Mar21082018

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DALLE REGIONI

TORINO :Acessibilta’agli stranieri e disabili negli studi dei MMG Polemica Regione Fimmg

disabiliNelle scorse settimane è stata indirizzata a tutte le aziende sanitarie locali del Piemonte una circolare in cui si invitano gli uffici a informare i cittadini sugli studi medici in cui sono presenti abbattimenti per le barriere architettoniche e accessibilta' agli stranieri che non parlano la lingua italiana a detta delal stessa Regione per agevolare la scelta del pediatra, o del medico di famiglia, circolare che ha scatenato la reazione della Fimmg regionale «Non è un obbligo» tuona il sindacato «Chiederemo di inserire il punto negli ordini del giorno del nostro prossimo incontro mensile in Regione " ha dichiarato Roberto Venesiasegretario regionale Fimmg Piemonte " Non è la prima volta che viene fuori questa storia ed è ora di chiarirla una volta per tutte: le informazioni in questione non sono obbligatorie per l'apertura di uno studio privato che, come indica il nome stesso, non è un luogo pubblico, ma aperto soltanto alla clientela del professionista. Al massimo, il singolo medico può specificare nella sua carta dei servizi affissa in studio l'accessibilità ai locali e le lingue parlate, Se vogliamo che le cose cambino, inseriamo questi due requisiti nelle condizioni per poter aprire gli studi medici» continua Venesia, «Per sapere dove andare basta chiamare il medico al telefono. E poi abbiamo le visite domiciliari. Molti ci accusano di non andare a casa? Ci sono regole precise, dopodiché ogni medico si accorda con l'assistito per trovare le modalità migliori. Per gli stranieri, invece, esistono i mediatori linguistici. Se no c'è chi arriva con un parente che conosce l'italiano e traduce. Questi sono problemi che non esistono». La regione risponde che la circolare ha solo uno scopo «di natura informativa», di diverso parere l'Ordine dei Medici che nei giorni precedenti aveva parlato della cosa con con l'assessore Antonio Saitta su input di Gabriele Piovano, nuovo presidente della Consulta per le persone in difficoltà che attraverso il presidente Giustetto dichiara: «Non è nei nostri compiti occuparci del problema .Detto ciò, io sono personalmente d'accordo a fornire queste informazioni, sebbene i medici non siano obbligati a modificare i loro studi».

NAPOLI: Reparto chiuso per la festa primario, inviati i Nas

primarionapoli(Adn Kronos) Trasferta a Napoli per il ministro della Salute, Giulia Grillo che, dopo aver inviato i Nas per controlli, martedì sarà nel capoluogo campano per vederci chiaro sulla vicenda del party del neoprimario dell'ospedale del Mare. "Quando ho letto che un intero reparto era stato chiuso all'ospedale del Mare di Napoli per permettere al personale di partecipare al party, organizzato dal nuovo primario per festeggiare l'incarico, per un attimo ho pensato che fosse una fake news. Poi ho scoperto che purtroppo sarebbe andata proprio così. Ho subito inviato i Nas e sto attivando anche le ispezioni del ministero tramite la direzione generale della programmazione. Anzi, domani - afferma il ministro in una nota - andrò di persona a vedere". "Vogliamo andare rapidamente in fondo a questa vicenda, come a tutti i casi che tolgono diritti e assistenza ai cittadini. Solo così restituiremo il prestigio che merita al Servizio sanitario nazionale e potremo difenderlo da chi ne mina la credibilità". A ricostruire la vicenda del reparto chiuso per la festa del primario con l'Adnkronos Salute è Francesco Borrelli, consigliere regionale dei Verdi in Campania. "E' accaduto all'ospedale del Mare di Napoli "tra venerdì e sabato quando, senza nessun motivo, i pazienti del reparto diretto dal nuovo primario di Chirurgia vascolare Francesco Pignatelli sono stati spostati o dimessi senza nessun reale motivo, chiudendo di fatto il reparto. Le segnalazioni di questi degenti mi sono arrivate e ho voluto vederci chiaro. Non ci è voluto molto per capire che era successo qualcosa di molto stano. Tutto il personale del reparto non era presente perché quella sera c'era la festa in piscina del nuovo primario Pignatelli nominato un mese fa. Ho denunciato la vicenda e chiesto l'intervento del direttore dell'Asl Napoli 1 Mario Forlenza che ha sospeso il primario".

"Non ci volevo credere", spiega: "Un reparto chiuso perché tutti medici e infermieri si sono messi in ferie o in malattia per andare alla festa del primario. Così, prima di denunciare la cosa, ho fatto le mie verifiche. E sui profili social c'erano le foto della festa. E' una vicenda talmente eclatante da risultate incredibile". Ora "la direzione dell'Asl 1 incontrerà Pignatelli e poi io incontrerò il direttore generale Forlenza. Bisogna capire anche - conclude il consigliere regionale - se ci saranno dei provvedimenti per gli operatori sanitari e i medici coinvolti in questa storia che danneggia solo i pazienti e la sanità campana".
"Condividiamo la reazione immediata della direzione generale dell'Asl 1 Napoli di sospendere il primario e sono in corso gli accertamenti anche da parte dell'Ordine che chiamerà in audizione per chiarimenti il primario e, qualora ci fossero, anche altri medici coinvolti". Lo ha affermato all'AdnKronos Salute Silvestro Scotti, presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Napoli, che aggiunge: "La vicenda getta cattiva luce sulla regione, sulla città e su un'eccellenza come l'ospedale del Mare. Leggendo la notizia mi è sembrato che a funzionare molto bene in quel reparto sia stata l'organizzazioone di eventi ludici. Qualora le indagini interne rilevassero responsabilità deontologiche per chi ha autorizzato il trasferimento dal reparto di pazienti, chiaramente a rischio, o le loro dimissioni, andremo fino in fondo".

VACCINI: paziente revocato per un like antivax sul sito del medico di famiglia

fake thumb250 250L'episodio a Brescia dove un medic di Famiglia ha revocato un paziante dopo che questi aveva messo un like su Facebook ad un commento contro l'obbligo dei vaccini. Il paziente ha spiegato di essere stato invitato dal suo medico di base, con il quale è in cura da 15 anni, a cercarsi un nuovo medico per aver messo un like ad un commento negativo di un utente che contestava la teoria di uno specialista pubblicata sulla pagina Facebook dal medico bresciano.
Dell'episodio è a conoscenza anche lìordine provinciale e la Asl

MOLISE : Fimmg sulla chiusura dei punti di primo intervento sterile polemica politica

mediciospital thumb large300 300Sulla chiusura dei punti di primo intervento, il presidente della Fimmg, Giancarlo Totaro, risponde al presidente Toma . «Leggo con stupore e con il massimo rispetto delle emozioni che provoca la chiusure dei ppi di Larino e Venafro, ma trovo francamente farneticati le esternazioni espresse nel merito del contenuto delle decisioni prese dal presidente Toma che ha finalmente deciso di essere chiaro e sincero con le popolazioni di quei territori comunicando senza prese in giro che il pronto soccorso di Larino e Venafro non esiste più ed ancor meno sotto mentite spoglie di un lessico che le attribuisce il nome di ppi. Onore al merito di chi ha avuto il coraggio di dichiarare coraggiosamente che il "re è nudo" e chi ha chiuso i veri ospedali non ha avuto il coraggio di dire. Anzi è importantissimo e meritorio che Toma abbia tolto dei presidi che potevano diventare pericolosi perché meta di richieste di intervento che invece potevano necessitare senza perdita di tempo di un trasferimento in ospedale, premesso che non sono più presenti 12 ore su dodici i servizi di diagnostica, in particolare quella di laboratorio, che avrebbero dovuto supportare l'iter diagnostico di tali interventi. Quindi si eviti di prendere posizioni demagogiche che nulla hanno a che fare con la buona organizzazione sanitaria ma che hanno tutto il profumo di una sterile polemica politica. Questo lo dice chi come me ha subito un processo penale (assolto) per aver fatto dichiarazioni vere e senza paura per difendere la sanità pubblica senza fini che non fossero quelli della difesa del diritto dei cittadini a curarsi nella sanità pubblica perché è l'unica a poterne garantire l'efficacia nel lungo periodo. Rimane purtroppo l'errore di non aver coinvolto prima le categorie interessare per trarre eventuali suggerimenti».

VIAREGGIO: Medici e infermieri aggrediti record all'ospedale della Versilia

prontosoccorsoIl Tirreno - Matteo Tuccini VIAREGGIO. È un record che l'ospedale Versilia non avrebbe mai voluto avere. Perché si parla delle aggressioni a medici, infermieri e in generale operatori sanitari da parte di utenti, ma anche pazienti, che hanno perso il controllo e sono diventati violenti. Usando parole di fuoco, minacciando e in qualche caso anche alzando le mani. Ventitré gli episodi denunciati tra il 2017 e i primi sei mesi del 2018. E sono in aumento: soltanto nella prima metà di quest'anno le denunce sono state 13. Il che significa due episodi al mese.
È l'Asl a fornire i numeri e a rendere evidente il record del Versilia rispetto agli altri ospedali. Un paragone? Nel 2017, a fronte dei 10 episodi avvenuti tra le mura dell'ospedale di Lido, a Lucca ci sono stati 4 casi, a Massa 3, a Livorno 7 e a Pisa 2. «È un dato che può essere letto in due modi – afferma Tommaso Bellandi, direttore della struttura Sicurezza del paziente dell'Asl – sicuramente al Versilia il fenomeno è più evidente, ma c'è anche una consapevolezza maggiore sull'importanza di denunciare l'accaduto. In modo che l'Asl possa ricostruire e capire come intervenire. Anche quando abbiamo sbagliato noi: non è nostra intenzione fare muro contro muro e dire che la colpa è sempre dei pazienti». Ma le aggressioni sarebbero di più di quelle segnalate. Ne è convinta l'Asl: «Il fenomeno è sicuramente sottostimato rispetto alla realtà», spiega Emilio Giovannini, direttore del servizio Prevenzione e protezione dell'azienda sanitaria. Molti operatori, infatti, non denunciano. Così l'Asl Nordovest ha deciso, per la prima volta, di prendere di petto una questione che sta diventando sempre più spinosa.
L'Asl ha costituito un gruppo di lavoro per l'analisi e la prevenzione del rischio di aggressioni a danno degli operatori sanitari. Verranno fatti dei corsi di formazione per i dipendenti, in modo da spiegare loro come comportarsi in caso di comportamenti violenti o a rischio. Ma ci saranno anche contromisure tecniche. La prima riguarderà la psichiatria e potrebbe essere estesa presto anche a reparti dove i rischi sono maggiori, come il pronto soccorso. Si tratta di un sistema di allarme personalizzato, con ricetrasmittente in dotazione a ogni operatore sanitario, per mandare un Sos immediato in caso di bisogno al poliziotto del posto fisso o alla guardia giurata.
Lo dicono le cronache, non è un mistero: sono il pronto soccorso e la psichiatria i reparti dove medici e infermieri sono più esposti. «Un sondaggio recente – spiega l'Asl – dice che l'80% delle persone che lavorano in pronto soccorso ha subito un'aggressione nella propria carriera». Percentuale che, stando a quanto racconta la prima linea dell'ospedale di Lido, è verosimile. Mentre in psichiatria è avvenuto il caso più grave degli ultimi anni: medici e infermieri sequestrati e minacciati da un paziente che aveva perso la testa. Però può succedere anche altrove, in momenti che sembrerebbero insospettabili. Come in ostetricia, dove un padre è diventato una furia con ginecologi e ostetriche in sala parto. Mentre nasceva il figlio.

CATANIA: Bufera all'Ordine dei Medici, si dimettono 6 consiglieri

buscema3Catania TODAY Mattia S. Gangi Una vera e propria bufera, in queste settimane, sta turbando la serenità dell'ordine dei medici di Catania. Prima le dimissioni del vice-presidente Antonio Biondi, arrivate ieri mattina sul tavolo del presidente e, ora, dopo un direttivo serale, il passo in dietro di altri 6 importanti consiglieri. Il chirurgo catanese ha spiegato la scelta come un atto necessario dovuto ai "troppi impegni con il Rettorato". Il medico è infatti anche portavoce del magnifico rettore Francesco Basile. "Ringrazio il presidente, ma gli impegni sempre più pressanti, non mi consentono di assolvere in maniera piena il ruolo a cui sono stato designato", scriveva Biondi.
A rimettere il proprio mandato, inoltre, sono il medico legale Lucio Di Mauro, Nino Rizzo, Rosalia Lo Gelfo, Alfio Pennisi, Emanuele Cosentino e l'otorino-laringoiatra Gianluca Albanese. Lucio Di Mauro ha condiviso inizialmente il progetto di Massimo Buscema, "quando era nell'interesse dell'istituzione", spiega a CataniaToday. Il professionista si sarebbe però discostato dal presidente a causa "delle decisioni sempre in bilico tra regolarità e irregolarità, soprattutto dopo che l'Ordine è stato riconosciuto come ente pubblico dalla legge 3 del 11 gennaio 2018" aggiunge. Nino Rizzo, invece, è da sempre stato vicino al presidente, tanto da aver fatto campagna elettorale per la moglie Ersilia Saverino ed essere stato anche candidato. Quest'ultimo, tuttavia, avrebbe avuto discussioni con Buscema a causa della posizione presa dall'Ordine sulla costituzione di parte civile della dottoressa Serafina Strano. Biondi e Albanese sono invece vicini al rettore Basile. Proprio Albanese, il più giovane del direttivo, ha motivato il suo gesto con una lunga lettera dai toni molto forti. E si potrebbe dire anche inusuali.
"Nel contesto ordinistico siciliano - scrive Albanese - ho assistito: al proliferare di sistemi a scatole chiuse (Fondazioni, consorzi esterni con finalità commerciali, registri, ecc.), gemmati utilizzando il nome dell'istituzione ordinistica, preludendo alla possibilità di accedere a finanziamenti pubblici e disegnati attorno a persone fisiche, forti della 'vicinanza' alla politica; allo schieramento dell'istituzione ordinistica a fianco della politica di parte, mettendo a rischio l'autonomia, e talora la stessa identità ordinistica; all'assenza di spirito critico nei confronti della politica, a fronte dei gravi errori che hanno portato alla mancata implementazione delle reti ospedaliere, dell'emergenza-urgenza, e dell'assistenza del territorio, tali da ingenerare il blocco delle assunzioni ed il precariato storico in sanità, nonché di uno stato di sovraffollamento dei pronti soccorsi che è, troppo spesso, concausa degli episodi di intolleranza e, talora, di ingiustificabile violenza da parte degli utenti". "Ho registrato infine - continua l'otorino - la totale indifferenza del mio Ordine, e con esso tutti gli OMCeO siciliani, di fronte alla contestazione dei giovani medici siciliani sull'adozione di una tassa di iniqua, unico caso in Italia, per partecipare alle selezioni per l'accesso ai corsi di formazione di Medicina Generale. Tutto questo mentre, a latere, l'istituzione ordinistica siglava con la politica protocolli di intesa per la gestione di servizi e corsi, con le annesse ingenti risorse".
La notizia arriva oggi in seguito a due vicende - rese note dal quotidiano on-line MeridioNews - che hanno coinvolto in prima persona l'endocrinologo Massimo Buscema. In primo luogo una presunta aggressione dai contorni poco chiari che ha portato a due denunce: la prima, in cui la vittima sarebbe un commercialista di 35 anni, aggredito dal presidente dell'ordine dei medici dopo un alterco avvenuto per strada, in largo Sarajevo. La seconda, in cui invece ad essere stato aggredito sarebbe proprio Buscema mentre l'aggressore sarebbe il giovane commercialista.
Ma oltre a questo fatto, del tutto personale, un secondo caso ha inziato a creare malcontento tra i camici bianchi etnei: una denuncia a carico di Massimo Buscema per calunnia. Nel 2016 il capo dell'ordine etneo viene infatti querelato dal direttore generale e da quello sanitario dell'Asp 3 di Catania, rispettivamente Ida Grassi e Franco Luca, prima per diffamazione - indagine archiviata dal pm Fabio Regolo - e poi per calunnia. Per questa seconda ipotesi di reato si è arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio.