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In caso di sciopero parafarmacie pronte per a dispensare farmaci ssn

farmaci1(ANSA) - ROMA, 6 LUG - Per far fronte alla possibile chiusura di tutte le farmacie italiane che Federfarma valutera' il prossimo 10 luglio, le 4 mila parafarmacie sono pronte a dispensare a costo zero i farmaci del servizio sanitario per l'intera durata dello sciopero. E' la proposta che il presidente della Federazione nazionale farmacia non convenzionata, Giuseppe Scioscia, rivolge al ministro della Salute, Renato Balduzzi. "Abbiamo gli stessi standard professionali e di sicurezza delle farmacie - afferma il numero uno delle parafarmacie -. Perche' dunque non concedere anche a noi, soprattutto in un giorno di enorme disagio per i cittadini, servizi come la distribuzione per conto e cioè la dispensazione gratuita di alcune categorie di medicinali acquistati dalle Asl e forniti alle farmacie territoriali? E' un'ipotesi ragionevole che mettiamo sul tavolo di Balduzzi e del Premier Monti. A costo zero per lo Stato - aggiunge - e vantaggiosa per i cittadini che potrebbero contare sulla professionalità di 4 mila farmacisti che operano in parafarmacia specialmente in quelle zone dove non è presente un presidio sanitario". A tal fine "le parafarmacie italiane - conclude Scioscia - propongono al governo, in vista della convenzione che quest'ultimo si appresta a rinnovare con Federfarma per l'affido dei servizi in questione, di essere tenute in considerazione perché potremmo anche noi avanzare una offerta conveniente: dopotutto la concorrenza si fa a fatti, non a parole".

Farmaci e ricette, le nuove regole


Risparmi per 5 miliardi, la protesta di Farmindustria

ROMA - Farmaci. È la prima voce di risparmio che i governi ascoltano. E anche questa volta il decreto legge sulla spending review , che ha previsto il taglio di tre miliardi di euro per il fondo sanitario nazionale nel 2012-2013 (con un miliardo in meno quest'anno e due miliardi a decorrere dal 2013), non ha lasciato estraneo il settore. Colpite aziende farmaceutiche e farmacisti.


I cittadini dovrebbero essere al riparo da rinunce dolorose se è vero quanto assicura il ministero della Salute. E che cioè il peso dei tagli verrà sostenuto da chi lo produce e chi lo distribuisce. Ma il timore di brutte sorprese non si estingue. Meno soldi per la spesa territoriale (cioè in farmacia), il cui tetto scende quest'anno dal 13,3% al 13,1%, per calare fino all'11,5 nel 2013. Salirà in compenso l'asticella per i farmaci dispensati in ospedale (dal 2,4% al 3,2%) che sfora regolarmente i bilancio. «Stangata» sulle imprese del farmaco: il decreto prevede che dal 2013 «è posta a carico delle aziende farmaceutica una quota pari al 50 per cento dell'eventuale superamento del tetto di spesa a livello nazionale». Le aziende farmaceutiche dovranno inoltre praticare nei prossimi sei mesi allo Stato uno sconto maggiore. Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, non esclude un rischio per i pazienti: «Le nostre case madri, viste le condizioni sfavorevoli, potrebbero rinunciare al mercato italiano. Dunque non entrerebbero i farmaci innovativi che costano molto perché frutto di enormi investimenti». Nel 2013 è previsto l'arrivo di terapie di ultimissima generazione pari a 300 milioni, attese molecole per patologie importanti come melanoma, antinfettivi per l'epatite C.


Parliamo di terapie da 60-90 mila euro all'anno per ciascun paziente e che in certi casi possono cambiare la storia della malattia. Per il futuro ne sono attesi a decine. Luca Pani, direttore generale di Aifa, l'agenzia nazionale del farmaco, ritiene che l'Italia potrà mantenere gli impegni con i pazienti e non negherà prodotti così determinati. Ma dobbiamo temere anche lo sfoltimento della lista dei farmaci rimborsati (fascia A)? La lista, assicurano in Aifa, non cambierà. 
I farmacisti giudicano ingiusta la norma che introduce un ulteriore riduzione del margine di guadagno. Annarosa Racca, leader di Federfarma, è per le maniere forti: «Così non reggiamo. È un sacrificio superiore alle nostre forze». Il 10 l'assemblea degli iscritti deciderà se attuare uno sciopero. La chiusura dell'attività per un giorno. 
Il timore che la qualità dell'assistenza subisca una picconata è legato inoltre alle misure di contenimento della spesa per l'acquisto di dispositivi medici: dai bypass agli ecografi, dalle siringhe alle apparecchiature più sofisticate. Il tetto scende dal 5,2 al 5%. Si lamentano i produttori, Assobiomedica e la Fifo, l'associazione dei fornitori ospedalieri di Confcommercio, già alle prese con i grossi ritardi nei pagamenti da parte delle Asl.



M.D.B7 luglio 2012 | 7:29© RIPRODUZIONE RISERVATA

MONTI :Spending review non è una nuova manovra (video)

mario-montiMonti  lo spending rewiew non è una  nuova manovra.

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Varato il decreto sui tagli alla Sanità salvi per ora i piccoli ospedali

ospedale dottore corsia4I mini-ospedali sono 'salvi  non ci sarebbe più l'intervento previsto dalle bozze circolate nei giorni scorsi che ipotizzavano la chiusura per decreto – di fatto un taglio deciso direttamente – delle strutture ospedaliere con meno di 80 posti letto.

"Non esistono liste di ospedali da chiudere", ha precisato il ministero della Salute. " il ministero –  afferma in una nota – che non solo non esistono liste di ospedali da chiudere, né nessuno le sta predisponendo".

Sarebbero stati 235 gli ospedali in Italia sotto i 120 posti letto da chiudere ma di questi quelli che rischiano maggiormente la chiusura,sono quelli sotto gli 80 posti che raggiungono quota 154. È quanto emerge dalla lettura dei dati aggiornati al 2010 elaborati dal Servizio Informativo Sanitario.

Le regioni con il numero più altro di ospedali da chiudere sotto gli 80 posti letto sono Sicilia (25), Lazio (21), Calabria (18), Marche (16), Lombardia (14) e Toscana (10). In base all'ultima elaborazione del Sistema informativo sanitario non risulterebbe, invece, nessun ospedale da chiudere sotto gli 80 posti letto in Puglia, che invece ha 2 ospedali sotto i 120 posti letto. E buone notizie arrivano anche dalla Provincia di Trento e dal Molise che, se la norma contenuta nel decreto sulla Spending Review fosse confermata, si troverebbero a chiudere un solo presidio sanitario.

Situazione non critica anche in Emilia-Romagna, regione che da tempo ha avviato una ristrutturazione della rete ospedaliera e che ha 2 soli ospedali con meno di 80 posti. Una situazione analoga a quella di altre Regioni, come il Friuli Venezia Giulia, Liguria e Umbria, tutte con soli 2 ospedali sotto gli 80 posti letto.

Contrario al provvedimento il ministro Balduzzi, che ha più volte affermato che "nei tagli alla Sanità non si può andare oltre, è stato raggiunto il limite". Per il ministro "è necessaria una riorganizzazione della rete ospedaliera.

Le Regioni sono invitate a farlo, in particolare quelle che, proprio per la mancata razionalizzazione, sono in piano di rientro (Piemonte, Puglia, Sicilia) e quelle in commissariamento (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise, Calabria). Ma non sarebbe coerente con il riparto delle competenze tra Stato e Regioni se i tagli fossero decisi da Roma. Ne andrebbe di mezzo la serietà di una politica sanitaria. Una cosa così non può essere accettata. Lo dirò in consiglio dei ministri".

Fascicolo elettronico al test tre RegioniSsn. a regime meno spese per 3-5 miliardi

MedicalSole 24 Ore : A regime meno spese per 3-5 miliardi Fascicolo elettronico al test di tré Regioni Claudio Tucci ROMA ìisas. Un risparmio per le casse dello Stato stimato tra i tré e i cinquemiliardi di euro l'anno, una volta che il Fascicolo sanitario elettronico (Fse)diventerà uno strumento utilizzato in via generalizzata su tutto il territorionazionale. Meno oneri quindi a carico del Ssn (che in tempo di spending review proprionon gusta), ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, FilippoPatroni Griffi, presentando ieri a palazzo Vidoni, assieme al collega etitolare dell'Istruzione, Francesco Profumo, lo stato di avanzamento dellacosiddetta «Cartella in un clic» che permette ai cittadini di disporreall'interno di un fascicolo digitalizzato dei dati su tutta la propria storiaclininca. «Il primo risparmio netto ed evidente - ha spiegato Patroni Griffi - è quelloche deriva dall'eliminazione delle ricette cartacee, e che è pari a 600 milionidi euro l'anno». In più, quando il sistema sarà completamente operativo (aoggi, con l'aiuto del Cnr, è in piedi in via sperimentale una piattaformatecnologica che collega le Regioni Campania, Piemonte e Calabria perl'interscambio del Fse) si potranno avere risparmi maggio ri. «Incominciamo a essere un Paese normale», ha aggiunto Francesco Profumo,sottolineando come l'Italia sia ormai «pronta» alla svolta delladigitalizzazione. E attraverso un diverso utilizzo delle risorse il nostroPaese può davvero mettersi in pista per «costruire la propria modernità». Tante (e tangibili) sono le potenziale del Fascicolo sanitario elettronico.Grazie infatti alla "cartella web", in pratica, il cittadino può disporre inqualsiasi momento di tutta lapropriastoria clinica. E i vantaggi sono prestodetti, anche in termini di tempo. Se, per esempio, un paziente napoletano sitrova per una emergenza dipronto soccorso in un ospedale torinese grazie al Fse non dovrà ripetere tutti gli accertamenti (o fare nuoviesami) perché il medico del pronto soccorso potrà collegarsi e consultare lasua webcartella completa con un clic. Il nodo, però, resta che oggi il Fse è ancoraun miraggio in molte partid'Italia, essendo la sua istituzione di competenza regionale. Inoltre la normache ne prevede l'entrata in vigore a livello nazionale (Ddl sullasperimentazione clinica) è ancora all'esame del Senato. Ciò nonostante molteRegio ni sono al lavoro e il ministero della Salute ha approvato nel 2010 appositelinee guida. Ma la digitalizzazione in Italia non parte proprio da zero, anche grazie agliinterventi messi in campo dall'ex ministro della Pubblica amministrazione,Renato Brunetta: «Carta d'identità elettronica, sanità digitale edigitalizzazione dell'istruzione - ha riconosciuto l'attuale titolare dellaFunzione Pubblica, Patroni Griffi - sono ambiti in cui molto è stato già fatto.Occorre ora completare l'ultimo miglio, concentrandosi, nel tempo che ci separadalla fine di questo Governo, su questi tré settori». In vista anche di unaltro traguardo: «Unificare la carta d'identità elettronica alla tesserasanitaria e al codice fiscale», ha annunciato Paolo Donzelli del Dipartimentodigitalizzazione della Pa. Si chiama "documento unificato". E l'obiettivo èrenderlo attivo entro il 2013. LA SPERIMENTAZIONE In Campania, Piemonte e Calabria i primi risultati della «cartella clinica»digita le rea lizzata con la collaborazione del Cnr

Per Alta Corte tedesca medici lavoratori freelance possibili regali da aziende farmaceutiche ai medici

MH900149088ROMA, 03 LUG - In Germania i medici del Servizio Sanitario Nazionale possono ricevere regali da parte delle industrie farmaceutiche senza essere accusati di corruzione. Lo afferma una sentenza della Corte di Giustizia Federale tedesca di Karlsruhe, equivalente alla nostra Corte di Cassazione. Il giudizio e' stato formulato sul caso di un medico a cui erano stati pagati 10 mila euro per dei seminari mai tenuti in cambio di maggiori prescrizioni di un certo farmaco. "I dottori si devono considerare come dei lavoratori freelance - afferma la sentenza - quindi questo genere di casi non ricade sotto la legge ma al codice di condotta della Associazione Medica Tedesca". La decisione ha provocato l'ira della Gkv, la principale compagnia di assicurazione sanitaria tedesca, secondo cui l'effetto della sentenza e' "che il paziente non sapra' piu' se una prescrizione e' stata fatta perche' necessaria o sulla spinta di una strategia di marketing". D'accordo con la sentenza invece le compagnie farmaceutiche e l'associazione dei medici, che pur condannando la pratica di fare regali ai medici hanno affermato che "la decisione preserva l'indipendenza dei medici", e che "le regole esistenti sono piu' che sufficienti a scoraggiare questa pratica".