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DAVIDE E GOLIA : Ma chi è veramente Davide e chi è veramente Golia (Di Maria Corongiu)

 Corongiu Sì, dice bene il segretario generale del sindacato medici italiani, citando un episodio biblico:
Davide e Golia.
Solo che sbaglia la prospettiva: è vero c'era un Golia, un gigante armato di tutto punto, impressionante nelle sue armi e un giovane pastore senza ferri da guerra, David, ma convinto della sua forza comunque, cinque sassi e una fionda.
Ma c'è anche un altro protagonista: Saul.
E mentre i fratelli sghignazzano su David, "torna alle tue pecore, lo sappiamo quanto sei orgoglioso e superbo di cuore" Saul dice a David "Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d'armi fin dalla sua adolescenza». Ma Davide disse a Saul: «Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre e veniva talvolta un leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. Allora lo inseguivo, lo abbattevo e strappavo la pecora dalla sua bocca. Se si rivoltava contro di me, l'afferravo per le mascelle, l'abbattevo e lo uccidevo. Il tuo servo ha abbattuto il leone e l'orso. Codesto Filisteo non circonciso farà la stessa fine di quelli, perché ha sfidato le schiere del Dio vivente». Saul rispose a Davide: «Ebbene va' e il Signore sia con te». Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e lo rivestì della corazza. Poi Davide cinse la spada di lui sopra l'armatura e cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: «Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato". E Davide se ne liberò.

Saul è il re, che tenta di proteggere David dandogli armi e corazza, ma David sa che non lo salveranno le armi.
Il resto della storia lo conosciamo.
David rinuncia alla armatura, esce da una situazione perdente, il debole contro il forte, è sereno quando affronta il gigante, sa che la sua forza risiede in altro e vince.

Oggi questi tre personaggi sono tutti in campo, Golia è quel potere che non sopporta i Medici tutti e in particolare la Medicina Generale, l'unica professione libera rimasta insieme ai Notai.
Nessun governo nell'ultimo ventennio ha investito sulla Medicina Generale, nessun Presidente del Consiglio o Ministro della Salute ha mantenuto le promesse, nell'ultimo decennio poi si sono visti solo tagli alla Sanità e una visione piccina dei Medici di famiglia.
Mentre viceversa assistiamo sempre da vent'anni ai tentativi ripetuti di demolizione della nostra categoria, una categoria non ricattabile perché la carriera la decidono i pazienti non le clientele elettorali, iniziando col Ministro Sirchia che voleva ripristinare le mutue, passando per le invettive sui medici ladri dell'allora Ministro Di Lorenzo e i medici fannulloni di Brunetta.
Siamo ancora qui, nonostante tutti e tutto.
David siamo tutti quei medici che credono in certi valori e li difendono anche se il contesto è avverso.
Quei medici che sanno che il valore fondante della nostra professione è il Codice Deontologico che mi piace ricordare nella sua bella formulazione del 2006, prima che parte di un potere politico, un caso? ne stemperasse la bellezza:
"TITOLO II
DOVERI GENERALI DEL MEDICO
CAP. I
Libertà, indipendenza e dignità della professione
Art. 3 - Doveri del medico -
Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia,in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.
Art. 4 - Libertà e indipendenza della professione –
L'esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull'indipendenza della professione che costituiscono diritto inalienabile del medico.
Il medico nell'esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura."
Quel diritto inalienabile cancellato improvvidamente nella versione del Codice Deontologico del 2014 ma che è rimasto scolpito nelle nostre menti e che ci guida nelle nostre azioni.
Nessuno può entrare nella libertà del medico, nessuno, neanche un Giudice.
E allora per tornare alla metafora, chi è David e chi è Golia?
Forse quei sindacati che con azioni lesive della libertà del Medico ne impoveriscono il valore non vedono o non vogliono vedere che, affidandosi a un Giudice, stanno consegnando la categoria alle decisioni di un terzo, per quanto autorevole; un Giudice stabilisce quello che deve o non deve fare un Medico, posizione molto pericolosa, oggi potrebbe a molti apparire una sentenza vantaggiosa, domani un'altra sentenza analoga potrebbe viceversa non essere vantaggiosa, ma se anche i sindacati si consegnano legati mani e piedi al potere di Golia non è detto che questo cupio dissolvi piaccia a tutti e men che meno piace alla FIMMG che noi rappresentiamo nella nostra regione.
Si capiscono le paure di molti Colleghi di fronte a un evento epocale quale è una pandemia, cullati nelle nostre abitudini, confortati da una relazione medico paziente buona visto i sondaggi che ci davano sempre vincenti nel gradimento della popolazione, siamo stati d'improvviso proiettati in una guerra con un nemico sconosciuto, senza sapere che fare, senza sicurezze, senza armi.
Laddove le Regioni sono state travolte non solo dalle incertezze ma anche dalla incompetenza e dalla incapacità di reagire i Medici hanno pagato un prezzo elevatissimo in vite umane perse.
Le stesse Regioni che oggi gridano sulla assenza dei medici di famiglia, che lanciano una campagna mediatica trovando il capro espiatorio per nascondere la loro manifesta incapacità, e che vorrebbero solo la nostra scomparsa, tanto a che servono i medici di famiglia? Ricordate? Lo disse un esponente politico del Nord l'anno scorso e lo continuano a dire ancor oggi in Lombardia.
Tutto questo insieme alla normale paura per la propria salute e a tempi di lavoro al limite del sostenibile disorienta e confonde il medico.
Ma una dirigenza che si rispetti non può confondersi o disorientarsi perché è responsabile nei confronti dei propri iscritti, deve mantenere l'equilibrio e cercare di evitare danni maggiori.
Questo si è fatto nel Lazio, preparare i propri iscritti alla pandemia in arrivo, tutelarli già a fine febbraio con il contingentamento degli accessi in studio, la ricetta dematerializzata e con il ricorso alle diverse tecnologie per le certificazioni, a marzo abbiamo messo in piedi l'USCAR a beneficio di tutti, era l'USCAR ad entrare nelle RSA, non il singolo medico, e anche oggi laddove il medico singolo per una serie di motivi non possa andare a domicilio è l'USCAR che va.
Abbiamo retto bene l'urto fino ad agosto, poi di nuovo ci siamo trovati nella tempesta, foriera anche di provvedimenti che stante l'emergenza e nel pieno della campagna vaccinale non si potevano neanche discutere insieme.
Ma proprio perché dovevamo vaccinare abbiamo ottenuto che la Regione ci riconoscesse la funzione vaccinale con un equo rimborso per l'acquisto dei DPI e di conseguenza a ottobre quando la situazione deflagrava almeno avevamo già migliorato i nostri comportamenti di sicurezza, questo ha consentito soprattutto di limitare di molto il contagio nei Medici di famiglia rispetto ad altre regioni e nel contempo di svolgere l'importante campagna vaccinale a tempi di record.
A fine ottobre quando il tracciamento dei casi sembrava essere saltato il Ministro Speranza chiede a tutti i sindacati della Medicina Generale di collaborare assumendosi l'impegno di eseguire i tamponi rapidi in alcune selezionate categorie. I sindacati, tutti, rispondono di sì, salvo il giorno dopo il ritiro della parola data da parte di SMI e SNAMI, lasciando soli FIMMG e Intesa.
In realtà nella nostra regione noi avevamo chiesto di rispettare il principio della volontarietà, ma gli eventi nazionali hanno voluto diversamente e di conseguenza abbiamo ancora una volta responsabilmente fronteggiato una ennesima difficoltà e preparato i colleghi che volevano imparare a fare i tamponi insegnando in sede come farli.
A novembre i sindacati SMI e SNAMI si alleano con Golia, gridano alla vittoria per una sentenza che apparentemente dovrebbe dispensare il medico dalle visite a domicilio, preparando all'ombra di un apparente successo l'incubo della disfatta della Medicina Generale.
E' il Medico che deve valutare caso per caso se la visita è possibile o meno, avendo tra l'altro diversi strumenti per un colloquio col paziente in remoto, nessuno in alcun modo ha l'obbligo di fare o non fare, stante la propria libertà ed autonomia.
Ma se un Medico di famiglia oggi non va a domicilio magari di un paziente cronico in nome di una sentenza siamo certi che quella sentenza lo protegga da una denuncia domani del paziente abbandonato? Senza le altre considerazioni di quanto questo possa far dire a Golia ma che lascio alla vostra immaginazione.
Forti di questi valori di libertà e autonomia decisionale, abbiamo davvero fatto il David della situazione contro una sentenza che appariva ingerente nel Codice Deontologico e il cui risultato non era per niente scontato.
La sentenza del Consiglio di Stato sancisce l'autonomia professionale del medico nel valutare caso per caso, in scienza e coscienza, senza imposizioni alcune, nel rispetto delle procedure di sicurezza, l'intervento nei confronti dei propri assistiti.
Abbiamo riportato le cose nell'alveo giusto, ora dunque chi è Golia e chi David?
E soprattutto chi è Saul?
Saul il prudente, Saul il cauto, Saul che vuole combattere con le stesse armi del nemico ma senza averne la forza, Saul destinato a perdere se continua a usare le stesse categorie mentali del nemico. Forse gli Ordini? Mi sarei aspettata una levata di scudi contro l'ingerenza nella libertà del medico, non si è sentito un fiato o forse sì, qualcosa. Troppo poco se si crede nel valore della nostra Professione.
In questi giorni di fine anno mi piacerebbe augurare a tutti i nostri medici di trascorrere un Natale sereno, so che non sarà così per la logica dei fatti quotidiani, ma almeno auguro ad ognuno di trovare in se stesso la forza interiore di David e di resistere, non solo alle difficoltà pandemiche ma anche alle sirene.

Noi resistiamo.
Maria Corongiu
Presidente FIMMG Roma

IL TESTO DELLA LETTERA