistemi. Per questo la società ha realizzato una dorsale che permette il colloquio tra i vari fascicoli regionali», con «la connessione nazionale, così che un paziente possa essere curato sul territorio con tempestività, senza ripetere le analisi». Insomma, si procede a rilento, sottolinea Quacivi, anche perché «ogni Regione sta facendo il suo fascicolo sanitario elettronico». mentre averne avuto uno unico «sarebbe stato più semplice». Insomma una difformita' a cui si cerca di porre rimedio con artifizi tecnici in modo che le informazioni siano fruibili in tutta la penisola e forse sarebbe stato molto piu' economico rivolgersi ad una struttura "centrale " invece di frazionarsi in 21 sistemi diversi. Sull'utiizzo interviene Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi della Federazione Italiana di Medici di Medicina Generale e dell' ITC. "un pò ovunque questo strumento non è utilizzato al pieno delle sue potenzialità, viene usato dal cittadino per la prenotazione degli esami online e il ritiro di referti, mentre pochissimi sono i medici che lo usano per condividere, tra professionisti, informazioni assistenziali. Questo sarebbe particolarmente importante per i cronici, le donne in gravidanza, gli anziani e i bambini".

PRIVACY: arrivano le nuove precisazioni del Garante intervista con Paolo Misericordia resp. ITC Fimmg Nazionale

misericordiaFATT thumb large300 300Le nuove indicazioni del garante indicano il comportamento da tenere con i dati sanitari ce ne parla Paolo Misericordia resp. ITC della Fimmg Nazionale In un intervista ieri sera nella trasmissione "la nostra sanità" su fimmglazio tv . Nei prossimi giorni ci saranno incontri con il garante per perfezionare accordi in merito a tematiche specifiche come al conservazione dei dati dopo il pensionamento del medico e altre situazioni specifiche inerenti la medicina di famiglia
 

MEDICINA PENITENZIARIA: Carenza medici, intervista a Franco Alberti (Fimmg) organici fermi al 1995 il passaggio di competenze tra il Ministero e le Asl ha complicato le cose (video)

alberti2La carenza dei medici negli istituti di pena sta portando non pochi problemi le cause sono molte, gli organici fermi al 1994, la formazione di una disciplina altamente specialistica e le difficolta' lavorative in termini di sicurezza allontanano i sanitari da questa disciplina fondamentale in quanto chi è detenuto non puo cercarsi un medico ma deve avvalersi dei persidi messi disposizione. Il passaggio di competenze tra il ministro della Giustizia alle ASL non ha aiutato. Ce lo spiega Franco Alberti della Fimmg Medicina Penitenziaria intervistato in corso della trasmissione di fimmglazio tv "LA NOSTRA SANITA"

CONTINUITÀ ASSISTENZIALE : FimmgCA, sicurezza lo Stato tuteli i propri figli, aggiornato il dossier violenza

guardiadistrutta"Il tema sicurezza per gli operatori sanitari continua a rappresentare un problema di scottante attualità che, visto il progressivo aumento degli atti di violenza, non ha trovato finora risposte risolutive." Così Tommasa Maio Segretario Nazionale FIMMG Continuità Assistenziale in un lungo comunicato che riporta in allegato un Dossier Violenza aggiornato al 19 Marzo 2019 "In questo scenario i medici di Continuità Assistenziale, da decenni purtroppo, sono vittime inascoltate. Lavoriamo in solitudine, senza alcun collegamento informativo con i medici di famiglia, nella superficiale indifferenza dei soggetti istituzionali che avrebbero il dovere di proteggerci. Affrontiamo notte dopo notte con scarsi strumenti la necessità di dare risposta ai bisogni assistenziali di una società sempre più povera economicamente e culturalmente, esposti alla violenza di soggetti, quasi sempre a noi ignoti, che si sentono protetti dall'anonimato e dalla mancata certezza di una pena.
La questione sicurezza non è per noi un problema occasionale o fortuito: solo dall' inizio del 2019 sono stati denunciati 10 casi di gravi aggressioni, minacce e percosse a carico di medici di Continuità Assistenziale, con un particolare coinvolgimento delle colleghe donne.
Ma quanti saranno stati in realtà gli episodi non denunciati dai medici, donne, ma anche uomini, " Continua Tommasa Maio "per paura di ritorsioni, avendo purtroppo la certezza per precedenti esperienze – si, perché ognuno di noi più di una volta ha subito questa esperienza- che nessun intervento, in grado di prevenire in futuro il ripetersi di simili accadimenti, sarebbe stato attuato?
Da 15 anni ormai, individuato il problema, lavoriamo su più direttrici per tutelare l'incolumità dei medici di guardia medica: dalle denunce, prima isolate poi via via più frequenti, presso le singole Aziende, alle indagini sul territorio nazionale per monitorare la situazione, dalla creazione del Dossier Violenza: Storie di ordinaria follia, costantemente implementato da 6 anni, alla proposta di una F.A.D. sulla Sicurezza, per aumentare il grado di consapevolezza di possibili strumenti di prevenzione, disponibile gratuitamente on-line per tutti i colleghi; dai progetti con associazioni quali la C.R.I, all'interlocuzione con tutti gli attori e Istituzioni dal Ministro della Salute alla Fnomceo, dalle associazioni professionali FIASO, CARD, FEDERSANITA' ANCI, a quelle dei cittadini.
Siamo presenti sui tavoli di contrattazione regionali per richiedere strumenti che cambino le nostre possibilità di conoscenza ed approccio alle richieste assistenziali che ci vengono proposte.
Alcune Aziende hanno cominciato ad affrontare il problema. Sedi messe in sicurezza, accompagnatori, dispositivi di allarme.
Ma questo non basta.
I medici di CA non hanno accesso a quei dati sanitari dei pazienti che si rivolgono al servizio che abbasserebbero il grado di rischio permettendo di identificare precocemente soggetti critici. Dati che i medici di famiglia potrebbero facilmente mettere a nostra disposizione se ci fosse la sensibilità politica delle tante Regioni che continuano a non voler investire sulla informatizzazione e la connessione informativa tra le due facce della medicina generale.
Servono ancora interventi strutturali per la messa in sicurezza di sedi o, meglio ancora, servirebbe permettere ai medici di CA di svolgere l'attività ambulatoriale in veri studi di medicina generale dove i pazienti li identificherebbero meglio come espressione dello stesso rapporto fiduciario che li lega nelle ore del giorno al proprio medico di famiglia; serve formare i medici a prevenire e a reagire con strumenti culturali adeguati; serve formare i manager della sanità ad affrontare il problema, cominciando col mettere in atto le basilari attività di risk management che ogni aggressione, essendo un evento sentinella, dovrebbe automaticamente evocare e che vengono, invece, puntualmente ignorate.
Ma più di ogni altra cosa manca ancora il riconoscimento legislativo per i Medici, nell'esercizio della loro funzione, dello Status di Pubblico Ufficiale che a seguito di aggressione garantirebbe la procedura automatica di querela d'ufficio. Atto questo ancor più rilevante, se si considera che circa il 70% dei medici è solito non denunciare le violenze ricevute, determinando per altro una sottostima del reale problema.
In questa richiesta non vi è il tentativo o la volontà di ricercare gradi e uniformi, ma la richiesta di aiuto e protezione per poter svolgere al meglio la nostra professione di medico nella tutela della salute dei cittadini.
L' auspicio quindi è che lo Stato diventi il garante dell'alleanza medico-paziente senza dimenticarsi di salvaguardare, parafrasando le parole del Segretario Nazionale al 75°Congresso FIMMG, la sicurezza dei propri "figli". Questo compito purtroppo viene ad oggi delegato ai molti padri di donne medico di Continuità Assistenziale, costretti ad accompagnare durante il lavoro le colleghe per preservare la loro incolumità.
Vogliamo ringraziarli oggi, in occasione della loro festa, insieme a tutti quelli che lavorano accanto a noi per proteggerci, augurandoci che presto questo non rappresenti più la quotidianità.
Che i padri facciano i padri e lo Stato faccia lo Stato. Anche per noi. " Continua Tommasa Maio "

IL TESTO DEL DOSSIER VIOLENZA del 19/3/2019

MEDICINA PENITENZIARIA: Alberti Fimmg: mancano medici nelle carceri "Serve un accordo nazionale "

carcere 1 thumb250 250"Manca personale medico nelle carceri italiane. A fronte di un sovraffollamento di detenuti negli istituti di pena diventa difficile assicurare un servizio di assistenza sanitaria adeguato". Lo dichiara Franco Alberti, coordinatore nazionale di FIMMG Medicina Penitenziaria.
"I medici che lavorano nelle carceri sono così costretti in alcuni casi a turni continuativi con i rischi connessi alla situazione di stress legata all'ambiente di lavoro a scapito della salute dei detenuti – prosegue Alberti . Con il DPCM del 1 aprile 2008 l'assistenza sanitaria è transitata dal Ministero della Giustizia al Ministero della Salute e quindi al SSN. A distanza di 11 anni non è ancora stato fatto un contratto collettivo per i medici penitenziari, contemplato nell'ACN della Medicina generale creando situazioni paradossali e contratti legati alle interpretazioni delle varie regioni, dimostrando una enorme 'ignoranza' sull'operato dei medici in carcere volendo equipararli alla continuità assistenziale che svolge altre funzioni".
"Si sta assistendo – sottolinea Alberti - a una fuga dei vecchi medici legata alla situazione precaria, sostituiti da colleghi che non sono preparati ad affrontare questo lavoro, e tra l'altro sottopagati, che appena possono scappano perché non vedono un futuro".
Per Alberti: "E' necessario garantire una formazione adeguata istituendo un corso di un anno che permetta di lavorare in carcere perché, sia per l'abbandono volontario sia per i pensionamenti, il sistema potrà entrare in crisi. Sono ripartite le trattative per l'ACN della medicina generale e di conseguenza anche per la medicina penitenziaria. Ci auguriamo – conclude - che stavolta sia presa in dovuta considerazione la nostra richiesta di un sollecito accordo che riconosca sia da un punto di vista normativo che economico il lavoro svolto. E' necessario ricondurre la medicina penitenziaria mazionale in uno stesso alveo proponendo l'istituzione di una unica Asl Nazionale Penitenziaria interregionale che possa sovrintendere all'organizzazione del servizio e al personale sanitario dei 206 istituti penitenziari Italiani, con un 'organizzazione autonoma e un proprio budget uniformando su tutto il territorio nazionale".

VIOLENZA MEDICI: Campagna CRI "Non sono un bersaglio" la Fimmg aderisce

bersaglioLa FIMMG, nel contesto della campagna "Non sono un bersaglio" promossa dalla Croce Rossa Italiana, ospitata dalla Commissione Europea in Italia, ha individuato una opportunità, nella collaborazione con la più importante organizzazione umanitaria che incarna più di 150 anni di civiltà e valori di assistenza sanitaria verso i deboli e fragili di cui l'Italia è l'Europa ne sono portatori, per la sensibilizzazione della politica e della società civile sul tema della violenza nei confronti dei medici e del personale sanitario.
La Federazione dei Medici di Famiglia, già da tempo impegnata su questo fronte con numerose iniziative volte alla prevenzione degli episodi ed all'ottenimento di maggiori garanzie da parte delle Istituzioni per quanti ogni giorno si trovano a fronteggiare questo fenomeno dilagante, con soddisfazione ringrazia il Preside della CRI Francesco Rocca per quanto affermato: "Si parla molto spesso di ambulanza e pronto soccorso ma in realtà c'è tutto un lavoro quotidiano, silenzioso, della guardie mediche e dei medici di medicina generale che vivono il clima crescente di rabbia che all'interno del nostro paese sta montando".
I medici di famiglia, di continuità assistenziale e i medici dell'emergenza territoriale italiani, in prima linea e spesso soli o senza adeguato supporto da parte delle Istituzioni, vivono, infatti, da anni sulla propria pelle, giorno dopo giorno, gli effetti delle aggressioni psicologiche, verbali e fisiche perpetrate quotidianamente ai loro danni.
Riteniamo importante dare un valore istituzionale ad una collaborazione che è già in atto in numerose realtà, ove i volontari della Croce Rossa supportano quotidianamente l'attività dei medici di continuità assistenziale, mettendo a disposizione i locali per le visite ed accompagnandoli negli accessi domiciliari, e sono fianco a fianco dei medici di emergenza sulle ambulanze del 118 che presto si concretizzerà in un protocollo d'intesa tra FIMMG e CRI.
In attesa di una tangibile dimostrazione di impegno da parte del Ministro e del Parlamento, dai quali ci attendiamo leggi adeguate, FIMMG, in tutte le proprie articolazioni si impegnerà a definire con Croce Rossa Italiana iniziative comuni di sensibilizzazione e contrasto del fenomeno.

VIOLENZA MEDICI : Fimmg ennesimo episodio in una guardia di Messina

La-stanza-dellaggressione-3E' l'ennesimo episodio di violenza a scapito dei medici che operano nei Presidi di Guardia Medica accaduto a pochissimo tempo da quello verificatosi nella notte fra il 6 ed il 7 gennaio scorso a Mirto – Frazzanò. Episodi simili sono ormai all'ordine del giorno in tutte le strutture sanitarie, dall'ospedale alla guardia medica, i professionisti rischiano aggressioni da parte di pazienti o parenti ed in guardia medica il problema è anche più accentuato ed aggravato dall'estrema solitudine in cui è costretto ad operare il medico. I sanitari sono ormai in preda ad uno stato di rassegnazione ritenendo le aggressioni, verbali o fisiche, come un fatto inevitabile e abituale. In Italia ogni anno nelle guardie mediche vengono visitati circa dodici milioni di pazienti e vengono salvate migliaia di vite umane. La solidarietà istituzionale è gradita e conforta in tali occasioni ma non è più sufficiente occorre dare soluzione concreta al problema. Non sono sufficienti l'aggravamento di pena, le circostanze aggravanti o l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza di tutto il personale della Sanità istituito presso il Ministero della Salute. Occorre mettere in sicurezza tutti i Presidi di guardia medica, dotandoli di tutti gli strumenti idonei a prevenire ma, insistiamo da tempo, occorre prioritariamente il riconoscimento dello status di ''pubblico ufficiale nell'esercizio delle funzioni'' con la procedibilità d'ufficio nei confronti dell'aggressore! Con il riconoscimento dello status di pubblico ufficiale la denuncia, in caso di aggressione, diventerebbe automatica e porterebbe formalmente ad evidenziare tutto quello che in questo momento è nascosto, alla certezza della pena per l'aggressore ma, soprattutto, si avrebbe, finalmente, la netta percezione che lo Stato riconosce il medico come suo servitore e che nel momento dell'esercizio delle sue funzioni è a garanzia della popolazione. E' necessario modificare l'attuale modello organizzativo della Guardia Medica perché quello attuale è obsoleto rispetto ai tempi e alle nuove esigenze di salute, e mette a richio la sicurezza personale dell'unico medico che vi opera. Ringraziamo per la solidarietà espressa ad ogni episodio di violenza che si verifica ma è giumto il momento della concretezza per il quale è necessaria una sinergia istituzionale, dalla Politica in generale al Governo nazionale, a quello regionale fino alle singole Aziende sanitarie e con un unico obiettivo comune.

AGGRESSIONE GUARDIA: Maio (FIMMG CA) procedibilità d'ufficio nei riguardi di chi aggredisce il medico nell'esercizio delle sue funzioni

guardia6"Esprimo solidarietà e profondo dispiacere per la terribile esperienza che la nostra collega ha dovuto subire e le auguro di riprendersi presto – sottolinea Tommasa Maio, segretario nazionale di FIMMG Continuità Assistenziale commentando l'ennesima aggressione nei confronti du un medico a Bagheria "Nelle sue parole, che dovrebbero far riflettere qualcuno e fare vergognare chi ha la diretta responsabilità della sua sicurezza e avrebbe dovuto garantire la sua incolumità nell'adempimento di un servizio di pubblica utilità, ci riconosciamo tutti. Purtroppo non esiste più un medico di continuità assistenziale che non si chieda, entrando in servizio, se riuscirà a svolgere serenamente il suo lavoro senza ricevere minacce insulti o peggio aggressioni come in questo caso." . E se tutelare l'incolumità dei medici è un tema centrale, ancor più lo è tutelare l'incolumità delle donne medico, sempre più numerose e maggiormente esposte ad atti di violenza.
Maio lancia un appello al ministro della Salute e ai parlamentari che sono già al lavoro su disegno di legge al Senato riguardante la sicurezza degli operatori sanitari, affinchè diventi possibile al più presto la procedibilità d'ufficio nei riguardi di chi aggredisce il medico nell'esercizio delle sue funzioni. Anche lo svolgimento di questo episodio rafforza la convinzione che fino a quando non ci sarà la possibilità di procedere d'ufficio la nostra condizione non cambierà.
Ma fino a quando potremo andare avanti così? Di quante altre vittime dovremo leggere sulle cronache nell'attesa di un segnale tangibile da parte dello Stato?

FIMMG FORMAZIONE : No al l'emendamento Patuanelli per aprire gli accessi al triennio in soprannumero

concorsuoCiò che è in discussione Senato e che adesso passerà alla Camera impone delle riflessioni. Non si tratta di guerre fra colleghi, è necessario che TUTTI i colleghi aprano gli occhi su quello che si sta verificando.
Concettualmente la Medicina Generale ancora una volta verrà relegata ad"ammortizzatore sociale", una scatola magica che puó risolvere i problemi di una errata programmazione del fabbisogno negli ultimi anni. Tutto questo favorirà inoltre la migrazione anche dalle altre branche specialistiche, dal territorio, dall'emergenza, verso una professione che finora richiedeva un determinato iter, ma che adesso verrà saturato da figure esterne alla Medicina Generale, a tal proposito non si può non considerare la possibilità che viene data dallo stesso decreto di effettuare una formazione complementare all'estero (quindi tutti potranno anche completare la loro formazione fuori dall'Italia, rientrando a svolgere qui il ruolo di MMG in barba alla programmazione).
Vi lasciamo immaginare le possibili conseguenze prevedibili e non, come lo svuotamento dei servizi partenza, creando grave crisi negli altri settori e reparti che rimarranno sguarniti.
Si sta dicendo ai medici di medicina generale: voi potete formarvi gratis, i vostri colleghi specializzandi no invece, avranno la borsa. È accettabile per dei professionisti, al di là di profitti derivanti da altre attività (il cui svolgimento chiaramente sottrarrà del tempo alla formazione) che la politica ci dica questo? Dove arriveremo fra qualche anno?
Formare dei medici gratuitamente renderà implicito che negli anni a venire si stanzieranno sempre meno fondi per le borse di studio del corso di formazione. Vogliamo accettare passivamente queste dinamiche?
"A pensar male si fa peccato" ma ipotizziamo che il trend di "privatizzazione della sanità" subisca un'accelerazione improvvisa anche alla luce dei dati dei bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana.
Quale ruolo avranno i medici di medicina generale in questo contesto?
E'ora di alzare la testa e capire che al di là del provvedimento che possa essere utile ad una categoria di colleghi o all'altra in questo momento, la direzione che sta prendendo l'interesse nei confronti della sanità da parte della politica è preoccupante.

RAPPORTO PIT: attriti pazienti-mmg, Bartoletti (Fimmg) il diniego di una terapia o esame nasconde una non appropriatezza le inefficenze di sitema conseguenti ai carichi di lavoro raddoppiati

ospedale«Il rapporto medici di famiglia-pazienti non peggiora ma non migliora neppure, e dobbiamo impedire che nelle cronicità si verifichi uno scollamento. Serve un'informatizzazione del sistema al servizio del medico anziché solo delle contabilità regionali».
Così Pierluigi Bartoletti vicesegretario vicario Nazionale Fimmg commenta l'ultimo Rapporto Pit del Tribunale dei Diritti del Malat, in una intervista apparsa sul quotidiano telematico DOCTOR 33 . rapporto in cui circa il 15% dei cittadini ravvisa carenze nell'assistenza territoriale. In particolare, medici di famiglia, pediatri e guardie mediche rifiuterebbero prescrizioni nel 30,6% delle segnalazioni, gli orari sarebbero inadeguati nel 20,7%. Inoltre un 15,6% dei pazienti accusa che il medico avrebbe sottostimato il problema segnalato. Il primo e il terzo punto sono "insiemi" che si intersecano: il carico di lavoro è più che raddoppiato con 10 visite l'anno per paziente contro le 5,5 in media del 2006, e aumentano le occasioni di contrasto su una ricetta o su una impegnativa. «In realtà c'è differenza tra il rifiuto di cui credo ci si lamenti qui, e rifiuto di terapia», spiega Bartoletti. «Un medico di famiglia di fronte a una malattia non può rifiutare una cura, è deontologicamente punibile se lo fa. Piuttosto, nell'interesse del paziente può rifiutare di trascrivere una richiesta di uno specialista che non condivide, o un'impegnativa per un esame inutile o dannoso. In questo caso non c'è un rifiuto ma anzi spesso un atteggiamento proattivo, perché - ed è quello che dico ai miei pazienti per spiegare un "no" - impiego più tempo a motivare il diniego di una prestazione che a prescrivere direttamente». Molti pazienti però si sentono dire dal medico "facciamo attenzione, ogni volta che prescrivo io stacco un assegno a carico del servizio sanitario".
«La maggior parte dei dinieghi scende nello specifico di una terapia, nella sua appropriatezza», puntualizza Bartoletti. «C'è poi il collega che un po' superficialmente semplifica con il paragone dell'assegno un ragionamento che superficiale non è: a parità di efficacia, se prescrivo un farmaco o un esame meno costoso, consento a più risorse di essere spese per altre terapie. Nella prescrizione in scienza e coscienza rientra anche l'accessibilità a un farmaco, e se il medico si pone, meritoriamente, tale problema un paziente che da lui riceve la terapia non può obbligarlo a pensarla in modo diverso». Bartoletti non pensa che i "paletti" posti dal decreto Lea (dove inizialmente si parlò di sanzioni ai medici), abbiano esacerbato il rapporto in tema di prescrizione di esami. «Quel provvedimento fu gestito dalla politica in modo confuso e il risultato è che qualche collega può aver tagliato corto dicendo "non lo posso prescrivere perché lo dice il decreto"; al paziente invece le questioni andrebbero spiegate per esteso». Sul tema degli orari invece Bartoletti è più intransigente: «Le convenzioni nelle varie regioni fanno in modo che la copertura del medico in una aggregazione vi sia sempre nei giorni feriali dalle 10 alle 19. Si può trovare un altro medico e non il proprio, ma la risposta c'è. Nei pochi posti ove manchi, si può cambiare medico: un'offerta più consona si dovrebbe trovare sempre. Esiste nei giorni festivi un problema da risolvere di organizzazione della continuità assistenziale, che però non è tra i compiti previsti nella convenzione del medico di famiglia».
Resta comunque un allarme nei dati Pit, «si tratta di percentuali di insoddisfazione che non si riducono facilmente: non abbiamo strumenti per gestire i farmaci innovativi; quelli contro cronicità diffuse passano per il piano terapeutico; lo specialista continua a prescrivere su ricetta bianca; ospedale e territorio dialogano poco e siamo meno incisivi sul percorso di cura di quanto vorremmo. Spesso nelle cronicità il bandolo lo tiene l'assistito che si aiuta consultando il web e il rischio di attriti per "limitazione dell'accesso alle cure" aumenta». Rimedi? «L'informatica di rendicontazione economica non risolve i problemi della sanità come invece, credo, li risolverebbe un'informatizzazione di servizio che ci consentisse di consultare i centri dove si effettuano determinati interventi e trattamenti. il medico saprebbe in tempo reale le attese e dove prenotare un paziente: è quanto un assistito gli chiede. Un investimento di questo tipo si è realizzato in paesi come il Portogallo dove per gli interventi chirurgici c'è un sistema di prenotazione centralizzato, con liste d'attesa prestabilite, se un ospedale non le rispetta il servizio sanitario dà all'utente un voucher per curarsi subito in altra struttura, e il costo è a carico della struttura inadempiente. Chi rispetta i tempi prende il voucher di chi non li rispetta».