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PROFESSIONE: Fuga dagli ospedali per convenzionarsi sul territorio, carriere difficili e turni massacranti Addio al mito della dipendenza

 mediciospedale thumb medium250 250DOCTOR 33 Mauro Miserendino Turni massacranti, stipendi e carriere insoddisfacenti: è esodo dei medici ospedalieri. Non vanno solo in pensione. Superati i 45, sempre più tentano la strada della medicina del territorio. Come l'anestesista lombarda che nel 2017 ha deciso di iscriversi al test di medicina generale ed ora è diventata medico di famiglia. Nelle tre classi del triennio la presenza di medici giunti dall'ospedale aumenta, come conferma il responsabile del CFMG lombardo Vito Pappalepore: «Non c'è un censimento ufficiale, ma le esperienze affiorano, parlandosi tra colleghi». L'altra strada, più praticata, è approdare alla convenzione della specialistica ambulatoriale: è più "naturale" anche se, come per la medicina generale, cambiano rapporto di lavoro, da dipendenti si diventa autonomi, ed ente pensionistico, dall'Inps si passa all'Enpam. Su un media veneto, un articolo nei giorni scorsi sottolinea come lo stipendio di un ambulatoriale giunga a 4300 euro mensili, 1800 in più di un ospedaliero e con meno stress. «Lavoro come specialista ambulatoriale dal 1984, eppure non ho mai visto quella somma», afferma Pio Attanasi, Segretario organizzativo del Settore convenzioni del Sumai nazionale. «Salvo attività particolari, fatta una media tra le ore attribuite a ciascuno di noi, il netto è compatibile se non più basso di quello della dipendenza, che ha un costo, tra l'altro, più alto per l'azienda. A livello regionale ed aziendale ci possono essere voci incentivanti per attività in più ma valgono anche per i medici ospedalieri, in ogni caso non si arriva certo a 4 mila euro». Altra cosa lo stress. «Il disagio in corsia è un dato di fatto, i colleghi hanno tutta la mia solidarietà perché non solo hanno in mano il delicatissimo trattamento dell'acuzie, ma il loro lavoro ha una programmazione diversa conseguente alla tipologia di prestazioni offerte da un ospedale con orari e turni variabili, mentre noi sul territorio pur lavorando a ritmi serrati effettuiamo visite e prestazioni programmate entro un orario stabilito all'inizio dell'incarico. Ad esempio, è possibile acquisire incarichi inferiori al tetto di 38 ore settimanali (a fronte di uno stipendio ovviamente inferiore)».
Il transito è "fattibile", le regole uguali in tutta Italia. «Ogni tre mesi le Asl emanano un bando di concorso che riporta i turni liberi; a livello provinciale, intanto, ogni anno è redatta una graduatoria per titoli, suddivisa per specialità. Al bando possono partecipare con questa priorità: titolari d'incarico, specialisti inseriti in graduatoria provinciale e in subordine i dirigenti del Ssn, questi ultimi dovranno convertire il rapporto di lavoro. Al bando possono partecipare con questa priorità: titolari d'incarico, specialisti inseriti in graduatoria provinciale e in subordine i dirigenti del Ssn, questi ultimi dovranno convertire il rapporto di lavoro. », spiega Attanasi. «Una volta selezionato, il dirigente Ssn lascia il contratto e prende le ore stabilite. Dal punto di vista previdenziale il passaggio a uno status libero professionale è stato reso meno problematico due anni fa con la chance del cumulo pensionistico gratuito che consente a chi ha lavorato, mettiamo, 20 anni in corsia da dirigente versando ad Inps di ottenere, una volta raggiunti i requisiti, un assegno mensile per la quota maturata, e di contare per gli anni lavorati dopo sull'assegno Enpam. In passato le richieste di trasferimento di contributi erano a titolo oneroso, c'era solo la chance della totalizzazione, ma anche questa necessitava un'integrazione. Ora non più». Per risolvere sul territorio il problema delle liste d'attesa e della presa in carico delle cronicità si potrebbe portare a 38 ore l'orario settimanale a domanda, un tema su cui Sumai punta molto. Molti di noi sono tuttora a 20 ore, aumentando l'offerta oraria molto si potrebbero soddisfare i bisogni dei pazienti, compensando immediatamente la carenza di specialisti».
Conferma Danilo Mazzacane, segretario Cisl Medici lombardo: «Lo specialista ambulatoriale non prende più dell'ospedaliero. A 63 anni percepisco 3 mila euro mensili, e con la chance regionale dei turni aggiuntivi pagati 60 euro l'ora per visitare in ambulatorio sera e festivi arrivo a circa 700 euro lordi in più. Certo, il transito alla specialistica territoriale migliora la qualità di vita: le notti dormi a casa, le feste le fai a casa, non litighi con i colleghi per le ferie, e non ci sono incompatibilità con un'eventuale libera professione. Inoltre con il paziente si stabilisce un rapporto di consuetudine e lui ha la certezza di essere visitato dal tal medico. Peraltro, le prestazioni non dovrebbero essere sovrapponibili: quelle sul territorio sono di primo livello, gli ospedali - che pure offrono impropriamente anche analoga diagnostica - sono elettivi per il secondo livello. Va perseguito un potenziamento dell'offerta territoriale. Per attrarre i giovani e aumentare le ore sul territorio si potrebbe "aprire" a contratti misti, lavorate in ospedale ed altre sul territorio, che amplino la disponibilità per il cittadino, arricchendo fenomenologia (e busta paga) del medico».