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ANTIVIRALI ; poco usati ? Scotti, 'puntare il dito contro presunta 'timidezza prescrittivà è anti-scientifico, stupisce se l'accusa arriva da scienziatì

 farmaci5«I medici di famiglia non hanno alcun problema a prescrivere gli antivirali contro il Covid. Ma oggi i criteri, decisi dall'Aifa per somministrare la terapia, sono restrittivi, riguardano una piccola fascia delle persone che si infettano e un arco temporale limitato dell'infezione. Chi attribuisce la 'responsabilità' dello scarso utilizzo ad una nostra 'timidezzà prescrittiva fa un'affermazione antiscientifica che si basa su dati infondati e stupisce se a farla è uno scienziato». A dirlo ALL'ADNKRONOS SALUTE Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) che respinge i 'sospettì sulla categoria di essere all'origine del limitato utilizzo degli antivirali che arrivano anche da noti esperti. «Se si continua a ragionare sul numero di confezioni utilizzate rispetto al numero di contagiati si dà un dato falsato perché non tutti i contagiati possono avere accesso all'antivirale. Anzi: la percentuale dei candidabili è minimale e lo sarà finché saranno valide le limitazioni previste dall'Aifa», spiega Scotti, che mette in evidenza le opportunità di un eventuale allargamento. «Per esempio potrebbe essere utile poter trattare i pazienti per categorie a rischio sociale, come i sanitari. O casi che riteniamo necessari: un giovane che vive in casa con un paziente oncologico. Oggi non lo possiamo fare. Se nelle commissioni dell'Aifa ci fosse un medico di famiglia potrebbe essere utile a far rilevare queste necessità», dice Scotti raccontando la sua esperienza. «Su 7 pazienti candidabili all'antivirale rispetto ai miei mille pazienti - racconta - solo a 4 sono riuscito a dare il farmaco perché altri 3 prendevano farmaci non compatibili. Ricordo che noi abbiamo una responsabilità medico-legale anche sulla mancata prescrizione, la categoria quindi non ha nessun vantaggio a non prescrivere, ma dobbiamo attenerci alla normativa», conclude Scotti secondo il quale «bisognerebbe discutere tutti insieme, con l'Aifa, per veder se è possibile individuare, in maniera più corretta - sul piano medico legale, clinico e sociale- l'utilizzo maggiore di questo farmaco».