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PNRR: Bartoletti (Fimmg): rivedere quota capitaria per la medicina generale ecco come intendo la riforma delle cure primarie (3)

bartuletConvogliare nella quota capitaria le indennità oggi percepite dai medici di famiglia consentirebbe di uniformare le cure primarie da Nord a Sud limando le diseguaglianze oggi esistenti a svantaggio dei cittadini di alcune regioni. Pierluigi Bartoletti, vicesegretario vicario Fimmg, intervistato in video da Doctor33 e spiega un aspetto chiave della "proposta di riforma delle cure primarie" con cui il suo sindacato risponde alle regioni e al loro intento di portare il medico di famiglia a dipendenza o all'accreditamento. Ma Bartoletti alle regioni lancia innanzi tutto un'accusa: è stata la grande differenza tra sistemi sanitari e medicine territoriali a fare del Covid quel mostro che prima ha ucciso dei medici e poi ha fatto della categoria un bersaglio facile rispetto a inefficienze delle giunte e delle Asl.
«Dal federalismo in poi l'Italia ha visto crescere d'importanza i servizi sanitari regionali, e in pandemia le differenze di accesso ai servizi da una regione all'altra si sono viste. La diseguaglianza ha favorito il diffondersi dell'epidemia. Non stiamo dicendo che non ci va bene il federalismo ma ci dev'essere un'unica medicina generale. In un sistema in sofferenza, non ci chiamiamo fuori dalle responsabilità ma diciamo che a maggior ragion la medicina generale va usata come collante per il Paese, favorendo un criterio unico di accesso al Ssn e colmando le diseguaglianze esistenti». Nel documento Fimmg sottolinea che la medicina generale è un livello essenziale di assistenza. «Fin qui i "Lea" per ogni cittadino era avere un medico di famiglia ma se non dettaglio i servizi di questo medico, che diventano l'elemento unificante, ogni regione si organizza in varie forme e ogni forma determina i suoi risultati. Di fronte al Covid, il Lazio dove c'era sintonia tra noi e l'assessorato ha preso in mano la situazione, la Lombardia dove il medico di famiglia era stato connotato per la gestione delle cronicità non lo ha fatto bene e l'ha pagata, il Veneto che concepisce la medicina generale come medicina di cure integrate l'ha pagata meno. Nel Piano nazionale di Ripresa e resilienza manca la consapevolezza che nel 1978 eravamo usciti dalle mutue per superare le difformità d'accesso alle cure, con la riforma si dava un medico a tutti gli italiani; con le case di comunità al cittadino si toglie il riferimento del medico e gli si dà un palazzo, ma chi fa simili proposte disorienta innanzi tutto i medici, non è il massimo della vita combattere una pandemia incerti sul proprio futuro».
Quanto alla convenzione da superare con un contratto di dipendenza, «è un falso problema. In realtà, vanno definiti a monte gli obiettivi della medicina generale e dopo a seconda degli obiettivi si capirà se va adottato un sistema longitudinale di assistenza come il nostro attuale, che ha tenuto malgrado i piani di rientro, o se cambiare. Noi diciamo che è possibile tenere l'attuale modello, conferendo al medico autonomia organizzativa per svolgere funzioni definite legate ai Lea, e in tal caso possiamo diventare quell'elemento unificante che oggi non c'è. Non è il Mmg il livello di assistenza ma lo sono i suoi servizi, da definire nel contratto». Ma come deve cambiare la convenzione per Fimmg? «Oggi la nostra busta paga è una pagina di sigle poco comprensibili, la quota capitaria nazionale è identica dal 1978: il nostro assistito è calcolato al medesimo costo ma sono passati 43 anni. È folle. Altri sistemi, come l'ospedale, utilizzano indicatori o Drg aggiornati. Le quote capitarie sono state aggiornate introducendo indennità legate al livello regionale di contrattazione. Se la convenzione nazionale garantisce parte dei compensi, per il resto le regioni ricche fin qui hanno negoziato con i medici indennità più pesanti, altre non hanno negoziato nulla perché erano in piano di rientro. Ci sono state medicine di famiglia di serie A, B e C. Oggi serve un investimento aggiuntivo per modificare la distribuzione delle risorse, servono una quota nazionale ed una regionale legata ai servizi offerti dal medico. Esempio: per la segretaria percepiamo un contributo pari al 30% del costo. Ma la segretaria svolge un servizio di accoglienza, da standardizzare a livello nazionale, magari ruota in un centralino VOIP h24. Le regioni dovrebbero convertire le indennità in una quota capitaria riconoscendo in tutta Italia uno stesso costo di base per il servizio pesato sui cittadini. Questo significa convertire le indennità regionali in livelli standard di assistenza, e colmare le differenze tra regioni. Secondo noi, si può definire un livello standard di prestazioni connesse con il Lea della medicina generale, nazionali, non derogabili, coerenti con i nostri compiti. Se al contrario ogni regione fa cose diverse, tutto diventa difficile; purtroppo, il PNRR tutto fa tranne conferire unità al paese». Bartoletti aggiunge che il carico clinico è inversamente proporzionale a quello burocratico, se cresce il primo il secondo crolla.

«Nel Lazio abbiamo sostenuto il tampone in studio di fronte a colleghi che lo vedevano come problema. Per noi è un'alternativa alla burocrazia: prima dovevo prescrivere la richiesta al paziente che mi chiamava, fare segnalazione di isolamento all'Asl, attendere il referto dall'assistito, se era positivo dovevo segnalare la messa in isolamento. Ora molti passaggi si eliminano, il positivo lo segnalo all'Asl, se il campione è negativo la pratica si chiude. E la burocrazia scende al tasso della prevalenza del virus». Per venirsi incontro tra regioni e medici urge in definitiva capire che il Covid s'è affrontato meglio dove si è curata di più la community care che la patient care. «Se con la casa della comunità puntiamo tutto su una sorta di ospedale di serie B, anziché la community care che ci prefiggevamo costruiamo una filiera assistenziale lunga con strutture intermedie che rischiano di generare ulteriore confusione. Non va bene. Prima di definire l'operatività del modello vogliamo parlare di scenari con le regioni? Nessuno scandalo se ci privatizzano - dice Bartoletti - ma si prenda atto di come in Spagna e Portogallo con le case di comunità il settore privato è esploso e la sanità pubblica ha perso appeal. In Italia molti giovani stanno finendo il corso triennale in medicina generale e già dicono che non copriranno carenze ma si specializzeranno altrove perché questo lavoro non ha più attrattive, e chi è ambizioso o va all'estero o punta all'ospedale pubblico o privato. Credo non sia scontato che nelle regioni si troveranno i dipendenti da mettere nelle case di comunità».




PNRR: Bartoletti (Fimmg): rivedere quota capitaria per la medicina generale ecco come intendo la riforma delle cure primarie (4)

bartuletConvogliare nella quota capitaria le indennità oggi percepite dai medici di famiglia consentirebbe di uniformare le cure primarie da Nord a Sud limando le diseguaglianze oggi esistenti a svantaggio dei cittadini di alcune regioni. Pierluigi Bartoletti, vicesegretario vicario Fimmg, intervistato in video da Doctor33 e spiega un aspetto chiave della "proposta di riforma delle cure primarie" con cui il suo sindacato risponde alle regioni e al loro intento di portare il medico di famiglia a dipendenza o all'accreditamento. Ma Bartoletti alle regioni lancia innanzi tutto un'accusa: è stata la grande differenza tra sistemi sanitari e medicine territoriali a fare del Covid quel mostro che prima ha ucciso dei medici e poi ha fatto della categoria un bersaglio facile rispetto a inefficienze delle giunte e delle Asl.
«Dal federalismo in poi l'Italia ha visto crescere d'importanza i servizi sanitari regionali, e in pandemia le differenze di accesso ai servizi da una regione all'altra si sono viste. La diseguaglianza ha favorito il diffondersi dell'epidemia. Non stiamo dicendo che non ci va bene il federalismo ma ci dev'essere un'unica medicina generale. In un sistema in sofferenza, non ci chiamiamo fuori dalle responsabilità ma diciamo che a maggior ragion la medicina generale va usata come collante per il Paese, favorendo un criterio unico di accesso al Ssn e colmando le diseguaglianze esistenti». Nel documento Fimmg sottolinea che la medicina generale è un livello essenziale di assistenza. «Fin qui i "Lea" per ogni cittadino era avere un medico di famiglia ma se non dettaglio i servizi di questo medico, che diventano l'elemento unificante, ogni regione si organizza in varie forme e ogni forma determina i suoi risultati. Di fronte al Covid, il Lazio dove c'era sintonia tra noi e l'assessorato ha preso in mano la situazione, la Lombardia dove il medico di famiglia era stato connotato per la gestione delle cronicità non lo ha fatto bene e l'ha pagata, il Veneto che concepisce la medicina generale come medicina di cure integrate l'ha pagata meno. Nel Piano nazionale di Ripresa e resilienza manca la consapevolezza che nel 1978 eravamo usciti dalle mutue per superare le difformità d'accesso alle cure, con la riforma si dava un medico a tutti gli italiani; con le case di comunità al cittadino si toglie il riferimento del medico e gli si dà un palazzo, ma chi fa simili proposte disorienta innanzi tutto i medici, non è il massimo della vita combattere una pandemia incerti sul proprio futuro».
Quanto alla convenzione da superare con un contratto di dipendenza, «è un falso problema. In realtà, vanno definiti a monte gli obiettivi della medicina generale e dopo a seconda degli obiettivi si capirà se va adottato un sistema longitudinale di assistenza come il nostro attuale, che ha tenuto malgrado i piani di rientro, o se cambiare. Noi diciamo che è possibile tenere l'attuale modello, conferendo al medico autonomia organizzativa per svolgere funzioni definite legate ai Lea, e in tal caso possiamo diventare quell'elemento unificante che oggi non c'è. Non è il Mmg il livello di assistenza ma lo sono i suoi servizi, da definire nel contratto». Ma come deve cambiare la convenzione per Fimmg? «Oggi la nostra busta paga è una pagina di sigle poco comprensibili, la quota capitaria nazionale è identica dal 1978: il nostro assistito è calcolato al medesimo costo ma sono passati 43 anni. È folle. Altri sistemi, come l'ospedale, utilizzano indicatori o Drg aggiornati. Le quote capitarie sono state aggiornate introducendo indennità legate al livello regionale di contrattazione. Se la convenzione nazionale garantisce parte dei compensi, per il resto le regioni ricche fin qui hanno negoziato con i medici indennità più pesanti, altre non hanno negoziato nulla perché erano in piano di rientro. Ci sono state medicine di famiglia di serie A, B e C. Oggi serve un investimento aggiuntivo per modificare la distribuzione delle risorse, servono una quota nazionale ed una regionale legata ai servizi offerti dal medico. Esempio: per la segretaria percepiamo un contributo pari al 30% del costo. Ma la segretaria svolge un servizio di accoglienza, da standardizzare a livello nazionale, magari ruota in un centralino VOIP h24. Le regioni dovrebbero convertire le indennità in una quota capitaria riconoscendo in tutta Italia uno stesso costo di base per il servizio pesato sui cittadini. Questo significa convertire le indennità regionali in livelli standard di assistenza, e colmare le differenze tra regioni. Secondo noi, si può definire un livello standard di prestazioni connesse con il Lea della medicina generale, nazionali, non derogabili, coerenti con i nostri compiti. Se al contrario ogni regione fa cose diverse, tutto diventa difficile; purtroppo, il PNRR tutto fa tranne conferire unità al paese». Bartoletti aggiunge che il carico clinico è inversamente proporzionale a quello burocratico, se cresce il primo il secondo crolla.

«Nel Lazio abbiamo sostenuto il tampone in studio di fronte a colleghi che lo vedevano come problema. Per noi è un'alternativa alla burocrazia: prima dovevo prescrivere la richiesta al paziente che mi chiamava, fare segnalazione di isolamento all'Asl, attendere il referto dall'assistito, se era positivo dovevo segnalare la messa in isolamento. Ora molti passaggi si eliminano, il positivo lo segnalo all'Asl, se il campione è negativo la pratica si chiude. E la burocrazia scende al tasso della prevalenza del virus». Per venirsi incontro tra regioni e medici urge in definitiva capire che il Covid s'è affrontato meglio dove si è curata di più la community care che la patient care. «Se con la casa della comunità puntiamo tutto su una sorta di ospedale di serie B, anziché la community care che ci prefiggevamo costruiamo una filiera assistenziale lunga con strutture intermedie che rischiano di generare ulteriore confusione. Non va bene. Prima di definire l'operatività del modello vogliamo parlare di scenari con le regioni? Nessuno scandalo se ci privatizzano - dice Bartoletti - ma si prenda atto di come in Spagna e Portogallo con le case di comunità il settore privato è esploso e la sanità pubblica ha perso appeal. In Italia molti giovani stanno finendo il corso triennale in medicina generale e già dicono che non copriranno carenze ma si specializzeranno altrove perché questo lavoro non ha più attrattive, e chi è ambizioso o va all'estero o punta all'ospedale pubblico o privato. Credo non sia scontato che nelle regioni si troveranno i dipendenti da mettere nelle case di comunità».




VACCINAZIONI: Bartoletti (Fimmg), 'credo c gli over 80 potranno fare terza dose da noì

Vaccino-antinfluenzale«Nell'ultima settimana abbiamo somministrato molte prime dosi, ci sono tante persone che chiedono di essere vaccinate. Anche tutti quelli che sono andati a vaccinarsi negli 'hub' hanno sempre telefonato a noi prima e dopo». A dirlo Pier Luigi Bartoletti, vice segretario nazionale vicario della Fimmg intervenuto a 'L'Italia s'è destà su Radio Cusano Campus. "Se non avessimo avuto i vaccini oggi saremmo in lockdown" e sui medici scettici "qualche sirena ogni tanto c'è," riferendosi ai medici scettici sul vaccino " ma credo che ormai l'efficacia di questi vaccini abbia tolto ogni dubbio" "Credo che gli over 80 potranno vaccinarsi dai medici di famiglia. Per le persone che hanno particolari patologie forse ci saranno centri specializzati, vedremo poi come sarà l'organizzazione"

VACCINAZIONI: Bartoletti (Fimmg), 'credo c gli over 80 potranno fare terza dose da noì (2)

Vaccino-antinfluenzale«Nell'ultima settimana abbiamo somministrato molte prime dosi, ci sono tante persone che chiedono di essere vaccinate. Anche tutti quelli che sono andati a vaccinarsi negli 'hub' hanno sempre telefonato a noi prima e dopo». A dirlo Pier Luigi Bartoletti, vice segretario nazionale vicario della Fimmg intervenuto a 'L'Italia s'è destà su Radio Cusano Campus. "Se non avessimo avuto i vaccini oggi saremmo in lockdown" e sui medici scettici "qualche sirena ogni tanto c'è," riferendosi ai medici scettici sul vaccino " ma credo che ormai l'efficacia di questi vaccini abbia tolto ogni dubbio" "Credo che gli over 80 potranno vaccinarsi dai medici di famiglia. Per le persone che hanno particolari patologie forse ci saranno centri specializzati, vedremo poi come sarà l'organizzazione"

PNRR: Ecco le linee guida della Fimmg per la riorganizzazione della Medicina Generale

medfamiglia thumb other250 250Un documento in 8 punti ed un appendice è la Rispsota della Fimmg al documento delle Regioni presentato qualche giorno fa' in commissione sanita' , si parte dalla pandemia alla riorganizzazione, per poi afrontare vari capitoli , La Medicina Generale è un LEA , Fiduciarietà e Convenzione, Professionalismo , Autonomia organizzativa e Associazionismo, Prossimità, Capillarità e Sostenibilità Ambientale , Innovazione capitoli che poi sfociano in una proposta finale. Nell'appendice trattata anche la Formazione Specifica in Medicina Generale
 
 

MEDICI E LOBBY : Il vice segretario nazionale Fimmg Bartoletti alla Gabanelli nessuna lobby ma gruppi dirigenti eletti, le lobby sono quelle che vogliono smantellare il presidio delle cure primarie

1586586808270.jpg-- thumb other250 250All'attenzione della dott.ssa Milena Gabanelli

Le scrivo in merito al paginone del Corsera del 20 settembre dal titolo, "La lobby che governa i medici di famiglia" sulla medicina generale e le sue ipotetiche lobby. Nessun intento polemico ma solo quello di fornirle una diversa e forse piu centrata, versione dello stato, certamente di crisi, in cui versa la medicina generale che, come lei ricorda, è il primo ed essenziale anello del sistema sanitario nazionale, quello che nasce per garantire a tutti , a prescindere dal luogo di residenza e condizione sociale, lo stesso accesso alle cure.
La medicina generale ha bisogno di essere aggiornata e potenziata non smantellata. Questo è il tema, ancor di più oggi che il Covid rallenta. E l'argomento merita una disamina scevra da pregiudizi. L'attacco del suo pezzo invece a me sembra il distillato di un tesi precostituita. Per esempio , anche la Commissione per diventare giornalisti è composta da giornalisti e sono gli stessi giornalisti a formare i giornalisti. Dunque che argomento è ? . Aggiungo, la Fimmg non è una corporazione, ma un sindacato e i medici di medicina generale hanno più sindacati. I giornalisti ne hanno solo uno, o anche la Fnsi è una corporazione? Ciò non toglie che il tema della formazione esista e che vada affrontato. Non abbiamo preclusione, iniziando magari, dalla equiparazione della borsa di studio. E' una battaglia che portiamo avanti da anni senza successo.
I medici di medicina generale non hanno lobby ma gruppi dirigenti eletti, le lobby sono quelle che vogliono smantellare il presidio delle cure primarie, perché saltato questo la privatizzazione del sistema , già in atto , come hanno denunciato Nerina Dirindin consulente del ministro Speranza e l'ex ministro della salute Rosy Bindi, non troverà più ostacoli. Ecco dove, a mio avviso, vanno cercate le "forze oscure" che difendono la zona grigia , il limbo del nostro ruolo. Quando il grande lenzuolo dell'emergenza Covid sarà sollevato si vedrà che la privatizzazione ha fatto passi da gigante. Lei cita i 235 milioni stanziati nel 2020 per dotare i medici di dispositivi. Le comunico che purtroppo non sono mai diventati realtà. E lo sa perché? Perché se la medicina generale fosse messa in condizione di fare quelle prestazioni, le stesse sarebbero sottratte al mercato privato. Per questo si è fermato tutto. Ecco io chiederei maggiore attenzioni quando si parla di medicina generale. Noi medici di medicina generale siamo oggi un impaccio alla privatizzazione del sistema , non esprimiamo un peso elettorale organizzato, siamo un ostacolo per la sanità immobiliare , noi non facciamo cantieri, curiamo solo le persone. Costruire case della salute invece è un grande affare. Dare alla farmacie la possibilità di fare i vaccini Covid 19 non ha portato risultati, al di là dei comunicati degli assessori, ma in compenso ha aperto un mercato e infatti ora si parla di far fare in farmacia anche il vaccino antinfluenzale. Nell'ultimo anno il farmacista ha modificato Leggi dello Stato, vaccinano aldilà delle proprie competenze e noi saremmo la lobby? Intendiamoci, le farmacie sono un presidio capillare, ed è un dato oggettivo,ma tutti evitano di ricordare che è interamente privato ed a carico del cittadino. E non è un presidio medico. In questi mesi nessuno ha ricordato che i tamponi possono essere fatti dal medico di famiglia senza pagare un euro. Fuori dal circuito era e sono a pagamento. Lo stesso sta accadendo con le case di cura private diventate centri covid e centri vaccinali, pur se non accreditate con il sistema sanitario. Oggi sono nel sistema e non ne usciranno più. I loro posti letto e di rianimazione sono sempre pieni, anche ora che l'epidemia va scemando, ma sono vuoti i reparti degli ospedali pubblici,. Nessuno lo dice ma è così. Questo il processo in atto, sotto gli occhi di tutti, ma nessuno lo denuncia.
E veniamo alle case della comunità, ex case della salute. Lei sa cosa sono? Lei sa quali funzioni dovranno avere? No, non lo sa perché non la sa nessuno. Ogni Regione avrà una sua rete, un suo modello ancora tutto da definire. Dicono sia di ispirazione portoghese o spagnola, dove, infatti, la medicina generale privata è esplosa. Quella pubblica si nasconde dietro centralini unici e punti di accoglienza, se vuoi il medico aspetti l'appuntamento, si chiama lista di attesa, fenomeno noto nel nostro paese per tutte le prestazioni specialistiche, dove infatti se la gente vuole in tempi rapidi una prestazione o va al pronto soccorso o se la paga. Oggi per andare dal medico di famiglia non esiste lista di attesa. Personalmente e come me molti colleghi, ci siamo comprati con i nostri soldi ecografi, piccoli laboratori, spirometri, elettrocardiografi, per avere la possibilità di curare meglio le persone. I nostri software ce li paghiamo da soli, non ci sono gare pubbliche per la medicina generale, appalti od appaltoni, contratti di manutenzione o di guardiania o pulizie. Concorsi per il personale. Centralini Unificati, numeri unici. Ce li paghiamo tutti di tasca nostra, per alcune voci, vedi segretarie, c'e' un contributo regionale, un terzo del costo. Che lobby scalcagnata siamo? La lobby coi soldi nostri. Il mirabolante PNRR, invece, nella miglior tradizione italiota, evoca scenari piu' familiari alla nostra politica. Per i cittadini se attuato nella misura prevista desertificherà intere aree di questo paese fatto di comuni. Le persone anziane dovranno recarsi in un luogo distante, dovranno farsi accompagnare. Non avranno più il loro medico ma quello di turno. Non avranno più servizi ma meno e più lontani. Certo ci saranno meravigliose strutture assistenziali a gestione infermieristica (per ora) dove parcheggiare gli anziani, mirabolanti servizi domiciliari, efficienti centraloni con intelligenza artificiale. E, soprattutto ci saranno gare miliardarie. Già si è scatenata la corsa per accaparrarsi la gestione di una o piu' case di comunità da parte di gruppi privati, la gestione di studi medici sempre da parte di privati, vedi nel Veneto con il gruppo Hippocrates, le grandi catene di farmacie stanno rastrellando immobili. Le cliniche private anche hanno i loro interessi, ovviamente.
Lei dunque invita i medici ad andare a lavorare dove esattamente ? A fare che? Sotto padrone? E si illude che il padrone sia pubblico? Il pubblico paga il privato gestisce, modello Confindustria 1992. E a quel punto secondo Lei il servizio a cosa risponderà? A logiche dettate dal rapporto di fiducia od a logiche di gestione aziendale? Cita gli ospedalieri, dunque anche i medici di medicina generale potranno far l'intramoenia cioè la sanita a pagamento? Le Case della salute seguono il processo di centralizzazione dei servizi che ha portato via banche edicole, informazione da comuni piccoli e grandi. I giornali non seguono più le aree provinciali. Migliaia di comuni sono terra di nessuno , senza informazione senza bancomat e domani anche senza medico. La discussione è come evitare tutto ciò.
Come lobby valiamo poco, le assicuro, forse meno dei giornalisti. Noi siamo in studio non le ore che dice il contratto nazionale ma in base alle funzioni previste dai contratti integrativi regionali e non si chiude fino a che ci sono persone in sala d'attesa o domiciliari da fare. Non c'è' un cartellino ma c'è' una persona che ha bisogno. Infine: ogni categoria professionale ha una componente negativa, noi non facciamo eccezione. E' una minoranza, ma esiste, come tra i giornalisti. Ecco, La invito , cordialmente ad aiutarci a non smantellare il sistema della medicina generale senza restare dietro le sbarre del pregiudizio. Lei è una grande professionista faccia un passo avanti. Nel suo viaggio nella medicina generale qualche volta interpelli anche noi..
Pier Luigi Bartoletti, vice segretario nazionale Fimmg

VACCINAZIONI: Scotti (Fimmg): “Medici di famiglia ostacolati pronti allo stato agitazione”

100407264-450946d4-288b-47a6-bc85-e14d746fbb2b thumb250 250"Basta. Siamo stanchi e arrabbiati. Si parla tanto di coinvolgere i medici di famiglia nelle vaccinazioni ma poi non ci distribuiscono le dosi. E questo quasi ovunque in Italia. Si parla di potenziare il territorio ma poi ci considerano i burocrati che debbono certificare il lavoro degli altri, firmando Green Pass. Ci viene impedito di lavorare ma poi siamo accusati di essere dei nullafacenti. La misura è colma. Siamo pronti anche allo stato di agitazione. E ne discuteremo nel prossimo consiglio nazionale". Silvestro Scotti, segretario nazionale della federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) non nasconde la sua irritazione anche per le ripetute 'accuse' alla categoria sui media.

"Ora - spiega - siamo addirittura i nemici degli albergatori e del turismo che si rifiutano di firmare i Green Pass. Un'accusa assurda. Noi firmiamo le certificazioni e gli atti medici che facciamo noi. Così come dovrebbero farlo le altre categoria di medici. Perché si punta il dito contro di noi che ai nostri pazienti rilasciamo le certificazioni?". Scotti rincara: "siamo stanchi di essere il capro espiatorio delle inefficienze degli altri. A breve ci sarà un consiglio nazionale Fimmg in cui ci confronteremo". "Del resto - prosegue Scotti - c'è già uno stato di agitazione in Puglia sulla questione vaccini". Nella Regione, infatti, la Fimmg locale protesta perché il numero di dosi messe a disposizione della medicina generale è considerato dai camici bianchi insufficiente per la copertura alle categorie affidate alla medicina generale, in netto contrasto con le disposizioni ministeriali e regionali.

GREEN PASS : Fimmg Nazionale, stop al rilascio delle certificazioni dai medici di famiglia in attesa di chiarimenti

vaccinipetizione thumb other250 250La segreteria nazionale Fimmg con un messaggio del 26/04/21 invita i medici di famiglia a SOPRASSEDERE al rilascio di certificazioni inerenti il Green Pass in attesa di maggiori chiarimenti tutto questo a seguito del Provvedimento di avvertimento in merito ai trattamenti effettuati relativamente alla certificazione verde per COvid-19 prevista dal d.l. 22 aprile 2021, n°52-23 aprile 2021 da parte del Garante per la protezione dei dati personali, si invitano i colleghi ad attendere maggiori chiarimenti in relazione al rilascio della suddetta certificazione.
Dallo stop restano esclusi gli attestati rilasciati per le vaccinazioni effettuate e tamponi effettuali

CONSIGLIO NAZIONALE FIMMG : Mozione del 17 aprile 2021

consiglio2Consiglio Nazionale Fimmg riunito in videoconferenza in data 17 aprile 2021
Il Consiglio Nazionale della FIMMG riunito in videoconferenza in data 17 aprile 2021, sentita la relazione del Segretario Generale Nazionale, Silvestro Scotti,

la approva.

Il Consiglio Nazionale,
riconosce

che la pandemia da SARS-COV-2 ha evidenziato l'inefficienza e le contraddizioni di ampi settori organizzativi e operativi del Servizio Sanitario Nazionale che oggi si evidenzia nelle dinamiche della lotta al Covid, legate al tracciamento, ai tamponi, alle vaccinazioni, ma che domani, in epoca post Covid, si ripresenterà nella gestione della cronicità, della domiciliarità, della diagnostica, tematiche su cui la medicina generale dovrà essere protagonista efficiente per garantire l'assistenza ad una popolazione sempre più anziana e fragile.
Ritiene pertanto imprescindibile aggiornare, sulla base delle evidenze riscontrate e delle sfide che ci attendono, la job description della medicina generale, attraverso un ampio confronto intergenerazionale, per consolidare i principi fondanti la professione alla luce dei nuovi modelli organizzativi, delle nuove tecnologie, delle nuove sfide del post Covid; un dibattito che coinvolga anche la rete della formazione, che dovrà necessariamente essere riprogettata a partire dall'Università e dalla formazione post laurea, per rilanciare la vocazione alla medicina generale evidenziandone gli aspetti professionali e la rilevanza sociale, al fianco di quelli clinici comunque orientati alla presa in carico della persona nel suo percorso di vita.

Dà mandato
al Segretario Nazionale di programmare la strutturazione di un gruppo di lavoro per la ridefinizione della job description che faccia sintesi delle esperienze fatte e proponga il cambiamento dell'assistenza territoriale necessario per i prossimi anni di convivenza con il Covid e successivamente al Covid.

Sottolinea
che le realtà di vaccinazione anti Covid nell'ambito degli studi e delle forme organizzative della medicina generale sono, come declinati dagli Accordi Regionali alla luce del Protocollo Nazionale sottoscritto con il Ministero e le Regioni, i modelli più sicuri, efficaci ed efficienti che il Paese possa offrire ai cittadini, per raggiungere la maggiore aderenza possibile e la massima velocità alla campagna vaccinale; efficienza che però viene messa a repentaglio dalle difficoltà e ostacoli posti da regioni e aziende sanitarie rispetto alla distribuzione dei vaccini e all'organizzazione della campagna, con il malcelato obiettivo di ricondurre i medici e i cittadini a schemi di centralizzazione negli hub vaccinali, indubbiamente meno performanti e capillari rispetto ai nostri modelli autonomamente determinati.

Ritiene
che il progetto legislativo di rafforzamento del territorio previsto dal Recovery Fund, basato sulla realizzazione di circa 2500 Case di Comunità, ovvero una ogni 182 Km quadrati, non risponda alla necessità di capillarità e prossimità che solo la medicina generale può garantire se messa nelle condizioni di farlo. La Casa di Comunità non potrà rappresentare un modello di accentramento dell'assistenza di base, semmai potrà essere l'hub di riferimento per gli ambulatori di prossimità dei medici di medicina generale vicini ai pazienti, modulandone la partecipazione a obiettivi e risultati di salute legati al riconoscimento economico del professionista. Stigmatizzando i continui richiami ad un modello di dipendenza proposto come la soluzione ai mali di un SSN che con la subordinazione ha in realtà realizzato un sistema di deresponsabilizzazione, sottolinea che la scelta del paziente sul medico e il conseguente rapporto di fiducia, nell'ambito del rapporto libero professionale in convenzione con il SSN, continua a rappresentare il fondamento su cui progettare il futuro del territorio, anche nell'evoluzione di sanità digitale e telemedicina la cui introduzione è ormai avviata e non deve trovarci impreparati.

Stigmatizza
La mancata pubblicazione del bando di concorso per il triennio 2021-2024, prevista alla fine di febbraio 2021, che comporterà l'ennesimo ritardo di formazione e di accesso negli anni di maggiore necessità di ricambio generazionale, dando spazio a modelli e figure alternativi di assistenza territoriale.

Invita
il Comitato di Settore alla conclusione della trattativa per il rinnovo dell'ACN 2016-2018, non solo in ragione del vincolo dettato dalla legge che ne richiede la firma entro fine settembre 2021, ma soprattutto per l'indispensabile rinnovo del triennio 2019-2021 che dovrà determinare l'evoluzione della Medicina Generale e colmare le carenze organizzative e strutturali che la pandemia da Covid ha messo in evidenza.
Approvata con il 97% dei voti a favore

STATO DI EMERGENZA: La medicina generale ringrazia il Generale Figliuolo, Scotti: «Ha esercitato le sue funzioni con autorevolezza».

coronavirus ospedale Fg thumb large300 300«A nome di tutti i medici di medicina generale che rappresento, esprimo un sentito ringraziamento al generale Figliuolo per la dedizione, l'attenzione e l'impegno che ha dimostrato nel supportare lo sforzo del Paese nell'affrontare la gestione della pandemia». Queste le parole con le quali il segretario generale di Fimmg, Silvestro Scotti, ringrazia per il lavoro svolto il generale Francesco Figliuolo che ha ormai concluso il suo incarico di Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid-19 e per l'esecuzione della campagna vaccinale nazionale. «Un compito - prosegue Scotti - svolto con autorevolezza, mai in modo autoritario. Guardando alla medicina di famiglia come ad una risorsa da valorizzare, comprendendone in pieno l'importanza e coinvolgendola con decisione in una campagna vaccinale che doveva a tutti i costi arrivare in ogni angolo del territorio, in modo capillare». Un sincero ringraziamento Scotti lo rivolge anche allo staff di Figliuolo, in modo particolare al Tenente Generale Antonio Battistini e al Tenente Generale Roberto Rossetti, per essere stati sempre aperti al confronto. Infine, un "buon lavoro" è l'augurio rivolto al generale Tommaso Petroni, nominato con decreto del Presidente del Consiglio Direttore dell'Unità per il completamento della campagna vaccinale e per l'adozione di altre misure di contrasto alla pandemia. «Siamo certi di trovare in lui - conclude Scotti - le stesse doti di apertura al dialogo e di senso del pratico che abbiamo sperimentato sino ad oggi. Pronti a fare la nostra parte nell'interesse della salute dei cittadini».

VACCINI: il Governo punta sulla Continuità Assistenziale soddisfazione della Fimmg CA

guardia medica2.0 thumb medium250 250Tommasa Maio: «Soddisfazione per una decisione che accoglie le nostre richieste, ora a lavoro sui tavoli regionali per garantire l'efficacia del protocollo. Vigileremo sul rispetto della sicurezza per i medici».
«Il ministro Speranza ha accolto la nostra richiesta, siamo molto soddisfatti e siamo certi che il coinvolgimento dei medici di Continuità Assistenziale garantirà nuovo impulso alla campagna vaccinale. Ora andremo avanti sui tavoli regionali per garantire che i medici di Continuità Assistenziale possano svolgere questo lavoro in contesti idonei e in assoluta sicurezza». Con queste parole Tommasa Maio, Segretario Nazionale di FIMMG Continuità Assistenziale, commenta la scelta del Governo di accogliere la richiesta di FIMMG di valorizzare nel protocollo di intesa sulle vaccinazioni proprio il ruolo della Continuità Assistenziale, che ha già giocato una partita determinate nell'attuale contesto pandemico.
Una richiesta mossa nella consapevolezza della necessità di rendere sinergiche e ottimizzare le risorse professionali già presenti sul territorio, con gli oltre 17.500 medici di Continuità Assistenziale pronti a dare un significativo contributo alla campagna vaccinale per raggiungere nei tempi più rapidi possibili gli obiettivi di salute pubblica. Ed è proprio questa la direzione nella quale ha scelto di muoversi il Governo chiarendo che «(...) il Protocollo trova applicazione anche per il coinvolgimento nella campagna di vaccinazione nazionale anti COVID-19 dei professionisti appartenenti agli altri settori della medicina generale di cui al vigente ACN 23 marzo 2005 e smi, non già direttamente coinvolti nella campagna vaccinale
«I medici di Continuità Assistenziale, per la loro naturale vocazione assistenziale sul territorio – ricorda Tommasa Maio – garantiscono, assieme ai Medici di Famiglia, un'assistenza capillare e di prossimità che sarà ora agevolmente inserita nei piani vaccinali regionali sulla base delle necessità assistenziali delle diverse aree del nostro Paese».
Si apre a questo punto un intenso lavoro, regione per regione, così da definire le modalità attraverso le quali i medici di Continuità Assistenziale potranno essere coinvolti. «Modalità – conclude il Segretario Nazionale – che dovranno essere le più idonee alle caratteristiche e al modello assistenziale di ciascuna realtà. In nessun caso si potrà prescindere dalla garanzia che i medici di Continuità Assistenziale chiamati a vaccinare abbiano a loro volta ricevuto la somministrazione del vaccino. Su questo saremo intransigenti».

MEDICINA CONVENZIONATA INPS : firmato il decreto di atto di indirizzo per la Petrone (Fimmg Inps): finalmente si conclude percorso fortemente voluto da noi ora inps apra tavolo di trattativa

inps thumb large300 300Firmato il Decreto di Atto di indirizzo per la medicina convenzionata INPS. "Oggi finalmente si conclude un lungo percorso fortemente voluto dalla FIMMG che condurrà alla stipula di un Accordo Collettivo Nazionale per i Medici Convenzionati esterni dell'INPS –commenta Alfredo Petrone, segretario nazionale del Settore FIMMG Inps -. Anche questi medici potranno, quindi, avere un rapporto contrattuale con le medesime tutele presenti nelle altre convenzioni del Sistema Sanitario Nazionale, nonché in quella dei Medici Fiscali. Al termine di un lungo percorso, complicato anche dall'emergenza pandemica, oggi è stato finalmente firmato l'Atto di Indirizzo previsto dal comma 459 dell'art. 1 della L. 160/2019. Un decreto voluto da tutte le forze sociali e per il quale devono essere ringraziati i Ministri. Ora l'INPS apra subito un Tavolo di trattativa". "Un ringraziamento particolare - prosegue Petrone - alla Ministra Nunzia Catalfo che, fin dal momento in cui aveva il ruolo di Presidente della Commissione Lavoro al Senato, ha compreso l'importanza svolta da questi professionisti che assicurano le funzioni relative all'invalidità civile e alle attività medico-legali in materia previdenziale e assistenziale affidate all'Istituto. Fondamentali anche gli interventi delle Onorevoli Dalila Nesci del MoVimento 5 Stelle e di Fabiola Bologna del Gruppo Misto: la necessità di abbattere la precarizzazione vissuta dai medici negli ultimi 10 anni è stata condivisa da tutti".

RAPPRESENTATIVITA' SINDACALE : Fimmg, Fimp e Sumai ai vertici della medicina generale, cala numero complessivo egli iscritti picco negativo per lo Smi, in tre anni - 40% degli iscritti.

medici99 thumb250 250Pubblicate dalla Sisac le ultime rilevazioni delle deleghe sindacali (al 1° gennaio 2020) In totale il comparto conta nel 2020 un totale di 54.161 deleghe in calo di 2.038 unità -3,6% rispetto alle deleghe del 2019.
Per la Medicina generale sono 36.262 le deleghe di medici aderenti ad un sindacato con una diminuzione globale del -1.430 rispetto alle 37.692 del 2019, ceh conferma il trendo in discesa degli ultimi anni.
La Fimmg si conferma il primo sindacato con il 63,81% che è in crescita di rappresentativita' rispetto al 63,1% dell'anno precedente con un un totale di 23.137 deleghe, e un calo di 674 deleghe rispetto alle 32.811 del 2019 risentendo in minima parte delal gobba pensionistica dei medici in pensione per cesata attivita' .
In seconda posizione si conferma lo Snami con 6.897 deleghe (-285 rispetto al 2018) e il 19,02% di rappresentatività. Nel 2019 era 19,05
Sul terzo gradino del podio si conferma Intesa Sindacale (Cisl medici, FpCgil medici, Simet, Sumai) con 3.358 deleghe (+24 rispetto al 2019) e il 9,26% di rappresentatività.
Lo SMI si attesta al quarto posto con 2.601 deleghe (-492 deleghe rispetto al 2019) e il 7,17% di rappresentatività mentre nel 2019 era l'8,21 % .prosegue il trend che da tre anni lo ha visto perdere oltre il 40% degli iscritti.

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CORONAVIRUS: Scotti (Fimmg) possiamo vaccinare fino a 8 milioni di persone in 2 mesi

medfamigliaI medici di famiglia italiani sono in grado di vaccinare 8 milioni di persone in poco più di due mesi, come dimostra l'esperienza con la vaccinazione antinfluenzale di quest'anno. A fare i conti, per l'Adnkronos Salute, Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg): "Una stima su dati parziali, estrapolati dalle Regioni che hanno avuto meno problemi di forniture, in cui le dosi di vaccino antinfluenzale sono arrivate con più puntualità, indica che i medici hanno vaccinato tra 6 o 8 milioni di assistiti. E' una stima di massima, ma dà l'idea". "La medicina di famiglia di Bologna, per esempio, in una settimana ha fatto 200 mila vaccinazione antinfluenzali", dice Scotti. Numeri che mostrano "la potenzialità della medicina del territorio nella più grande campagna di vaccinazione di massa della nostra storia. Siamo un presidio fondamentale", conclude Scotti.

VACCINO: Fimmg impossibile per noi medici di famiglia vaccinare, siamo noi in coda per vaccinarci

vaccini3«Finchè tutti i medici di famiglia ed i pediatri di libera scelta non saranno vaccinati, è impossibile che questi possano essere coinvolti come vaccinatori anti-Covid perchè ciò rappresenterebbe un rischio sia per i medici sia per i cittadini». Lo afferma all'ANSA il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti. «Ad oggi - rileva - in molte regioni proprio i medici di base sono invece considerati tra le ultime linee nelle priorità per l'accesso all'immunizzazione».

VACCINO: Fimmg impossibile per noi medici di famiglia vaccinare, siamo noi in coda per vaccinarci (2)

vaccini3«Finchè tutti i medici di famiglia ed i pediatri di libera scelta non saranno vaccinati, è impossibile che questi possano essere coinvolti come vaccinatori anti-Covid perchè ciò rappresenterebbe un rischio sia per i medici sia per i cittadini». Lo afferma all'ANSA il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti. «Ad oggi - rileva - in molte regioni proprio i medici di base sono invece considerati tra le ultime linee nelle priorità per l'accesso all'immunizzazione».

ATTACCO MEDIATICO ALLA MEDICINA GENERALE: FIMMG, Voglia di protagonismo incosciente o progetto di una parte del palazzo?

telecomando"Stiamo assistendo da settimane, da parte di una serie di giornalisti anche cosiddetti "autorevoli", a una sequela di inesattezze e di notizie "per sentito dire" riguardo all'attività ed al ruolo dei medici di famiglia durante questa emergenza sanitaria per il COVID-19" dichiara Silvestro Scotti Segretario Nazionale FIMMG, la associazione più rappresentativa dei medici di Famiglia italiani.
"Questi signori, partendo da esperienze personali, forse, e nemmeno provate, perché, se lo fossero, loro, da cronisti seri, dovrebbero fare i nomi e cognomi e descrivere i casi, non generalizzare e allargare i concetti, offendono una intera categoria di oltre 40.000 medici che oltretutto, nelle difficoltà attuali, stanno dando il loro meglio e purtroppo in molti casi, troppi, fino alla morte, per dare il loro contributo di assistenza ai loro pazienti".
"Qualcuno diceva: beato il paese che non ha bisogno di eroi; ebbene secondo questi signori noi saremmo passati dagli eroi della prima ondata ai disertori della seconda, senza prove, senza processo ma solo attaccati con un qualunquismo da quattro amici di un salotto bene a farsi un apericena. Nessuna considerazione rispetto alla carenza dei dispositivi di protezione per questi medici, nessuna considerazione rispetto ai mancati investimenti per il personale (collaboratori e infermieri) che chiediamo da anni, nessuna considerazione per la media di età dei medici che compongono questa categoria figlia di una programmazione sbagliata da decenni, e da decenni da noi denunciata.
Nessuna considerazione per il fatto che i numeri dei positivi al COVID-19 assistiti sul territorio sono 542.849, in aumento esponenziale, non considerabili guariti per tutto il periodo di isolamento, ergo almeno 14 giorni, rispetto ai 30.000 circa ospedalizzati a vario titolo. 542.849 pazienti che ogni giorno contattano, e a volte più volte al giorno, il loro medico di famiglia, unico riferimento rispetto a numeri verdi regionali, numeri dei SISP etc. che, o sono spariti o non rispondono mai, mentre se noi a quel punto risultiamo occupati, per questi signori giornalisti non ci siamo.
Basterebbe riflettere sul fatto che anche un paziente asintomatico o paucisintomatico, ma positivo al COVID-19, è un paziente da assistere, da sostenere, da seguire sull'evoluzione clinica, psicologica, sociale, amministrativa, e per mille altri aspetti complicati dalla buro-sanità italiana, per capire di che pressione stiamo parlando. Una pressione a cui ogni giorno non ci sottraiamo, anche fuori dalle nostre competenze di orario o di giorno della settimana, come in questo momento sta facendo qualunque medico italiano e credo al mondo. Buro-sanità e anti-semplificazione, che hanno trovato la sua massima espressione grazie al COVID-19, per esempio, nelle certificazioni di malattia per quarantena o isolamento, che io medico di famiglia dovrei certificare solo dopo l'informativa del medico di sanità pubblica, che non avviene mai. Inviato il certificato, questo viene sospeso all'INPS da un altro medico che dovrà validarlo confrontandolo con il documento del medico di sanità pubblica che dovrebbe arrivare a me, a lui e al paziente, il quale rimane comunque responsabile di quel documento, se vorrà essere pagato, di fatto impegnando tre medici solo per soddisfare lo sport italico della burocrazia e lasciando alla fine il cerino in mano al paziente. E a chi si rivolge il paziente? Al suo medico di famiglia, unico tra i tre medici direttamente rintracciabile, che deve rassicurare il cittadino rispetto ad un suo diritto, il risarcimento reddituale, e sostenerlo in un suo dovere di autoisolamento. Ma questi non sono argomenti da apericena, non descrivono la drammaticità delle terapie intensive ma entrano nel vissuto quotidiano di centinaia di migliaia di cittadini impauriti non solo dalla crisi sanitaria ma anche da quella economico-sociale, e sono gli argomenti di quegli interessi "brutti, sporchi e cattivi". Ma tutti i numeri, i fatti descritti, gli impegni assunti con Regioni, Governo, per la medicina di famiglia italiana non contano, contano invece le opinioni di una strategia mediatica denigratoria che a questo punto ci chiediamo che scopo abbia".
"Forse vogliono spostare l'attenzione dei cittadini e minare la fiducia nei loro medici e evitare che si parli di altre responsabilità? Che il territorio avesse bisogno di "rilancio" era chiaro a tutti nelle fasi finali della prima ondata, e quindi? Dove sono stati investite risorse umane e economiche? Non certo nella medicina di famiglia, bensì in altri contesti della "cosiddetta" medicina territoriale che oggi nessuno cita né chiama in causa: stanno in silenzio e ben nascosti da questa discussione, altrimenti dovrebbero giustificare, insieme ai sostenitori dei modelli accentranti il territorio, il fallimento di quei modelli che invece qualcuno forse, e grazie a questo giornalismo di potere, vuole continuare a sostenere, perché nell'ideologismo è più importante credere in se stessi e nel proprio progetto che nella reale utilità per la collettività".
"Nonostante questi personaggi la Medicina Generale" conclude Scotti "va avanti a testa alta e continuerà nella sua attività come ha sempre fatto; se ci fosse qualcuno che non fa il proprio dovere va segnalato, nessuno di noi lo difenderà. Ma se poi qualcuno usa questi mezzi perché vuole eliminarla, anche attraverso un'incosciente azione di demotivazione, deve avere il coraggio di sostenerne la chiusura oggi e vedrà, se levato il nostro argine, cosa succederà del SSN. Basta chiacchiere da salotto e apericena radical chic, noi siamo pronti sempre e comunque a confrontarci sui fatti e soprattutto abbiamo da lavorare piuttosto che perderci in confronti di tale superficialità.
Concludiamo, perciò, proponendo noi un argomento di discussione: qualcuno di questi signori ci dica chi sta vaccinando gli italiani contro l'influenza, nei limiti di quello che ci viene fornito, e chi praticherà la vaccinazione di massa degli italiani nel tanto auspicato vaccino per il Covid-19, e mi sa che la vaccinazione a cinque metri non la possiamo fare, tantomeno disertando".

CORONAVIRUS: Tamponi antigenici, raggiunta l'intesa con la medicina generale. Scotti (FIMMG): Pronti ad assumerci ulteriori responsabilità, nel rispetto della sicurezza (il testo)

corona1rif thumb large300 300«In un momento drammatico come quello attuale la medicina generale non poteva, e non ha mai pensato, di tirarsi indietro. Abbiamo però preteso che i medici non siano mandati a combattere a mani nude, come purtroppo è accaduto nei mesi scorsi». Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG, commenta così l'accordo quadro raggiunto con il Governo per definire un ruolo ancor più centrale della medicina di famiglia nella lotta al Coronavirus.

Un accordo che FIMMG ha siglato nella consapevolezza di poter fare la differenza in vista dei prossimi mesi e che andrà presto declinato a livello regionale per dare immediata e concreta attuazione alle misure messe in campo. Due i nodi centrali dell'accordo quadro: i medici di medicina generale vengono chiamati ad eseguire i tamponi antigenici rapidi e si sbloccano i fondi destinati all'acquisto di apparecchiature diagnostiche per gli studi di medicina generale.

«Gli studi - rassicura Scotti - non diventeranno 'centri diagnostici'. Ciascun medico di famiglia sarà un punto di riferimento per i propri assistiti e potrà, in caso lo studio non lo consenta, effettuare i tamponi in strutture messe a disposizione dal proprio distretto. In modo particolare - chiarisce il segretario generale FIMMG - i tamponi antigenici saranno somministrati ai contatti stretti asintomatici, individuati dal medico di medicina generale oppure individuati e segnalati dal Dipartimento di Prevenzione. E sarà sempre il medico a decidere se effettuare il tampone antigenico a pazienti per i quali si sospetta un contagio. I tamponi antigenici saranno utili anche per i contatti stretti asintomatici allo scadere dei 10 giorni di isolamento, identificati in base a una lista trasmessa dal Dipartimento di Sanità Pubblica/Igiene e Prevenzione».

Grazie all'accordo quadro raggiunto con il Governo, i medici di medicina generale saranno dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari e saranno tenuti ad effettuare i tamponi antigenici solo a fronte di queste forniture. «Non si possono fare sconti sulla sicurezza dei colleghi - dice Scotti -, la medicina generale ha già pagato un tributo altissimo. Con questo accordo saremo invece in grado di assistere i pazienti in sicurezza, consapevoli che a prescindere dai tamponi con l'attuale circolazione del virus bisogna considerare ogni assistito un potenziale caso positivo».

L'accordo, che per evitare diseguaglianze per i cittadini non prevede volontarietà, stanzia per i medici le risorse necessarie ad assorbire la complessità organizzativa, necessaria premessa alle risorse che servono per il personale di studio. «Sarà fondamentale - ammonisce Scotti - che le regioni si muovano rapidamente per declinare su base territoriale quanto previsto dall'accordo quadro, contemplando oltre alla fornitura di dispositivi di protezione individuale anche le fragilità di ciascun medico. Anche su questo aspetto, infatti, abbiamo preteso la massima attenzione. L'auspicio è che questo sia un primo passo verso la creazione di una medicina di famiglia sostenuta dall'apporto di strumentazioni e personale, recuperando subito negli AIR i dieci milioni di euro per il personale ancora fermi del decreto cosiddetto Rilancio, così che si possa arrivare a rafforzare in tempi rapidi la rete territoriale troppo a lungo trascurata».

IL TESTO DELL'ACCORDO

CORONAVIRUS: Bartoletti (Fimmg), I medici sono "affumicati" nessuno strumento per visitare a casa , non è possibile far venire in ambulatorio chiunque abbia i sintomi.

coronaITALIA thumb250 250 Non ci sta a far passare per irresponsabili gli italiani il vice segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Pier Luigi Bartoletti. E lo dichiara in un intervista sull'agenzia giornalistica SIR
"La realtà – dice - è che un virus che non si conosce. Non è un raffreddore a differenza di quello che diceva qualcuno a marzo". Sulla diatriba che ha investito il Comitato tecnico scientifico, vale a dire palestre chiuse o aperte, Bartoletti è chiaro: "Aperte ma in sicurezza. La priorità è non ingolfare il sistema. Abbiamo iniziato a fare tanti tamponi ma dobbiamo chiederci se le cose vadano meglio o peggio. A me sembra peggio". "La situazione è preoccupante ma i numeri dicono che rispetto al resto d'Europa siamo un'isola felice perché abbiamo mantenuto il rigore". Non ci sta a far passare per irresponsabili gli italiani il vice segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Pier Luigi Bartoletti. "La realtà – dice – è che un virus che non si conosce. Non è un raffreddore a differenza di quello che diceva qualcuno a marzo". Sulla diatriba che ha investito il Comitato tecnico scientifico, vale a dire palestre chiuse o aperte, Bartoletti è chiaro: "Aperte ma in sicurezza. La priorità è non ingolfare il sistema. Abbiamo iniziato a fare tanti tamponi ma dobbiamo chiederci se le cose vadano meglio o peggio. A me sembra peggio. Facciamo l'esempio della scuola: il sistema pubblico rischia di collassare se si continua a mettere in quarantena cinquanta classi per cinque sospetti positivi. Il tracing (il sistema di tracciamento, ndr) non ce la fa, diventa ingestibile. Prima non avevamo una strategia chiara. Ora non è più una guerra campale. Bisogna fare una selezione su dove intervenire". "La chiusura delle scuole per i casi verificati ha prodotto un aumento della richiesta di tamponi, il blocco di alcuni laboratori e generato ansia nella popolazione nonostante il problema sia fuori dagli istituti". Vuol dire che la colpa è della movida? "No, attenzione a non incolpare i giovani – risponde -. Anche i genitori sbagliano. Continuano a fare feste per i figli". Per il rappresentante dei medici di medicina generale in questo momento in Italia c'è molto fumo e poco arrosto sul fronte del contenimento dei contagi. "E noi medici siamo affumicati", ironizza Bartoletti. "Anche per andare a visitare a casa non abbiamo ancora nessuno strumento". A chi come Alberto Zangrillo, responsabile della rianimazione del San Raffaele, in un'intervista al Corriere della Sera chiede ai medici di medicina generale di fare diagnosi tempestive, Bartoletti risponde con l'esperienza vissuta quotidianamente: "Non è possibile far venire in ambulatorio chiunque abbia i sintomi. Lavoriamo molto al telefono per capire la sintomatologia e le eventuali occasioni di contagio del paziente. Rispondiamo oltre dodici ore al giorno, cercando di ascoltare tutti e offrendo allo stesso tempo i vaccini antinfluenzali e l'assistenza ai cronici". La preoccupazione però che dovrebbe allarmare adesso, riguarda i prossimi mesi: "Gli ospedali saranno interessati anche da altre patologie legate ai mesi invernali. È presumibile allora che ci sarà una sofferenza dei posti letto. Nella regione Lazio per esempio sono stati implementati i drive in, gli alberghi per i pazienti Covid dimessi, i posti di rianimazione. Ma manca ancora un pezzo: aumentare gli interventi domiciliari attraverso la formazione dei medici, il telemonitoraggio e le attrezzature per la diagnosi. A marzo abbiamo richiesto di avere apparecchiature per il monitoraggio domiciliare. Le dobbiamo ancora ricevere". Per quanto riguarda il capitolo vaccini contro l'influenza Bartoletti osserva che non tutte le Regioni si siano attrezzate per tempo. "Chi era abituato a fare le gare d'acquisto a luglio non ha pensato di anticipare", ricorda. Solo che l'annata è del tutto particolare, "Alcuni hanno continuato a credere che la situazione sia ordinaria ma non lo è e si sono ritrovati in difficoltà". Anche se in ritardo, sembra che comunque la macchina della vaccinazione stia partendo. Solo nel Lazio, per ora i numeri di coloro che si sono vaccinati sono altissimi: "Già 200mila dosi sono state somministrate pari al 30% della campagna dello scorso anno", evidenzia Bartoletti che è anche segretario della Federazione del Lazio. "Ogni medico – aggiunge – oltre ai pazienti inseriti nelle fasce a rischio può richiedere una maggiorazione per vaccinare anche coloro che sono a contatto con chi è più fragile. Alle farmacie per la vendita è stato destinato solo l'1,5% delle dosi, il 4% nella regione Lazio".

LEGG L'intervista sull'Agenzia SIR
https://www.agensir.it/italia/2020/10/21/bartoletti-fimmg-si-ad-assistenza-domiciliare-ma-equipaggiati/

SPECIALE CONGRESSO FIMMG : le interviste e e opinioni del 77° Congresso Nazionale Fimmg

hIn una pagina le registrazioni delle interviste e opinioni del 77° Congresso Nazionale Fimmg che si è svolto dal 5 al 10 Ottobre a Villasimius per rivivere i momenti salienti

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