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DALLE REGIONI

NAPOLI: «I No Vax ci riprovano con una falsa notizia bimba morta uccisa da Gardasil a 5 anni di età e dimenticata da Oms , ma non ha un nome pino Daniele ucciso dalle multinazionali

novax2 thumb large300 300(il mattino) di Nico Falco «Ero una bimba bella e sana. Non ho un nome. Uccisa da Gardasil a 5 anni di età e dimenticata da Oms e Cdc». Il testo, aggiunto col fotoritocco su una lapide, sta girando in questi giorni nei gruppi contro i vaccini. C'è abbastanza per far tremare un genitore preoccupato: un farmaco mortale, la censura dei poteri forti, l'oblio per le vittime. Terribile, quanto falso: è tutto inventato. Si riferisce alla campagna avviata in Australia contro il papilloma virus (Hpv), ma di questo decesso non c'è traccia. E di originale non c'è nemmeno l'idea: i no vax scimmiottano infatti «Una bufala ci seppellirà?», la campagna informativa nazionale di Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) presentata ieri a Roma e che usa proprio la crudezza di una lapide per combattere le fake news di Internet. Tra i messaggi dei medici c'è anche «Non mi hanno vaccinato per paura dell'autismo», con riferimento ad Andrew Wakefield, che con dati falsi «dimostrò» il nesso tra vaccini e autismo per promuovere farmaci da lui brevettati e favorire cause giudiziarie; lui fu radiato ma resta uno dei guru del complottismo di settore. «Il messaggio veicolato sulle immagini alterate è privo di fondamento, anche se cercano di farlo passare come proveniente da una fonte attendibile», dice Maria Triassi, presidente della Commissione Regionale Vaccini e alla guida del Dipartimento di Sanità Pubblica della Federico II con cui cura il sito «Vaccinarsi in Campania.org». «Mi rammarica continua la Triassi che tutto questo coinvolga la nostra regione, nella quale molto si è fatto e molto si fa proprio per cercare di fare corretta informazione». L'immagine della campagna taroccata è infatti comparsa sul gruppo di VaLiCa (Vaccini Liberi Campania), l'associazione che a novembre tenne un convegno nella Sala del Consiglio Metropolitano a Santa Maria la Nova col patrocinio del Comune e la presenza di alcuni esponenti della Giunta; all'evento non fu invitato l'Ordine dei Medici e tra i relatori c'erano personalità molto note nel mondo complottista. «I dati riportati da queste associazioni spiega Silvestro Scotti, presidente dell'Ordine dei Medici di Napoli sono riferiti a patologie che non è provato siano legate ai vaccini. Tutti i farmaci possono presentare effetti collaterali ma i vaccini sono prevalentemente garantiti, il rapporto tra costi e benefici è superiore rispetto a molti altri prodotti di cui invece si abusa, come gli antibiotici. Le teorie novax sono elaborate senza dati scientifici da persone prive di competenze. Poi c'è chi specula sul dolore di chi vive un dramma e con una spiegazione fantasiosa permette di focalizzare l'aggressività sui vaccini. I dati certi parlano di decessi legati alla carenza di prevenzione mentre le campagne contro l'Hpv, come quella Australiana, hanno portato alla riduzione dei tumori del collo dell'utero. In Italia, con la massiccia vaccinazione di recupero dopo l'obbligo, tutti gli effetti da loro paventati non si sono verificati e ciò dimostra l'infondatezza di quello che dicono. Noi abbiamo il dovere di tutelare i soggetti più deboli, in questo caso i bambini, che risentono delle scelte degli adulti. Non ci si deve lasciare ingannare da soggetti discutibili: quelle che propongono sono le scie chimiche della medicina». Il paragone calza, perché quello dei novax è un mondo strettamente legato all'universo complottista. C'è chi sostiene che i vaccini vengano realizzati con feti morti o coi metalli pesanti (gli stessi delle scie chimiche), chi afferma che i bambini contagiati perché non vaccinati siano in realtà una invenzione. E spunta fuori una teoria finora inedita: il giudice Ferdinando Imposimato (82 anni), Giorgio Tremante (76 anni), «padrino»della lotta ai vaccini obbligatori, e Giuseppe Genovesi (60 anni), immunologo dell'Umberto I di Roma affetto da aneurisma cerebrale, morti tra novembre 2017 e febbraio 2018, sarebbero stati uccisi per il loro impegno contro le multinazionali del farmaco. La stessa sorte che sarebbe toccata a Pino Daniele e Massimo Troisi. Il motivo? Semplice: «A 60 anni avrebbero sbroccato contro il sistema.

PRATO: C’era una volta la “medicina di gruppo”

medicinfermieri3(Il Tirreno) PRATO. C'era una volta la "medicina di gruppo", quella che avrebbe dovuto garantire la presenza del medico di famiglia per 12 ore giornaliere: un'alternativa al pronto soccorso per i codici bianchi, ovvero per i problemi non urgenti, un esperimento che ha funzionato per oltre 10 anni. E che ora viene depotenziato, come si legge fra righe di una lettera inviata ai giornali dalla sezione provinciale della Fimmg (il sindacato dei medici di famiglia): «Con maggio 2018 si chiude l'esperienza, a livello pratese, dell'apertura degli ambulatori di varie medicine di gruppo per 12 ore giornaliere, dalle 8 alle 20, la cosiddetta "disponibilità allargata". Un'esperienza nata più di 10 anni fa, con vari obiettivi tra cui la possibilità di dare una risposta a problematiche di tipo sanitario e non solo, insorte "improvvisamente" e per le quali i nostri pazienti cercavano una risposta in breve tempo». Un medico della medicina di gruppo presente al momento in ambulatorio (non necessariamente il proprio) avrebbe potuto infatti visitare il paziente, evitando che questi ripiegasse sul pronto soccorso. Una novantina le figure organizzate nella medicina di gruppo, quasi il 50% sul totale dei medici di famiglia (al momento sono 174): come si spiega nella lettera, all'interno di alcuni ambulatori era prevista anche la "sanità di iniziativa" (un modello assistenziale per le malattie croniche) con personale infermieristico e la presenza del Cup per le prenotazioni. La protesta della Fimmg è perché «l'azienda Usl Toscana Centro non ravvede la necessità e opportunità di mantenere sul territorio questo tipo di organizzazione e di renderla più efficace con strumenti e percorsi diagnostici dedicati per una possibile risoluzione, in poche ore, del problema emergente dell'assistito». Risale al 23 luglio 2007 la firma dell'accordo quadro tra l'ex Asl 4 e la Fimmg per promuovere alcune azioni come «l'associazionismo medico, in particolare le medicine di gruppo a sede unica». La fine di questo accordo che veniva rinnovato periodicamente comporta ora una riduzione degli orari giornalieri delle medicine di gruppo, che passano da 12 a 7 ore (ad esempio, dalle 9 alle 13 o dalle 15 alle 18: dipende da come si organizzano i singoli ambulatori) secondo gli accordi regionali e nazionali. «L'accordo era stato prorogato fino al 31 dicembre 2017 – spiega il segretario della Fimmg Alessandro Benelli – ma è con l'avvento dell'Usl Toscana Centro che si è voluto chiudere un'esperienza che in molti casi funzionava, nell'ottica di potenziare di servizi il nostro territorio. Confermiamo la nostra disponibilità a trovare soluzioni che vadano incontro alle necessità dei cittadini e del "territorio" nel rispetto della nostra identità e autonomia professionale». (mar.la.)

CATANIA: la dottoressa Serafina Strano «Stuprata e lasciata sola dai colleghi

serstrano(Corriere .it) di Alfio Sciacca «L'uomo che mi ha stuprata è stato condannato, ma non basta. Non penso sia stata ancora fatta completamente giustizia. Ora debbono pagare anche coloro che non mi hanno garantito sicurezza lasciandomi in balia di quell'uomo, cioè i vertici dell'Azienda sanitaria provinciale (Asp)». A dieci giorni dalla sentenza che ha condannato a otto anni l'uomo che nel settembre scorso la sequestrò e la violentò all'interno della guardia medica dove prestata servizio, a Trecastagni (Catania), Serafina Strano, 52 anni, sposata e madre di due figlie, ha già intrapreso una nuova battaglia. «Sulle responsabilità dei vertici dell'Asp ci sono già esposti e denunce. So che la Procura di Catania sta indagando. Spero che presto vengano accertare anche le loro responsabilità».

A viso aperto
Dopo la notte da incubo vissuta sul posto di lavoro Serafina Strano ha ritrovato una determinazione che anche lei non immaginava. Va avanti a denunciare e lo fa sempre a viso aperto, mostrandosi spesso anche in televisione. «Non ho mai avuto alcuna remora a mostrarmi pubblicamente – spiega — per la semplice ragione che quella notte io ho visto la morte in faccia. E allora mi son detta che non poteva finire tutto richiudendomi nel privato, con la mia rabbia e le mie ferite. Ho superato la naturale vergogna che si prova in queste circostanze e mi sono detta: "Se mi lascio condizionare dai pregiudizi continuerò ad essere violentata". Anche se le assicuro: non è facile stare sotto i riflettori. L'ho pagata e continuo a pagarla. Per questo mi ha ferito non avere avuto acconto al processo i miei colleghi».

Ecco, lei ha lamentato di essere stata lasciata sola...

«Si, è così. Tranne pochissimi colleghi per il resto sono spariti tutti. Nonostante le belle parole l'Ordine dei medici di Catania non si è costituito parte civile al processo, mentre molti che fanno le guardie mediche si sono dileguati per paura di perdere il lavoro».

Ma perché accusa i vertici dell'Asp?

«Per la semplice ragione che hanno dotato le nostre guardie mediche di misure di sicurezza ridicole. Nel 2016 ci fu un altro caso analogo al mio ai danni di un'altra collega. Dopo quell'episodio e le nostre diffide l'Asp ci mise a disposizione un braccialetto che consente di far partire una telefono al 112».

Quindi c'era un sistema di allarme?

«Ma sta scherzando? Dove si è mai visto un dispositivo di allarme che si può disattivare dall'interno. E infatti il mio aggressore la prima cosa che fece, appena entrato nella guardia medica, fu staccare il telefono. E quindi non c'era più alcuna possibilità di allertare il 112. All'ingresso erano state installate anche delle telecamere, ma a circuito chiuso e quindi non collegate con le forze dell'ordine. Infine c'era pure la porta blindata. Quindi una trappola perfetta. Totalmente isolata dal mondo»

Violenza premeditata Neanche la blindatura era una protezione?

«Tutt'altro. Non a caso io la lasciavo sempre aperta quando arrivava qualcuno. Se quella notte l'avessi chiusa lui avrebbe potuto fare di me quello che voleva. E invece dopo un'ora e mezza sono riuscita a scappare in un suo momento di distrazione». Quindi lei aveva la percezione di non lavorare in un posto sicuro?
«Si, anche non avevo capito quanto fosse insicuro. E soprattutto non potevo mai immaginare che qualcuno potesse pianificare una violenza conoscendo bene le scarse misure di sicurezza. Dalle immagini registrate dalle telecamere si vede lui che fa irruzione e poi mi trascina dentro dopo un mio primo tentativo di scappare. Lui è sempre stato attento a non stare in favore delle telecamere. E questo dimostra che aveva pianificato tutto. Abitava vicino, era venuto altre volte, conosceva ogni mio movimento e, soprattutto, sapeva che non correva rischi».

Lei non lavora più nella guardia medica?

«Da un mese, rientrata dalla malattia, ho un altro incarico. Ma la mia battaglia continua».

Cosa si può fare per aumentare i livelli di sicurezza?

«Sia chiaro, così come sono queste guardie mediche andrebbero chiuse. Una donna è sola, in balia di chiunque, spesso in luoghi isolati o di campagna. Ma se proprio le si vuole tenere aperte bisogna renderle veramente sicure. E non certo grazie alle guardie del corpo private, che spesso sono mariti o fratelli».

I commenti su Facebook

La sua famiglia come ha vissuto la sua vicenda?

«È stata letteralmente devastata. L'unica cosa che può lenire il dolore di mio marito e delle mie figlie è il fatto che sono ancora viva. Non so neppure dove abbiamo trovato tanta forza. Le dico solo che i miei hanno saputo che ero stato stuprata da Facebook, ancor prima che leggessero i giornali. Con tutto il corollario di commenti tipo: "Ma forse la dottoressa aveva la scollatura". Una ferita che difficilmente riusciremo a sanare».

Per questo lei chiede ancora giustizia?

«Si, e non mi bastano più le parole. Voglio altro. Voglio che cambi realmente qualcosa, anche a costo di vedermi massacrata da chi ora mi consiglia di abbassare i toni. Di chi dice che sto esagerando, che parlo troppo, che sono esibizionista».

TOSCANA: Continuità assistenziale, nuovo accordo della Regione con i medici di famiglia

guardiamedicaFIRENZE (Comunicato regione toscana) - Un accordo sulla continuità assistenziale siglato con le organizzazioni sindacali della medicina generale. E' stato approvato con una delibera di giunta nel corso dell'ultima seduta. A distanza di dieci anni dall'ultimo, l'accordo rinnova e valorizza la figura della Continuità assistenziale, un tempo detta Guardia medica, e rafforza la collaborazione tra i medici di famiglia e i loro colleghi della Continuità assistenziale.

"Un accordo molto importante, questo - sottolinea l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi -, che dà sempre più forza e importanza all'assistenza sul territorio. Una collaborazione sempre più stretta tra medici di medicina generale e medici della continuità assistenziale fa sì che il cittadino possa contare in ogni momento su un'assistenza in ambulatorio o al proprio domicilio, senza essere costretto ad andare al pronto soccorso, con il duplice risultato di ricevere un'assistenza migliore e non gravare inutilmente sull'ospedale".

"L'accordo sancisce un passo in avanti nella integrazione tra la attività primaria e la continuità assistenziale verso il "ruolo unico": un più stretto legame a livello territoriale nelle AFT tra le due figure professionali anche attraverso una collaborazione informatica - è il commento del dottor Alessio Nastruzzi, segretario regionale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) - Una maggior tutela per i medici di continuità assistenziale, anche ai sensi della nuova normativa sulla responsabilità professionale. L'accordo fa propria la necessità di una maggior tutela dei colleghi in turno, in particolare per la componente femminile, facendo seguito alle purtroppo frequenti aggressioni subìte durante lo svolgimento del lavoro. Un passo in avanti verso quanto previsto per la riorganizzazione della continuità assistenziale dall'Accordo integrativo regionale 2012. Un altro punto qualificante dell'accordo - chiarisce ancora Nastruzzi - è l'accelerazione dei procedimenti di inserimento nel SST dei giovani colleghi come è del resto previsto nel recente preaccordo sull'Accordo collettivo nazionale. L'eliminazione di alcune incompatibilità per i medici tirocinanti in medicina generale che potrebbe contribuire a risolvere il problema economico spesso alla base dell'abbandono del tirocinio".

Dopo cinque anni dall'attivazione delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) in Toscana, la Regione e le organizzazioni sindacali hanno ritenuto che il terreno fosse maturo per fare un nuovo passo avanti nell'organizzazione dell'assistenza territoriale, in particolare nella continuità medica.

Le AFT sono aggregazioni fra medici di assistenza primaria, i cosiddetti medici di famiglia, e i medici di Continuità assistenziale che operano sullo stesso territorio. Sono nate in Toscana nel 2013, con lo scopo di realizzare una maggiore integrazione fra i medici che le compongono, consentendo così una presa in carico del paziente più efficace e strutturata.

Fino ad oggi, la Continuità assistenziale si è sempre occupata unicamente delle urgenze "non differibili", cioè di quelle patologie per le quali la valutazione medica non può attendere che il medico curante rientri in servizio. Con questo nuovo accordo, nel confermare questa importante funzione, la Continuità assistenziale si apre alla condivisione della presa in carico dei pazienti complessi e con più patologie. Il medico curante, qualora riscontri la necessità di garantire interventi programmati anche nel fine settimana, potrà attivare il collega di Continuità assistenziale, che parteciperà quindi al piano di cura personalizzato del paziente. Una opportunità in più per garantire a questi pazienti un'assistenza migliore e favorire la continuità di presa in carico attraverso una modalità strutturata per i pazienti più gravi.

Viene confermata l'apertura del servizio di Continuità ssistenziale per i pazienti del medici di medicina generale alle ore 8 del sabato mattina, in modo da consentire alla AFT di trovare uno spazio di lavoro comune per riunioni, audit e formazione congiunta.

Fra le altre novità, l'attivazione di una figura, il referente di sede di Continuità assistenziale, che collabora con il coordinatore della AFT per rendere più funzionale l'attività dei colleghi, coordinando l'organizzazione del servizio di continuità assistenziale svolto presso la sede.

Nel confermare la previsione dello svolgimento di attività ambulatoriale nel corso del turno, i medici saranno maggiormente impegnati nelle visite domiciliari e per questo motivo le visite in ambulatorio saranno svolte in fasce orarie decise a livello aziendale. Il medico sarà sempre comunque contattabile telefonicamente.

Un ulteriore elemento importante di questo accordo è la spinta verso l'informatizzazione, che consentirà in breve una comunicazione più efficace con il medico di famiglia, che potrà così conoscere direttamente le problematiche di salute rilevate sul proprio paziente e le decisioni cliniche prese dal medico di continuità assistenziale.

Infine, l'accordo conferma l'attività di guardia turistica e le visite ai cittadini non residenti in Toscana, introducendo la possibilità per il cittadino di utilizzare il pagamento elettronico.

LECCE : grave a per encefalite da morbillo, non era vaccinata

morbillo thumb other250 250(ANSA) - LECCE, Una donna di 29 anni di Racale, in provincia di Lecce, è ricoverata in prognosi riservata nel reparto di malattie infettive dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce per encefalite da morbillo. La giovane non risulta essere vaccinata contro la malattia. La paziente è arrivata nella giornata di ieri al nosocomio salentino, proveniente da quello di Galatina (Lecce) dove era stata portata lo scorso 30 aprile, prima che le sue condizioni peggiorassero. I medici che l?hanno in cura hanno accertato, prima dalla scheda vaccinale e poi dagli esami, che la paziente non è stata vaccinata contro il morbillo, come confermano all'ANSA il direttore generale della Asl di Lecce, Ottavio Narracci, il direttore sanitario, Antonio Sanguedolce e Alberto Fedele, responsabile del Servizio Igiene e sanità pubblica dell?area Nord dell'Asl di Lecce. «Al momento non si parla di pericolo di vita ma bisogna vedere come la situazione evolverà. In questi casi non c?è una terapia antivirale, si sta provvedendo a somministrare l?emoglobina», - dice Fedele. «La vaccinazione contro il morbillo si calendarizza quando si è piccoli, proprio per evitare l?insorgere di complicanze. La prima dose del vaccino si fa a 13 mesi di vita e la seconda a 5 anni. Più si va avanti nell?età e più si è a rischio». Sul caso dovranno ora pronunciarsi i biologi del laboratorio di epidemiologia molecolare del Policlinico, il centro di riferimento regionale a cui spetta tracciare l'identikit del virus e dare il verdetto definitivo sulla diagnosi.

LECCE : chiusura accesso alle guardie dopo le 22.30 ok della Fimmg

guardiamedicaConvince la chiusura della guardia medica dopo le 22.30 alle visite ambulatoriali . Il Piano sulla sicurezza nelle guardie mediche, che il direttore generale della Asl di Lecce, Ottavio Narracci, intende varare in tempi stretti . «Apprezziamo moltissimo l' iniziativa del direttore Narracci " ha dichiarato il segretario provinciale della Fimmg, Alberto Andrani. " che sta operando per risolvere l'annoso problema della sicurezza nelle sedi della continuita' assistenziale. Era un problema che andava risolto in tempi non piu' procrastinabili. La proposta, in linea di massima ci trova d'accordo, va formalizzata nel Comitato permanente aziendale dove colleghi della continuita' assistenziale potranno, tramite le rappresentanze sindacali, esprimere il loro parere in merito. Non possiamo non essere d'accordo con quanto delineato nella proposta del direttore della Asl, soprattutto per l'iniziativa fattiva e concreta. Finalmente dopo tanto parlare, senza nessun passo concreto, qualcosa di effettivamente operativo. Noi daremo la nostra collaborazione quando ci sara presentata formalmente la proposta».