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Inviato da: 6 di Martedì, 01 Giugno 2010 - 10:53 AM
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Rassegna Stampa La manovra senza patrimonio

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-01/manovra-senza-patrimonio-083900.shtml?uuid=AYz7QyuB La manovra senza patrimonio di Pietro Reichlin 1 giugno 2010 C on una manovra da 25 miliardi in due anni il nostro governo proverà a ridimensionare la spesa pubblica e aumentare le entrate fiscali riducendo l'evasione. Dovrà farlo cercando di non penalizzare la crescita economica e dando l'impressione che i sacrifici saranno distribuiti in modo equo. Sembra che i risparmi di spesa si realizzeranno in gran parte con un congelamento degli scatti d'anzianità dei dipendenti pubblici (5,3 miliardi) e con risparmi sui bilanci degli enti locali (14,8 miliardi). Quest'ultimo aspetto della manovra determinerà una diminuzione dei servizi pubblici locali e un aumento di tariffe e pedaggi. Tuttavia, ci è stato assicurato che la manovra non darà luogo a un aumento delle imposte. La dichiarazione ha un sicuro effetto d'immagine e serve ad accreditare l'idea di un governo che mantiene le promesse elettorali, ma questa politica non è necessariamente buona, né appare credibile per il futuro. Il reddito disponibile di molti cittadini italiani subirà comunque una diminuzione. Poiché oltre il 50% della manovra è costituita da una riduzione delle spese degli enti locali, è probabile che il peso maggiore della manovra non ricadrà principalmente sui cittadini più ricchi, ma piuttosto su coloro che usufruiscono in misura maggiore di beni pubblici e di servizi sociali. E se i risparmi di spesa non saranno realizzati, si dovrà procedere con addizionali Irpef o altre imposte locali sui redditi da lavoro o d'impresa. Perché non si è pensato ad aumentare le imposte sui patrimoni? È noto che l'Italia ha un sistema fiscale caratterizzato da un'elevata evasione e fortemente squilibrato a danno del lavoro dipendente e del reddito d'impresa. Ciò ha contribuito a comprimere la crescita negli ultimi trent'anni. Gli economisti sono abituati a giudicare le tasse sulla base dei loro effetti distorsivi. Questi effetti sono tanto maggiori quanto maggiore è l'elasticità dell'offerta e della domanda dei beni tassati. In particolare, quando il cuneo fiscale e le aliquote marginali effettive sono elevati, si scoraggia l'attività d'impresa, l'occupazione tra coloro che sono ai margini del mercato del lavoro (giovani e donne) e s'incoraggia l'evasione fiscale. Questo è uno dei gravi problemi italiani. A causa dell'evasione, la pressione fiscale effettiva sui redditi dei cittadini fiscalmente onesti supera il 50 per cento. In un momento di crisi, che colpisce particolarmente la produzione e i livelli salariali, sarebbe stato opportuno estendere la platea dei contribuenti e allargare la base imponibile. Con un'infelice cedimento alla ricerca della popolarità, il governo Prodi ha fortemente ridotto, e il governo Berlusconi ha poi del tutto cancellato, la tassa comunale sugli immobili (per abitazione principale). Si stima che questa manovra abbia sottratto alle casse delle amministrazioni comunali 3,5 miliardi, circa il 30% della manovra annuale che il governo si appresta a varare in questi giorni. Una ripartizione più equilibrata del gettito (tra le diverse componenti della ricchezza personale) è vantaggiosa specialmente nei momenti di crisi. Le tasse sugli immobili si riferiscono a una base imponibile meno sensibile alle condizioni congiunturali, sono soggette a minore evasione e, con un catasto aggiornato ed efficiente, possono essere disegnate in modo da rispettare criteri di equità e progressività. Secondo i dati Ocse del 2008, la percentuale di gettito proveniente da imposte patrimoniali era pari a 4,3 in Italia, contro il 10,2 del Canada, il 7,8 della Francia, il 15,1 del Giappone e l'11,7 di Stati Uniti e Regno Unito. stato detto più volte che togliere autonomia impositiva agli enti locali contraddice i principi di base del federalismo fiscale (una bandiera del governo Berlusconi). In effetti, le tasse sulla proprietà sono particolarmente diffuse nei paesi a struttura federale. Negli Usa contribuiscono a formare circa il 75% del gettito degli enti locali. Infatti, la proprietà immobiliare non può essere trasferita tra le diverse giurisdizioni (come accade per le attività finanziarie, il capitale delle imprese o il lavoro) e il valore delle case e della terra è legato alla qualità dei beni pubblici locali prodotti dalle istituzioni sub-nazionali. Tanto maggiore è la qualità dei beni pubblici (ambiente, scuole, trasporti, welfare), tanto maggiore sarà il valore degli immobili sul territorio in cui questi possono essere goduti. Dunque, gli amministratori dei comuni che scelgono di basare parte del gettito sulla tassazione della proprietà hanno maggiore incentivo a migliorare la qualità dei servizi, e i contribuenti considerano queste imposte una sorta di "tariffa" a fronte dei beni offerti dalle ammnistrazioni locali. Alcune regioni e comuni hanno contribuito più di altre alla crescita incontrollata della spesa pubblica. Per questo motivo il governo intende giustamente punirle. La punizione, tuttavia, non potrà che ricadere sui cittadini di quelle regioni, con aumenti delle addizionali d'imposta, dei ticket sanitari, dei pedaggi stradali e di altre tariffe. Non sarebbe meglio lasciare che gli enti locali trovino in autonomia i sistemi d'imposizione che ritengono più equi ed efficaci?

 
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