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CORONAVIRUS : Medici di famiglia, 20 su 100 potrebbero andar via entro l'anno medici sovraccaricati di burocrazia, le nuove borse non bastano,

 medicofamiglia thumb other250 250(DOCTOR 33) (leggi l'articolo integrale)  «Nel 2021 avremo il doppio dei pensionamenti attesi. Il 20% dei colleghi andrà in pensione nel 2021. Chi può, ormai scappa», l'allarme di Pier Luigi Bartoletti, segretario romano e vicesegretario nazionale della Fimmg, risuona forte e quasi ultimativo. Se fino a qualche anno fa c'era la corsa per restare fino a 70 anni, ora invece molti medici convenzionati esodano, complici il cambiamento dei contenuti del lavoro indotto dalla pandemia, il telefono che non dà tregua e le moltiplicate incombenze burocratiche, dal green pass al certificato di guarigione. «Di fronte al rischio di una quarta ondata pandemica a settembre così come siamo non reggiamo», la chiosa, non senza un accenno al fatto che non ci sono rimpiazzi: i neolaureati scelgono di andare altrove.
L'allarme arriva proprio mentre il sottosegretario alla Salute Andrea Costa in audizione in Commissione Affari sociali alla Camera annuncia l'arrivo di nuove borse per i giovani aspiranti medici di famiglia. Un investimento specifico, il 2.2 inserito nella Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato dall'Unione Europea, che contempla l'incremento del numero delle borse di studio di formazione specifica per i trienni 2021-24, 2022-25 e 2023-26: 900 borse di studio aggiuntive l'anno, per un totale di 2.700 borse per i 3 cicli. Una buona notizia prontamente ripresa dal presidente Fnomceo Filippo Anelli che ringrazia il ministro della Salute Roberto Speranza per il forte impegno ma subito invita le Regioni a rendere noti i fabbisogni, così da poter emettere il nuovo bando, e a fissare la data del Concorso. Costa sa quanto sia elevata l'età mediana della categoria e conferma indirettamente i dati di Bartoletti.
«Si stima che oltre 20 mila medici di medicina generale abbiano un'età uguale o superiore ai 65 anni e a breve raggiungeranno i requisiti per il pensionamento. Il tema è da tempo all'attenzione del ministero della Salute e delle Regioni, e assicuro che tale priorità resterà al centro delle iniziative del ministero della salute nei prossimi mesi», afferma. E ricorda come già per il triennio 2018-21 sia stato raddoppiato il numero di borse rispetto al precedente 2017-20, passando da 1100 a 2093 mentre per il triennio 2020-23 i posti risultano 2046 in totale, 1332 a bando più altri 714 assegnati con il decreto Calabria del 2019. Infine, per il triennio 2021-24 ricorda come l'articolo 1 bis del 'Decreto Rilancio', accantoni altri 20 milioni. Il decreto semplificazioni del 2018 e il decreto Calabria 2019 infine consentono agli iscritti al corso di partecipare all'assegnazione di incarichi convenzionali, oltre a poter assumere incarichi provvisori o di sostituzione. Però, al netto di tutto questo, chi pratica la medicina di famiglia ogni giorno non è convinto che questi numeri siano sufficienti.
«Le 900 borse in più le avremo, se tutto va bene, fra 3-4 anni. Nel frattempo, rispetto agli esodi, il numero dei nuovi ingressi è inferiore, il gap c'è», dice Giampiero Pirro responsabile comunicazione Fimmg Roma. «Inoltre, se si rimuovono le incompatibilità, si alleggerisce il peso del corso che invece dovrebbe essere sempre più adeguato ai tempi. Il problema è piuttosto che se il collega vicino all'età pensionabile anticipa l'esodo nulla può convincerlo a tornare indietro. Infatti, ha constatato in questi mesi estremamente difficili almeno due realtà. In primo luogo, la totale assenza di supporto delle istituzioni, a partire dalle mascherine che non ci hanno dato, dalle normative contraddittorie, dai call-center statali e regionali che non sanno come aiutare i pazienti i quali poi si rivolgono a noi, dai vaccini consegnati con il contagocce che non ci rendono efficaci nella campagna. In secondo luogo, a seguito del coronavirus è saltato un elemento importantissimo del quotidiano del medico: la sala d'attesa "piena", che dava un contatto con la gente ma soprattutto poteva dare delle priorità nella gestione degli assistiti, giorno per giorno. È stata sostituita dai messaggi whatsapp, da richieste di "tutto e subito" (giustificate in parte dalla non conoscenza dei nostri carichi di lavoro), da una reperibilità telefonica indicata dalla legge senza che fossero stabiliti in dettaglio contenuti e regole d'ingaggio. Le ulteriori richieste di scaricare green pass o di certificati post-Covid, come la media delle richieste dei pazienti, ci sono porte in generale con criterio: ma sono compiti burocratici che dobbiamo espletare non in quanto "regola" nel nostro lavoro, bensì perché i servizi di igiene di gran parte delle Asl sono saltati; aggiungerei che molta campagna mediatica, spesso puntata sul cambiamento imminente dei criteri di lavoro o su quanto non fatto durante i picchi di Covid (nei quali abbiamo visto colleghi morire praticamente accanto a noi), non incoraggia a restare chi ha ancora pochi anni da lavorare. Non c'è un buon clima verso la categoria, alla quale si addebitano fallimenti di un'altra medicina territoriale, quella "interna" a molte Asl in giro per l'Italia».