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MEDICINA TERRITORIALE: Nei programmi elettorali dei partiti sempre piu' dipendenza nel futuro dei medici di Famiglia

 Elezioni-2013Sempre piu' dipendenza nel futuro dei medici di Famiglia nei programmi elettorali dei partiti in lizza per le elezioni , lo riassume un articolo sul quotidiano REPUBBLICA, che mette a confronto i vari programmi elettorali dei partiti sulla sanita' territoriale e la medicina di famiglia . si va dal centro destra che vuole l'abolizione delle attuali convenzioni , al Pd + Europa che punta tutto su farmacie e case della comunità con un modello associativo tra i medici di famiglia nuovo per coprire il territorio ma sempre con una dipendenza parziale nelle case di comunità', mentre la parte piu'a sinistra del PD verdi e sinistra italiana chiedono anche loro l'abolizione delle convenzioni per medici di famiglia e pediatri , e l'assunzione a dipendenza, Calenda e Renzi puntano anche loro a rivedere il ruolo della medicina generale, "distinguendo pero' le cronicità di base da quelle di carattere specialistico che saranno prese in carico sul territorio da esperti delle varie professioni sanitarie. Nessun riferimento al rilancio della medicina generale e territoriale si ritrova nel programma del Movimento 5 Stelle che vorrebbe riportare il controllo della sanita' anche quella territoriale a livello centrale e non piu' alle regioni

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REPUBBLICA : MEDICI DI BASE E SANITÀ TERRITORIALE, COSA C'È NEI PROGRAMMI ELETTORALI

di Fabio Di Todaro

La rivoluzione della medicina generale e territoriale sembra mettere d'accordo tutti i partiti. Ma con delle differenze a seconda degli schieramenti. I punti salienti dei programmi
Il numero di posti letto rimarrà invariato, salvo che alla guida del governo non finisca Unione Popolare. A fronte di una pressoché certa rivoluzione della medicina generale e territoriale, che sembra invece mettere d'accordo tutti i partiti. Il quarto approfondimento con cui "Salute" sta portando alla luce le intenzioni della politica sui temi della sanità riguarda tutto ciò che dovrà accadere al di fuori degli ospedali. Ovvero lì dove il sistema convive da tempo con le falle più ampie, portate alla luce dalla pandemia.
L'assistenza che viene garantita sul territorio - l'insieme di prestazioni di primo livello che hanno come scopo prevenire l'aggravarsi delle condizioni di un paziente ed evitare il ricorso alle cure ospedaliere - subirà quasi certamente una rivoluzione. Inevitabile, considerando l'età media elevata della popolazione e che più di un adulto su 4 in Italia ha una malattia cronica. E già previsto dalla missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che tutti i partiti sembrano disposti a portare avanti così com'è. Salvo però non specificare in che modo intendano risolvere l'ostacolo principale all'attuazione del programma: la carenza di medici e infermieri e la scarsa attrattività di molte zone del Mezzogiorno e aree interne dell'intero Stivale.
Vediamo come i partiti e le coalizioni che si candidano a governare l'Italia nei prossimi cinque anni promettono di rivoluzionare la medicina generale e quella territoriale.

COL CENTRODESTRA AL GOVERNO ADDIO ALLE CONVENZIONI PER MEDICI DI BASE E PEDIATRI DI LIBERA SCELTA

Il centrodestra è pronto a dare seguito a quanto richiesto dall'inizio della pandemia. Per Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia, complice anche "l'aumento dell'aspettativa di vita dei pazienti da curare sul territorio", è giunto il momento che i medici di base vengano assunti dal servizio sanitario nazionale. Colei che si candida a diventare premier in caso di vittoria dei partiti conservatori ritiene infatti che il sistema delle convenzioni - medici di medicina generale e pediatri di libera scelta sono attualmente dei liberi professionisti, retribuiti dalle singole Asl sulla base delle prestazioni effettuate e del numero di assistiti - sia superato dalle necessità. E che le aziende sanitarie debbano poter "condividere la loro attività, inserendoli nella programmazione dei servizi al cittadino nelle future case di comunità o nella gestione degli ambulatori di rete nelle zone disagiate". Attraverso i medici di base, secondo Fratelli d'Italia, dovrà essere possibile "effettuare prenotazioni urgenti in ospedali e centri diagnostici". Mentre i camici bianchi, così come gli infermieri che lavorano nei loro studi e i farmacisti, dovranno poter accedere al fascicolo sanitario elettronico di ogni paziente. In modo da favorirne la piena conoscenza e agevolare prescrizioni e adeguatezza delle terapie. Posizioni che condivide in toto la Lega, secondo cui i medici di base di domani dovranno lavorare esclusivamente all'interno delle strutture previste dal Pnrr: case e ospedali di comunità. Obbiettivo: favorire il passaggio da un modello che pone al centro l'ospedale a quello della sanità territoriale. "Grazie anche alla telemedicina, occorre attuare ovunque l'assistenza domiciliare: soprattutto per le cronicità e per tutte quelle malattie legate all'età avanzata. In assenza di risposta, questi pazienti si recano in ospedale o rischiano di andare incontro a ricoveri inappropriati".
Meno dettagliata la proposta di Forza Italia, che sul tema ha evidentemente lasciato più spazio agli altri partiti della coalizione. "Sviluppo della sanità di prossimità e della medicina territoriale" e "rafforzamento della medicina predittiva" sono comunque obiettivi descritti anche dal partito di Silvio Berlusconi e di Noi Moderati, quarta gamba della coalizione di centrodestra.

PD E +EUROPA: LA RIFORMA DEL TERRITORIO E IL RUOLO DELLE FARMACIE

Come detto, la riforma della sanità territoriale mette quasi tutti d'accordo. Basta leggere il programma del Partito Democratico per averne conferma: "Investiremo sulle case della comunità come modello in grado di farsi prossimo alle esigenze di tutta la popolazione, in un'ottica di prossimità e multidisciplinarietà". L'istituzione di questi presidi è già prevista dal Pnrr: 1.288 in tutta Italia, una ogni 40-50mila abitanti. Strutture in cui i cittadini potranno trovare un medico 24 ore al giorno sette giorni su sette, insieme agli infermieri (12 ore al giorno per 7 giorni) e altre figure professionali: dallo psicologo al logopedista, dal fisioterapista al dietista.
Ma non solo. Nelle case di comunità sarà possibile anche sottoporsi a esami diagnostici (ecografie, elettrocardiogramma, spirometria), prelievi e vaccinazioni. E prenotare visite e ricoveri. Per fare ciò, Enrico Letta ha promesso di irrobustire i finanziamenti erogati attraverso il fondo sanitario nazionale. "Urge incentivare la presenza sul territorio di medici di medicina generale e infermieri di comunità, garantendo innanzitutto il tempestivo rinnovo dei contratti di lavoro". Previsto dal centrosinistra anche lo sviluppo delle farmacie dei servizi, in cui sarà (in molte zone già lo è) possibile accedere a una serie di test diagnostici, "come struttura di prossimità della rete territoriale in raccordo con le Case di Comunità e con la rete delle farmacie italiane".
Emma Bonino (+Europa) sostiene la necessità di adeguare "dal punto di vista strutturale, finanziario e gestionale" il modello della medicina territoriale. Come? Partendo da una serie di "investimenti sull'assistenza residenziale e domiciliare per la popolazione fragile, anziani, non autosufficienti o con disabilità e su nuovi modelli di farmacie di comunità".
Previsto anche un incentivo per sviluppare il modello associativo tra i medici di base, in modo da poter assicurare alla popolazione una copertura maggiore nell'arco della giornata e comunque prima del subentro della competenza del medico di continuità assistenziale (ex guardia medica).

A SINISTRA DEL PD: VERDI E SINISTRA ITALIANA RILANCIANO LA FIGURA DEL MEDICO "SENTINELLA"

Più articolata è la proposta di Verdi e Sinistra Italiana. Angelo Bonelli e Nicola Fratojanni puntano innanzitutto a dire addio alle convenzioni, "inserendo medici di famiglia, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali nel contratto unico del servizio sanitario nazionale". Ma non solo. In caso di vittoria alle elezioni, alle prime due categorie verrebbe richiesto anche un maggiore contributo in termini di prevenzione.
Sulla base di un progetto già attivato dall'Associazione Italiana Medici per l'Ambiente, l'alleanza rossoverde punta infatti a istituire la figura dei medici "sentinella". Toccherà a loro "individuare eventuali cluster di malattie" che possono verificarsi tra gli assistiti di uno stesso specialista. E qualora si sospetti una causa ambientale, "segnalare quanto osservato alle autorità amministrative e ai decisori politici".
Di potenziamento della "prevenzione a livello territoriale" si parla anche nel programma di Unione Popolare. La nuova formazione di sinistra - che raggruppa tra gli altri Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e DemA - è l'unica che sottolinea la "necessità di aumentare i posti letto per mille abitanti: sono 3,2 in Italia, a fronte di una media europea che supera i 5".
Per il resto, nel capitolo dedicato alla sanità, viene dato più spazio alla medicina territoriale. "Occorre raddoppiare subito il numero di borse annue per la formazione dei medici di medicina generale" e assumere personale nelle Usl (tra gli obbiettivi vi è anche quello di riportare il governo della sanità a livello centrale, con l'abolizione delle aziende sanitarie locali alle dirette dipendenze delle Regioni) "per un effettivo rilancio della prevenzione a livello territoriale", è la promessa del leader, l'ex sindaco di Napoli, Luigi Demagistris.

DAL TERZO POLO PROMESSE (SOPRATTUTTO) PER GLI ANZIANI

"Prevenzione", "promozione della salute" e "garanzia della continuità delle cure" sono anche i risultati che - in caso di vittoria - punta a raggiungere il terzo polo. Per Carlo Calenda (Azione) e Matteo Renzi (Italia Viva) "sono necessari investimenti sull'assistenza residenziale e domiciliare per la popolazione fragile, finalizzati ad abbattere le esistenti barriere di accesso alle cure attribuibili ad importanti diseguaglianze geografiche e sociali".
Come già emerso nell'approfondimento sul tema della salute mentale, la coalizione di centro punta a rispondere soprattutto ai bisogni dei più anziani. "Servono investimenti edili per superare la logica della istituzionalizzazione, con modelli abitativi per la popolazione anziana che integrino assistenza sociale e sanitaria", si legge nel programma della lista.
Calenda e Renzi puntano inoltre a rivedere il ruolo della medicina generale, "distinguendo le cronicità di base da quelle di carattere specialistico che saranno prese in carico sul territorio da esperti delle varie professioni sanitarie".

MOVIMENTO 5 STELLE: "SANITÀ DI PROSSIMITÀ SOTTO IL CONTROLLO DELLO STATO"

Nessun riferimento al rilancio della medicina generale e territoriale si ritrova nel programma del Movimento 5 Stelle, che al pari di Unione Popolare punta però a "riportare la salute nella gestione diretta dello Stato": e dunque anche la gestione delle cure di prossimità.
Mentre Italexit, il movimento antieuropeista guidato da Gianluigi Paragone, promette di "rilanciare la sanità territoriale, devastata dalle politiche dei governi degli ultimi decenni". Come ciò si possa fare non è però descritto nel manifesto programmatico.