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NEWS ITALIA

EBOLA: Congo ,nuova epidemia nel nord ovest del paese 20 morti

emergencyLa Repubblica Democratica del Congo si trova di fronte una "nuova epidemia" di Ebola, che ha già ucciso 20 persone, ha annunciato il Mercoledì il Ministro della Sanità, appena una settimana dopo aver annunciato la fine della precedente epidemia. La nuova epidemia minaccia la regione di Beni nell'est del paese, mentre la precedente colpiva la parte nord-ovest . "In questa fase, non vi è alcuna indicazione che queste due epidemie, separate da più di 2.500 km, siano collegate", ha dichiarato il ministro Oly Ilunga Kalenga . "Sei campioni prelevati da pazienti ospedalizzati sono arrivati a Kinshasa il 31 luglio e sono stati analizzati dal National Institute for Biomedical Research (INRB). Dei sei campioni analizzati, quattro erano positivi per la malattia da virus Ebola ha dichiarato lo stesso ministro "Una squadra di dodici esperti del Ministero della Salute arriverà a Beni giovedì 2 agosto", L'attenzione sarà focalizzata sulla sicurezza "per garantire la protezione degli operatori sanitari e della popolazione".

CAOS PRONTO SOCCORSO: Giulia Grillo presidi non a livelli europei, noi li rafforzeremo con medici generici, accesso ai concorsi anche senza specializzazione per chi ha esperienza.

pronto-soccorso-di-nuovo-caos-505020Creare poli alternativi per normalizzare gli afflussi in P. Soccorso Il primo problema è che c'è un eccesso di casi poco gravi. Ma la colpa è di chi ha tagliato i posti letto negli ospedali senza potenziare le strutture alternative: noi lo faremo questo il senso dell'intervista al Quotidiano Repubblica che riportiamo all'alba dell'inchiesta dello stesso quotidiano sulla situazione dei Pronto soccorso italiani

Ministra Giulia Grillo, la nostra inchiesta nei pronto soccorso racconta la crisi della sanità italiana: carenza di medici, letti, strutture. Tutto questo è compatibile con un grande paese europeo?
«No. Ma è una situazione a macchia di leopardo: ci sono situazioni ben organizzate, altre più critiche. Va detto però che oggi nel pronto soccorso c'è un eccesso di casi per minore gravità. Pensiamo ad esempio al Piemonte, dove si contano il 70% di codici verdi e il 14 di bianchi. Per l'84% si tratta di malori che potevano essere risolti fuori dall'ospedale. Ma va detto che lo stesso accade in altre regioni».

Quindi è colpa dei cittadini e del loro approccio sbagliato?
«Uno dei grandi problemi è senza dubbio l'accesso improprio. Senza dimenticare la legge Balduzzi, che nel 2012 ha ridotto il numero dei presidi sul territorio senza il potenziamento di strutture alternative e la loro integrazione con la medicina ospedaliera».

C'è però pure un problema di organizzazione: entrati in pronto soccorso può succedere di tutto, attese per una diagnosi, per approdare in reparto, per essere trasferiti da un ospedale all'altro...
«Nel momento in cui si è deciso di tagliare il numero dei letti per abitante, si sarebbero dovute creare nuove strutture sul territorio: non solo perla presa in carico precedente all'ospedalizzazione, ma anche successiva per i lungodegenti. Che adesso invece molti ospedali si tengono perché non sanno dove metterli. Col risultato che gli acuti restano in barella o in corsia Esiste dunque un problema sia in entrata sia in uscita».

E come pensa di risolverlo?
«Intanto abbiamo avviato una ricognizione sui finanziamenti per l'edilizia sanitaria. Ci sono importanti stanziamenti che non sempre sono utilizzati a pieno. Inoltre è iniziata una interlocuzione con Inail al fine di realizzare nuove strutture, sia ospedaliere sia territoriali, a partire dalle aree di maggior disagio come quelle terremotate. Ci vorrà tempo per fare gli appalti, ma provare a dare una risposta è necessario».

di personale è un'altra causa di attese e diagnosi non sempre all'altezza.
«In Italia abbiamo un numero di infermieri e di medici specialisti dell'emergenza che è al di sotto della media europea. Tant'è che stiamo verificando la possibilità di cominciare a utilizzare anche all'interno del pronto soccorso altre figure di medici — per esempio di medicina generale o quelli di guardia medica — e di far accedere ai concorsi chi ci ha già lavorato, pur non avendola relativa specializzazione, perché ha esperienza sufficiente».

E però ministra, sulle nuove assunzioni le Regioni non possono superare la spesa fissata nel 2004. Lei pensa si possa aumentare?
«Noi stiamo già interloquendo con il ministero dell'Economia per un intervento che non sia una briglia sciolta a una spesa senza criterio, ma che appunto rimuova un vincolo anacronistico. E dalla Ragioneria abbiamo ricevuto disponibilità. Nel frattempo, stiamo lavorando alle linee guida sulla osservazione breve e intensiva e sul triage, ossia le modalità di accesso al pronto soccorso. E in questi giorni è alla mia fuma un decreto per l'attivazione di un tavolo che definisca le linee guida contro il sovraffollamento. Era stato messo dentro un cassetto nella naftalina, come tante altre cose in questo ministero».
Forse prima c'è da risolvere la questione relativa alla carenza di specializzati: ogni anno ne mancano circa 2mila, che il sistema universitario non riesce a formare.

Cosa farà?
«Proprio domani (oggi, ndr) ho riconvocato un tavolo, che si era arenato, per trovare una soluzione condivisa. L'obiettivo è diventare più europei: adattarci al sistema dei paesi anglosassoni che prevede un flusso continuo di ingresso dei medici dopo l'università, in attesa di completare la specializzazione. Solo qui in Italia il medico dopo la laurea è visto ancora come uno studente. Ci vorrà tempo ma spero che entro 2-3 anni si possa abbandonare il vecchio schema».
Nei pronto soccorso non sono infrequenti aggressioni, insulti e pestaggi contro il personale curante.

Cosa pensate di fare?
«La prossima settimana, insieme al ministro Bonafede, presenteremo un disegno di legge che affronta il problema sotto il profilo giudiziario. Non posso anticipare nulla perché ci stiamo ancora lavorando».

Ma in che direzione andrà?
«Vogliamo far capire che le aggressioni al personale sanitario nell'esercizio delle sue funzioni presentano fattori di gravità tale da non poter essere ignorati. Questo fenomeno, che i dati dicono in aumento, non colpisce solo una determinata categoria lavorativa, fa venir meno la capacità di risposta di un servizio erogato perla comunità». II suo è un programma ambizioso, ministra, ma servono soldi e l'Italia ha la spesa sanitaria più bassa rispetto a Francia e Germania.

Lei pensa che si possa aumentarla?

«Sicuramente aumentarla è un obiettivo politico del M5S. Anche se il governo con la Lega ne ha anche altri, che richiedono altrettante risorse. Una cosa è certa: noi non possiamo fare ciò che abbiamo previsto in 5 anni con una sola legge di bilancio».
(intervista di Giovanna Vitale )

GIMBE: "I viaggi della speranza" valgono 4,6 mld, c'è poca trasparenza

gimbelastI cosiddetti "viaggi della speranza", per farsi curare in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, sono un fenomeno in aumentocrescita, specialmente nella direttrice Sud-Nord, per un spesa intorno a 4,6 miliardi di euro. Ma la mobilita' sanitaria interregionale e' un mare magnum ancora poco trasparente sul piano economico. E' quanto segnala la Fondazione Gimbe in un report riferito al 2017. "Dall'elaborazione del report sulla mobilita' sanitaria - afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione - e' emerso che sono pubblicamente disponibili solo i dati economici sulla mobilita' sanitaria aggregati in crediti, debiti e relativi saldi, ma non i flussi finanziari integrali che ciascuna Regione invia al Ministero della Salute. Di conseguenza, e' impossibile effettuare analisi piu' dettagliate per chiarire numerosi aspetti della mobilita' interregionale in Italia".
 
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FONDO SANITARIO NAZIONALE 2018: soddisfazione della Fnomceo per il finanziamento delle borse "Ora attendiamo atti amministrativi per la fruizione immediata"

concorsuoArriva finalmente il sì delle Regioni ai 40 milioni di euro che - accantonati dalle quote vincolate agli obiettivi di Piano del Fondo Sanitario nazionale - andranno a finanziare 860 borse di studio annue per i medici di medicina generale e 58 contratti di specializzazione.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha infatti dato il via libera sulla ripartizione del Fondo Sanitario 2018: complessivamente 110,1 miliardi di euro, in gran parte per il così detto fondo indistinto, a cui bisogna aggiungere 1,1 miliardi di euro per i fondi vincolati agli obiettivi del piano sanitario e circa 400 mila euro destinati ad altri obiettivi, tra cui i 40 milioni per la formazione dei medici. Gli accordi sono ora all'esame della Conferenza Stato-Regioni, attualmente in corso.
"Ribadiamo la nostra soddisfazione per questo intervento, che è segno di una rinnovata attenzione del Governo e delle Regioni per la formazione dei nostri medici e per una programmazione sanitaria che riesca a tamponare la grave carenza di medici di medicina generale e di specialisti prevista per l'immediato futuro – commenta il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli -. È il frutto di un percorso che ha visto protagonista la Federazione: lo studio di modalità per finanziare borse aggiuntive per i medici è stata infatti al centro sia del primo incontro, il 2 febbraio, del nuovo Esecutivo con l'allora Ministro Beatrice Lorenzin e il suo Capo di Gabinetto Giuseppe Chinè, sia del primo colloquio ufficiale, avvenuto pochi giorni fa, con il Ministro Giulia Grillo e il suo Capo di Gabinetto Alfonso Celotto. Ringraziamo dunque chi ha avviato il percorso e chi lo ha portato a buon fine".
" Ora attendiamo ansiosi di conoscere gli atti amministrativi che permetteranno ai nostri giovani colleghi di fruire immediatamente delle borse, come del resto previsto dall'Intesa Stato-Regioni che sarà sancita oggi – conclude Anelli – Sulla specialistica, in considerazione dei tempi del bando, sollecitiamo l'istituzione di un Tavolo che valuti nuovi criteri sia per l'attribuzione, sia per il recupero delle borse 'abbandonate', per rinuncia o per mancata assegnazione, che ogni anno vanno perse e che potrebbero invece essere riutilizzate" .

PRONTO SOCCORSO: l'Italia dei caos – inchiesta di Repubblica Ore di attesa, rabbia e caos parlano i protagonisti nella notte della sanità

psRepdi mi.bo. I pronto soccorso italiani sono in difficoltà. In molte strutture non si riesce a dare una risposta in tempi accettabili ai pazienti, cosa che in certi casi rischia di fare la differenza tra la vita e la morte. Repubblica ha visitato 10 ospedali tra lunedì sera e ieri mattina, trovandosi di fronte quella che alcuni sanitari hanno definito una «ordinaria notte di emergenza». Ecco il racconto di una piaga della sanità italiana.
 
Ore di attesa, rabbia e caos nel pronto soccorso la notte della nostra sanità Tutti in attesa. Quelli che aspettano di essere visitati e quelli che anelano al posto letto in reparto o al trasferimento in un altro ospedale che gli permetterà di lasciare la barella (o una sedia quando non c'è neppure quella) in corridoio. I pronto soccorso italiani sono in difficoltà. In molte strutture non si riesce a dare una risposta in tempi accettabili ai pazienti, cosa che in certi casi rischia di fare la differenza tra la vita e la morte. Dopo lo scandalo del cartone al posto del gesso a Reggio Calabria, Repubblica ha visitato 10 ospedali tra lunedì sera e ieri mattina, trovandosi di fronte quella che alcuni sanitari hanno definito una «ordinaria notte di emergenza», resa più difficile dalle ferie del personale. E così a Ostia succede che un infermiere da solo segua 19 pazienti. Oppure che a Bari il personale si trovi davanti 150 persone che aspettano di essere visitate e devono sedersi anche fuori dal pronto soccorso. Mentre al San Camillo di Roma ringraziano il cielo perché per una volta nei corridoi si riesca a camminare tra una barella e l'altra, a Palermo un ragazzo con una mononucleosi è sdraiato su un lettino di fortuna da tre giorni e tre notti. Al Cardarelli di Napoli c'è un reparto di osservazione breve intensiva che avrebbe 34 letti ma riesce a ricoverare 80-100 persone. Anche al Nord ci sono situazioni critiche. Al Galliera di Genova i codici verdi, non gravi, possono aspettare anche 8-10 ore, al Maggiore di Bologna ci vuole circa la metà del tempo che è comunque sempre tanto. Al Santa Maria Nuova di Firenze può capitare di assistere a una scazzottata provocata dai tanti ubriachi assistiti, al San Giovanni Bosco di Torino le barelle sono ovunque. A Milano va meglio: il pronto soccorso del Policlinico è semi-vuoto come la città.
 
PALERMO : 1 ragazzo con la mononucleosi ricoverato da tre giorni in barella

GIUSI SPICA, PALERMO Due medici per ottanta pazienti. La metà in pericolo di vita. Nella lunga notte del Pronto soccorso dell'ospedale Villa Sofia, la sfida è trovare una barella libera. «Mia suocera è rimasta due ore su una sedia prima di trovarne una», racconta Tiziana M., che attende dietro le porte della sala visita. Alle 21.30, al triage ci sono 38 persone a turno, altre 35 sono sotto osservazione nell'area di emergenza. Sistemati alla buona nelle sale o lungo i corridoi. C'è Giuseppe, 23 anni e una sospetta mononucleosi, che da tre giorni e tre notti è ricoverato su una barella, perché in reparto non ci sono posti letto. C'è un anziano in codice giallo arrivato alle 15,44 e ancora in attesa di essere valutato. C'è una ragazza con la flebo al braccio seduta su una sedia dell'ingresso. Ci vorranno ore prima che i due soli medici di guardia la visitino. «Nessuno vuole più lavorare al Pronto soccorso dove botte e denunce sono all'ordine del giorno», spiega il direttore sanitario Pietro Greco. E mostra gli ultimi bandi per reclutare personale andati a vuoto.

NAPOLI: L'anziana stanca di attendere cade e finisce in rianimazione

ANTONIO DI COSTANZO, NAPOLI Incubo barelle all'ospedale Cardarelli di Napoli. Enorme l'attesa in pronto soccorso per i pazienti prima di essere visitati: si arrivano a superare le quattro ore per i codici verdi e le due per quelli gialli, come si legge nel tabellone del mage. «Arrivano qui anche per prestazioni ambulatoriali, anziché passare per le guardie mediche», accusano i medici. L'altra notte una anziana è caduta a terra ed è finita in Rianimazione: voleva andare via perché stanca di attendere. Il reparto di Osservazione breve intensiva, collegato al pronto soccorso, ha 34 posti letto, ma i pazienti ricoverati sono 80-100. Ogni giorno oltre 200 persone chiedono assistenza. II dipartimento di urgenza è al collasso anche perla chiusura e il ridimensionamento di altri presidi d'urgenza e perla mancata apertura di quello dell'Ospedale del Mare. Al Cardarelli capita che il bagno del pronto soccorso sia utilizzato dai clochard che vivono nei giardini davanti al nosocomio. Disagi all'interno, ma anche all'esterno dove la sosta delle auto è gestita dai parcheggiatori abusivi.

BARI: In centinaia nella sala d'attesa i parenti si accampano all'aperto

ANTONELLO CASSANO, BARI Sono le nove della sera, ma qui al pronto soccorso del Policlinico, il più grande ospedale della città, è come se fosse pieno giorno. Circa centocinquanta persone affollano la sala d'attesa e i corridoi che circondano il reparto di emergenza-urgenza. La folla, fra pazienti e narenti. è tale che in molti trovano posto su sedie di fortuna all'aperto fuori dal pronto soccorso. Negli ambulatori non c'è un solo posto libero. 'l'ulto pieno, anche nella sala rossa. «Come va? Male grazie» dice una signora che accompagna suo marito con la testa fasciata per un incidente domestico: «Siamo qui da almeno due ore, ma c'è chi aspetta dal primo pomeriggio o dalla mattina». Nel reparto i cinque medici di turno e gli infermieri lavorano a ritmi serrati: «Questa è stata una giornata particolare con più di 260 accessi» conferma il direttore del pronto soccorso, Vito Procacci, che deve lottare anche con le carenze di personale: «Ci mancano una decina di medici e circa venti infermieri, andiamo avanti grazie agli sforzi e all'abnegazione del personale».

FIRENZE : Di sera boom di giovani ubriachi e i malati costretti ad aspettare

MICHELE BOCCI, FIRENZE Il grande nemico del pronto soccorso del centro di Firenze, quello dell'ospedale Santa Maria Nuova, è l'alcol. Quello di cui sono carichi i turisti e giovani fiorentini che alzano il gomito quando arriva la sera. Per questo le notti di medici e infermieri, ma anche di altri Dazienti in attesa, possono essere rischiose. Capita di frequente che ci siano zuffe all'interno delle stanze dell'emergenza e che intervengano carabinieri e polizia. E quando si verificano questi episodi chi è in attesa vede i tempi allungarsi inesorabilmente, in una struttura dove gli spazi del triage, l'area dove si valutano i malati, sono troppo piccoli rispetto all'afflusso di persone che hanno bisogno di aiuto. Anche l'altra notte ci sono stati problemi con persone ubriache, un immigrato cinese che ha picchiato un tassista e sfasciato delle auto e un turista Usa arrivato privo di sensi per l'alcol. Seguirli impegna medici e infermieri e chi magari ha avuto una distorsione alla caviglia deve aspettare.

GENOVA : E per trovare un po' di fresco i clochard dormono sulle seggiole

MATTEO PUCCIARELLI, GENOVA Ospedale Galliera, struttura pubblica del centro per statuto presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco. A mezzanotte al pronto soccorso ci sono 25 persone in attesa e altre 27 in visita. Un paziente — dice il tabellone è stato preso in carico alle 13.50. Un altro alle 15.16. Sono codici verdi, nessun pericolo di vita ma a differenza dei codici bianchi (in una scala da uno a quattro sono i meno gravi) non si paga il ticket. Quindi c'è gente che aspetta da dieci, otto, ore. Verso l'una di notte arriva una ragazza, chiede del padre, «l'hanno ricoverato nel pomeriggio, posso vederlo?». La fanno entrare, si apre la porta d'ingresso e lui è lì davanti spiaggiato su una barella insieme ad altri, pure loro in barella; una signora sdraiata ha le gambe legate. In sala d'attesa c'è un tanfo difficile da sopportare. Sulle sedie dormono dei clochard, che qui trovano un po' di fresco. Un altro ragazzo dorme profondo, con un dito medicato e sanguinante poggiato sulle sedie. Un infermiere in pausa fa spallucce: «È una notte normalissima, tutti i pronto soccorso sono così».

BOLOGNA : II caso Cinque ore per i casi meno gravi "Affidiamoli agli specializzandi"

ROSARIO DI RAIMONDO, BOLOGNA Cinque ore d'attesa per i codici bianchi, i meno gravi. Quattro ore per i verdi. «Sono qui da mezzogiorno dopo una caduta in bus. Alle nove di sera aspetto ancora il referto. È normale?», si chiede una signora nel pronto soccorso del Maggiore di Bologna, punto di riferimento Der traumi e ictus che però deve fare i conti con la rabbia delle code infinite. Tre medici e sei infermieri lavorano senza sosta, una ventina di pazienti aspetta il proprio turno. «Otto ore qua dentro! - sbotta uno di loro con la guardia giurata, arruolata per scongiurare le aggressioni al personale - Ci si ammala a stare qua ad aspettare, è un incubo. Non hanno medici? Assumessero più gente». La giovane divisa sospira: «E poi con chi si sfogano? Con la guardia...». Un luogo di trincea che il direttore Vincenzo Bua ha la missione di migliorare: «Quello dei tempi è un problema ricorrente sul quale stiamo lavorando. Le attese di 5-6 ore dobbiamo evitarle il più possibile». E l'Emilia-Romagna, intanto, pensa ad arruolare giovani specializzandi in corsia per smaltire i codici bianchi.

ROMA : San Camillo Assalto all'area dei codici verdi "Vengono qui per ogni patologia"

CARLO PICOZZA, ROMA Una notte di ordinaria trincea. Nel caldo afoso di Roma il pronto soccorso del San Camillo, uno dei più grandi della Capitale, è un porto di mare che non si ferma mai. «Stasera si cammina tra una barella e l'altra, ma basta nulla perché diventi uno scenario di guerra» raccontano medici e infermieri mentre incessantemente si prendono cura dei pazienti. La sala più affollata è l'"area critica", dove ci sono i casi più gravi, tanti anziani in attesa di essere smistati nei reparti.  C'è chi è ferito, chi grida, chi è intubato. Situazione ancora più seria nell'area dei "codici verdi", uno stanzone dove uomini e donne insieme attendono, per giorni, un posto letto. Perché al San Camillo il problema è proprio questo: i pazienti restano troppo nell'area dell'emergenza. «La verità — dicono i medici esausti — è che ogni tipo di patologia viene scaricata sul pronto soccorso. Spesso, nelle famiglie, se c'è un malato terminale, i parenti lo portano qui, perché nel fine settimana non c'è nessun medico di base rintracciabile per firmare un certificato di morte...».

MILANO: Le file non superano le tre ore "Ma ora temiamo il picco dell'afa"

ALESSANDRA CORICA, MILANO Alle 21, i pazienti che aspettano sono undici, quelli che stanno facendo visite ed esami 31. All'una diventeranno sette in attesa e 30 in trattamento. Nel mezzo, tre codici rossi acciuffati per i capelli da medici e infermieri. E un ricambio continuo tra chi lascia la sala d'attesa e chi varca la soglia dell'ospedale. Lunedì sera al pronto soccorso del Policlinico, il più frequentato di Milano, 300 pazienti in media al giorno: «Per ora, reggiamo: speriamo che con l'afa non ci sia un aumento dell'affluenza», dice Basilio Tiso, direttore medico di presidio dell'ospedale. Che è specchio di una Milano che guarda più all'Europa che all'Italia: le attese per i codici verdi vanno dall'ora e mezza alle due ore, per un bianco non arrivano a tre, in un pronto soccorso che a mezzanotte è semivuoto com'è semivuota la città. Di turno, sette infermieri e tre medici, più un chirurgo capoturno. «Negli ultimi anni — dice Tiso —abbiamo ringiovanito il personale. E riorganizzato i turni, distribuendo le ferie non solo ad agosto: il risultato è che, quest'estate, di grosse riduzioni non ne abbiamo». Due medici e cinque infermieri per assistere fino a 70 pazienti

ROMA : Ospedale Grassi di Ostia Assalto all'area dei codici verdi "Vengono qui per ogni patologia"

MAURO FAVALE, ROMA Davanti alla "sala rossa" che prende in carico le emergenze, ci sono tre barelle vuote. «È il segnale che la nottata è tranquilla», spiega un infermiere. Ma qui, nel pronto soccorso dell'Ospedale Grassi di Ostia (un bacino di utenza di 600mi1a persone lungo un litorale che comprende Fregene e Fiumicino) la situazione può cambiare da un momento all'altro. «Con 70 accessi in contemporanea siamo in sovraffollamento», spiega la direttrice sanitaria Simona Amato. Un picco che diventa ancora più problematico da gestire di notte. Perché dalle 20 alle 8 c'è il problema dell'organico. Ieri sera i medici in servizio al pronto soccorso erano due, un'internista e un chirurgo. «Per garantire una turnazione adeguata — spiega Flavio Soleo, responsabile della medicina d'urgenza — ne servirebbero in tutto 50. Noi siamo 21». A occuparsi del resto, 5 infermieri. Uno, da solo, si prende cura di 19 pazienti sistemati nella "sala medica" in attesa di approfondimenti. Passeranno la notte aui. uomini e donne separati solo da un lenzuolo.

TORINO: Cuomo con Parkinson e polmonite ricoverato sulla barella in corridoio

SARA STRIPPOLI, TORINO L'uomo con il Parkinson prova a dormire ma le luci nel corridoio restano accese tutta la notte «Gli hanno diagnosticato una polmonite ma non ci sono letti in reparto», racconta la moglie. Al San Giovanni Bosco, ospedale di frontiera nell'area nord di Torino, 68mila passaggi all'anno, il 30 di luglio non restano che le barelle. Sono ovunque. La privacy è una chimera. Il passaggio richiede destrezza: «Pista, altrimenti invece di curare rischiamo di azzoppare qualcuno», scherza un infermiere. Prima del ricovero passano anche cinque-sei giorni, ore per essere visitati con un codice verde. L'uomo con la caviglia gonfia come un pallone è arrivato alle tre del pomeriggio. I medici lo vedono poco prima di mezzanotte. Il display che dovrebbe comunicare i tempi di attesa, codice per codice, è rotto da più di sei mesi. Alle dieci di sera il giovane medico si cambia per uscire. II suo turno è finito: «Questa non è una situazione terribile — dice — Solo quando non rimane una sola barella libera allora sappiamo che siamo davvero in crisi».

BORSE DI STUDIO MEDICINA GENERALE : Fimmg, subito intesa alla Stato Regioni

concorsomedici"Non possiamo che dirci soddisfatti per la proposta del ministero della Salute nel FSN 2018 di un aumento delle borse per la formazione in medicina generale per il triennio 2018-2021 che domani, 1 agosto, sara' in discussione in Conferenza Stato-Regioni" così Silvestro Scotti Segreetario Nazinale Fimmg "Ci auspichiamo che l'approdo in Conferenza Stato Regioni dell'iniziativa del ministro Giulia Grillo trovi una intesa su tale tema che mira a finanziare, con 40 milioni di euro, 860 borse di studio aggiuntive . Tale intesa e' necessaria non solo, come appare nell'immediato, per le legittime aspettative di tanti giovani laureati che restano nel limbo dei medici cosiddetti senza futuro per indisponibilita' di posti nelle scuole di formazione post laurea, ma soprattutto per continuare a garantire l'assistenza, gia' oggi in carenza, di oltre 1,5 milione di cittadini grazie alla preparazione in tre anni di altrettanti futuri medici di medicina generale". "Un provvedimento non piu' procrastinabile perche' pone le basi sulle quali si costruira' nei prossimi anni il diritto alla salute dei cittadini, diritto sempre piu' richiedente un approccio di cure primarie e di prossimita' visto l'aumento dell'invecchiamento e delle cronicita'. E questo diritto non puo' essere rimesso a valutazioni discrezionali da parte di quelle Regioni, poche per fortuna, che vorrebbero dirottare altrove i fondi e che prospettano modellistiche contrattuali e di offerta assistenziale che loro stesse sanno irrealizzabili, come il passaggio alla dipendenza della medicina generale. Sappiamo che la maggioranza delle Regioni e della loro rappresentanza nazionale, espressa dalle posizioni sia dell'assessore Saitta, coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, sia dell'assessore Venturi, presidente del Comitato di Settore, sono altamente sensibili e disponibili su tale tema, ma proprio per sottolineare il valore improcrastinabile di questo provvedimento "ricordo che il 14 settembre p.v. e' gia' stato convocato il Consiglio Nazionale FIMMG. Nel caso di un'ennesima retromarcia su questo tema lo portero' all'attenzione del Consiglio, pronto a chiedere di proclamare lo stato di agitazione. Garantire il diritto all'assistenza primaria dei nostri pazienti"Continua Scotti" , il diritto alla formazione dei nostri giovani medici e nell'insieme il diritto al futuro della medicina generale e conseguentemente del Servizio Sanitario Nazionale, credo sia una nobile ragione anche per arrivare allosciopero della categoria".