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PROFESSIONE: Ecco l'infermiere di famiglia, il punto su rapporti con Mmg e convenzione in 3 ddl l'autonomia decisionale e l'indipendenza dai MMG

 infermieriess thumb large300 300DOCTOR 33 – di Mauro Miserendino Riproposto con forza dalle 9600 assunzioni del "Decreto legge Rilancio" nonché dal Patto Salute, l'infermiere di famiglia e comunità è il tema del giorno. Infatti, è pure al centro di tre disegni di legge in parlamento: due, in Senato, a firma Paola Boldrini Pd e Rino Marinello del Cinquestelle; uno alla camera di Paola Mammì (Cinquestelle). Quasi in parallelo i 102 presidenti d'ordine degli infermieri di Fnopi in una mozione hanno indicato richieste professionali tra cui le competenze dell'infermiere in emergenza territoriale (prioritaria); l'intesa stato-regioni sugli infermieri di comunità; l'inserimento delle competenze territoriali tra i contenuti del biennio post-laurea breve.
L'infermiere di famiglia non è l'infermiere del medico di famiglia. Nel disegno di legge Marinello ha compiti di coordinamento: identifica i bisogni di salute della persona e in famiglia, favorisce l'accesso ai servizi sanitari e sociali, promuove l'aderenza ai piani terapeutici e riabilitativi, monitora i risultati di salute, collabora con i mmg per interventi terapeutici ed assistenziali idonei, anche ad attuare la legge 219/17 sulle disposizioni anticipate di trattamento. Lavorerebbe in convenzione con il Servizio sanitario, come il mmg, e gli si chiederà di gestire la fase assistenziale, definire standard e valutare l'efficacia degli interventi infermieristici. Ogni Asl dovrà istituire servizi infermieristici territoriali calibrati sulle esigenze della popolazione. Esprimendosi sul ddl Marinello in audizione nei giorni scorsi Nicola Draoli, presidente dell'Ordine professioni infermieristiche (Opi) di Grosseto, ha spiegato che l'infermiere di famiglia-comunità è rivolto a tutti e non solo ai cronici e all'assistenza domiciliare. «Il messaggio che ho inteso portare come Fnopi, e che fa da comune denominatore a tutti e tre i disegni di legge, è che l'infermiere di famiglia ha competenze specifiche diverse dal collega ospedaliero», spiega Draoli. «Da una parte è chiamato ad erogare prestazioni ma, operando nell'ambito di una presa in carico continuativa, è anche chiamato a far sue le domande assistenziali dei pazienti e a gestirle. Dove il medico di famiglia apre un'assistenza domiciliare integrata o sviluppa un piano assistenziale individuale, l'infermiere di famiglia e comunità (Ifec) fa da collante tra ambito sanitario e sociosanitario, indaga i bisogni del paziente e della famiglia, mette in rete i percorsi assistenziali».
Draoli evidenzia un bisogno concreto di questa figura, di cui tra l'altro si fa interprete il patto salute governo-regioni 2019, che apre ad un training specifico. «Come Fnopi stiamo lavorando a un documento sui contenuti della formazione Ifec ed è il nostro prossimo impegno. Ma ai tre ddl (destinati a fondersi in unico testo ndr) si chiede un passo ulteriore: modificare il decreto legislativo 502/92», spiega Draoli. «Il cittadino ha diritto a un medico di famiglia ed un pediatra di libera scelta, ma anche ad un infermiere di famiglia e di comunità come punto di riferimento non per i bisogni clinici, diagnostici, terapeutici, ma per bisogni di assistenza tanto da contenere quanto da organizzare». Per l'infermiere organizzare «significa ad esempio conoscere i fattori di rischio, misurarli, fare in modo con il medico di famiglia che impattino il meno possibile sulla salute del singolo». Ma proprio perché organizza una domanda di salute e mira a contenere il suo futuro intervento "erogativo", contando su una miglior salute del paziente, «l'Ifec deve rapportarsi a tutta la popolazione, non solo ai cronici».
Convenzionati allo stesso modo, infermieri e medici di famiglia? «In partenza, l'infermiere territoriale cui pensiamo è quello dipendente dell'Asl. Ma la tipologia di rapporto è meno importante di cosa si è chiamati a fare. Va bene tutto, partita Iva, convenzione, o quasi. Non ci convince l'infermiere dipendente del medico di medicina generale. Comprensibile l'obiezione dei mmg secondo cui lavorando con loro si danno risposte più adeguate agli assistiti, ma alla base di una risposta migliore crediamo ci sia il coordinamento tra due professionisti su un piano paritario, dobbiamo entrambi fare quello che serve al paziente. Un regime convenzionato permetterebbe un buon lavoro d'équipe e di essere meno legati a orari e termini contrattuali dell'Asl. Non pensiamo per ora a una libera scelta da parte del paziente; piuttosto gli infermieri di famiglia e comunità andrebbero ripartiti secondo bacini di riferimento, noi indichiamo la proporzione un infermiere ogni 3 mila cittadini». Un cenno infine al progetto sugli ospedali di comunità. Previsti dal Patto salute 2014-16 e ora in Conferenza Stato-Regioni, prevedono strutture sanitarie a bassa intensità di cura, con 15-20 letti, gestite da un infermiere e con la responsabilità clinica di un medico per malati con patologie non gravi, e già diagnosticate, da monitorare per alcuni giorni prima delle dimissioni. «Anche qui si deve capire che l'infermiere territoriale non ha come orizzonte la sola assistenza domiciliare ma anche le cure intermedie, lo studio del medico di famiglia, le strutture residenziali. Pure il medico di famiglia è proiettato su queste dimensioni. Saremo entrambi chiamati ad intercettare insieme bisogni e costruire percorsi, noi sotto il profilo assistenziale, i Mmg sotto il profilo clinico».