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PROFESSIONE: Donne medico poco rappresentate negli Ordini ecco la situazione con Mauro Miserendino nella video rubrica “Il Ficcanaso”

medicodonnNella trasmissione "non è l'arena" di Massimo Giletti è affiorato il disagio delle donne medico in ambito professionale tra violenze e soprusi, mentre la medicina sta progressivamente diventando "donna" e nelle specializzazioni negli ospedali nel territorio sono la maggioranza a questo non corrisponde pero' la giusta rappresentativita' negli ordini professionali .Quali sono le cause e quali i numeri del fenomeno. Tutto questo è spiegato da Mauro Miserendino nella video rubrica "Il Ficcanaso"

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VACCINI: restera' l'obbligo con il nuovo governo? intervista con il Prof. Fabrizio Pregliasco infettivologo Univ. Di Milano

pregliascoCambia il governo e contestualmente anche il Ministro della Salute ma che fine fara' l'obbligo vaccinale introdotto da Beatrice Lorenzin ?' Nel contratto per il governo l'argomento viene trattato in modo sibillino ne abbiamo parlato con il Prof. Fabrizio Pregliasco infettivologo Univ. Di Milano durante la trasmissione "la nostra sanita'"

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TAGLI A CURE FUORI REGIONE: Scotti (FIMMG) La salute non può essere un bene in vendita

medicofamiglia21«Stiamo per assistere alla fine del Sistema Sanitario Nazionale, per passare ad un più commerciale (e redditizio per alcuni) Sistema Sanitario 'affiancato'. Dove affiancato vuole significare 'assicurato'». A lanciare l'allarme è il Segretario nazionale Fimmg Silvestro Scotti, che mette in guardia dalla proposta della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, che annuncia un piano di ridimensionamento nel rimborso delle cure fuori regione. «In altri termini, si rischia di non avere più un Sistema Sanitario Nazionale, bensì 20 Sistemi Sanitari Regionali. Bloccando la mobilità sanitaria dei cittadini, vista la situazione Italiana, si creerà un sistema salute fatto di pazienti di serie A e di serie B. Si incrementeranno le diseguaglianze ed evidentemente si darà vita ad un sistema di cure extra regione basato sulle assicurazioni, perché chi dovrà andare fuori regione dovrà pagare di tasca propria». La prospettiva diventa addirittura catastrofica se si pensa alla disomogeneità di cura che esiste sul territorio. Soprattutto, ma non solo, nelle dinamiche Nord-Sud. «Esiste – dice Scotti- dietro a questa proposta una questione sostanziale, etica e morale che va affrontata. Affidare all'iniziativa privata il compito di provvedere al rimborso delle spese di cura equivale a inserire una postilla all'Articolo 32 della Costituzione: 'La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo'. E' inaccettabile ed è bene che la politica, a partire dalla base e quindi dai livelli regionali, affronti con decisione questo tema. Sottovalutare la portata del cambiamento che si inizia ad insinuare sarebbe pericoloso. La salute dei cittadini – conclude Scotti – non è un bene da vendere, né tantomeno da svendere al miglior offerente. Come medicina generale siamo pronti da subito a impegnarci per ridurre la mobilità sanitaria inappropriata in danno alle casse regionali, ma ci diano strumenti, come abbiamo sostenuto nell'ultimo ACN firmato di cui però attendiamo ancora la ratifica in Conferenza Stato-Regioni».

AGGRESSIONI MEDICI : al centro del XI Congresso Simeu. Anelli: "Ringraziamo i colleghi di Simeu, i dati rilevati saranno messi a disposizione dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza"

Pronto Soccorso torinoDal 1 marzo al 30 aprile 2017 nel 63% dei pronto soccorso presi in esame si è verificata almeno un'aggressione fisica: sono questi i risultati di una ricerca condotta e presentata oggi da Simeu, la Società italiana della medicina di emergenza-urgenza, che, da domani a sabato terrà a Roma il suo XI Congresso nazionale. Al centro dei lavori, proprio la violenza sugli operatori sanitari, vera emergenza di salute pubblica. Il campione è costituito da 218 strutture di medicina d'emergenza-urgenza, pari al 33% di quelle presenti sul territorio nazionale. Le strutture presenti nel campione sono distribuite nelle 20 regioni e comprendono 53 Pronto Soccorso, 111 Dipartimenti Emergenza Accettazione (DEA) di primo livello e 54 di secondo livello. Nell'ultimo anno, in base alle testimonianze raccolte dalla società scientifica, la situazione è sensibilmente peggiorata in tutte le regioni, senza contare i casi di aggressione verbale e le intimidazione. Nel 50% dei casi, le aggressioni si sono verificate dove il problema sovraffollamento risulta più grave.
"Ringraziamo i colleghi di Simeu e degli altri Sindacati Medici che hanno eseguito survey e monitoraggi per una valutazione dei rischi di aggressione verso gli operatori sanitari", ha dichiarato il Presidente della Fnomceo Filippo Anelli, commentando i risultati della ricerca. "I dati raccolti potranno essere messi a disposizione dell'Osservatorio permanente per la garanzia della sicurezza e per la prevenzione degli episodi di violenza ai danni degli operatori sanitari, insediato presso il Ministero della Salute, e utilizzati per una valutazione e prevenzione del rischio su scala nazionale. In questo modo sarà possibile tamponare la carenza dei dati che arrivano invece dalle Regioni, inviati in maniera discontinua e differenziata sul territorio. I numeri resi noti oggi da Simeu confermano, una volta di più, la gravità del fenomeno e dimostrano quanto la campagna messa in atto dalla Fnomceo per la prevenzione della violenza sia veritiera, necessaria e attuale".
"L'emergenza-urgenza è sola davanti al profondo cambiamento in atto", ha affermato Francesco Rocco Pugliese, Presidente nazionale Simeu. "Un cambiamento epocale che richiede una profonda trasformazione organizzativa, per far fronte al mutare delle richieste di salute dei pazienti, sempre più anziani e pluripatologici, e alle trasformazioni in atto nel sistema sanitario. L'aggravarsi delle violenze contro il nostro personale sanitario è certamente anche frutto di un disallineamento fra la realtà quotidiana e la direzione strategica delle politiche sanitarie nazionali: il sovraffollamento, principale causa di difficoltà fra medici e pazienti, è un problema non solo stagionale ma endemico dei nostri pronto soccorso. Tuttavia resta senza soluzione. I pronto soccorso non hanno personale a sufficienza e la nostra competenza specifica è una risorsa che non sempre viene sfruttata a pieno nell'organizzazione sanitaria"

TAGLI A CURE FUORI REGIONE: Fnomceo: "Stato strabico vuole universalismo ma aumenta disuguaglianze di Salute"

mediciospedale2 thumb250 250"La proposta della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, che ha annunciato un piano di ridimensionamento nel rimborso delle cure fuori Regione, va in contraddizione totale con il programma di Governo. È uno Stato strabico quello che, da una parte, a livello centrale, ribadisce l'universalità delle cure, l'equità negli accessi e l'uniformità dei Livelli Essenziali di Assistenza, aumentando i finanziamenti, e, dall'altra, a livello regionale, sterza in direzione nettamente opposta". Così il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, si unisce al coro di proteste che, da Cittadinanzattiva alla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, si è sollevato alla notizia dei 'tagli', voluti dalle Regioni, alle cure 'fuori sede' a carico del Servizio Sanitario Nazionale. "Se messa in atto, questa proposta non farà che aumentare le disuguaglianze di salute, esasperando i cittadini. Sono stati rilanciati proprio oggi i dati Istat sul divario tra Nord e Sud sui presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, che evidenziano come il 64% dei posti letto sia concentrato al Nord, mentre il Sud deve accontentarsi del 10,4%. E se l'assistenza territoriale è carente - ha evidenziato ancora ieri il Forum disuguaglianze e diversità, che riunisce otto associazioni di cittadinanza attiva, presentando un seminario sulle 'periferie' del paese, quelle definite come 'aree interne' – aumenta anche il tasso di ospedalizzazione evitabile. Altri dati di oggi, poi, quelli di una ricerca condotta dal Simeu, dimostrano che la metà delle aggressioni contro i professionisti della sanità avvengono nei pronto soccorso in condizioni di sovraffollamento. È quindi un cane che si morde la coda: le Regioni dove la Sanità è più efficiente e accessibile sono destinate a migliorare, le altre al collasso" continua Anelli. "Noi medici siamo con i cittadini e con i sindacati a sostegno di questa battaglia per la riduzione delle disuguaglianze, nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione, dell'articolo 32 sulla tutela della salute, dei principi fondanti del Servizio Sanitario Nazionale e dei precetti del Codice Deontologico, secondo il quale il medico ha il dovere di prestare la migliore assistenza senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera – afferma ancora. "Al nuovo Governo assicuriamo la nostra collaborazione fattiva a supporto del programma, per il mantenimento e l'implementazione dell'universalità su base solidaristica del Servizio sanitario Nazionale – conclude Anelli -. Ci aspetteremmo che anche le Regioni si unissero a noi e diventassero protagoniste dell'attuazione dell'Articolo 3 per cittadini con pari dignità sociale e uguali davanti alla legge, anche e soprattutto per quanto riguarda la sanità e la salute".

ENPAM: Più donne medico, ma ancora troppe differenze di genere

donnemedico33La femminilizzazione della professione è un trend in atto da almeno un paio di decenni, eppure i problemi da risolvere sono ancora tanti.
I numeri dell'ultimo bilancio Enpam parlano chiaro: nel 2017 la percentuale di dottoresse iscritte al fondo generale "Quota A" è passata dal 44% al 44,6%, un aumento di oltre mezzo punto percentuale che conferma la tendenza degli anni passati.
Se i pensionati sono ancora in prevalenza uomini, andando a guardare i dati dei medici iscritti all'Enpam, si nota subito che dai 50 anni in giù le donne hanno la maggioranza.
A confermare la tendenza "rosa" sono i dati sui più giovani: fra gli studenti che hanno deciso di iscriversi all'Enpam, le future dottoresse – seppure di poco – superano gli uomini con il 50,4% verso il 49,6%.
Una quasi parità fra i sessi che parte dai numeri ma non si riflette in tanti altri aspetti della vita professionale: sicurezza sul posto di lavoro, carriera, rappresentanza, retribuzione, merito. Tutti temi su cui c'è ancora molta strada da fare per ridurre la differenza di genere.
"Quando si parla di femminilizzazione della professione diventa difficile scovare qualche dato positivo". A dirlo è Anna Maria Calcagni, unica donna del consiglio d'amministrazione Enpam e presidente dell'ordine dei medici e degli odontoiatri di Fermo. "Di fatto le donne guadagnano molto meno rispetto agli uomini – fa notare Calcagni – e il reddito medio femminile, più basso del 27% rispetto a quello dei colleghi, non cresce nel tempo".
Un altro punto che la consigliera d'amministrazione dell'Enpam mette a fuoco è il fatto che la differenza di retribuzione fra i generi non dipenda solo dalla possibilità di carriera, ma anche dalla provenienza geografica.

"Il reddito medio delle donne medico al Sud è al di sotto di quelle del Nord. Anche se ci sono delle categorie che fanno eccezione, come quella dei servizi ambulatoriali, in cui il guadagno uomo-donna è uguale", ha spiegato Calcagni.

Se nella medicina generale non ci sono molti problemi di genere, più penalizzante risulta la libera professione dove le donne soffrono il minor tempo da dedicare al lavoro.

Negli anni, con l'Enpam "abbiamo cercato in vari modi di andare incontro ai problemi delle donne che comunque hanno ancora sulle loro spalle la maggior parte del carico della famiglia, degli anziani e dei bambini.

Un esempio è proprio il bonus bebè del bando per la genitorialità" ha concluso Anna Maria facendo riferimento al bando appena uscito.