Mar16072019

Ultime notizie:
Messaggio
  • EU e-Privacy Direttive

    Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

    Leggi la documentazione e direttive e-Privacy

Back Sei qui: Home NEWS News Fimmg News Italia CARENZA MEDICI : Pier Luigi Bartoletti (Fimmg) no a scorciatoie che abbasserebbero la qualita' delle cure erogate

News Italia

CARENZA MEDICI : Pier Luigi Bartoletti (Fimmg) no a scorciatoie che abbasserebbero la qualita' delle cure erogate

 medicoscrive thumb other250 250"In questi mesi stiamo vedendone di tutti i colori circa le misure che dovrebbero risolvere o quantomeno arginare il problema della carenza di medici nel nostro Paese. Molte sono colorite, altre fantasiose, altre ridicole, molte pericolose." Così il vice segretario vicario Nazionale della Fimmg Pier Luigi Bartoletti in un articolo apparso oggi su Il Sole 24 Ore " L'Italia è un paese vecchio, con una popolazione sempre piu' anziana, e quindi l'imperativo dovrebbe essere quello di preparare al meglio i professionisti della salute, dai medici, agli infermieri, alle ostetriche, ai fisioterapisti, e tutti coloro che lavorano nel settore. C'è bisogno, voglio dire , di più qualità e invece si sceglie la scorciatoia della quantità a basso prezzo. Cosi facendo diventa concreto di mettere a repentaglio l'alto livello di assistenza che ancora oggi il sistema sanitario nazionale garantisce e il suo carattere universalistico. Il fatto è che negli anni passati abbiamo miserevolmente sbagliato la programmazione. nel frattempo sono anni che ci si riempie la bocca con progetti di ospedali per intensità di cure, poi abbiamo strutture di inizio novecento con i padiglioni; il modello organizzativo del sistema sanitario nazionale è lo stesso di quando si era in epoca di baby boom e di pletora medica, l'impianto normativo ha compiuto quarant' anni, con alcune cosmesi che datano vent'anni. Il finanziamento per il sociale è ridotto ai minimi termini e pertanto alcuni costi sociali gravano sul già scarno bilancio del fondo sanitario. Oggi per molti cittadini non è possibile pagarsi il ricovero in RSA e l'Ospedale rimane il "rifugium" più gettonato. Trovare la soluzione a questi bisogni è la sfida che abbiamo davanti. Ma con l'acqua alla gola si ragiona male. Se la risposta infatti è importare medici dall'estero significa ammettere che non sappiamo pensare il futuro. Nel frattempo il 52% dei medici europei che vanno a lavorare fuori dall'Unione sono italiani. I nostri sono richiesti in tutto il mondo con offerte allettanti che molti accettano. Perdiamo l'eccellenza dei nostri medici e immettiamo nel sistema professionisti formati altrove. Questa non è una soluzione ma la strada per dequalificare e impoverire il nostro modello. Ma anche pensare, deliberare addirittura, di far entrare nel sistema medici senza specialità oppure ancora in formazione, è sintomo di pochezza di idee. Anche in questo caso significa essersi arresi o essere pronti a farlo, al ribasso della qualità delle cure erogate. E questo non è accettabile. Un sistema come il nostro che, nonostante tutto, funziona e bene, per rispondere ai bisogni del tempo che abitiamo ha bisogno di alte professionalità, di qualificazione degli operatori, di chiarezza nelle procedure concorsuali di assunzione, non di espedienti. E invece sulla medicina territoriale che garantisce l'accesso universale ai servizi, e che dovrebbe essere l'architrave del cambiamento, si prova a puntare l'indice dello spreco. Sulla telemedicina siamo all'anno zero, è un moloch di cui si discute da anni, che ha ingoiato milioni e milioni in sperimentazioni mai diventate sistema , con il risultato che ma che ancora oggi è appannaggio di pochi fortunati. Non ci vuole un'aquila per capire che se mancano i medici però si continua ad oberarli di piani terapeutici, carte e cartuccelle, negandogli da un decennio il rinnovo del contratto, stipendi tra i più bassi d'Europa e possibilità di carriera pesantemente limitate da concorsi pilotati, non si va lontano e anzi si imbocca la strada del declino. Oggi per salvare la sanità pubblica e dunque il diritto alla salute! Conclude Baroletti ! garantito dalla Costituzione, occorre un progetto vasto che tengo conto delle nuova realtà sociale, delle sue evoluzioni, della carenza di risorse economiche e che metta al centro con convinzione il territorio. Nell' ex Bel Paese la sanità, uno dei pilastri portanti del nostro sistema democratico oggi non gode di ottima salute,e per guarire ha bisogno di riforme strutturali, di un ripensamento profondo, dell'elaborazione di un nuovo modello che parta dal territorio, di soluzioni che ridiano dignità di ruolo ed economica ai medici, non di scorciatoie.