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VIOLENZA MEDICI : giovane collega scrive su FB sono in difficolta' con l'aggressivita' dei pazienti , tra diseducazione, prescrizioni indotte e supponenza di figure sanitarie.

 violenzame thumb250 250Buongiorno a tutti. Sono un medico senza specializzazione, al momento mi occupo principalmente di sostituzioni e guardie, come molti di noi. Vorrei completare il mio percorso formativo come mmg. Questa piccola premessa giusto per capire il "setting" a cui mi riferisco. Ultimamente mi trovo sempre più in difficoltà a causa dell'aggressività dei pazienti. Considerando la necessità di applicare una scala di priorità, dopo età e nome chiedo l'elenco dei farmaci o patologie del paziente, sulla base del fatto che dovrei essere io a decidere. Per inciso, ho molto chiaro il mio ruolo sociale, oltre quello clinico. Per cui tendenzialmente ad esempio nei grandi anziani vado a casa anche se il pz è trasportabile, oppure se non sono in grado di fornirmi l'elenco dei farmaci provo ad aiutarli mantenendo un linguaggio semplice ed accessibile e chiedendo se hanno alcune malattie in relazione al problema. Insomma, ritengo di non mancare ai miei doveri. Nonostante questo mi sento molto spesso sopraffatta da una supponenza, un'aria di minaccia e un odio verso la classe medica che si fa sempre più pesante e contemporaneamente mi sconcerta. Soprattutto considerando il background di ignoranza che dilaga. Quasi quotidianamente mi arriva la richiesta di prescrizione di antibiotici che ritengo inappropriata, cosa che mi costringe (quando sono fortunata) a impiegare magari 30 minuti per spiegare ad un singolo paziente che non è necessario e per fare un minimo di educazione sanitaria, oppure a subire trattamenti che non penso di meritare e che mostrano un disprezzo della mia professionalità ai limiti del civile ("ah, non me lo prescrive? BENE!" ed escono sbattendo la porta "sei una cretina" "ma io non ho nessun problema alle vie aree, ho mal di gola" etc etc). Stesso discorso per le visite domiciliari, non faccio in tempo a chiedere che medicine prende il pz che all'altro capo della cornetta alzano la voce, si agitano e ribadiscono che è urgente. Ho una grande passione per questo lavoro ma francamente inizio già ad essere emotivamente e moralmente sfiancata da queste condizioni. Potrei continuare, dicendo che l'antibiotico spesso è già stato dato dal farmacista, che le minacce di denuncia sono assolutamente infondate praticamente sempre (per mancata prescrizione su rossa di farmaci che necessitano PT non pervenuto, richieste di esami extra auto-stabilite dal pz etc etc..). A tutto questo si aggiunge un disprezzo rispetto allo specialista (l'ha detto lo specialista che me lo DEVE segnare in rossa", magari pantoprazolo 40 in nota 48 senza fondamento) e una mancato rispetto delle gerarchie che mi sconcerta (l'infermiere ha detto di prendere l'antibiotico). Non è uno solo uno sfogo, ma anche una richiesta di aiuto, perchè da sola non ce la posso fare. Non ho ancora deciso, penso che farò un po' di ricerca e mi rivolgerò all'ordine per qualche consiglio. Penso. Nel frattempo mi piacerebbe raccogliere qualche testimonianza di risposta. Inoltre, penso che il dialogo sereno, chiaro e costruttivo siano la miglior arma perchè nonostante tutto credo ancora che l'alleanza tra noi professionisti sanitari e non (medici, infermieri, farmacisti e oss) e tra noi con il paziente sia la chiave di tutto. Tuttavia quando questo non è più possibile vorrei sapere anche la procedura per segnalare alla asl e le conseguenze per gli utenti...qualcuno ne sa qualcosa?

Sara Gelo
GMAS - Giovani Medici Anti Sfruttamento