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FNOMCEO: Omicidio Soumaila, Anelli (Fnomceo): "Non si può rimanere in silenzio"

omicidiosou"Non si può rimanere in silenzio. I medici giurano di curare ogni uomo senza guardare alla sua pelle, alla condizione sociale, al credo religioso. Da secoli abbiamo contribuito a rendere questi valori costitutivi della nostra società. Uccidere un uomo, un lavoratore, un sindacalista che difendeva i diritti dei suoi colleghi, al di là del colore della sua pelle, è un delitto che va perseguito con determinazione!

Solidarietà ai braccianti calabresi senza distinzione alcuna".

Così sul suo profilo Facebook il presidente della Fnomceo Filippo Anelli commentava ieri la notizia dell'omicidio, avvenuto in provincia di Vibo Valentia, di Sacko Soumaila, il bracciante proveniente dal Mali e in Italia dal 2010, munito di regolare permesso di soggiorno e sindacalista, ucciso con un fucile a pallettoni nel tardo pomeriggio di sabato pare per una vendetta legata all'asportazione di lamiere da uno stabilimento abbandonato.

"Soumaila era in prima fila nelle lotte dell'Unione Sindacale di Base per i diritti sindacali e sociali dei braccianti - afferma ora Anelli – La Fnomceo è oggi vicina e solidale con tutti i braccianti che oggi hanno indetto una giornata di sciopero. La loro scelta è espressione e manifestazione di quei diritti fondamentali ribaditi dalla nostra Carta costituzionale: l'uguaglianza, sancita dall'articolo 3, il diritto al lavoro, dichiarato all'articolo 4, la libertà religiosa (articolo 8), l'accoglienza degli stranieri (articolo 10), la tutela della pace (articolo 11), la libertà personale, quella di associarsi, di riunirsi, i diritti garantiti dagli articoli 39 e 40 (organizzazione sindacale e sciopero) e tutti gli altri diritti personali".

"Come medici, la nostra missione è quella di accogliere e prenderci cura di tutti gli uomini, senza discriminazione alcuna, di favorire un clima di pace e di giustizia in cui siano rispettati i diritti fondamentali della persona – conclude Anelli -. Abbiamo giurato di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona; di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l'eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute; di attenerci ai principi morali di umanità e solidarietà. Non intendiamo abdicare né delegare ai nostri compiti, non vogliamo abiurare al nostro Giuramento né al nostro Codice".

FNOMCeO: "La professione medica unita per chiedere uguaglianza per tutti i cittadini"

mediciospital"Accogliamo e condividiamo appieno le parole di netta denuncia e rifiuto delle disuguaglianze che affliggono il nostro Paese e il nostro Servizio sanitario Nazionale, pronunciate dal Ministro della Salute on. Giulia Grillo in una delle sue prime uscite ufficiali dopo la nomina".
Così Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, commenta la ferma volontà del neo Ministro, già espressa attraverso la pubblicazione del programma sui social network e poi ribadita in un comizio a Roma, di colmare le disuguaglianze di Salute sul territorio.
Questo l'intervento di Giulia Grillo:"L'Italia oggi più che mai è divisa in due, non ci devono essere più cittadini di serie A e di serie B. Perché l'equità e la giustizia passano anche dall'accesso alla sanità e dall'accesso alle cure. Questo è un altro ambizioso obiettivo che ci siamo prefissi".
"La Professione medica italiana – continua Anelli - è unita nel chiedere uguaglianza per tutti i cittadini e rispetto dell'articolo 3 della Costituzione, del Codice di Deontologia Medica e dei principi fondanti il nostro Servizio Sanitario Nazionale, nel quarantesimo anniversario della sua istituzione".
"L'articolo 3 della nostra Costituzione, proprio all'inizio della nostra Carta, scrive, a chiare lettere, che 'Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali' – argomenta - Un altro, importante, articolo 3, quello che nel nostro Codice Deontologico detta i doveri del medico, afferma che: "Doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera. Nella Legge istituiva del Servizio Sanitario Nazionale, è invece il primo articolo a stabilire che 'Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio".
"Non possiamo, non vogliamo chiudere gli occhi: l'uguaglianza di accesso al servizio sanitario è difficile da raggiungere – continua ancora il presidente Fnomceo -. Sono molte le cause che oggi portano di fatto alle disuguaglianze, tra cui fattori, che possiamo definire di contesto, riferiti ad aspetti di sistema, quali le risorse a disposizione del Servizio sanitario nazionale e la sua organizzazione ed efficacia, o fattori che riguardano il livello di organizzazione sociale, come lo stato di deprivazione, il grado di urbanizzazione e il capitale sociale del territorio di residenza. Altri fattori interessano l'individuo, quali il genere, l'età, il patrimonio genetico, oppure sono di natura socio-economica, come il titolo di studio, la condizione professionale e il livello di reddito".
"Come medici, auspichiamo di non dover più leggere che una nostra paziente di Napoli abbia un'aspettativa di vita inferiore di tre anni rispetto a una di Trento, come dimostrano i dati di Osservasalute; non possiamo accettare che 12 milioni di italiani abbiano rinunciato l'anno scorso alle cure perché non potevano permettersele, come segnalano i dati Censis; non vogliamo più assistere a differenze nell'accesso al Servizio Sanitario tra Nord e Sud, tra Est e Ovest, tra centro e periferie, tra Asl e Asl".
"Lo abbiamo detto al Consiglio Nazionale del 24 marzo, quando abbiamo indetto gli Stati Generali della Professione Medica e Odontoiatrica: occorre una riforma che sia capace di ricucire la frattura tra il Nord e il Sud del Paese e di superare le diseguaglianze nell'accesso al diritto alla salute. Solo un'opera di redistribuzione può rimuovere una contraddizione che rappresenta un vulnus nazionale che mina alla base lo sviluppo economico e sociale di tutto il Paese – aggiunge ancora Anelli. "Lo ripetiamo ora, rinfrancati da un Ministro e da una politica che, a giudicare dai Documenti programmatici, dimostrano di avere seriamente a cuore la Sanità e la Salute di tutti i cittadini e di ritenere, come noi, la salute un investimento, una ricchezza del Paese, un diritto che realizza in pieno quanto previsto dall'articolo 3 della nostra Costituzione".
"Mettiamo dunque a disposizione del mondo politico le nostre competenze e le nostre conoscenze peculiari per riformare questo sistema basato solo sul controllo economico e sull'aziendalizzazione e che ha perso di vista la sua vera missione caratterizzata dal rispetto della dignità e della libertà della persona, dal riconoscimento principalmente della dimensione umana della sofferenza e dei suoi risvolti non solo assistenziali ma anche sociali – conclude il presidente della Fnomceo -. Al ministro on Giulia Grillo diciamo: i medici italiani sono con voi per combattere ed eliminare le disuguaglianze e le ingiustizie di salute.

VIVERE 120 ANNI : Dieta miracolosa per diabete e Alzheimer, Ordine dei medici e Ordine dei giornalisti contro Adriano Panzironi

metodo-panzironi-le-ieneAi farmaci sostituiva spezie, con le quali diceva di curare perfino l'Alzheimer. Con questa accusa il giornalista Adriano Panzironi è ora nel mirino sia dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio sia di quello dei Medici della Toscana. Il primo procedimento potrebbe concludersi con la radiazione, il secondo si preoccupa degli aspetti antiscientifici ed eventualmente pericolosi per la salute. Nel mirino ci sono sempre le sue diete spacciate per miracolose, di cui noi de Le Iene ci siamo occupati per primi. "Il diabete per noi è una falsa malattia perché se uno seguisse lo stile di vita 'Life 120 Italia' non ci sarebbe un diabetico in Italia", sosteneva Panzironi. E per vincere l'Alzheimer o il morbo di Crohn? "L'unico in grado di toglierli è Orac Spice", il suo mix di chiodi di garofano, zenzero e pepe nero che vendeva a 250 euro al mese. Le Iene avevano chiesto a Lorenzo Piemonti, direttore dell'Istituto di ricerca sul diabete, di confermarci se potesse essere dannoso consigliare a un malato di diabete di tipo 1 di rimuovere i carboidrati. "E' una cazzata", aveva tuonato lo specialista. "Il problema per il paziente diabetico non è la quantità di zucchero presente, ma il fatto che questo rimane nel sangue. Non bisogna quindi diminuire gli zuccheri presenti, ma dare l'insulina per permettere agli zuccheri che sono nel sangue di finire nelle cellule". Anche il vice presidente dell'Ordine dei Medici è intervenuto. "Questi vigliacchi colpiscono sulla sofferenza delle famiglie. Dietro c'è solo un grande business", aveva detto Maurizio Scassola. Analogamente, l'Ordine dei Giornalisti del Lazio aveva preso le distanze. "Da un punto di vista giornalistico tutto quello che ho visto è grave", aveva sottolineato la presidente Paola Spadari. Oggi entrambi gli ordini hanno avviato le procedure.
Le Iene si erano interessate di Panzironi anche come produttore di film. Nel servizio di inizio 2018, sempre il nostro Andrea Agresti aveva parlato del film "Roma nuda" inizialmente prodotto da Massimiliano Caroletti, marito di Eva Henger, che non avrebbe pagato le maestranze. Il mago delle diete miracolose subentra qualche mese dopo, Panzironi prende le redini della società a produzione avviata. A Le Iene si sono rivolte almeno 26 membri delle maestranze che attendono compensi per un totale di oltre 130 mila euro a cui si aggiungono quelli di alcuni attori. Per recuperare i loro soldi, hanno dovuto fare causa. (Fonte Mediaset)

FONDAZIONE GIMBE. : Presentato il 3° Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale

gimbelast«La Fondazione GIMBE – esordisce il Presidente Nino Cartabellotta – ribadisce che non esiste alcun disegno occulto di smantellamento e privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, ma continua a mancare un piano preciso di salvataggio. Nella consapevolezza che la sanità rappresenta sia un considerevole capitolo di spesa pubblica da ottimizzare, sia una leva di sviluppo economico da sostenere, il Rapporto valuta con una prospettiva di medio termine il tema della sostenibilità del SSN, ripartendo dal suo obiettivo primario: promuovere, mantenere e recuperare la salute delle persone».
Il Rapporto si apre con i risultati di una revisione sistematica delle "classifiche" internazionali che valutano le performance dei sistemi sanitari. «Occorre fermare le strumentalizzazioni nel dibattito pubblico e nelle comunicazioni istituzionali – puntualizza il Presidente – che decantano prestigiose posizioni del nostro SSN in classifiche ormai obsolete (2° posto nella classifica OMS del 2000 con dati 1997), oppure che mettono in relazione l'aspettativa di vita con la spesa sanitaria pro-capite (3° posto nella classifica Bloomberg) per cui meno spendiamo più scaliamo la classifica, visto che la longevità dipende soprattutto da altre ragioni». Il sistema più completo e aggiornato per individuare le aree di miglioramento è quello dell'OCSE, che non stila tuttavia nessuna classifica: al fine di condividere le criticità e valutare le azioni necessarie per allinearsi a standard internazionali, il Rapporto ha analizzato 194 indicatori riportando per 151 di essi la posizione in classifica del nostro SSN, il dato nazionale e la media OCSE.

Il Rapporto analizza poi la spesa sanitaria 2016 che, secondo le stime effettuate, ammonta a € 157,613 miliardi di cui: € 112,182 miliardi di spesa pubblica; € 45,431 miliardi di spesa privata di cui € 5,601 miliardi di spesa intermediata (€ 3,831 miliardi da fondi sanitari, € 0,593 miliardi da polizze individuali, € 1,177 miliardi da altri enti) e € 39,830 miliardi di spesa a carico delle famiglie (out-of-pocket). «Al di là di rivalutare cifre assolute e composizione percentuale della spesa sanitaria- spiega Cartabellotta - la vera sfida è identificare il ritorno in termini di salute delle risorse investite (value for money): le nostre stime preliminari dimostrano che il 19% della spesa pubblica, almeno il 40% di quella out-of-pocket ed il 50% di quella intermediata non producono alcun ritorno in termini di salute».

La terza sezione approfondisce le macro-determinanti della crisi di sostenibilità del SSN.

Definanziamento pubblico. Nel periodo 2013-2018 a fronte di quasi € 7 miliardi di aumento nominale del finanziamento, ne sono "sopravvissuti" meno di € 6; nel periodo 2015-2018 l'attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha sottratto, rispetto ai livelli programmati, € 12,11 miliardi. «Con tale definanziamento progressivo – precisa Cartabellotta – l'Italia continua inesorabilmente a perdere terreno nel confronto con gli altri paesi, con una % di PIL e una spesa pro-capite inferiori alla media OCSE e che si avvicinano sempre di più ai paesi dell'Europa Orientale». Nessuna luce in fondo al tunnel visto che il DEF 2018, a fronte di una prevista crescita annua del PIL nominale del 3% nel triennio 2018-2020, riduce il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% del 2018 al 6,4% del 2019, al 6,3% nel 2020 e 2021.
Sostenibilità ed esigibilità dei nuovi LEA. Il Rapporto analizza le criticità metodologiche per definire e aggiornare gli elenchi delle prestazioni e quelle che condizionano erogazione ed esigibilità dei nuovi LEA in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale: «Nell'impossibilità di aumentare il finanziamento pubblico – sottolinea il Presidente – è indispensabile rivalutare complessivamente tutte le prestazioni inserite nei LEA al fine di attuare un "consistente sfoltimento" e mettere fine all'inaccettabile paradosso per cui in Italia convivono il "paniere LEA" più ricco (sulla carta) ed un finanziamento pubblico tra i più bassi d'Europa».
• Spechi e inefficienze. Vengono aggiornate le stime sull'impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2017: € 21,59 miliardi erosi da sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate (€ 6,48 mld), frodi e abusi (€ 4,75 mld), acquisti a costi eccessivi (€ 2,16 mld), sottoutilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate (€ 3,24 mld), complessità amministrative (€ 2,37 mld), inadeguato coordinamento dell'assistenza (€ 2,59 mld). Rispetto alle stime 2016, si riconosce un recupero complessivo di oltre € 1,3 miliardi, grazie ai numerosi interventi messi in atto.
• Espansione del secondo pilastro. «La proposta di affidarsi al "secondo pilastro" per garantire la sostenibilità del SSN – spiega il Presidente – si è progressivamente affermata per l'interazione di vari fattori: in particolare, nelle crepe di una normativa frammentata e incompleta che ha permesso alla sanità integrativa di diventare sostitutiva si è insinuata una raffinata strategia di marketing alimentata da catastrofici, ma inverosimili, risultati sulla rinuncia alle cure». Il Rapporto analizza in dettaglio il complesso ecosistema dei "terzi paganti" in sanità, le coperture offerte, l'impatto di fondi sanitari e polizze assicurative sulla spesa sanitaria e tutti i potenziali "effetti collaterali" del secondo pilastro: dai rischi per la sostenibilità a quelli di privatizzazione, dall'aumento delle diseguaglianze all'incremento della spesa sanitaria, dal sovra-utilizzo di prestazioni sanitarie alla frammentazione dei percorsi assistenziali.

Rispetto alla rivalutazione della "prognosi" del SSN al 2025 secondo le stime del Rapporto GIMBE il fabbisogno del SSN sarà di € 220 miliardi: un incremento stimato della spesa sanitaria totale nel periodo 2017-2025 di € 27 miliardi (€ 9 miliardi pubblica e € 18 miliardi privata) permetterebbe di raggiungere nel 2025 una cifra di poco superiore ai € 184 miliardi. A questi si aggiungerebbero circa € 15 miliardi dal recupero graduale di risorse dal disinvestimento da sprechi e inefficienze (per complessivi € 70 miliardi complessivi nel periodo 2017-2025). «Nonostante la stima della spesa totale sia conservativa - precisa Cartabellotta - e il disinvestimento estremamente impegnativo, per raggiungere il fabbisogno stimato mancherebbero comunque ancora € 20,5 miliardi, una cifra che impone scelte politiche ben precise». In altri termini secondo il Presidente «visto che la soluzione non è sicuramente rappresentata dal "secondo pilastro", senza un consistente rilancio del finanziamento pubblico sarà impossibile mantenere un servizio sanitario pubblico equo e universalistico».
Il Rapporto si chiude con il "piano di salvataggio" del SSN elaborato dalla Fondazione GIMBE: «Visto che le azioni del prossimo Esecutivo saranno cruciali per il futuro del SSN – conclude Cartabellotta – i 12 punti programmatici del "piano di salvataggio" costituiranno il riferimento dell'Osservatorio GIMBE per monitorare il programma di Governo per la sanità perché il diritto alla tutela della salute degli italiani è oggi più che mai condizionato da scelte politiche. Se si intende realmente preservare la più grande conquista dei cittadini italiani, oltre ad aumentare il ritorno in termini di salute del denaro investito in sanità, è indispensabile invertire la rotta sul finanziamento pubblico. In alternativa, occorrerà governare adeguatamente la transizione ad un sistema misto, al fine di evitare una lenta involuzione del SSN che finirebbe per creare una sanità a doppio binario, sgretolando i princìpi di universalismo ed equità che da 40 anni costituiscono il DNA del nostro Servizio Sanitario Nazionale».

IL TESTO DEL RAPPORTO

PIANI DI RIENTRO : C. Costituzionale le regioni in non devono interferire con il commissario ad acta ma i livelli essenziali vanno garantiti

cortecostituzionale thumb250 250Le Regioni in piano di rientro sanitario non si possono sovrapporre legislativamente e amministrativamente alle funzioni commissariali ma devono limitarsi a compiti di impulso e vigilanza per la garanzia dei LEA (Livelli essenziali di assistenza) e a una trasparente e corretta trasposizione delle entrate e degli oneri finanziari per la sanità nel bilancio regionale, secondo i canoni previsti dall'articolo 20 del d. lgs. n. 118/2011. Norma che prevede la trasparente esposizione nel bilancio regionale delle risorse, degli interventi, degli oneri e delle entrate fiscali inerenti lo svolgimento del servizio. È quanto si legge nella sentenza n. 117 depositata oggi (relatore Aldo Carosi) con cui la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 1, commi 4, lettere a), b) e c), 8, 10 e 30, della legge della Regione Campania 31 marzo 2017, n. 10, «Misure per l'efficientamento dell'azione amministrativa e l'attuazione degli obiettivi fissati dal DEFR 2017 - Collegato alla stabilità regionale per il 2017». Le prime tre disposizioni interferivano con l'attività del Commissario ad acta e con l'attuazione del piano, inserendo norme integrative e non conformi al dettato del suddetto piano. La Corte ha precisato quali sono i limiti entro cui può operare la Regione durante la fase finalizzata al riequilibrio strutturale della finanza sanitaria. Quanto al comma 30 del medesimo articolo 1, la Corte ha confermato la costante giurisprudenza secondo cui in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia» e di «governo del territorio», è indefettibile la procedura dell'intesa preventiva. Pertanto, la legge regionale costituisce una preclusione di principio al confronto e, in quanto tale, vanifica in radice la bilateralità della procedura d'intesa necessaria per inserire in modo coerente nel quadro dei principi fissati dal legislatore statale le peculiarità degli interessi ambientali e pianificatori della Regione.

IL TESTO DELLA COMUNICAZIIONE

AGGRESSIONI AI MEDICI: Rizzotti (FI) presenta disegno di legge per equipararli a pubblici ufficiali

violenzaMEDICI thumb250 250DOCTOR 33- «L'equiparazione del reato di aggressione verso un operatore medico-sanitario a quello di violenza e minacce a pubblico ufficiale e la reintroduzione delle postazioni di polizia all'interno del pronto soccorso degli ospedali, che da tempo risultano privi di adeguata sorveglianza». Sono i punti fondamentali del disegno di legge presentato dalla senatrice di Forza Italia, Maria Rizzotti che arriva dopo l'ennesima richiesta del presidente Fnomceo Filippo Anelli alle istituzioni perché intervengano dopo i ripetuti episodi di cronaca. «Gli ultimi episodi di cronaca accaduti a Napoli, a Roma e in provincia di Bari e che hanno visto come protagonisti medici e operatori sanitari aggrediti in ospedale, mentre svolgevano il proprio lavoro, sono preoccupanti e non possono essere sottovalutati» spiega la senatrice Rizzotti.
«Si tratta di una grave emergenza a cui è necessario immediatamente porre un argine. Secondo la Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri infatti le vittime di aggressioni sono oltre tremila all'anno. Una situazione ormai fuori controllo che spesso ha avuto epiloghi drammatici, come nel caso delle due dottoresse, una violentata in un ambulatorio in Sicilia e l'altra uccisa da uno stalker davanti ad un ospedale in provincia di Teramo. La sicurezza» osserva la parlamentare di Forza Italia «deve essere una priorità per lo Stato che non può mai abbassare la guardia e deve garantire e tutelare i cittadini, soprattutto in luoghi particolarmente sensibili come ospedali e strutture sanitarie. Auspico» conclude Rizzotti «che il ddl possa essere presto esaminato e approvato in Parlamento».