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SANITA' ELETTRONICA: Rivoluzione digitale il 5% di risparmi sulla spesa sanitaria

 sanità-digitale-1 thumb medium250 250Le nuove sfide digitali possono abbattere subito anche il 5% dei costi del nostro sistema sanitario. A fare il punto è stato un convegno a Montecitorio su "Privacy, sicurezza e trasparenza dei dati in Sanità", organizzato dall'Osservatorio sulla Sanità digitale di Aidr (Associazione italian digital revolution) e moderato da Luciano Onder.
È necessario dare impulso alle nuove sfide digitali, anche in campo sanitario, per offrire una cura ancora più adeguata ai cittadini e per ottenere risultati davvero convincenti in fatto di prevenzione. Senza dimenticare il capitolo relativo ai costi, che, secondo alcuni studi recenti, potrebbero abbattersi anche del 5%, in cui si sono confrontati medici ed esperti del settore alla presenza del viceministro all'Economia, Laura Castelli ("la digitalizzazione renderà più efficiente il sistema sanitario, con grandi risparmi per lo Stato, che potrà reinvestirli per migliorare la salute dei cittadini", ha puntualizzato l'esponente del governo).
"L'avvento del digitale nel mondo della sanità è fondamentale per prevenire e curare svariate patologie, tra le quali le malattie cardiovascolari, pneumologiche, metaboliche, tante per citarne alcune", ha subito inquadrato Andrea Bisciglia, cardiologo e coordinatore dell'Osservatorio Aidr. "Grazie al digitale – ha aggiunto – potremmo raggiungere in maniera capillare ogni angolo del Paese, da Nord a Sud, disincentivando così il fenomeno delle migrazioni sanitarie. E con un'informatizzazione completa della sanità si potrebbe risparmiare fino al 5% della spesa sanitaria. Inoltre, il digitale, promuovendo la consultazione e cura a distanza, rende i risparmi fino al 20% nel caso di malati cronici. Oggi la spesa sanitaria si aggira intorno ai 150-160 miliardi, di cui 110-120 garantiti dallo Stato, il resto dai singoli cittadini". "L'Osservatorio Aidr continuerà a sensibilizzare istituzioni e cittadini su questi temi", ha aggiunto Bisciglia, convinto che "il digitale non farà mai perdere la centralità dell'uomo e il rapporto medico-paziente, sarà sempre un mezzo e mai un fine per prevenire e curare le persone".
"Molteplici device, come anche numerose applicazioni per gli smartphone, consentono di tenere sempre sott'occhio i nostri parametri vitali e conoscere in ogni momento il nostro stato di salute", ha ricordato Giulio Speciale (direttore Emodinamica Asl Roma1). E a distanza è ormai possibile controllare i device di ultima generazione impiantati in pazienti in attesa di trapianto cardiaco. A spiegarlo, in veste di componente dell'equipe internazionale che utilizza questo strumento innovativo, è Massimo Massetti, direttore del Dipartimento di cardiochirurgia dell'Ospedale A. Gemelli di Roma: "Adesso per questi pazienti è possibile svolgere una vita normale, diversamente da prima, quando erano costretti a rimanere attaccati a macchine grandi come lavatrici. In più, questi device wireless segnalano in ogni momento eventuali problemi relativi ai loro parametri vitali".
"La digitalizzazione dei dati sanitari, attraverso il fascicolo sanitario elettronico, sia in ambito ospedaliero che ambulatoriale e/o domiciliare – ha dichiarato invece Filippo Leonardi, direttore generale Aiop – consente di avere sempre informazioni puntuali e precise di uno specifico paziente". "A un anno dall'entrata in vigore del nuovo Codice sulla tutela della privacy, tali dati vanno trattati sempre con la massima sicurezza", ha evidenziato Cosimo Comella (direttore Dipartimento tecnologie digitali e sicurezza informatica Garante privacy), mentre Vito Borrelli (capo f.f. della Rappresentanza in Italia della Commissione europea), ha rimarcato l'esistenza del "diritto all'oblio dei dati e alla protezione dei minori on line". "I software devono essere ben validati per garantire la massima sicurezza dei dati – ha però avvertito Alessandro Falco, responsabile strategie e mercato Consis -. Molto spesso i dati vengono forniti ad app sanitarie che non sempre hanno buone finalità. Bisogna pensare che dare i propri dati è come dare i numeri di una carta di credito".